Per il Ponte sullo Stretto l’Autorità nazionale anti-corruzione (Anac) avverte che il nuovo decreto del governo non basta, e che bisogna rifare la gara, e soprattutto rispettare le norme europee. Del resto anche le motivazioni della decisione della Corte dei Conti, con cui si bocciava il precedente decreto per la realizzazione del Ponte, parlavano di incompatibilità con le regole europee. “Il legislatore italiano non può risolvere ciò che è incompatibile con la normativa europea – osserva il presidente dell’Autorità anti-corruzione, Giuseppe Busìa – il nuovo decreto del governo non risolve la questione della necessità di una nuova gara per il Ponte sullo Stretto, permanendo il rischio marcato che la spesa prevista superi il 50% di quella prevista originariamente. Per realizzare veramente il Ponte sullo Stretto occorrerebbe una nuova gara, un nuovo contratto, a vantaggio di un progetto più avanzato e moderno, con minore rischio di contenziosi e garanzia di rispetto della normativa europea“.
“Per progettare e costruire il Ponte – dice Busìa – serve un progetto esecutivo unitario e non progetti per fasi come è oggi, ottenendo una previsione complessiva dei costi che ad oggi non c’è. Il contratto attuale ha dimostrato di non essere resistente all’aumento dei costi. Il decreto in discussione non trasferisce tutti i rischi in campo al soggetto del progetto, come dovrebbe essere. La costruzione del Ponte sullo Stretto attirerà appetiti della criminalità organizzata – rileva Busìa – vanno previsti controlli rafforzati e precisi, e vincoli all’utilizzo del subappalto”. Per il Ptresidente Anac “l’avere inserito disposizioni procedurali all’interno del decreto da un lato non è necessario rispetto alle richieste della Corte dall’altro irrigidisce le procedure, fa perdere tempo e modifica procedure oggi previste, con diminuzione delle garanzie”. Inoltre, “deresponsabilizza i soggetti che devono prendere decisioni, rendendole più opache. Consiglio di espungere disposizioni che non servono”.
In sostanza, il presidente dell’Anac ribadisce la posizione già espressa più volte dal marzo del 2023, richiamando i vincoli europei esistenti in relazione alla scelta di non svolgere una gara; i vincoli finanziari conseguenti a tale scelta; l’opportunità che l’approvazione del progetto esecutivo avvenga in un’unica soluzione attraverso la modellistica Bim (e non una progettazione esecutiva per fasi costruttive) al fine di verificare puntualmente la fattibilità tecnico-economica dell’intero intervento, preservare un quadro chiaro e complessivo dell’effettiva realizzabilità dell’opera e dei relativi costi. Inoltre, Anac fa presente “la necessità di prevedere delle cautele per evitare un eccessivo rischio della parte pubblica a vantaggio della parte privata contraente generale; l’esigenza di salvaguardare sempre e comunque l’interesse pubblico sotteso alla realizzazione di un’opera di così notevole importanza strategica; la necessità di garantire il rispetto delle misure di trasparenza e controllabilità dell’intervento infrastrutturale in ogni fase progettuale e attuativa, soprattutto per quanto attiene ai costi dell’opera”.
(lapresse.it)


















