I report recenti in Italia rivelano una situazione critica per le persone senza dimora, con dati che nel 2021 indicavano quasi 100.000 persone, la maggioranza uomini e con un’età media più bassa per gli stranieri, spesso concentrati in grandi città come Roma e Milano. Un aumento di decessi causati da freddo, malattie e solitudine. A sottolineare tutto questo, è Sebastiano Guzzi, Vice Presidente Nazionale Unilavoro Pmi, il quale rimanda la riflessione sull’aumento globale “nuovi report indicano che quasi 900.000 persone erano senza fissa dimora in Europa l’anno scorso. La situazione continua a destare preoccupazione. Storie recenti continuano a raccontare episodi di estrema disumanità. Uomini respinti da hotel durante il freddo gelido. Altri ammassati per strada come rifiuti. Luoghi freddi, sporchi, gelidi e poco sicuri.
La vita dei senzatetto al gelo, è un’emergenza sociale drammatica, che mette in luce una realtà cruda: temperature sotto zero, aree sporche e luoghi poco sicuri. Le vittime del freddo evidenziano una realtà cruda e costante in Italia, con decessi, continua Guzzi, che avvengono durante tutto l’anno, e non solo in inverno, e soprattutto negli spazi pubblici, nelle baracche e nei ripari di fortuna. Il Nord Italia è l’area più colpita, e le morti sono spesso causate da ipotermia o da altre patologie legate comunque all’esposizione. Genere, nazionalità ed età media, luoghi di decesso e cause di morte sono tratti distintivi. Un dramma inquietante che si consuma nell’indifferenza. Tra il 2022 e il 2023 a morire di stenti sono stati più di 700 senzatetto. Altri undici nella prima settimana del 2024. Un numero importante che fa riflettere, e che impone l’attuazione di interventi risolutivi. Non si tratta, precisa Guzzi, di intervenire soltanto con i servizi che prevedono dormitori e mense. Questo non basta.
E’ necessario agire con programmi seri, misure strutturali e piani organizzativi che prevedano il reinserimento in società e, laddove possibile, anche nel mondo del lavoro. E’ triste pensare che queste persone, prive di abitazione, debbano essere anche prive di un ambiente di vita, di un luogo di sviluppo delle relazioni sociali e affettive. Il fatto che vivano ai margini della società, conclude l’imprenditore lametino, non significa che debbano essere dimenticati.

















