Ora si litiga anche per una sede giudiziaria: dal capoluogo un NO alla scelta di Lamezia

Catanzaro – “Apprendiamo dalla stampa che, nel corso di una riunione romana tenutasi lo scorso 24 giugno alla presenza – fra gli altri – del sindaco Sergio Abramo e del presidente del consiglio comunale Marco Polimeni, sarebbe stata presa in considerazione la possibilità di utilizzare l’area ex Sir, sita nel Comune di Lamezia Terme, per celebrare il processo Rinascita Scott scaturito dalla maxi operazione della Dda di Catanzaro”.
Lo scrivono in una nota “Catanzaronelcuore”- “Petrusinu ogni minestra”, “Osservatotio decoro urbano-Centro studi politico sociale don Francesco Caporale”, “Liberamente Calabria”, “Venti del Sud”, “EU20”, “Ass. culturale Antonino Greco” e “Italia nostra Catanzaro” che ritengono che “La soluzione prospettata è sconcertante e si pone in rotta di collisione con quella individuata il 12 giugno scorso e subito comunicata alla stampa dal Procuratore Nicola Gratteri il quale, sostenendo con convinzione la necessità di svolgere il processo nel capoluogo, prevede l’allestimento provvisorio di una tensostruttura nei pressi della Casa circondariale del quartiere Siano, in attesa della disponibilità della maxi aula bunker da realizzare nel terreno adiacente al Tribunale dei Minorenni, dove esiste un’area inutilizzata. Tale soluzione, tra l’altro, per come si apprende dalla stampa, è stata concordata con il presidente della Corte d’Appello, Domenico Introcaso, con il procuratore generale facente funzioni, Beniamino Calabrese, con il nuovo presidente del Tribunale, Rodolfo Palermo, alla presenza anche del presidente del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Catanzaro, Antonello Talerico”.
A parere delle diverse associazioni catanzaresi “Risultano perciò a noi incomprensibili le considerazioni che possono avere modificato una decisione presa solamente dodici giorni fa! Ma ciò che è davvero preoccupante per la nostra città non è tanto il luogo in cui si celebrerà il processo bensì l’indiscrezione trapelata dal suddetto incontro romano secondo la quale sembrerebbe che gli adeguamenti da realizzare alla struttura dell’ex SIR possano addirittura essere finalizzati alla ‘creazione di una sede fissa, per il futuro, capace di ospitare le sette sezioni della Corte d’Appello’. Poiché sappiamo che il sindaco Abramo ha presentato diverse proposte ai rappresentanti ministeriali, atte a mantenere a Catanzaro il processo, ci sembra strano che queste siano state tutte bocciate. Verrebbe da pensare che al Ministero, per ragioni a noi oscure, non vogliano più tenere in considerazione la scelta del capoluogo… quasi come se fosse stato architettato un piano o se qualcuno avesse mal consigliato i referenti romani”.
Secondo le assocazione del capoluogo, inoltre, “È inaccettabile che Catanzaro, fra le più antiche sedi nazionali di Corte di Appello (istituita nel 1808 quale erede della Regia Udienza esistente in città sin dal 1595), della Procura della Repubblica e della Direzione Distrettuale Antimafia, pur essendo in grado di approntare in tempi brevi un’aula bunker adeguata alla celebrazione del processo ‘Rinascita Scott’, debba essere esclusa, con danno ingente anche in relazione alla perdita di tutte quelle attività di contorno scaturenti dalla presenza di migliaia di persone in città per lunghi periodi; ancora più inaccettabili sarebbero sia la perdita dei cospicui finanziamenti ministeriali finalizzati alla qualificazione della vasta area inutilizzata del Tribunale dei Minorenni, sia l’onta di vedere svolte le funzioni delle sette sezioni della Corte di Appello in altro luogo. Catanzaro, da questa faccenda, non può e non deve uscirne impoverita. E nemmeno umiliata. Invitiamo perciò il sindaco Abramo e il procuratore Gratteri a insistere affinché Roma prenda una decisione corretta”.