NOMI-VIDEO-Corruzione in atti giudiziari: 16 arresti anche tra avvocati e commercialisti

NOMI-VIDEO-Cosenza – Ci sono 9 professionisti, tra avvocati e commercialisti, tra le persone raggiunte dalle misure cautelari nell’ambito dell’operazione “White Collar” portata a termine dalle prime luci dell’alba, dai Finanzieri del Comando Provinciale di Cosenza che hanno dato esecuzione ad un’Ordinanza di applicazione di misure cautelari – emessa dal G.I.P. del Tribunale di Castrovillari, Carmen Maria Raffaella Ciarcia, su richiesta del Sostituto Procuratore della Repubblica, Luca Primicerio, a carico di 16 persone (di cui 9 in carcere e 7 agli arresti domiciliari), indagate, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alle “turbative d’asta”, corruzione in atti giudiziari, rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio.
In carcere sono finiti Giuseppe Andrea Zangaro, 44 anni, Giorgio Le Pera, 49 anni, Carmine Placonà, 50 anni, Alfonso Cesare Petrone, 61 anni, Luisa Faillace, 41 anni, Giovanni Romano, 55 anni, Carlo Cardile, 50 anni, Carlo Plastina, 68 anni, e Antonio Guarino, 55 anni. Ai domiciliari sono invece andati Francesca De Simone, 54 anni, Antonio Aspirante, 48 anni, Vincenzo Anania, 51 anni, Patrizia Stella, 49 anni, Alfredo Romanello, 48 anni, Luigina Maria Caruso, 41 anni, e Rocco Guarino, 44 anni. In tutto sono 48 gli indagati.
L’operazione “White Collar” avrebbe disarticolato un presunto “mercato truccato” di beni messi all’asta. Le sedici riguardano imprenditori e pubblici dipendenti operanti nel distretto giudiziario di Castrovillari. I presunti illeciti sono stati ricostruiti dai finanzieri nel corso di due anni indagini. Il mercato truccato riguarderebbe dei beni posti all’asta nell’area di Corigliano-Rossano. In particolare, secondo quanto emerso, le indagini avrebbero consentito di ricostruire un meccanismo in grado di permettere l’assegnazione di beni messi all’asta previo pagamento di somme di danaro a chi gestiva le aggiudicazioni.
Le indagini, avviate nel 2017, hanno portato alla luce un sistema sommerso tra l’organizzazione con a capo un dipendente dell’Ufficio del Giudice di Pace di Corigliano e vari professionisti delegati alle vendite che, in spregio alla funzione di “pubblici ufficiali”, hanno collusivamente gestito le aste giudiziarie in favore dei “clienti” dell’organizzazione in cambio di una dazione di denaro. Una delle principali modalità adottate dai sodali per utilizzare notizie coperte dal segreto d’ufficio, è consistita nell’ottenere, tramite curatori fallimentari compiacenti o professionisti delegati, la possibilità (prevista dalle modalità di funzionamento del sistema delle aste telematiche) di consultare anzitempo i bonifici cauzionali accreditati dai soggetti interessati all’asta sul conto della procedura, così venendo a conoscenza delle offerte che sarebbero state presentate e dei nominativi degli offerenti, in modo da poterli poi avvicinare con l’intento di raggiungere un illecito accordo, ovvero dissuaderli dal partecipare all’asta.
Fondamentali si sono rivelate le figure di un avvocato procacciatore dei clienti interessati a partecipare alle aste e di un dottore agronomo con il ruolo di individuare fisicamente i terreni oggetto delle procedure esecutive. Colpito da misura di custodia cautelare in carcere anche un 55enne, residente a Cassano all’Ionio, con precedenti e coinvolto in un’operazione della Dda di Catanzaro contro la ‘Ndrina Forastefano, il quale avrebbe minacciato soggetti interessati alle aste ottenendo la loro rinuncia alla partecipazione.