Morte di Bergamini, il 2 settembre l’udienza sul rinvio a giudizio dell’ex moglie

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Cosenza – Il prossimo 2 settembre si terrà l’udienza preliminare sul rinvio a giudizio di Isabella Internò, accusata dell’omicidio pluriaggravato di Denis Bergamini.

La morte del calciatore del Cosenza avvenne nel novembre del 1989, in situazioni che subito apparvero poco chiare. La richiesta di rinvio a giudizio scaturisce dall’ennesima inchiesta aperta dalla procura di Castrovillari (Cosenza), ad opera dell’allora procuratore Eugenio Facciolla, poi trasferito a Potenza.
Ma i sostituti della sua squadra proseguirono nel solco del lavoro tracciato. Il titolare dell’indagine divenne Luca Primicerio. Isabella Internò, ex fidanzata di Donato “Denis” Bergamini, è attualmente l’unica indagata e dovrà deporre davanti al Gup di Castrovillari, Fabio Festa.
Il primo marzo scorso la procura della città del Pollino aveva reso noto che era ufficialmente indagata per omicidio volontario pluriaggravato e che aveva 20 giorni per preparare le sue memorie difensive, in vista dell’udienza preliminare del processo.
A Internò vengono contestate, in concorso con persone rimaste ignote, le aggravanti di aver agito con premeditazione, attirando il calciatore ad un appuntamento, della crudeltà per via delle azioni compiute e dei motivi abietti e futili.
Il movente sarebbe da ricondurre alla decisione della vittima di troncare la loro relazione sentimentale. Relazione costellata di abbandoni e di ritorni. E anche di un aborto praticato a Londra dalla giovane.
Denis fu trovato morto davanti ad un camion il 18 novembre del 1989 sulla strada statale 106 Jonica, nei pressi di Roseto Capo Spulico, ad un centinaio di km da Cosenza. Aveva 27 anni.
La tesi ufficiale fu subito quella del suicidio. Ma qualcosa apparve strana. La sorella di Denis, Donata, conserva ancora l’orologio che il fratello aveva al polso. E’ senza un graffio, cinturino compreso, e funziona perfettamente.
Eppure Denis sarebbe stato investito e trascinato per decine di metri sull’asfalto da un camion pesante quasi 14 tonnellate, un Fiat Iveco 180, che trasportava mandarini. A guidarlo era un camionista di Rosarno (RC), Raffaele Pisano. E’ stato lui a raccontare di non essersi potuto fermare per evitare di investire il calciatore e di averlo trascinato, sotto il suo camion, per 59 metri come risulta dal verbale dei Carabinieri.
A supportare la tesi fu subito Isabella Internò, allora ventenne, che dichiarò di aver visto Denis buttarsi sotto le ruote del pesante mezzo, come per fare un tuffo. La dichiarazione venne raccolta dal sostituto procuratore Ottavio Abbate.
Il corpo del calciatore, però, era stranamente intatto, senza un graffio, nonostante il presunto investimento. Solo sul volto c’era una piccola abrasione sulla fronte, a sinistra, vicino all’attaccatura dei capelli. Intatti anche i suoi vestiti: il gilet di raso, la camicia, i pantaloni, le scarpe di pelle. E i calzini ancora perfettamente tirati su, fin sopra il polpaccio. L’unica ferita rilevante era all’altezza del bacino.
Le condizioni della salma sono certificate dall’autopsia, che fu fatta due mesi dopo i funerali, riesumando il corpo, dal professor Francesco Maria Avato. E si fa riferimento alla possibilità che sia stato schiacciato da un solo pneumatico, e anche a bassa velocità. Il camion fu restituito subito al camionista, anche se sequestrato. E i vestiti che il calciatore indossava quando morì finirono subito in un inceneritore.
Più volte, negli anni, furono iniziate nuove indagini, sempre finite nel nulla. E si fecero strada anche diverse ipotesi di coinvolgimento della criminalità organizzata nella morte di Denis.
Nel 2011 il caso fu ufficialmente riaperto, grazie alla famiglia Bergamini, che non ha mai creduto alla tesi del suicidio. Il procuratore capo di Castrovillari era Franco Giacomantonio. Il 22 febbraio 2012 i RIS di Messina depositano la loro perizia, secondo la quale, quando fu investito, Bergamini era già morto. Nel 2015 si arrivò per la prima volta all’udienza preliminare. Il gip del tribunale di Castrovillari, Annamaria Grimaldi, archiviò, però il caso.
L’inchiesta è stata poi riaperta da Eugenio Facciolla, al suo arrivo alla guida della procura e dopo le pressanti richieste di Donata Bergamini e Maria Zerbini, la sorella e la madre del calciatore, che mai hanno creduto a quanto è stato raccontato. Come non ci hanno mai creduto le migliaia di tifosi che affollavano, quel lunedì 20 novembre 1989, piazza Loreto, nel centro di Cosenza, per la celebrazione dei funerali di Denis.
Nel giugno del 2017 fu riesumato il corpo del calciatore. Poi ci fu l’incidente probatorio, a novembre dello stesso anno, che ha stabilito, alla presenza dei periti delle parti, che Denis Bergamini sarebbe stato ucciso da almeno due persone, che prima lo avrebbero stordito con cloroformio e poi lo avrebbero soffocato, forse con un sacchetto di plastica.
E Isabella Internò sarebbe stata presente sul luogo dell’omicidio.
La posizione dell’autista del camion, già assolto per omicidio colposo nei primi anni ’90, è stata archiviata. Così come quella del marito della donna, un agente di Polizia sposato dopo la morte di Bergamini, che inizialmente risultava indagato per favoreggiamento in relazione alle dichiarazioni fornite dalla moglie in fase di escussione come teste.
Negli anni, sono sembrate tante le incongruenze che si trovano negli incartamenti ufficiali delle diverse inchieste. E questo ha portato anche ad una grande attenzione dei media sulla vicenda. A settembre, forse, la svolta decisiva.