Mafie e petrolio, Gratteri: indagine dimostra la grande sinergia tra le principali mafie italiane

Gratteri
- Advertisement -
Slider

“È una Rinascita Scott 2″, così il procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri, ha definito il filone vibonese dell’inchiesta Petrol-mafie. “Le mafie non hanno steccati né procedure da rispettare ma sono presenti dove c’è da gestire denaro e potere. Questa indagine dimostra la grande sinergia tra le principali mafie italiane”, ha detto in conferenza stampa il capo della Dda di Catanzaro. “Quasi contemporaneamente quattro procure si sono trovate a indagare sullo stesso oggetto, quello dei petroli – ha spiegato Gratteri – e da un’intercettazione ambientale si dice ‘ci sta fruttando più della droga’. Quattro procuratori che hanno lavorato insieme e in maniera determinata per arrivare a un risultato”.

Un’indagine, hanno spiegato gli inquirenti, che nasce dalla maxi inchiesta Rinascita-Scott in cui venne messo sotto osservazione “il consigliere regionale Pietro Giamborino e i suoi rapporti con due imprenditori vibonesi, Giuseppe e Antonio D’Amico, che vantavano uno stretto rapporto con Luigi Mancuso”.
Anche il procuratore di Reggio Calabria Giovanni Bombardieri ha commentato la maxi operazione. “Le mafie, ‘Ndrangheta o Camorra, indistintamente dalla loro origine, operavano su orizzonti finanziari diversi che non sono più il traffico di stupefacenti ma quello dei petroli che fino ad oggi hanno visto operare solo i colletti bianchi. Dove ci sono i soldi e gli affari le mafie intervengono. Abbiamo trovato i punti di riferimento delle varie cosche”. Il procuratore di Reggio Calabria Giovanni Bombardieri ha parlato quindi di “sistemi criminali” nel corso della conferenza stampa dell’operazione “Petrolmafie Spa”.
“Il valore aggiunto di questa indagine – ha sottolineato Bombardieri – è il collegamento operativo che gli uffici giudiziari hanno svolto anche grazie al coordinamento della Direzione nazionale antimafia. I colleghi, hanno operato sotto il coordinamento degli aggiunti Gaetano Paci e Giuseppe Lombardo, sono riusciti a ricostruire i piani criminali sui quali operava l’organizzazione che faceva capo a imprenditori calabresi unitamente a soggetti campani. Avevano creato un articolato sistema di cartiere, gestivano sia le false fatturazioni, le operazioni in frode d’Iva e sia la fase del riciclaggio e dell’autoriciclaggio curando nel dettaglio il recupero delle somme sottratte allo Stato. E’ un’indagine capillare che, ancora una volta, ci dimostra che l’operatività delle mafie è a tutti i livelli. Grazie a questi imprenditori di riferimento delle cosche operavano in Calabria, Campania e Sicilia. Noi abbiamo sequestrato 27 conti bancari tra Bulgaria, Ungheria, Romania, Inghilterra e Croazia. Sono state sequestrate circa 100 società interessate alla frode fiscale e molte delle quali cartiere. Sono stati sequestrati una serie di beni di lusso, anche all’estero, che venivano utilizzati dai soggetti dell’organizzazione. Nel maggio 2019 è stato sequestrato un milione di euro in contatti che l’organizzazione da Napoli stava facendo arrivare ai promotori calabresi. Anche oggi le perquisizioni hanno consentito di avere ulteriore conferma di questa disponibilità economica di questi soggetti”.

(fonte: antimafiaduemila)