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Lettera a calabrianews: “Difendere la scuola di ‘Pratora’ a Tiriolo significa difendere il futuro del territorio”

Riceviamo e pubblichiamo: Ci sono scuole che sono molto più di un edificio. Sono un presidio educativo, un luogo di incontro, un punto di riferimento per le famiglie e, soprattutto nei piccoli centri, uno dei segni più concreti della vitalità di un territorio. La scuola “Nicolas Green” di Pratora, nel Comune di Tiriolo, è una di queste. Per anni ha rappresentato un riferimento importante per le famiglie della zona e, proprio recentemente, è stata oggetto di interventi di ristrutturazione e riqualificazione che hanno restituito alla comunità una scuola rinnovata, più accogliente e adeguata alle esigenze dei bambini. Un investimento che aveva assunto anche un valore simbolico: quello di credere nel futuro di Pratora e nella possibilità che un territorio possa continuare a crescere mantenendo vivi i propri servizi essenziali. Per questo il nuovo anno scolastico avrebbe dovuto essere vissuto come un momento di soddisfazione e di ripartenza. Invece, a pochissimi giorni dall’inizio delle lezioni, le famiglie hanno appreso dalla stampa che la scuola sarebbe stata organizzata in sole due pluriclassi: una composta dagli alunni di prima, seconda e terza e una da quelli di quarta e quinta. La notizia ha generato immediatamente grande preoccupazione. I genitori non hanno contestato in assoluto il modello della pluriclasse, realtà presente in molti piccoli centri e, in alcuni casi, inevitabile. Hanno però chiesto che la situazione specifica di Pratora venisse valutata nella sua complessità, considerando non soltanto il numero degli alunni, le diverse età, i programmi scolastici e le differenti esigenze formative dei bambini, ma anche le difficoltà logistiche e i problemi di viabilità che da anni interessano la zona e che rendono meno agevoli gli spostamenti verso altri plessi scolastici.

La richiesta principale avanzata dalle famiglie è stata quella di poter garantire almeno tre gruppi classe, evitando di riunire nella stessa pluriclasse prima, seconda e terza. Non si trattava di una richiesta astratta. Nella stessa aula avrebbero infatti dovuto convivere bambini che stavano iniziando il proprio percorso nella scuola primaria, imparando a leggere, scrivere e acquisire le prime competenze di base, insieme ad alunni già impegnati in programmi più articolati e in una fase diversa del percorso scolastico. Le famiglie hanno quindi espresso il timore che una simile organizzazione potesse rendere più complessa la gestione didattica e, soprattutto, potesse indurre alcuni genitori a cercare altrove una soluzione ritenuta più stabile per i propri figli. Ma le criticità non riguardavano soltanto i più piccoli. Anche la situazione di quarta e quinta meritava, secondo le famiglie, particolare attenzione. Complessivamente i due gruppi contavano 19 alunni, tra i quali tre bambini stranieri, di cui una bambina appena arrivata, e un alunno con insegnante di sostegno dedicata. Per questo era stata chiesta una valutazione complessiva dell’organizzazione scolastica e, qualora non fosse stato possibile accogliere la richiesta dei tre gruppi classe, almeno la possibilità di rafforzare l’organico con un’ulteriore docente, così da garantire una migliore gestione delle attività didattiche, in particolare nelle discipline fondamentali. Non si chiedevano privilegi. Si chiedeva di tutelare la qualità dell’offerta formativa e di evitare che una scelta organizzativa potesse avere conseguenze difficili da recuperare nel tempo.

Le famiglie hanno quindi cercato il dialogo istituzionale. Sono state inviate comunicazioni formali, è stata interessata la Prefettura di Catanzaro e sono seguiti solleciti. Sono state inoltre avviate interlocuzioni con l’Ufficio Scolastico Provinciale, rappresentando le criticità e proponendo possibili soluzioni. La speranza era che, prima che la situazione diventasse definitiva, fosse ancora possibile individuare una soluzione capace di conciliare le esigenze organizzative con quelle didattiche e con la tutela del futuro della scuola. Nel frattempo, però, l’anno scolastico è iniziato. E oggi sta cominciando a verificarsi proprio ciò che le famiglie avevano temuto e segnalato fin dall’inizio. Alcuni bambini si sono già trasferiti in altri istituti. Altre famiglie stanno valutando di fare la stessa scelta. Quello che all’inizio era stato rappresentato come un rischio non è dunque più soltanto un’ipotesi. Ed è forse questo l’aspetto più doloroso dell’intera vicenda. Mentre da una parte il territorio ha investito per ristrutturare e valorizzare la propria scuola, dall’altra si rischia adesso di assistere al suo progressivo impoverimento in termini di alunni. Una scuola appena rinnovata rischia di perdere i bambini per i quali è stata rinnovata. E quando un bambino lascia una scuola non cambia soltanto un numero in un registro. Si separano compagni che sono cresciuti insieme, una famiglia modifica la propria organizzazione quotidiana, un legame con il territorio si indebolisce. Soprattutto, ogni trasferimento può innescare un meccanismo difficile da fermare. Meno alunni possono significare maggiori difficoltà organizzative e queste, a loro volta, possono convincere altre famiglie ad andare via. È esattamente il rischio che i genitori avevano cercato di evitare fin dall’inizio.

Il problema, oggi, non è più soltanto come organizzare una pluriclasse. Il problema è evitare che una scelta organizzativa e puramente economica finisca per compromettere il futuro stesso della scuola e di un territorio che paradossalmente risulta essere in espansione. Ed è per questo che per un territorio come Pratora, perdere progressivamente il proprio presidio scolastico significherebbe perdere molto più di alcune classi. La presenza di una scuola contribuisce a mantenere viva una comunità, rende un territorio più attrattivo per le giovani famiglie e rappresenta uno dei presupposti essenziali per contrastare lo spopolamento dei piccoli centri. Pratora ha dimostrato di voler investire sul proprio futuro. Lo dimostra una scuola appena riqualificata, lo dimostrano le famiglie che hanno scelto di far crescere qui i propri figli, lo dimostra la mobilitazione di chi, invece di rassegnarsi, ha cercato fin dall’inizio un dialogo con le istituzioni. Oggi quelle stesse famiglie chiedono che venga valutata con urgenza ogni soluzione ancora possibile per fermare la perdita di alunni e tutelare il futuro del plesso.

Non chiedono di alimentare una polemica. Chiedono di non arrivare troppo tardi. Perché investire in un edificio scolastico è importante. Ma ancora più importante è fare in modo che quell’edificio continui ad essere una scuola viva, piena di bambini, insegnanti, voci e futuro. Ed è forse proprio questa la domanda che oggi I genitori dei bambini di Pratora rivolgono alle istituzioni: che senso avrebbe avere finalmente una scuola rinnovata, bella e accogliente, se poi non si fa tutto il possibile perché i bambini possano continuare a frequentarla? I genitori non intendono fermarsi: continueranno a percorrere tutte le strade possibili, nelle sedi opportune, per evitare ulteriori accorpamenti e scongiurare il rischio che il progressivo impoverimento del plesso possa condurre, nel tempo, alla sua chiusura. Perché una scuola non si chiude quando si spegne l’ultima luce: comincia a chiudersi quando smettiamo di difenderla.

In rappresentanza dei genitori: 
Jessica Ciambrone, Massimo Lanciano, Elisa Mazza, Natale Giuseppe Rotella, Stefania Bruno, Francesco Costantino, Federica Maruca, Giuseppe Magro, Elisabetta Spina, Pietro Renda, Chiara Maruca, Giuseppe Borelli, Antonio Ciambrone, Tatiana Grosu, Deborah Valentina Brutto, Adriano Zefi.