C’è una domanda che da tempo mi pongo ed è perché ogni volta che si parla di Lamezia Terme le sue peculiarità positive e le sue potenzialità sembrano essere sistematicamente ridimensionate, confuse o addirittura negate? Lamezia è al centro della Calabria. Non è un’opinione, né una rivendicazione campanilistica, è un dato geografico. Una posizione che dovrebbe rappresentare un vantaggio per l’intera regione e che, invece, troppo spesso sembra non avere alcun peso quando si assumono le decisioni strategiche, anzi!.. È già successo con la sanità. L’ospedale di Lamezia, proprio per la sua posizione e per il bacino che potrebbe servire, avrebbe potuto e dovuto assumere il ruolo di Hub della Calabria. È successo con l’Università, altra grande occasione mancata. Oggi temo che lo stesso errore si stia ripetendo con l’aeroporto.
Scrivo queste considerazioni proprio mentre leggo sui giornali degli ulteriori investimenti milionari che la Regione Calabria si accingerebbe a realizzare sull’aeroporto di Reggio Calabria. E’ superfluo rimarcare che non ho nulla contro Reggio, contro il suo aeroporto. Se la Regione Calabria è diventata improvvisamente un Eldorado, con un pozzo senza fondo di risorse da investire, ben vengano nuovi voli e nuovi investimenti a Reggio, a Crotone, e ovunque possano essere utili. Ma se, come credo, le risorse pubbliche non sono infinite, allora abbiamo il dovere di chiederci quale sia la strategia più utile per tutta la Calabria. Perché c’è una differenza sostanziale che troppo spesso viene ignorata.
Un turista che arriva da Berlino, Parigi, Londra o da qualsiasi altra città europea per visitare la Calabria, una volta atterrato dovrà comunque spostarsi per raggiungere Tropea, la Sila, Scilla, i Bronzi di Riace, i borghi, i musei, le coste e le altre destinazioni turistiche della regione. Per quel turista, mezz’ora in più o mezz’ora in meno di automobile difficilmente rappresenterà l’elemento decisivo nella scelta della destinazione. Per un calabrese, invece, cambia tutto. Per chi vive a Sibari, a Castrovillari, nel Pollino o nell’area nord del Cosentino, avere un grande aeroporto internazionale nel centro della regione significa risparmiare chilometri, tempo e denaro ogni volta che deve partire o rientrare. E se continuiamo a spostare il baricentro dei collegamenti sempre più a sud, rischiamo persino che per una parte della Calabria settentrionale diventi progressivamente più conveniente rivolgersi all’aeroporto di Salerno piuttosto che a uno scalo calabrese. Possibile che non ci si renda conto di questo paradosso?
Gli incentivi alle compagnie aeree possono certamente essere uno strumento di sviluppo. Ma come stiamo vedendo a Reggio, non appena finiscono terminano anche i voli. Se attraverso ingenti risorse pubbliche si incentivano nuove rotte, è abbastanza prevedibile che il numero dei passeggeri aumenti. Sarebbe come consentire l’ingresso gratuito in un cinema e poi meravigliarsi perché la sala si è riempita. La vera sfida non è soltanto riempire la sala. È avere buoni film, capaci di convincere le persone a comprare il biglietto e a tornare. Allo stesso modo, la vera sfida della Calabria dovrebbe essere rendere la regione attrattiva, accessibile e competitiva, utilizzando le risorse pubbliche secondo una strategia complessiva e non disperdendole in una competizione tra territori a seconda di dove si svolgano le prossime elezioni. Ecco perché credo sia necessario chiedere alla Regione quali siano i criteri con cui vengono distribuite queste risorse e quale sia, soprattutto, il progetto previsto per l’area centrale della Calabria con il suo aeroporto.
Bisognerebbe inoltre affrontare seriamente il tema dei ritorni economici sul territorio che ospita la principale infrastruttura aeroportuale regionale. Basti pensare alla cosiddetta “addizionale comunale” sui diritti d’imbarco. Un nome che potrebbe far pensare a un beneficio significativo per il Comune, mentre la realtà è ben diversa. Dal 2024, inoltre, negli aeroporti calabresi l’addizionale è stata abolita e sostituita da un meccanismo di ristoro a carico della Regione. Nel 2025, a fronte dei milioni di passeggeri che transitano dallo scalo lametino, al Comune di Lamezia Terme sono stati riconosciuti appena 106.690 euro tutto il resto in massima parte va all’INPS. Una cifra che, rapportata al ruolo e all’impatto di un’infrastruttura di queste dimensioni sul territorio, appare davvero modesta. Anche su questo bisognerebbe aprire una riflessione. Io dico che una parte più consistente della ricchezza generata dall’aeroporto dovrebbe rimanere alla città che lo ospita. È una questione che andrebbe affrontata anche a livello nazionale dai nostri parlamentari lametine che forse non sanno neanche cosa sia l’addizionale comunale, affinché una quota più significativa possa ritornare realmente alle comunità aeroportuali.
E ora mi sono scocciato di sentire che il mio ragionamento è un ragionamento campanilistico. Perché ogni volta che Lamezia rivendica qualcosa che nasce dalla sua posizione geografica e dalla sua funzione regionale si parla di campanilismo? La geografia non è campanilismo. Difendere la centralità dell’aeroporto di Lamezia non significa chiedere di chiudere o penalizzare Reggio Calabria o Crotone. Significa costruire un sistema aeroportuale nel quale ogni scalo abbia una propria funzione, ma nel quale il principale aeroporto centrale venga ulteriormente rafforzato e non progressivamente indebolito o ridimensionato. Abbiamo già visto cosa è accaduto con l’ospedale. Abbiamo già perso l’occasione dell’Università. Non vorrei che tra qualche anno ci ritrovassimo a dire la stessa cosa dell’aeroporto.
*già presidente PD Lamezia area L.A.M.E.T.I.A. enon solo

