Lamezia deve avere la sua amministrazione e riprendere a correre… di Ruggero Pegna

Ruggero Pegna

Lamezia Terme – La storia politico-amministrativa della Città di Lamezia Terme è oramai un vero romanzo, ma le pagine di questi ultimi due anni sono difficili da comprendere anche per lettori avvezzi a trame ingarbugliate. Dopo uno scioglimento, la rielezione dello stesso sindaco defenestrato e l’avvio di una nuova amministrazione, ecco il lockdown e, a sorpresa, anche la sospensione di mesi del Consiglio Comunale. Quando, superato il rodaggio di molti, cominciavano ad arrivare i risultati del lavoro collettivo profuso con uno spirito di concreta collaborazione per il bene della Città, nuovo stop in attesa del ritorno alle urne in sole 4 sezioni su 78, per accertate irregolarità. Un voto che, come si è visto, non ha cambiato niente e, in realtà, numeri alla mano, poco o niente avrebbe potuto modificare. Certamente non avrebbe potuto ribaltare il distacco tra i due candidati a sindaco giunti al ballottaggio. Così, espletata anche questa formalità, quando sembrava finalmente che si potesse tornare alla normale vita democratica anche qui, ecco arrivare un autentico corto circuito istituzionale. Non trovo altri termini.

Perché ora non viene proclamato il sindaco e si riparte come sarebbe naturale? La domanda di tutti è più che legittima e, nonostante gli esercizi di diritto in salto carpiato di taluni, la risposta non solo non c’è, ma le varie ipotesi sono pura acrobazia di una burocrazia di cui, oramai, la gente è davvero stanca. Una cosa è la legalità, altra cosa finire stritolati in un groviglio di leggine, interpretazioni, deduzioni, controdeduzioni, arzigogoli accademici e sfumature varie. La realtà, a meno che non ci siano fatti oscuri, è molto semplice: Lamezia ha scelto, voluto, votato un sindaco a netta maggioranza, senza lasciare spazio ad alcuna scusa, come sarebbe stata, ad esempio, quella di appellarsi all’allerta rossa e al diluvio nel giorno del ballottaggio o, appunto, a presunti brogli. Sarebbe stato solo ridicolo ed io non l’ho fatto, accettando subito l’esito indiscutibile della volontà popolare. Chi è arrivato ultimo, forse tornerebbe ultimo anche domani, chi è arrivato primo lo ha fatto per distacco. Punto. Ecco, i numeri, in democrazia, sono l’unica vera discriminante. Sembrerà banale ma è così.

Da sconfitto al ballottaggio, spero proprio che si voglia ridare al più presto a Lamezia Terme, città di oltre 70mila abitanti, cuore della Calabria, con un territorio immenso di 162mila kmq (quattro volte Cosenza e un terzo in più rispetto a Catanzaro), il sindaco che ha scelto e l’amministrazione che ha votato. E’ davvero intollerabile che, per una bega di farraginosa e inconcludente “cavilleria” giuridico-burocratica, si privi questa Città della possibilità di essere amministrata da eletti e non da Commissari. Camminare con gestioni commissariali ha aumentato la situazione di abbandono e degrado ma, soprattutto, la sfiducia dei cittadini nella politica e la convinzione che questa Città sia vittima, se non di una maledizione, di poteri che ne vogliano impedire la crescita. Si ridia a Lamezia, primo biglietto da visita della Calabria per cittadini di tutto il mondo, la sua amministrazione comunale senza indugi, evitando di fomentare malcontento e disagi. Il gap accumulato in questi anni è abnorme, nonostante la vivacità dei lametini sia tale da renderla comunque una della realtà più dinamiche del Sud. Lamezia deve avere la sua amministrazione e riprendere a correre.