L’allarme del procuratore Spagnuolo: veleno allo stato puro sversato nel fiume a Bisignano

Cosenza – “L’indagine ha dimostrato che un impianto per la depurazione dei reflui industriale, invece di depurare gettava questa roba nel fiume Mucone. Veleno allo stato puro”. Lo ha detto il procuratore capo di Cosenza, Mario Spagnuolo, che ha partecipato alla conferenza stampa che si è tenuta oggi nel Comando dei Carabinieri di Cosenza, a seguito dell’operazione “Arsenico”, che ha portato al sequestro di un impianto di depurazione a Bisignano e di un impianto di trattamento di reflui. Due persone sono destinatarie di un obbligo di dimora.
Spagnuolo lancia un appello agli organi competenti. “Abbiamo interrotto un momento di inquinamento assolutamente grave e importante – ha detto il procuratore – e occorre fare verifiche di tipo ambientale e amministrativo, occorre dotarsi degli strumenti normativi e fare indagini epidemiologiche per vedere l’incidenza sulla salute dei cittadini. Stiamo parlando del piu’ grosso depuratore industriale del Meridione d’Italia – ha sottolineato Spagnuolo – che ha contratti per milioni e milioni di euro con una serie di siti industriali che producono rifiuti pericolosi, che devono essere smaltiti”.
“Sono arrivate segnalazioni forti che partivano dal territorio, che sono finite anche in un’interrogazione parlamentare, e abbiamo rivolto attenzione a questo depuratore” ha detto il colonnello Piero Sutera, comandante provinciale dei Carabinieri.
“L’indagine è iniziata nel mese di maggio del 2018 e abbiamo fatto 102 campionamenti – ha detto Sutera – per comprovare in maniera certa le responsabilità del mancato funzionamento del depuratore”. Lo sversamento avveniva attraverso un bypass che faceva scaricare una grossa quantita’ di reflui nel fiume Mucone, senza alcun trattamento. In alcuni casi sono stati rilevate concentrazioni di escherichia coli anche 40.000 volte superiore a quanto previsto per legge.
I rifiuti speciali erano conferiti nell’impianto di trattamento della Consuleco che avrebbe dovuto trattarli per ridurre il livello di elementi inquinanti entro i limiti previsti per poi conferirli in testa all’impianto di depurazione comunale di Bisignano, dove avrebbero dovuto proseguire il trattamento previsto. Questo processo, però, non avveniva in quanto gli approfondimenti investigativi, corroborati da 102 prelievi effettuati sul fiume Mucone, in prossimità dello scarico e a diverse altezze della condotte fognarie e dell’impianto di trattamento rifiuti liquidi, hanno comprovato che gli indagati, tramite una condotta di bypass, utilizzata esclusivamente nelle ore notturne, scaricavano ingenti quantitativi di rifiuti liquidi, senza sottoporli a trattamento, direttamente nella condotta fognaria di scarico e quindi nelle acque del Fiume Mucone, dove sono stati rilevati, come si evince dai campioni esaminati dall’Arpacal, livelli altissimi di elementi inquinanti, con concentrazioni anche superiori di 40.000 volte rispetto al limite di legge. Anche le ispezioni condotte dai Carabinieri sulle sponde del fiume hanno consentito di evidenziare una coltre di schiuma torbida e scura che si estendeva sino a valle, nonchè odori nauseabondi ed irritanti.
I militari dell’Arma hanno inoltre eseguito perquisizioni e sequestri di materiale probatorio in siti industriali ubicati nei Comuni di Taranto, Brindisi, Viggiano (PZ), Motta S. Anastasia (CT), Gela (CL), Crotone, Lamezia Terme (CZ), Corigliano-Rossano (CS) e Celico (CS), che, sulla base di regolari contratti, conferivano i rifiuti alla Consuleco di Bisignano. Un custode giudiziario assicurera’ la continuita’ del processo depurativo del solo impianto comunale.

(Agi)