(Adnkronos) – "Speriamo di raggiungere un accordo. Se non ci riusciremo, scopriremo se aveva ragione o meno". Donald Trump ha risposto così ai giornalisti a Mar-a-Lago che gli chiedevano un commento sulle dichiarazioni dell'ayatollah Ali Khamenei, secondo il quale un attacco americano all'Iran provocherebbe una guerra regionale. "Abbiamo lì – ha avvertito ancora il presidente americano in un riferimento al dispositivo militare dispiegato nel Golfo – le navi più grandi e potenti". L'ayatollah ha sintetizzato su X lo scontro tra Washington e Teheran. "Qual è il problema tra Stati Uniti e Iran? Che gli Stati Uniti vogliono divorare l'Iran, la nazione iraniana e la Repubblica islamica glielo impediscono", ha sottolineato Ali Khamenei, spiegando che Teheran "resiste e continuerà a resistere e, a Dio piacendo, porrà fine ai danni e alle molestie degli Stati Uniti". "Per oltre 30 anni – ha attaccato ancora la guida spirituale iraniana – gli americani sono stati presenti in Iran. Le risorse, il petrolio, la politica e la sicurezza dell'Iran erano nelle loro mani. Tutto era nelle loro mani. Ora che la loro presa è stata spezzata, stanno cercando di trovare un modo per tornare". Ma, ha avvertito, "la nazione iraniana resiste fermamente, impedendo" agli Stati Uniti di "prendere il controllo di questo Paese proprio come lo controllavano prima". Un incontro tra Stati Uniti e Iran potrebbe avvenire questa settimana in Turchia. Lo ha confermato ad Axios una fonte americana, dopo che due fonti della regione hanno rivelato che Turchia, Egitto e Qatar stanno lavorando a un incontro ad Ankara tra l'inviato della Casa Bianca Steve Witkoff e funzionari di Teheran, dopo che gli Stati Uniti si sono detti aperti alla possibilità di una riunione per negoziare un accordo. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha invocato una soluzione pacifica alle tensioni con Washington dopo le rinnovate minacce militari di Trump. Nel corso di una telefonata con il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi, Pezeshkian ha sottolineato la "necessità di avviare processi diplomatici", secondo quanto riferito dall’agenzia statale Irna. Il capo di Stato iraniano ha ribadito che Teheran non ha mai cercato la guerra e non intende farlo ora: la Repubblica islamica "crede profondamente che la guerra non porterà benefici né all’Iran, né agli Stati Uniti, né alla regione", ha affermato, sempre secondo l’agenzia. L'Iran è aperto a partecipare a un negoziato "giusto ed equo" con gli Stati Uniti, ha detto il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, spiegando "di aver fiducia di poter raggiungere un accordo" con gli Stati Uniti sul programma nucleare di Teheran. "Sfortunatamente abbiamo perso fiducia negli Usa come partner negoziale", ha dichiarato in un'intervista alla Cnn, precisando che gli scambi di messaggi attraverso Paesi amici della regione stanno facilitando "colloqui positivi" con Washington. Il ministro ha preferito non garantire la disponibilità di Teheran a impegnarsi a negoziati diretti con gli Usa. E' meglio ora discutere della "sostanza delle trattative piuttosto che della forma". Intanto il premier israeliano Benjamin Netanyahu si è riunito con i vertici militari e della sicurezza dopo il rientro del capo dell'Esercito, il generale Eyal Zamir da Washington, dove ha incontrato esponenti dell'Amministrazione Usa per discutere dell'Iran. Alla riunione hanno partecipato il ministro della Difesa, Israel Katz, lo stesso Zamir, e il direttore del Mossad, David Barnea, ha reso noto il Times of Israel, citando una fonte informata secondo cui gli Stati Uniti sono più vicini ad attaccare l'Iran di quanto non lo fossero una settimana fa. Prima di poter attaccare l’Iran, gli Stati Uniti vogliono rafforzare le difese aeree in Medio Oriente per poter proteggere Israele, gli alleati arabi e le proprie forze da eventuali rappresaglie di Teheran. Lo hanno riferito al Wall Street Journal funzionari americani, precisando che raid aerei contro Teheran non sono imminenti, poiché il Pentagono sta ancora dispiegando sistemi di difesa aggiuntivi per far fronte a possibili rappresaglie iraniane con missili e droni. Secondo le stesse fonti, un rafforzamento della copertura aerea e missilistica è considerato cruciale per limitare i danni e prevenire un’escalation in caso di ritorsione. Intanto è stato rilasciato su cauzione Erfan Soltani, il manifestante 26enne arrestato nei giorni scorsi a Fardis, vicino Teheran, durante la repressione violenta delle proteste contro il regime. Lo ha reso noto il suo legale. Nei giorni scorsi si era diffusa la notizia – smentita dalla giustizia iraniana – che il giovane sarebbe stato giustiziato dopo essere stato condannato a morte. Il giovane "è stato rilasciato ieri e ha ricevuto tutti i suoi effetti personali, compreso il cellulare", ha detto l'avvocato Amir Mousakhani, precisando che per il suo rilascio è stata pagata una cauzione di circa 12mila euro. Mentre è stato arrestato a Teheran il co sceneggiatore del film di Jafar Panahi 'Un semplice incidente', Palma d'oro a Cannes lo scorso anno, Mehdi Mahmoudian, dopo aver firmato una dichiarazione di condanna delle azioni del leader supremo Ali Khamenei, vale a dire per aver autorizzato la violenza repressione delle proteste contro il regime, quindi "l'uccisione di massa e sistematica di civili".
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Iran, Trump: “Speriamo in accordo o scopriremo se ha ragione Khamenei”
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