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sabato, 13 Aprile, 2024
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Intervista al noto giornalista sportivo Pellegatti: il ricordo di Berlusconi, nuovi acquisti, Champions futura

Carlo Pellegatti, giornalista sportivo milanista, si racconta come tifoso e come professionista approfondendo il suo amore per il Milan, la devozione nei confronti di Berlusconi, il divorzio da Maldini e la prossima Champions League con speranze e certezze da protagonisti.

 

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Carlo Pellegatti si racconta in un’intervista esclusiva e lo fa da giornalista tifoso Milan. Si parte, infatti, con un ricordo commosso a Silvio Berlusconi, uomo di grande classe e vitalità, un uomo di spettacolo prima ancora che un politico. Pellegatti lo venera come un maestro, sempre attento a dare consigli anche ai giovani, come era lui quando ha iniziato. Berlusconi era sempre lì, infatti, in tono amichevole, a dirgli di non guardare troppo gli appunti per non distrarsi, a non fare paragoni per non mettere in difficoltà l’intervistato, a dare la giusta attenzione fissando il viso della persona, con naturalezza. Un uomo serio, amante dell’arte e presente.

Futuro prossimo, addio di Maldini e calciomercato

Il futuro prossimo del Milan parte con un trauma: l’addio di Maldini da direttore Sviluppo strategico area sport è stato inaspettato e vissuto male da qualsiasi tifoso. Tifosi che, però, secondo Pellegatti, devono restare uniti e compatti perché il Milan, qualunque decisione venga presa dalla dirigenza, resta la squadra del cuore. Per quanto riguarda il calciomercato sono tanti i nomi interessanti che il giornalista vedrebbe bene: si parte da Marcus Thuram per arrivare a Sinisterra del Leeds passando per Loftus Cheek fino a Milinkovic-Savic, un vero numero 10 da sogno. Anche il nome per il prossimo allenatore è un pensiero intrigante: si passa da De Zerbi, il preferito di Pellegatti per modulo di gioco, fino a Sarri della Lazio e Italiano della Fiorentina.

 

Nota di costume anche sull’addio di Ibrahimovic che si è ritirato dal calcio giocato. Pellegatti, però, non lo vede in panchina come allenatore ma come anello di congiunzione tra squadra e società in un ruolo di club manager.

 

Champions League: errori passati ma tanta grinta

Pellegatti sostiene che il Milan abbia fatto una buona Champions. I quarti di finale con il Napoli, non più sorpresa del campionato e neanche in Europa, sono stati giocati molto bene, con una squadra compatta e con un bel gioco. Certo, la semifinale derby con l’Inter poteva essere pensata meglio ma, con gli infortuni di Leao e di Bennacer, non si poteva fare di più.

 

Vista la finale contro il City, poi, nonostante l’ammirazione per Grealish e Lautaro, Pellegatti sostiene che Rafa Leao sia un giocatore superiore a tutti quelli presenti a Istanbul e si è vista la sua mancanza in semifinale, in una squadra senza graffio come il Napoli senza Oshimen, non in una forma tale da battere i nerazzurri.

Campionato falsato, sorprese, 3 finali europee

Pellegatti risponde subito, pungolato sull’argomento qualificazione Champions, alle accuse di Mourinho che parla di campionato falsato dalla penalizzazione della Juve. Certo, se la Juve fosse rimasta in possesso del tesoretto punti reale, il Milan non sarebbe in Champions ma, secondo il giornalista, i rossoneri hanno meritato in campo il loro posto in Europa, vincendo le sfide con i bianconeri e mostrando il loro valore.

 

Il Napoli di Spalletti ha fatto, poi, un grande campionato, senza essere per Carlo la sorpresa del campionato. Gli azzurri avevano già dimostrato il loro valore nel campionato vinto dal Milan e, se proprio vogliamo parlare di sorprese, è stata la Lazio di Sarri quella più intrigante, con testa e concentrazione alte dall’inizio alla fine. Le tre finali europee, dunque, non sono un caso ma un punto di partenza. Con un’idea più americana e imprenditoriale di sport, come quelle di Roma, Fiorentina e Milan, tutto può cambiare e la Serie A potrà essere paragonata alla Premier League.

Intervista più bella e intervista più brutta

Le interviste fatte a Silvio Berlusconi sono, per Pellegatti, tutte bellissime. Un uomo sagace, ironico, intelligente, con risposte taglienti e auliche, da vero uomo di spettacolo. Ogni intervista è un pezzo di televisione, questo è sicuro, con chiuse indimenticabili come in uno show pensato nei minimi dettagli. L’intervista peggiore, invece, è quella a Carlo Ancelotti dopo la sconfitta di Istanbul nel 2005, rocambolesca e imprevista come non mai. Ma, dopo Istanbul 2005 c’è stata la vittoria Champions ad Atene 2007, quindi, alla fine, c’è sempre speranza e c’è sempre rivalsa.

 

 

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