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Intelligenza artificiale, tra lavoro, libertà e conoscenza: Guzzi (Unilavoro Pmi) le sfide di una nuova era

L’intelligenza artificiale sta entrando rapidamente in ogni ambito della vita quotidiana, modificando il modo di lavorare, di informarci e persino di relazionarci con gli altri. Una trasformazione che apre prospettive importanti, ma che porta con sé interrogativi altrettanto profondi. Il tema è stato affrontato anche nel corso di un importante convegno dedicato alla transizione digitale, al quale hanno partecipato esperti e rappresentanti del mondo sindacale. Un’occasione di confronto che ha riportato al centro dell’attenzione il rapporto tra innovazione tecnologica, persona e società. A sviluppare una riflessione ampia su questi cambiamenti è Sebastiano Guzzi, che mette in evidenza come la questione dell’intelligenza artificiale non possa essere ridotta alla semplice introduzione di nuovi strumenti tecnologici. Dietro l’automazione e gli algoritmi si nasconde infatti una trasformazione più profonda, destinata a incidere sul lavoro, sulla libertà individuale e sul modo stesso in cui costruiamo la nostra conoscenza. Uno dei primi ambiti coinvolti è proprio il mondo del lavoro. L’intelligenza artificiale può semplificare numerose attività, aumentare la produttività e liberare le persone da compiti ripetitivi. Ma la stessa tecnologia può anche modificare radicalmente professioni consolidate e rendere meno centrali alcune competenze.

La vera questione, osserva Guzzi, è quindi capire quale ruolo resterà all’uomo in un sistema nel quale una parte sempre maggiore delle decisioni e delle attività può essere affidata alle macchine. Il problema non riguarda soltanto la possibilità di perdere alcuni posti di lavoro. È in gioco anche il significato del lavoro stesso: la sua funzione sociale, la possibilità di esprimere attraverso di esso competenze e creatività e il rapporto tra lavoratore e tecnologia. Per affrontare la trasformazione diventa quindi fondamentale investire nella formazione e mantenere al centro la persona, evitando che l’efficienza tecnologica diventi l’unico criterio con cui valutare il lavoro. Un altro tema riguarda la libertà. Gli strumenti di intelligenza artificiale sono ormai capaci di elaborare enormi quantità di dati e di proporre contenuti sulla base dei comportamenti degli utenti. Questa capacità può rendere più semplice trovare ciò che interessa, ma può anche influenzare il modo in cui ciascuno entra in contatto con le informazioni. È proprio qui che emerge una delle questioni più delicate affrontate da Guzzi: il rischio che la personalizzazione digitale finisca per restringere l’orizzonte delle persone. Se un algoritmo tende a proporci ciò che ritiene più vicino ai nostri interessi e alle nostre precedenti scelte, potremmo incontrare sempre meno opinioni differenti dalle nostre.

Il pericolo, dunque, è quello di una progressiva perdita del pluralismo. Una società democratica vive anche grazie alla possibilità di confrontarsi con idee diverse, comprese quelle con cui non siamo d’accordo. La pluralità delle fonti e dei punti di vista è indispensabile per costruire una conoscenza libera e consapevole. L’intelligenza artificiale pone quindi una domanda essenziale: chi decide quali informazioni arrivano alle persone? E secondo quali criteri vengono selezionate? Non è una questione esclusivamente tecnica. Riguarda direttamente la libertà di informarsi, la formazione dell’opinione pubblica e la capacità dei cittadini di esercitare il proprio spirito critico. In questo scenario assume particolare importanza anche il contributo degli psicologi, chiamati a studiare le conseguenze della crescente interazione tra persone e sistemi artificiali. Delegare sempre più spesso a una tecnologia la ricerca di informazioni, la scelta dei contenuti o persino alcune decisioni può modificare il nostro rapporto con la conoscenza e con noi stessi. La tecnologia può semplificare la nostra vita, ma non deve sostituire la capacità di pensare, scegliere e confrontarsi con idee diverse. È questo, secondo l’imprenditore lametino, il punto centrale della sfida posta dall’intelligenza artificiale: il progresso ha senso solo se rimane al servizio della persona e della sua libertà. Per questo è necessario, conclude Guzzi, governare l’innovazione senza sacrificare il lavoro umano, il senso critico e il pluralismo delle informazioni. La tecnologia deve ampliare le possibilità dell’uomo, non restringere i confini della sua libertà e della sua conoscenza.