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Inchiesta su caro affitti e studentati privati in zona universitaria a Rende: La casa è un diritto, basta aumenti

di Collettivo Aula Studio Liberata dell’Unical.- Arriva settembre e, come ogni anno, migliaia di studenti (e famiglie) calabresi si trovano alle prese con il mercato degli affitti e con rincari sempre più drammatici, specialmente nella zona universitaria di Rende. Nei dintorni dell’Università della Calabria, le cifre richieste sono salite fino a 450€ per una stanza singola e 370€ per un posto in doppia, per scendere solo leggermente spostandosi nelle zone periferiche e/o con meno servizi, dove è schizzato il costo di bilocali e trilocali (fino a 750€). Somme che, solo qualche anno fa, erano sufficienti per trovare una dignitosa soluzione autonoma, oggi non bastano neanche per una stanza in appartamento condiviso.

Non si tratta di un fenomeno nuovo: il mercato degli affitti è in continuo aumento da decenni! Ogni estate, gli aumenti partono dalla zona universitaria con la scusa di un presunto aumento della domanda studentesca di alloggi, per poi estendersi a tutto il territorio circostante. Se già il costo degli affitti era raddoppiato negli anni successivi alla crisi del 2007-2008, un’ulteriore impennata è iniziata con la riapertura universitaria post-Covid e prosegue ancora oggi. Abbiamo visto proprietari aumentare l’affitto anche durante la pandemia, perché dovevano “coprire i costi” del carovita… Li vediamo ancora oggi che speculano sull’apertura del nuovo CdL in Medicina e sulla prospettiva di un nuovo ospedale”, che sorgerà forse tra qualche decennio.

In questo scenario c’è una grande assente: la politica. Dalla “dichiarazione d’intenti” siglata a maggio con l’Università della Calabria, fino alle recenti esternazioni sul tema del caro-affitti nel dibattito locale, la posizione del Comune di Rende è quella di minimizzare il problema, vissuto ormai come un’emergenza da migliaia di persone e famiglie, per riproporre la stessa ricetta di sempre: supporto ai privati che fittano immobili a studenti. Una ricetta che ha certamente favorito lo sviluppo immobiliare degli scorsi decenni, ma non ha limitato in alcun modo la speculazione sfrenata che ci ha trascinato fino ai prezzi folli odierni. Come se il problema del territorio rendese fosse la mancanza di case in affitto! Farebbe ridere, se non ci fosse da trovare una casa che costi meno del 50% del nostro stipendio.

STUDENTATI PNRR: UN REGALO A CHI SPECULA-  Capolavoro dell’inadeguatezza politica sul tema del caro-affitti è quella che viene prospettata come “soluzione”, in grado di mettere d’accordo tutti (almeno, tutti quelli che hanno interessi nel mercato immobiliare): il finanziamento del PNRR per progetti di housing universitario.

Studentati privati costruiti con fondi pubblici-  Si tratta di un fondo, gestito dal MUR attraverso una apposita Commissione, che eroga un contributo di quasi 20mila euro a posto letto, per progetti di ristrutturazione o rifacimento dell’esistente o immobili già in costruzione, con condizioni economiche favorevoli ai proprietari dell’immobile. Come funziona il contributo? Solo il 30% dei posti letto sarà riservato alle graduatorie pubbliche, gestiti e pagati dall’ente regionale per il DSU. Per il 70% restante di posti letto, il contributo del MUR (i 20mila euro) vale come copertura parziale dei “proventi da locazione per i primi tre anni”. Un contributo medio di oltre 500€/mese per posto letto, considerato come copertura parziale. Per i nove anni successivi, il privato deve mantenere un canone ridotto del 15% rispetto al “valore medio di mercato” dei posti letto universitari. Una percentuale irrisoria, basata su un indice che non esiste. Alla fine dei 12 anni, scade ogni vincolo di destinazione e di prezzo.

Chi, e con quali criteri, stabilirà nei primi tre anni l’entità della parte mancante e, nei successivi 9 anni, il valore del canone medio di riferimento? Al ritmo attuale degli aumenti, quando questi “sconti” diventeranno operativi, ci consentiranno (forse) di pagare a Rende gli stessi prezzi che vediamo a Bologna o Firenze. Siamo davanti all’ennesimo incentivo a speculare sul prezzo degli affitti!! Non ci stupisce che, solo nell’area tra Cosenza e Rende, siano state presentate una decina di richieste di finanziamento PNRR per studentati privati*: un contributo complessivo di 13 milioni di euro per un totale di 669 posti letto. Da progetti appena superiori al limite minimo di 20 posti letto, a richieste che raggiungono quota 60 posti, fino ai due progetti maggiori, situati sul territorio di Rende, che promettono centinaia di posti letto e superano i 2 milioni di euro ciascuno per contributo richiesto al MUR.

Si tratta di due complessi distinti, Urban Life e Smart City Life, ma di fatto sono progetti “gemelli”. Sorgono adiacenti nella stessa area, tra le ormai pochissime non edificate del territorio urbano rendese (a pochi chilometri dal Campus, raggiungibile in bus). Sono realizzati da una rete di imprese edili riconducibili alla stessa famiglia, tra le quali spicca la Simea Srl, di Stefano Tallarico, nota in città per la costruzione dei grattacieli nei pressi dello Stadio Marulla, nel quartiere San Vito, a Cosenza – che furono realizzati durante l’amministrazione di Mario Occhiuto e inaugurati da lui in persona.

A completare il quadro, infatti, arriva anche la sua firma: progettista di entrambi i complessi residenziali, in qualità di architetto, è proprio Mario Occhiuto – ex-sindaco di Cosenza e attuale Senatore, dello stesso partito della titolare del MUR, che ha nominato la Commissione apposita. I progetti originali di Occhiuto, ovviamente, erano ancora più ambiziosi degli attuali 238 posti letto. La ‘visione’ targata Occhiuto-Tallarico era quella di due studentati da 780 posti letto in totale, con all’interno negozi e servizi – per un contributo totale richiesto di 15,5 milioni di euro. A novembre 2025, l’organismo europeo ECOFIN ha ridefinito i criteri di spesa per aprire a progetti di minore entità. I due studentati rendesi hanno visto un taglio importante del contributo previsto, intorno ai 5 milioni di euro per 238 posti letto garantiti.

Posti letto che dovevano essere consegnati entro luglio, con successiva proroga al 19 agosto e nessuna certezza sulla consegna reale: ad oggi non sembra prevista nell’immediato, ma i lavori procedono a ritmi serrati.

La rapida evoluzione degli studentati privati fa da contraltare a un caso emblematico di edilizia pubblica universitaria sul nostro territorio: il Complesso Residenziale Rocchi. Iniziato a costruire ormai più di 15 anni fa, bloccato in itinere e “denunciato” da diverse generazioni di movimenti universitari. La prossima data ipotizzata per la fine dei lavori è aprile 2027. Da diversi anni, l’Università della Calabria garantisce un numero importante di alloggi universitari: un dato che incide in maniera rilevante sulle statistiche positive dell’Ateneo, ma rimane insufficiente a soddisfare le esigenze specifiche di un Campus sul territorio calabrese. Sempre più spesso, inoltre, da chi gli alloggi deve riceverli e poi viverci dentro, emergono critiche per la lentezza delle assegnazioni e per le condizioni degli alloggi stessi.

In sintesi, la politica e le istituzioni fanno gli interessi di chi sul mercato immobiliare ci guadagna. Nel frattempo, da quest’altra parte, abitare (e quindi studiare) è diventato un lusso. Con questi prezzi e questo costo della vita (e questi salari), NON SI PUÒ PIÙ VIVERE! È arrivato il momento di reagire! Dobbiamo organizzarci e bloccare questa spirale.

Trovare insieme le strade per interrompere il flusso della speculazione immobiliare, distruggere quella bolla che si arricchisce sul nostro bisogno di casa. Contro gli aumenti indiscriminati! Contro la speculazione sugli affitti! Per una politica di affitti equi! Per il diritto all’abitare!

LA CASA È UN DIRITTO-BASTA AUMENTI