giovedì, 2 Dicembre, 2021
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Il professore Perna, sostituto da Brunetti nel ruolo di vicesindaco, si dimetterà domani dalla giunta di Reggio Calabria

Reggio Calabria – Tonino Perna è severo e drastico, ma non perde un grammo del suo savoir faire. Alla vigilia delle dimissioni ufficiali da vicesindaco (dopo che il sospeso sindaco Giuseppe Falcomatà gli ha avvicendato l’assessore Paolo Brunetti, divenuto suo facente funzioni) previste per domani a palazzo San Giorgio, il sociologo convoca la stampa nello spazio Open e rivendica con orgoglio il titolo accademico di professore («lo faccio da trent’anni, è la mia identità»), mentre si toglie qualche sassolino dalla scarpa commentando con durezza l’esperienza con la giunta Falcomatà.

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«Mi dispiace infinitamente per la città – dice – perché tutto questo accade quando ci sono soldi importanti da usare e investire. Una città che è grande bellezza assediata dal degrado, ma è proprio la bellezza che ci frega perché occulta il resto». E’ subito chiaro come per Perna questa sia quasi una liberazione e lo stesso professore non lo nega. In quell’amministrazione non è mai stato a suo agio, ma aveva accettato l’invito di Falcomatà perché alla possibilità di dare un contributo al cambiamento ci ha creduto davvero. Ripercorrendo l’impegno nella giunta della città dello Stretto, ricorda che «al primo turno avevo votato Pazzano e non l’ho mai nascosto, poi, davanti alla prospettiva di consegnare Reggio alla Lega, ho sostenuto Falcomatà. Quando sono stato chiamato mi sono detto, proviamoci… certo, avrei fatto una squadra completamente diversa, sono convinto che da soli in una città come questa non si possano ottenere risultati, servono le persone giuste, e a Reggio ci sono, tante e valide. Se fossi rimasto – prosegue – avrei potuto fare bene e il merito sarebbe stato di chi mi aveva dato quell’incarico; se avessi operato male, forse qualcuno avrebbe detto “nonostante Perna”. Diverso è volersi circondare soltanto di yes-men…».
Perna non si tira indietro e risponde alle domande senza cadere nella provocazione, ma neanche indora le pillola. Sulla sentenza Miramare spiega: «Umanamente mi dispiace molto, io ero convinto dell’assoluzione e credo si sia voluto calcare la mano sul tipo di reato… la pensavo così pure per Angela Marcianò» – con una frecciata al Pd, che domani ha in agenda una riunione interpartitica dove oltre che sui fatti di Reggio il centrosinistra discuterà dei dubbi di incostituzionalità della legge Severino e di riforma sul reato di abuso d’ufficio («ma era un discorso che andava fatto anche quando il problema ha toccato l’altra parte politica»).

Il professore non cela la delusione per la scelta di Falcomatà e soprattutto per la brusca modalità, con la defenestrazione a poche ore dalla sentenza («comportamento incomprensibile»). I due, però, non si sono ancora sentiti: «Mi aveva chiamato, ma non ho risposto, a lui come a tanti altri. Troppe telefonate, ho voluto staccare». I mesi trascorsi nell’amministrazione reggina sono stati pesanti e l’interlocuzione con il sindaco minima («è una persona molto complessa con cui avere a che fare», ironizza Perna). I giornalisti gli fanno notare che se in giunta stava così male, avrebbe potuto alzare la voce molto prima di veder precipitare gli eventi. «Ma io l’ho fatto – risponde – in molte interviste e incontri ho espresso il mio malumore sulla situazione della città. Ho capito subito che il dissenso non era gradito. Opporsi apertamente avrebbe significato andarsene, anche per coerenza, non si resta in un gruppo dopo averlo contestato. E io invece volevo provare a restare e lavorare». A rinunciare alle dimissioni o rientrare, magari sollecitato da altre sponde, non ci pensa affatto: «Cosa avrei da fare, a questo punto? Non avrebbe senso. Ho già dato». Tra le amarezze di Tonino Perna ci sono il caos rifiuti e il progetto (contestatissimo, ereditato dagli anni di Scopelliti) “Obiettivo occupazione”. E ora cosa succederà? Tornare alle urne – sviluppo eticamente naturale della vicenda – sarebbe un rischio troppo grande nel delicatissimo momento legato al Pnrr, dove, secondo Perna, l’amministrazione ha commesso l’errore di perdersi nei rivoli di un numero eccessivo di progetti, poi difficili da gestire, anziché concentrarsi sui pochi più rilevanti. «Non so dire – conclude il professore – quale sia oggi la direzione giusta per la città. Ma ai giovani, che sono la nostra migliore risorsa, dico: ribellatevi. La rivolta di Reggio, strumentalizzata dal fascismo, era nata come vera ribellione popolare. La repressione che ha generato, unica in tutta Italia, è stata la tomba di Reggio. Da allora i reggini si sono rassegnati, hanno smesso di credere che, protestando, le cose possano cambiare e ormai si adattano al male minore».

Isabella Marchiolo

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