Il processo “Rinascita-Scott” entra nel vivo: udienze tutti i giorni ad eccezione dei fine settimana

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Lamezia Terme – Il giudice Tiziana Macrì ha preso atto della ricusazione e si è astenuta, così come anche i due giudici a latere, Brigida Cavasino e Gilda Romano, che avevano emesso la sentenza del processo ‘Nemea’ contro il clan Soriano di Filandari, in cui sono confluiti alcuni atti del maxi processo “Rinascita Scott”. Spetterà ora al presidente del Tribunale di Vibo nominare i nuovi giudici compatibili.

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Dopo la costituzione delle parti, nell’aula bunker di Lamezia (vietata alle telecamere) è iniziato il maxi processo “Rinascita Scott”, scaturito dall’inchiesta della Dda di Catanzaro guidata dal procuratore Nicola Gratteri contro le cosche del vibonese facenti capo alla cosca Mancuso di Limbadi. Il processo, che vede alla sbarra col rito ordinario 325 imputati, è scaturito dall’operazione del dicembre 2019 quando vennero arrestate oltre 330 persone – tra questi anche politici e imprenditori – accusate a vario titolo di associazione mafiosa, omicidio, estorsione, usura, fittizia intestazione di beni, riciclaggio e altri reati aggravati dalle modalità mafiose. Nel processo oggi si sono costituiti parte civile la Presidenza del Consiglio ed il ministero dell’Interno nei confronti di tutti gli imputati, e i ministeri della Difesa e della Giustizia nei confronti di alcuni. Parti civili anche la Regione Calabria e alcuni Comuni del Vibonese, compreso Vibo Valentia.

“Questa aula – ha detto il procuratore Gratteri – è un simbolo di tecnologia e legalità, che nel rispetto delle norme anti-covid, consente di avere mille persone sedute a distanza di sicurezza, e rappresenta un segnale di efficienza al resto d’Italia e agli stessi calabresi, che negli ultimi tempi si sono avvicinati con coraggio alle istituzioni”. Il procuratore ha sottolineato anche la necessità di “combattere contro i tempi dei termini di prescrizione” e per questo, ha detto, le udienze si faranno tutti i giorni, con l’eccezione del fine settimana. Fra gli indagati rinviati a giudizio anche presunti appartenenti alla massoneria deviata, imprenditori e politici, fra cui l’ex sindaco di Pizzo, Gianluca Callipo; l’ex consigliere regionale Pietro Giamborino; il segretario regionale del Psi, Luigi Incarnato.
Altri 91 indagati saranno processati col rito abbreviato il prossimo 27 gennaio, tra cui anche alcuni collaboratori di giustizia, come Emanuele Mancuso, figlio boss Pantaleone Mancuso, detto “l’ingegnere”, Bartolomeo Arena, Michele Camillò e Gaetano Cannatà, alias “sapituttu”.
Stralciate invece le posizioni del colonnello dei Carabinieri Giorgio Naselli, ex comandante del Reparto operativo di Catanzaro e poi comandante provinciale dei carabinieri a Teramo, la cui posizione sarà giudicata dal Tribunale di Catanzaro in composizione collegiale, e dell’avvocato Giancarlo Pittelli giudicato con rito immediato.

p.r.