“Il Pollino brucia, e con lui brucia un pezzo della nostra casa comune. Sono fiamme criminali”. Parole durissime quelle di monsignor Francesco Savino, vescovo della diocesi di Cassano e vice presidente della Cei, in relazione agli incendi sul monte Pollino. “Non è solo un bosco che va in cenere- aggiunge: è la memoria di una terra, il respiro di intere comunità, il futuro dei nostri figli che si sta consumando sotto i nostri occhi, ancora una volta, nell’indifferenza di chi doveva prevenire e non lo ha fatto abbastanza”.
“Non possiamo più permetterci il rito stanco delle emergenze annunciate. Ogni estate – prosegue – lo stesso copione, ogni estate le stesse fiamme, ogni estate la stessa domanda senza risposta: fino a quando dovremo assistere, impotenti, allo scempio della nostra terra? Dietro un incendio c’è quasi sempre una mano, un interesse, una colpa precisa. Chi specula su questo territorio, chi lo abbandona al proprio destino, chi non lo protegge come il proprio dovere impone, ne risponda davanti a Dio e davanti agli uomini: non ci sono più alibi. La Calabria non è terra di conquista da saccheggiare e bruciare, è radice che nutre, non è un bene da consumare all’infinito”.
“Esprimo vicinanza e profonda gratitudine ai Vigili del fuoco, alla Protezione civile e a tutti coloro che in queste ore – conclude monsignor Savino – rischiano la vita per salvare quel che resta. E chiedo con forza a tutti, istituzioni e cittadini, di smettere di parlare di prevenzione a parole e di cominciare finalmente a praticarla nei fatti, prima che sia troppo tardi”.

