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martedì, 21 Aprile, 2026
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“Il caro carburante colpisce in Calabria più che nel resto del Paese”…di Mariaelena Senese*

La protesta delle marinerie siciliane e calabresi, pronte a bloccare lo Stretto di Messina, è il segnale di un sistema che non regge più. Il prezzo del gasolio sopra i 2,10 euro al litro racconta di un mercato distorto, dove i benefici della riduzione dei prezzi alla fonte non si trasferiscono a valle, e i costi ricadono, come sempre, su chi lavora. La Calabria non subisce questa crisi allo stesso modo del resto del Paese. La subisce di più. E i numeri lo dicono chiaramente: secondo il recente Green Paper sulla povertà dei trasporti, la Calabria è la regione italiana con la più alta incidenza di famiglie vulnerabili ai costi della mobilità: oltre il 10%, contro una media nazionale molto più contenuta e il 2% del Trentino-Alto Adige. Siamo la regione in cui la spesa per i trasporti pesa di più sul reddito disponibile delle famiglie, in cui l’assenza di alternative al mezzo privato rende ogni rincaro del carburante una tassa occulta e regressiva sulle fasce più deboli. Per quanto la loro protesta sia legittima e urgente, non si tratta solo di un problema che affligge i pescatori o gli autotrasportatori. È un problema strutturale che riguarda i lavoratori e le lavoratrici calabresi che ogni mattina devono percorrere decine di chilometri su strade dissestate, senza un treno che funzioni, senza un autobus che passi, per raggiungere un posto di lavoro spesso precario e sottopagato. Affligge chi è costretto, per motivi di salute, per assistere un familiare o per studiare, a spostarsi frequentemente e con un mezzo proprio. Per ognuno di loro, il carburante non è un costo accessorio ma una condizione ineludibile di accesso al lavoro, alla salute, all’istruzione. È l’unica infrastruttura che ha.

Il fenomeno della doppia velocità dei prezzi non è una novità. Ma in un contesto geopolitico come quello attuale, segnato dall’instabilità dei mercati energetici, dalla guerra commerciale globale e dai riflessi della crisi mediorientale sui prezzi del petrolio, quella distorsione diventa sempre più insostenibile. Il prezzo alla pompa non scende quando scende il greggio, ma sale quando sale. Questa asimmetria ha un nome preciso: speculazione. E ha un costo sociale che i lavoratori calabresi pagano ogni giorno e più di altri, perché l’incidenza del costo del carburante, in una regione che ha il reddito medio pro capite tra i più bassi d’Europa, equivale a mettere del sale su una ferita aperta: costringe le famiglie a ridurre spese di prima necessità – visite mediche, cibo – per poter continuare ad andare al lavoro. Come UIL Calabria chiediamo con forza che la Regione apra urgentemente un confronto con le parti sociali su tre punti. Primo: l’attivazione di un tavolo permanente sul costo dell’energia e dei carburanti, con misure di compensazione diretta — come voucher e contributi sui costi di mobilità — a favore delle famiglie calabresi in condizione di vulnerabilità economica, a partire da quelle già identificate dagli indicatori del Green Paper sulla povertà dei trasporti.

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Secondo: misure strutturali di sostegno ai settori produttivi regionali — pesca, agricoltura, logistica, artigianato — che dipendono in modo primario dal gasolio e che in Calabria rappresentano spesso l’unica economia reale, anche attraverso l’utilizzo delle risorse del POR Calabria FESR/FSE+ 2021-2027 ancora disponibili.

Terzo: il nuovo Piano Regionale dei Trasporti, approvato dalla Giunta regionale a marzo 2026, dice con chiarezza che il 91% degli spostamenti giornalieri in Calabria avviene su mezzo privato — il dato più alto d’Italia — e che senza interventi massicci sulle infrastrutture e sui servizi di trasporto è impossibile intraprendere un credibile percorso di sviluppo. Il Piano prevede investimenti per 33 mld, ma le risorse realmente disponibili non superano i 21 mld.

Nello stesso documento si pongono anche gli obiettivi: raddoppiare la quota modale del trasporto pubblico, portarla dall’attuale 9% al 18%, risparmiare 46 ore di viaggio all’anno per ogni calabrese e 950 euro pro capite. Ma quegli obiettivi non possono essere raggiunti in 20 anni, come previsto dal Piano. Chiediamo che la Regione traduca quella visione in azioni concrete e misurabili anticipando gli interventi previsti per ridurre l’esigenza dei calabresi a ricorrere al trasporto privato, a partire dalle aree interne e dalle periferie urbane dove la dipendenza dai mezzi propri è strutturale e insostenibile per le famiglie a basso reddito; e chiediamo che nell’attuazione del Piano vengano integrate, coerentemente con il Piano Sociale per il Clima nazionale — circa 9,3 miliardi di euro tra quota UE e cofinanziamento, in attesa di approvazione da parte della Commissione Europea — misure esplicite di contrasto alla povertà dei trasporti.

*Segretaria generale UIL Calabria

 

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