Cosenza, la denuncia della Fismu: al Pronto soccorso la sicurezza è una chimera

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Cosenza – Un’altra aggressione stavolta contro una dottoressa al Pronto soccorso, a solo una settimana dall’ultimo grave episodio nel reparto malattie infettive. Sempre in piena emergenza COVID nelle strutture ospedalieri a Cosenza, e si ripetono gli atti di violenza contro i medici e il personale sanitario. “Ora basta – attacca Claudio Picarelli, segretario regionale di Federazione Sindacale dei Medici Uniti (Fismu) – due aggressioni in soli 7 giorni, e le istituzioni sono inerti, non affrontano il problema della sicurezza e della riorganizzazione e potenziamento del personale e dei servizi all’Annunziata. Siamo lasciati soli”.

Il segretario regionale quindi racconta l’accaduto: “Il responsabile dell’insano gesto è un giovane per il quale era stato attivato una procedura per ricovero coatto e quindi incapace di comprendere fino in fondo la gravità del gesto compiuto. Il nodo però è che il medico si è trovato da solo ad affrontare l’improvvisa aggressione, visto che il personale infermieristico in servizio con il sanitario era contemporaneamente impegnato ad assistere un paziente affetto da infarto acuto del miocardio presente nello stesso momento in ambulatorio. Un rischio evidenziato più volte alla direzione, ma mai affrontato. Purtroppo”.
“Da troppo tempo Fismu denuncia la grave carenza di personale, medico ed infermieristico, in servizio al Pronto Soccorso Aziendale – spiega Picarelli – e anche della figura del primario, ma il nuovo commissario straordinario, nominato all’inizio dell’anno, nel corso di un incontro a lungo sollecitato ed ottenuto solo di recente, ha liquidato la seria questione solo con promesse, come quella di avviare assunzioni dalla graduatoria di un concorso ‘in fieri’. Ma anche sostenendo di avere un sufficiente numero di sanitari in organico (13 unità) in realtà molto distante dal reale numero di medici rimasti in servizio (7 unità). Infatti, gli sfortunati colleghi, sono da tempo costretti a turni massacranti (due tre notti la settimana e nessun festivo libero per mesi) e alla rinuncia al sacrosanto periodo di ferie o riposo necessari al recupero psico fisico di ogni lavoratore, in particolare di quelli del settore dell’emergenza”. Ma non basta il dato più rilevante è che in piena pandemia Covid, il turno di servizio del Pronto Soccorso di un Hub regionale, cui afferisce la popolazione della provincia più grande della regione (circa 700.000 abitanti), oltretutto senza concreti filtri sanitari periferici, avendo il piano di rientro del 2009 chiuso la maggior parte dei presidi sanitari della provincia, è svolto da due soli medici per turno. Oltretutto, uno di questi deve provvedere, alternandosi tra gli ambulatori interni e le tende triage della Protezione Civile, anche al ricevimento e alla cura dei pazienti infetti. Si aggiunga a tutto ciò, la richiesta di assistenza che proviene dalle decine di pazienti che quotidianamente rimangono nei locali Pronto Soccorso per indisponibilità di posti letto in Azienda e negli Spoke periferici. Solo questo aspetto giustificherebbe un organico di sanitari a parte per gestire questo reparto di terapia intensiva aggiunto a tutto il resto.
“Siamo in piena emergenza – conclude Picarelli – serve un rapido e concreto intervento da parte del Commissario dell’azienda e delle isituzioni tutte (Sindaco, Presidente dell’odine dei medici, Governatore della Regione) non possiamo rassegnarci ad una condizione di lavoro così disumana, che si ripercuote, da troppi mesi, anche sul diritto alla salute di tutti i cittadini della nostra terra”.