Chi era Giuseppe Cicciù, il macchinista calabrese morto nell’incidente ferroviario di Lodi

“La prevenzione è da sempre l’arma migliore!”: è l’ultimo post su Facebook scritto nello scorso ottobre da Giuseppe Cicciù, uno dei due macchinisti morti questa mattina nel deragliamento del treno nel lodigiano. Si riferiva alla campagna Frecciarosa di Trenitalia per la prevenzione del tumore al seno il post di Giuseppe dello scorso 14 ottobre.
Cicciù, 51 anni compiuti ad agosto, che in diverse foto sul suo profilo indossa la divisa da ferroviere, e in una appare con la comica Teresa Mannino, aveva anche pubblicato un video sul Frecciarossa. Tanti i colleghi e amici che stanno lasciando un saluto o un ricordo sulla sua pagina, dove Cicciù si è molto speso contro la violenza sulle donne.
“Lo conoscevo da 25 anni, era una persona senza ipocrisie, ben voluto da tutti, solare, disponibile. Gli piaceva questo mestiere, amava questo lavoro, lo svolgeva con serietà impeccabile ed era molto attento alla sicurezza”: così Fortunato Foti, ferroviere e membro della segreteria lombarda della Fit Cisl, ha ricordato all’agenzia Ansa Giuseppe Cicciù, uno due macchinisti morti nel deragliamento avvenuto questa mattina nel Lodigiano.
Cicciù si era trasferito da molti anni in Lombardia, dove viveva con la moglie e un figlio, ma “era attaccatissimo” alla sua città natale, cioè Reggio Calabria, dove tornava appena poteva per far visita alla madre.
“Sono talmente amareggiato e triste che faccio fatica a credere che sia morto”, ha detto Foti. “Era una persona disponibile – ha proseguito – si prendeva in carico qualsiasi problema dei colleghi e andava fino in fondo. Abbiamo iniziato insieme nella Rsu e, quando passava in stazione Centrale a Milano, ci vedevamo sempre”.