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lunedì, 24 Giugno, 2024
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Blitz al ‘Pugliese-Ciaccio’ di Catanzaro, sequestrati documenti in studi privati e ospedale: una ventina gli indagati

Sarebbero una ventina, tra manager, medici ed impiegati gli indagati dalla Procura di Catanzaro nell’ambito dell’indagine avviata sull’Azienda ospedaliera “Pugliese-Ciaccio” di Catanzaro che ieri, ha portato all’effettuazione di perquisizioni e sequestri. Interessati diversi reparti, tra cui cardiologia, ortopedia, gastroenterologia, oculistica, ginecologia. I reati ipotizzati sarebbero peculato, concussione, corruzione, turbativa d’asta e truffa.

I Carabinieri del Nas ed i finanzieri del Comando provinciale di Catanzaro, oltre che negli uffici dell’Ao e dell’ospedale “Pugliese”, hanno continuato le perquisizioni anche nelle case e negli studi privati dei professionisti indagati e che, a quanto trapela, avrebbe portato al sequestro di una enorme mole di documenti. L’attività di indagine si è dipanata attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali ma anche con l’ausilio di telecamere nascoste presso gli studi dei professionisti. Questi ultimi sarebbero stati filmati mentre, nei loro studi privati, visitavano i pazienti dopo aver regolarmente timbrato il cartellino attestante la propria presenza all’interno della struttura pubblica.

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L’inchiesta ruota attorno a due filoni investigativi: gare d’appalto “ritoccate” per favorire una ditta piuttosto che un’altra e prestazioni in intramoenia senza il pagamento della quota spettante all’Azienda. Le ipotesi che gli investigatori del Nas e della Guardia di finanza intendono chiarire è che alcune ditte siano state favorite nell’aggiudicazione in cambio di regalie a dipendenti dell’Azienda. Inoltre le indagini mirano ad accertare se aziende farmaceutiche abbiano corrisposto somme di denaro per l’organizzazione di un convegno.
Sul fronte dell’intramoenia gli accertamenti vogliono fare luce sulle modalità con cui veniva svolto il servizio. In particolare, l’ipotesi accusatoria è che i medici avrebbero trattenuto l’intero compenso delle visite private, costringendo anche i pazienti a pagare le visite in contanti per evitare la tracciabilità. I pazienti sarebbero anche stati indotti a sottoporsi a visita specialistica preliminare senza che fosse necessario ma solo intascare il compenso. Irregolarità che, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbero avvenute con la compiacenza degli amministrativi dell’ufficio Alpi dell’ospedale che non sarebbero intervenuti per bloccare la pratica illecita ma anzi, è il sospetto, si sarebbero prodigati per facilitarla.

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