Alcuni, fra i tanti motivi, per cui la Calabria non emerge dalle sabbie mobili

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Le parole di Nicola Morra su Jole Santelli, soprattutto perché defunta e in quanto tale oltretutto impossibilitata a ogni replica, sono inqualificabili; e a mio avviso hanno fatto benissimo altri esponenti/parlamentari del M5S a prenderne vigorosamente le distanze.
Solo che, però, le parole del presidente della Commissione parlamentare antimafia – e di conseguenza l’agro dibattito che ne è scaturito – pongono alcuni “problemini” assolutamente consequenziali.

Jole Santelli ha avuto gli stessi diritti di qualsiasi cittadino italiano, come qualsiasi malato di qualsiasi cosa deve avere. A mio modesto avviso, su altro fronte vale lo stesso per chi sia coinvolto, o perfino condannato con sentenza non irrevocabile (nel momento in cui non gli sia impedito da misure cautelari o norme stile “Severino”).

Il punto però è che poi, a mio modesto avviso, scattano due questioni. Primo: devi informare gli elettori della situazione, e aggiornarli su ogni sviluppo significativo. Con molto rispetto del Biafra, non siamo nel Biafra e servono canali corretti e completi di formazione della volontà di ciascun elettore e del corpo elettorale nel suo complesso. Secondo: se soffri di una grave patologia potresti ben scegliere di tutelare invece la tua privacy sacrosanta, se sei indagato o condannato potresti preferire la riservatezza.

Ma una volta che – in modo molto corretto – scegli invece di candidarti, “e dunque” di dire con chiarezza e sincerità tutto quello che è necessario a chi poi a sua volta dovrà scegliere se votarti o non votarti, è di tutta evidenza che stai simultaneamente autorizzando i tuoi colleghi di partito, i tuoi avversari politici, i media e più in genere l’opinione pubblica a trattare la tua precaria condizione di salute o di Giustizia dal punto di vista strettamente politico-elettorale. Ed è un iter giustissimo; e però, al contempo, non reversibile.
Prendiamo il caso di Jole Santelli. Jole ha deciso di candidarsi; di chiedere lumi al suo oncologo di fiducia, che l’ha ampiamente rassicurata (…); di chiedere un riscontro a Silvio Berlusconi, che le ha detto “Vai!”; ma al contempo Jole ha SCELTO di *non* informare la cittadinanza in modo trasparente e netto delle sue condizioni di salute.

Intanto, questo non va bene, perché avrebbe dovuto invece informare i calabresi, che forse avrebbero potuto riflettere autonomamente sulle possibili conseguenze di un’eventuale consiliatura più breve della regolare durata (invece, purtroppo, è stata fulminea). In seconda battuta, non va bene perché negli ambienti politico-mediatici il suo stato di salute invece era noto eccome. E come ho già avuto modo di scrivere più volte, diversi colleghi di partito hanno avanzato seri dubbi sull’opportunità che lei si candidasse. Quindi, doppio vulnus: la sua malattia è stata ugualmente al centro di un ragionamento “sottotraccia”, al contempo però nulla è stato fatto alla luce del sole, dunque i cittadini calabresi non hanno avuto gli elementi necessari per formarsi un’opinione seria e indipendente anche circa l’opportunità di votare per un Presidente che – com’è puntualmente, purtroppo, accaduto – di lì a poco avrebbe potuto lasciare la vita terrena.
Francamente, credo che lo stesso valga per le questioni di Giustizia e affini.

Solo per fare un esempio, quando l’Antimafia ha bollato Tallini come “impresentabile” nessuno ci ha badato tanto, anche perché era un “semplice” candidato al Consiglio regionale e – soprattutto – perché da questo tipo di statuizione di Palazzo San Macuto non è previsto che derivino conseguenze concrete, sanzioni neanche di carattere politico-elettorale.

Com’è finita, invece, lo sappiamo (e in questo senso, io ritengo che chi stupidamente attaccò Nicola Morra e la Commissione da lui presieduta oggi debba chieder loro scusa pubblicamente).

Certo, nessuno avrebbe potuto pretendere che Tallini informasse gli elettori in anticipo su un’indagine sul suo conto che per il momento neppure era partita, ovviamente. Ma sarebbe stato doveroso che gli “impresentabili” secondo un’alta Istituzione (così come coloro per i quali, ai tempi, erano emersi elementi che ne “sconsigliavano” la candidatura quando le liste elettorali si consegnavano preventivamente in Prefettura…) si presentassero davanti ai cittadini e spiegassero nel modo più semplice e lineare possibile la loro effettiva situazione, le accuse realmente mosse loro per via giudiziaria (ma, a mio avviso, anche in via meno formale) e, ovviamente, i loro reali profili d’estraneità.

Se ci fosse il debito rispetto per *tutte* le Istituzioni, non ci sarebbe neppure un momento in cui “improvvisamente” le cose vanno a rotoli: solo per fare un esempio di stretta attualità, ok, Cotticelli etc. etc., ma nessuno ha mai seriamente stigmatizzato la circostanza che, pur convocato in Commissione regionale di Vigilanza a rendere conto delle cifre “sballate” di Asp e Aziende ospedaliere, il commissario governativo Cotticelli ritenne ripetutamente di non farsi audire e, per la verità, di non rispondere neanche – dimostrando scarsissimo savoir-faire istituzionale… – alle convocazioni.

Più in genere, trattare i cittadini-elettori come esseri decerebrati non-pensanti solitamente, produce un simpatico effetto indesiderato: che anche i loro rappresentanti, molto molto spesso, vengano trattati (…a Catanzaro, a Roma, a Bruxelles…) come avessero tutti l’anello al naso. Trattati cioè come poco significativi, poco rappresentativi, poco credibili, come interlocutori di serie D. Soprattutto, troppo spesso questo offre alibi ridicoli per non operare il dovutissimo “distinguo” in materia di credibilità personale dell’interlocutore politico che il tal assessore regionale o il tal ministro si trova davanti: così, sovente si tende in modo stupido e per noi calabresi assai lesivo a banalizzare, a pensare d’aver davanti “un politico calabrese”, inetto o malvivente “in quanto tale”.
E debbo dire che non mi pare affatto opportuno per l’Italia, ma per la Calabria in particolare vista la sua situazione d’arretratezza socioeconomica che presuppone un livello politico e di rappresentanza *forte*, non in una SINGOLA espressione ma nella sua coralità.

Mario Meliadò