Affetto e applausi a Sanremo per il noto giornalista calabrese Vincenzo Mollica: E’ stato l’ultimo festival

Standing ovation del pubblico del teatro Ariston e della sala stampa per il giornalista calabrese Vincenzo Mollica (originario di Bruzzano Zeffirio, in provincia di Reggio Calabria), definito da Vasco Rossi «la rockstar del Tg1». L’edizione numero 70 del Festival è l’ultima per il giornalista che andrà definitivamente in pensione dopo la breve proroga concessa dalla Rai in occasione dell’importante anniversario della kermesse.
Quello di sabato, serata finale del Festival, è stato l’ultimo “balconcino” di Mollica. Affacciate dal teatro Ariston le più grandi star italiane ed internazionali hanno regalato momenti indimenticabili. Non solo interviste, ma anche saluti alla gente assiepata davanti al teatro e canzoni improvvisate hanno scandito il succedersi dei Festival.
Il Presidente, come lo chiamano affettuosamente i colleghi del Tg1, è sempre stato amato in modo particolare per la sua bontà, per la simpatia e l’ironia, oltre che per la sua immensa cultura nell’ambito dello spettacolo, dalla musica al cinema al fumetto. «Ha un modo unico di raccontare le cose», ha sottolineato in un videomessaggio Stefania Sandrelli dedicando al giornalista “24000 baci”. È stata poi la volta di Vasco: «Sono qui solo per te, per ringraziarti a nome di tutti per la tua passione unica nel raccontare la musica, soprattutto italiana, senza una esterofilia esagerata e con rara sensibilità».
Anche per il Premio Oscar Roberto Benigni Mollica è una star, «un cantante che ha vinto tutto» al quale dedica anche idealmente «la Palma oro del Festival». La festa in teatro si è conclusa con l’abbraccio filiale di Fiorello, al quale Mollica ha fatto da spalla a ‘Viva RaiPlay’ e ‘Viva Asiago 10’ dando voce ad un pupazzo muppet con le sue sembianze.
I festeggiamenti sono poi continuati in sala stampa, dove i colleghi hanno lasciato prontamente le postazioni di lavoro per stringersi in un commosso abbraccio all’amato collega, prima di premiarlo.
«Come direbbe Rosario, mi sono amminchioluto – è stato l’ironico commento di Vincenzo Mollica – mi sono rincoglionito completamente: con quel pò di vista che mi è rimasta, un cazzo, posso dire che me la cavo abbastanza e mi tolgo dai coglioni il 29 febbraio perché vado in pensione. Di sti tempi – ha aggiunto – ho due compagni di viaggio, mister glaucoma che è un figlio de na mignotta, e mister parkinson che mi fa muovere tipo canzone di Celentano anni ’60».
E infine: «Non ho proclami da fare. Il Tg1 è stata la mia casa. Ringrazio le persone con cui ho lavorato e tutti voi che mi avete sempre accolto con un abbraccio. Una delle regole me l’ha insegnata Federico Fellini e vi consiglio di tenerla da conto: ‘Non sbagliare mai il tempo di un addio o di un vaffanculò. Aveva ragione».