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venerdì, 23 Febbraio, 2024
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A Reggio Calabria per i guariti dal covid è un calvario ottenere la certificazione verde

Dalle file per i tamponi a quelle per il green pass. Il nuovo regolamento per le quarantene e le restrizioni, che il Governo ha predisposto per l’ultima fase dello stato di emergenza, dovrebbe semplificare le procedure e soprattutto la vita delle persone, ma nei fatti il sistema appena entrato in vigore è già nel caos. A Reggio, la provincia calabrese dove la curva dei contagi pur in remissione si sta però raffreddando più lentamente (un bollettino di pochi giorni fa registrava qui tre quarti dei morti dell’intera regione), lo scenario delle code davanti a drive in e farmacie dove si effettuano i tamponi antigenici ha lasciato il posto a nutriti capannelli di persone in attesa per ottenere dall’Asp i certificati verdi da guarigione. Se infatti la liberazione dalla quarantena per positivi e contatti stretti non deve più passare dalla convalida degli uffici sanitari locali, il problema non è soltanto poter uscire ma piuttosto conquistare il super green pass oggi necessario in tutti i settori della vita pubblica. E quello che spetta ai guariti deve essere sbloccato dai soggetti autorizzati dal servizio sanitario.

Fino all’ultimo cambio di regole, era il medico di base (lo stesso che “liberava” il paziente attestandone la guarigione con il referto negativo successivo all’isolamento per positività al virus) a fare da tramite e trasmettere i documenti all’Asp. Ma adesso le indicazioni governative sono cambiate e i guariti, che possono autocertificare la negativizzazione, si ritrovano pure l’onere di dover sollecitare gli adempimenti burocratici. Che non sono proprio semplici. Peccato però che un attimo dopo essere sgravati dall’incombenza, i medici di base siano diventati uccel di bosco, non solo negando tassativamente disponibilità a gestire le pratiche del green pass ma volatilizzandosi del tutto. Ripetiamo: i medici non sono più tenuti a questo compito e da parte loro si tratterebbe di semplice volontà di aiutare i loro assistiti – i quali in ogni caso non possono ottenere questo particolare tipo di green pass se i dati che lo giustificano (primo tampone positivo, tampone negativo e certificato che attesta la guarigione) non sono caricati nel database ministeriale, dando il via libera perché il gp sia generato e inviato al titolare. Al portale Polis, come si diceva, hanno accesso solo i soggetti autorizzati (medici e Asl). Ecco perché la defezione dei medici – che a Palermo sono stati persino destinatari di minacce – sta creando disagi e isterie collettive.
Alla gente abbandonata dal proprio medico (a cui basterebbe un clic per avviare l’iter), dopo infinite telefonate senza risposta al centralino Asp non resta che rassegnarsi ad andare di persona allo sportello di via Willermin, dove regna la più totale confusione. La cantilena ripetuta dal personale assediato è “chiedete al medico”, la risposta che rimbalza come un ritornello è “ma dice che non lo fa”. E tra chi non sa quali carte deve presentare e chi dopo ore di fila scopre che gliene manca una alla meta, si inizia ad aspettare la mattina presto e in orario di chiusura capita che si debba andare via a mani vuote perché il tempo è scaduto (un brutto vizio che i reggini memori dell’esperienza dei tamponi nei drive in conoscono bene…)
Non se la passano meglio, ovviamente, gli impiegati del dipartimento di prevenzione, che negli ultimi giorni sono stati destinatari di mail a raffica, che non si riescono ad evadere con efficienza. Il green pass è però un’urgenza, soprattutto adesso che senza la tessera verde non è possibile fare quasi nulla e ad alcune categorie serve per lavoro. Tra contagiati, persone che hanno paura di prendere il virus e guariti che non hanno ancora ottenuto la certificazione, la città dello Stretto sta vivendo un surreale secondo lockdown, che colpisce se si pensa che è il periodo dei saldi e mai si erano visti centri commerciali e corso Garibaldi così vuoti. L’indicazione della nuova normativa è esposta su vetrine e ingressi dei locali, ma le tante notizie contrastanti su chi deve chiedere cosa e sugli effetti economici devastanti di questa ennesima curva pandemica sta esasperando commercianti e ristoratori. In segno di protesta la Confesercenti reggina guidata da Claudio Aloisio ha organizzato per giovedì 10 febbraio una significativa manifestazione: alle ore 19 per dieci minuti saranno chiuse le insegne dei negozi che hanno aderito (parteciperanno anche le associazioni di categoria Ascoa, Confartigianato e Conpait). Insomma, per tutti la strada verso la normalità è ancora in salita.

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Isabella Marchiolo

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