L’Usr vuole mappare i docenti vaccinati prima degli esami ma è contro la privacyi

E’ tempo di ricevere la seconda dose del vaccino antiCovid per il personale della scuola calabrese. Nonostante la nostra regione vanti numeri negativi anche per la categoria dei docenti e Ata vaccinati (a poco più del 43% è stata somministrata la prima dose a fronte degli altri territori, alcuni dei quali toccano il 97%), la finestra temporale entro cui bisogna completare il ciclo per non vanificare l’immunità è ormai alle porte. Dalla prossima settimana inizieranno dunque le convocazioni per questi docenti – e presumibilmente anche il personale in servizio che non aveva aderito alla fase precedente della campagna potrà adesso farlo con la prima iniezione. Anche perché il panico scatenato dal “pasticciaccio” AstraZeneca sta scoraggiando molti degli aventi diritto fuori dal settore scuola: parliamo degli over 50, per i quali in Calabria si sono appena aperte le prenotazioni, ma non tutti sono d’accordo a farsi inoculare il farmaco dell’azienda anglo-svedese battezzato Vaxzevria e in realtà lo stesso del disastro mediatico-scientifico creato da Big Pharma a suon di incertezze e balletti di dati.

Il carico di vaccini atteso domani a Cosenza e indirizzato a varie sedi della Calabria comprende infatti il famigerato Az e quel Johnson & Johnson imputato degli stessi rischi – entrambi destinati ai cinquantenni che non hanno condizioni di fragilità che giustifichino l’attribuzione di Pzifer e Moderna. Da qui una serie di disdette che hanno spinto altre regioni meno timorose, tra cui il Veneto, a chiedere a Calabria, Sicilia e Campania di redistribuire a loro i vaccini rifiutati. Le defezioni non riguardano però il personale scolastico: chi tra docenti e Ata ha avuto la prima dose di AstraZeneca sa infatti che interrompere il ciclo annullerebbe la protezione costringendo a ricominciare tutto daccapo e il ragionamento di tanti è che ormai, superata la prima bufera, tanto vale prendere coraggio e andare fino in fondo.

Così, armati di Tachipirina e trattamenti anticoagulanti, i lavoratori della scuola si preparano alla seconda tornata di vaccinazione. E sulle modalità organizzative gli istituti calabresi sembra stiano facendo un po’ di testa loro. Ci sono infatti scuole che, come avvenuto per la prima somministrazione, ospiteranno i sanitari durante “vax day” collettivi riservati al solo personale negli stessi edifici scolastici. Altre scuole invece hanno prenotato per i propri dipendenti presso strutture vaccinali delle locali Asp, lasciando gli interessati liberi di recarsi dove indicato e nella data fissata. Un correttivo di metodo che non è casuale: come si ricorderà, il primo turno, quando organizzato con elenchi di nominativi inviati all’Asp (su richiesta), aveva sollevato polemiche per violazione della privacy.

Ma quel caso non sarebbe chiuso, anzi. A denunciare un’altra irregolarità è Lucio Ficara, sul portale d’informazione Tecnica della Scuola. Secondo il sindacalista di Fcl-Cgil sarebbe infatti in corso una mappatura (illegittima) del personale scolastico vaccinato, alla quale starebbero contribuendo in modo involontario lavoratori ignari di ledere un diritto di riservatezza. «Alcuni collaboratori dei dirigenti di istituti scolastici calabresi – scrive Ficara – per ottemperare a una richiesta dell’Usr, stanno violando la tutela dei dati personali dei docenti». Il sindacalista prosegue spiegando cosa accade: «Le scuole della regione hanno ricevuto da parte dell’Ufficio scolastico regionale, da circa due giorni, la richiesta di conoscere il numero dei docenti vaccinati e che dovranno fare gli esami di Stato del I ciclo e del II ciclo. Sembrerebbe una monitoraggio di chi si è vaccinato e di chi non si è sottoposto alle dosi del vaccino. Tale richiesta ha sollevato proteste ed ha creato imbarazzo tra i docenti, tanto che i sindacati di categoria stanno chiedendo spiegazioni». Alle scuole sarebbe stata richiesta la compilazione di un modulo Google dove elencare i docenti coinvolti negli esami, suddivisi tra chi ha già completato il ciclo vaccinale, chi ha avuto la prima dose di vaccino, chi si è prenotato per la prima o la seconda dose durante il periodo degli esami e chi non risulterà vaccinato a quella data. L’obiettivo di questa statistica è la necessità di svolgere gli esami conclusivi del I e II ciclo nella massima sicurezza con tutto il personale vaccinato.

I dati devono essere inviati in tempi brevissimi, ma si tratta di una richiesta lecita? Come ricorda Lucio Ficara, in apposite faq il Garante per la tutela dei dati personali si è espresso in modo inequivocabile sul tema: «Alla domanda se il datore di lavoro può chiedere conferma ai propri dipendenti dell’avvenuta vaccinazione, la risposta del Garante è “no”. Il datore di lavoro non può chiedere ai propri dipendenti di fornire informazioni sul proprio stato vaccinale o copia di documenti che comprovino l’avvenuta vaccinazione antiCovid 19. E ciò neppure con il consenso del lavoratore. Infatti, scrive il Garante, “il datore di lavoro non può considerare lecito il trattamento dei dati relativi alla vaccinazione sulla base del consenso dei dipendenti, non potendo il consenso costituire in tal caso una valida condizione di liceità”».

Sempre leggendo tra le faq citate da Lucio Ficara, il datore di lavoro non può chiedere neppure al medico competente i nominativi dei dipendenti vaccinati perché “il medico competente può trattare i dati sanitari dei lavoratori e tra questi, se del caso, le informazioni relative alla vaccinazione, nell’ambito della sorveglianza sanitaria e in sede di verifica dell’idoneità alla mansione specifica”, gli unici che poi al datore di lavoro è dato acquisire.

L’iniziativa dell’Usr calabrese (ma sicuramente legata a istruzioni su base nazionale) di cui dà notizia Ficara appare dunque inopportuna, anche perché all’epoca della prima somministrazione lo stesso ufficio scolastico aveva raccomandato ai dirigenti di non fornire nominativi di lavoratori alle Asp. Adesso però li chiede, contraddicendo quella raccomandazione dettata dalla tutela della privacy.

Isabella Marchiolo