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A 2 anni dalla tragedia di San Pietro Lametino: il ricordo di Stefania, Christian e Nicolò

Sono passati due anni ma il dolore per quelle giovani vite spezzate è rimasto inalterato ed è sempre lì a fare da monito affinchè si faccia tutto il possibile per evitare che altre tragedie come queste abbiano a ripetersi.

Quella sera del 4 ottobre 2018 sulla zona del Lametino si era abbattuto un fortissimo temporale che ha sorpreso Stefania Signore, 30 anni, in auto con i figli Christian di 7 anni e Nicolò di 2, in una strada tra gli uliveti di località “Belle Canne” a San Pietro Lametino, mentre da Curinga stavano tentando di rientrare a casa loro, a Gizzeria.
L’automobile però si è trovata d’improvviso in mezzo ad una piena impetuosa d’acqua che, di fatto, ha bloccato il mezzo. Nel tentativo di mettersi in salvo la giovane mamma ha cercato di portare i due bimbi più lontano possibile dal pericolo cercando di raggiungere a piedi un luogo più sicuro.
In quel momento, purtroppo, un mare di fango e detriti tracimati li ha travolti, trascinandoli per quasi un chilometro. I corpi di Stefania e di Christian furono ritrovati poche ore dopo. Il corpicino di Nicolò venne ritrovato solo dopo otto giorni di ricerche alle quali presero parte centinaia di persone tra forze dell’ordine e volontari.

L’inchiesta aperta dalla Procura della Repubblica di Lamezia Terme, con l’ipotesi di reato di omicidio plurimo, al momento non ha portato ad individuare responsabilità precise sulla tragedia. Di certo, e questo non compete alla magistratura, le condizioni degli argini del Cantagalli sommata alla scarsa manutezione del corso d’acqua ha creato le condizioni ideali affinchè il torrente tracimasse.

Dalle segnalazioni che abbiamo ricevuto in redazione anche in questi giorni, la situazione dei corsi d’acqua e delle aree limitrofe non sono rassicuranti. Calabrianews, nei giorni scorsi, ha pubblicato anche un articolo con specifico riferimento alla situazione del torrente Turrina che dista, in linea d’area, poche centinaia di metri dal luogo della tragedia. Alla data attuale poco o nulla è stato fatto per ripristinare l’alveo del fiume che risulta ancora pieno di detriti e vegetazione arborea. Le aziende della vasta area industriale ancora ricordano i danni subiti sempre nel 2018 ed hanno più volte inviato comunicazioni ufficiali anche tramite pec a Protezione civile, Corap, Calabria verde, Regione Calabria, Prefettura di Catanzaro, ma nessuna risposta è arrivata.

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Un dolore immane, una tragedia che coinvolse tutta l’Italia, oltre tre mila i partecipanti all’ultimo saluto ai tre angeli. Una vicenda piena di ombre sulla quale da poco si sono chiuse le indagini. Perché se sin da subito si parlò di Torrente Cantagalli esondato, tanti sono gli aspetti da chiarire, ecco perché la Procura ha aperto un fascicolo per omicidio plurimo. Una verità attesa da tutti e, in particolare, da Angelo, un padre coraggioso che in pochi attimi ha perso tutto quello che aveva e che si spende per non fare dimenticare i suoi tre angeli ma anche per sensibilizzare sul dissesto idrogeologico.