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Agguato nella notte a Cassano allo Ionio, uccisa Silvana Sibarelli: i killer volevano colpire il marito

Nella notte tra venerdì e sabato, la contrada ‘Lattughelle’ di Cassano allo Ionio (CS) è stata teatro di un agguato mortale. Silvana Sibarelli, 60 anni, è stata uccisa a colpi d’arma da fuoco davanti alla propria abitazione. Secondo le prime ricostruzioni investigative, il vero obiettivo dei sicari sarebbe stato il marito, Damiano Pepe, 64 anni, noto esponente della criminalità organizzata. L’agguato si è consumato intorno alla mezzanotte, quando Pepe stava rientrando a casa in automobile. I killer lo avrebbero raggiunto e colpito alle spalle, facendolo cadere a terra. La moglie, allarmata dagli spari, sarebbe uscita dall’abitazione per capire cosa stesse accadendo, finendo a sua volta nel mirino degli aggressori. Per lei non c’è stato nulla da fare.

Pepe è stato soccorso dal personale del 118 e trasportato inizialmente all’ospedale di Corigliano-Rossano, dove è stato sottoposto a un intervento chirurgico d’urgenza. Successivamente è stato trasferito all’ospedale Annunziata di Cosenza. Le sue condizioni, secondo le prime informazioni, non sarebbero tali da far temere per la vita. L’uomo è attualmente piantonato dai carabinieri. Le indagini sono condotte dai militari della Compagnia di Cassano allo Ionio, sotto il coordinamento della Procura di Castrovillari, con il previsto passaggio alla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. La testimonianza del 64enne potrebbe rivelarsi fondamentale per ricostruire la dinamica dell’agguato e identificare i responsabili.

La vicenda si inserisce in un contesto segnato da precedenti legami con la criminalità organizzata. Pepe, tornato in libertà nel 2019 dopo oltre 26 anni di carcere per associazione mafiosa e omicidio, è fratello di Eduardo Pepe, assassinato nel 2002 insieme a Fioravante Abbruzzese. Quest’ultimo era suocero di Nicola Abbruzzese, detto “Semiasse”, considerato ai vertici dell’omonima famiglia criminale e attualmente detenuto. La contrada Lattughelle, già finita sotto i riflettori nei mesi scorsi a causa dell’alluvione provocata dallo straripamento del fiume Crati, si ritrova ora al centro di un grave fatto di sangue che riaccende l’attenzione sulla criminalità nel territorio.