«Non escludo che qualche esponente della ‘ndrangheta possa tentare di mettersi alla guida delle proteste, ma questo non significa che le manifestazioni siano organizzate dalla criminalità organizzata». È il messaggio lanciato dal procuratore della Repubblica di Napoli, Nicola Gratteri, intervenuto a Vibo Valentia in occasione del Festival del Sud, durante la presentazione del suo ultimo libro, Come radici. Una storia sulle seconde possibilità.
Gratteri ha invitato a non generalizzare e a distinguere eventuali infiltrazioni criminali dalla natura delle proteste. Per spiegare il concetto, ha richiamato l’esempio di una manifestazione studentesca a Milano: la presenza di 50 o 60 delinquenti che si rendessero protagonisti di devastazioni non autorizzerebbe a definire delinquenti tutti gli studenti, né a sostenere che la protesta sia nata con l’obiettivo di provocare disordini.
«Vorrei che non si facessero analisi tagliate con l’accetta», ha sottolineato il magistrato, ribadendo che non è possibile attribuire alle mafie la regia delle manifestazioni senza elementi concreti.
«Ho visto persone perbene protestare»
Nel suo intervento, Gratteri ha raccontato di aver visto ai presidi «gente pulita, gente normale» scendere in strada per manifestare il proprio disagio. Con il passare del tempo, alle proteste si sono uniti anche gli autotrasportatori e altri cittadini, fino a rendere la mobilitazione abbastanza rilevante da attirare l’attenzione dei telegiornali nazionali, anche a causa degli scaffali vuoti e delle difficoltà nelle forniture di carburante.
Il procuratore ha precisato di non essere attualmente in grado di stabilire se all’interno delle manifestazioni siano presenti esponenti della ‘ndrangheta. Eventuali sospetti, ha spiegato, devono essere verificati attraverso le indagini della Procura e della polizia giudiziaria. La possibile presenza di singoli soggetti criminali, tuttavia, non può diventare la prova che l’intera mobilitazione sia riconducibile alle organizzazioni mafiose.
Il caro gasolio e le difficoltà degli agricoltori
Gratteri ha inoltre definito la protesta «democratica, legittima», sottolineando le ragioni economiche che hanno spinto agricoltori e lavoratori a scendere in strada. Al centro della mobilitazione c’è soprattutto l’aumento dei costi del carburante agricolo: secondo quanto riferito dal magistrato, il gasolio veniva acquistato a 1,05 euro al litro nel gennaio 2026, mentre oggi il prezzo sarebbe raddoppiato.
A fronte di costi in forte crescita, i ricavi derivanti dalla vendita di ortaggi e agrumi non sarebbero aumentati nella stessa misura, mettendo a rischio la sostenibilità economica delle aziende agricole. A questo si aggiungono le possibili perdite causate dagli eventi atmosferici, che possono compromettere raccolti e guadagni.
«Bisogna conoscere il mondo dell’agricoltura, non basta sbuffare per i disagi», ha affermato Gratteri, invitando a considerare il peso che queste difficoltà hanno sulla vita quotidiana di intere famiglie, spesso legate alla terra da generazioni.
Il messaggio conclusivo del magistrato è un invito alla prudenza e alla comprensione: le eventuali responsabilità individuali vanno accertate, ma non possono essere utilizzate per screditare un’intera protesta né per ignorare le difficoltà reali di chi manifesta.

