Maxi operazione della Guardia di Finanza tra Milano, Monza Brianza, Spagna e Svizzera contro una presunta rete criminale dedita al riciclaggio internazionale, alle frodi fiscali e ad altri gravi reati. Sono 30 gli indagati raggiunti da misure cautelari personali: 16 destinatari della custodia in carcere e 14 agli arresti domiciliari. Disposto anche un sequestro preventivo d’urgenza per oltre 21 milioni di euro. L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Milano in raccordo con la Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, è stata condotta dai finanzieri dei Comandi provinciali di Milano e Monza Brianza, con il supporto del Servizio centrale d’investigazione sulla criminalità organizzata e del Nucleo speciale repressione frodi tecnologiche. Tra i destinatari delle misure cautelari figurano anche un ispettore della Guardia di Finanza, accusato di corruzione, un avvocato milanese e un autista dell’ufficio del giudice per le indagini preliminari di Milano, già coinvolto in un’altra inchiesta. Quest’ultimo, posto agli arresti domiciliari, è accusato di accesso abusivo a sistema informatico.
L’ispettore accusato di corruzione
Secondo quanto emerge dall’ordinanza firmata dal gip Luca Milani, il finanziere avrebbe ricevuto 3.000 euro in contanti da un cittadino cinese, anch’egli coinvolto nell’indagine e finito in carcere, in cambio di informazioni riservate sulla posizione debitoria del suocero nei confronti dell’erario. Il militare, secondo l’ipotesi accusatoria, si sarebbe inoltre offerto di intervenire per risolvere la situazione debitoria, prospettando la possibilità di cancellare le pendenze fiscali e di fornire ulteriori informazioni su altri operatori economici. I fatti contestati si sarebbero verificati tra maggio e settembre 2025.
Arresti anche in Spagna e Svizzera
Le operazioni sono in corso anche in Spagna e in Svizzera, mentre perquisizioni vengono eseguite in diverse province italiane. In campo oltre 350 militari della Guardia di Finanza, affiancati da reparti specializzati e dalla componente Antiterrorismo Pronto Impiego. Le attività all’estero sono condotte con il supporto dell’unità I-Can (Interpol Cooperation Against ‘Ndrangheta) e in collaborazione con gli esperti per la sicurezza della Direzione centrale della Polizia criminale presenti a Madrid e Berna. Nel corso dell’operazione sono in corso sequestri di contanti, conti correnti, criptovalute, automobili, imbarcazioni, gioielli, orologi di lusso e macchinette conta-soldi. Sono altresì in corso perquisizioni in varie provincie italiane (Milano, Monza Brianza, Brescia, Como, Lecco, Bergamo, Varese, Pavia, Torino, Vercelli, Biella, Alessandria, Parma, Modena, Mantova, Prato, Firenze, Bari, Brindisi, Reggio Calabria, Crotone, Lamezia Terme, Napoli, Salerno, Caserta, Foggia). Nel corso delle attività anche il sequestro di denaro contante, conti correnti, criptovalute, autovetture, imbarcazioni, gioielli, orologi di lusso nonché macchinette conta soldi.
La rete criminale e i 110 milioni di fatture false
L’indagine avrebbe permesso di ricostruire un articolato sistema finanziario clandestino, ritenuto dagli investigatori al servizio di esponenti della ‘ndrangheta, della camorra e della cosiddetta Quarta mafia. Al centro dell’inchiesta ci sarebbe una struttura utilizzata per il riciclaggio internazionale di denaro, le frodi fiscali, i reati fallimentari, il traffico di stupefacenti e i reati in materia di armi. Gli investigatori contestano, tra l’altro, l’emissione di oltre 110 milioni di euro in fatture false e operazioni di riciclaggio internazionale per 68 milioni di euro attraverso le criptovalute.
Come funzionava la “banca occulta”
Il sistema si articolava in quattro fasi: raccolta del denaro contante, emissione di fatture per operazioni inesistenti, restituzione delle somme e riciclaggio dei proventi. Secondo la ricostruzione investigativa, due cittadini cinesi avrebbero raccolto denaro, in gran parte riconducibile a illeciti tributari, mentre un uomo di origine calabrese avrebbe consegnato, anche attraverso propri collaboratori incaricati del trasporto del denaro, oltre 5 milioni di euro in contanti provenienti dal traffico di stupefacenti. In cambio delle somme ricevute, la rete avrebbe messo a disposizione dei fornitori di contante un controvalore in criptovalute oppure disposto bonifici verso conti situati in Asia, Canada e Sud America.
Un ruolo fondamentale sarebbe stato svolto dalle cosiddette “cartiere”, società fittizie intestate a prestanome e formalmente localizzate soprattutto in Lombardia e Campania. Queste imprese avrebbero emesso fatture false a favore di società operanti nei settori dell’edilizia, della logistica e dei servizi, consentendo alle aziende coinvolte di ridurre artificialmente il reddito imponibile. Il meccanismo prevedeva che, dopo il pagamento delle fatture tramite bonifico, la struttura finanziaria restituisse alle società utilizzatrici il denaro versato, prelevandolo dalle disponibilità in contanti raccolte. In questo modo, le imprese ottenevano la disponibilità delle somme originarie, al netto di una commissione compresa tra il 2% e il 5%, pagata per il servizio illecito di intermediazione finanziaria.
Il sistema si sarebbe infine completato attraverso il fallimento delle società coinvolte e la creazione di nuove imprese riconducibili alla stessa rete, con l’obiettivo di proseguire le attività fraudolente e ostacolare la ricostruzione dei flussi finanziari. L’operazione punta così a colpire una struttura che, secondo gli inquirenti, avrebbe garantito liquidità e strumenti di riciclaggio a diversi circuiti della criminalità organizzata, sfruttando società di comodo, trasferimenti internazionali e criptovalute. Le responsabilità delle persone coinvolte dovranno essere accertate nelle successive fasi del procedimento, nel rispetto della presunzione di innocenza.

