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Grandinetti, la Regione risponda: l’ospedale di Lamezia è davvero uno Spoke o lo è soltanto sulla carta?

Chiedo alla Regione Calabria e all’Asp di Catanzaro di presentare pubblicamente, reparto per reparto, la situazione effettiva dell’ospedale “Giovanni Paolo II” di Lamezia Terme: Quanti medici, infermieri, operatori e tecnici sono previsti e quanti sono realmente in servizio;

Quali reparti garantiscono tutte le attività e le turnazioni previste; Quali prestazioni sono sospese, ridotte o assicurate soltanto parzialmente; Quali apparecchiature sono operative e con quali tempi di utilizzo; Quanti pazienti vengono trasferiti a Catanzaro o fuori regione per prestazioni che uno Spoke dovrebbe garantire; Quali assunzioni sono state programmate e con quali scadenze verificabili.

Sono domande semplici, alle quali i cittadini hanno diritto di ricevere risposte altrettanto semplici, precise e documentate. La battaglia per l’emodinamica H24 rimane giusta e deve continuare. Sono stati spesi circa due milioni di euro di denaro pubblico, la sala è pronta dal 2023 e troppe promesse sono rimaste senza seguito. Ma l’emodinamica non deve distrarci dal problema più ampio a meno che non sia il vero disegno di chi vuole  fare rimanere il nostro ospedale uno spoke di serie B. La domanda è: il “Giovanni Paolo II” riesce oggi a svolgere pienamente tutte le funzioni che spettano a un vero ospedale Spoke?

Il Decreto ministeriale n. 70 del 2015 prevede per un presidio ospedaliero di primo livello Medicina interna, Chirurgia generale, Anestesia e Rianimazione, Ortopedia e Traumatologia, Pediatria, Cardiologia con UTIC, Neurologia, Psichiatria, Oncologia, Oculistica, Otorinolaringoiatria, Urologia e gli altri servizi necessari, con diagnostica e assistenza disponibili secondo gli standard previsti.

Non basta, però, che questi reparti compaiano sulla carta o su un organigramma. Devono funzionare realmente, con personale sufficiente, turnazioni complete, posti letto, attrezzature operative e prestazioni garantite. Premesso che per me è stato un crimine non far diventare Hub Lamezia Terme ma mi chiedo a cosa serve chiamare una struttura “Spoke” se poi un cittadino, anche per una patologia che dovrebbe essere diagnosticata e curata a Lamezia, è costretto a raggiungere Catanzaro o ad andare fuori regione?

Il caso di Urologia è emblematico. Si tratta di un reparto importante, da tempo punto di riferimento anche oltre il comprensorio, ma le carenze di personale hanno messo in difficoltà turnazioni, reperibilità e continuità dell’assistenza. Problemi di organico sono stati segnalati anche nel blocco operatorio, in Pediatria, Neurologia e Nefrologia.

Non possiamo occuparci soltanto delle grandi emergenze e dimenticare la sanità quotidiana cioè quelle di tutti i giorni come una visita, un esame diagnostico, un intervento chirurgico, la cura di un bambino, di una persona anziana o di un malato cronico.

È soprattutto qui che si misura il diritto alla salute. Chi dispone di denaro può rivolgersi a una struttura privata, raggiungere un’altra città o sostenere le spese di un viaggio fuori regione. Una pensionata sola, una famiglia monoreddito, una persona con disabilità o un lavoratore precario spesso non possono farlo. Quando un servizio pubblico viene ridotto o non funziona, non siamo tutti colpiti allo stesso modo. A pagare il prezzo più alto sono sempre i più deboli.

Per questo difendere il “Giovanni Paolo II” è Lamezia  Terme significa difendere innanzitutto loro. Significa impedire che il diritto alla cura diventi un privilegio riservato a chi può permetterselo. L’emodinamica H24 resta un servizio prezioso e salvavita, che continuiamo giustamente a rivendicare. Ma le fondamenta della sanità sono anche i reparti efficienti, il personale sufficiente, il Pronto soccorso, la diagnostica, le sale operatorie e una rete territoriale capace di assistere le persone prima e dopo il ricovero.

Un cittadino deve poter entrare nel “Giovanni Paolo II” sapendo che le patologie compatibili con un ospedale di primo livello saranno diagnosticate e curate lì. Il trasferimento verso un Hub deve essere determinato dall’effettiva complessità clinica, non dalla mancanza di personale, da un’apparecchiatura inutilizzabile o da un turno che non si riesce a coprire.

Negli ultimi anni sono stati compiuti anche interventi positivi come la nuova TAC nel Pronto soccorso, i nuovi posti di Terapia intensiva e l’introduzione della chirurgia robotica. Ma le tecnologie, senza medici, infermieri e tecnici in numero adeguato, rischiano di diventare ottime apparecchiature utilizzate soltanto parzialmente.

Non chiediamo quindi altre inaugurazioni o annunci. Chiediamo un’operazione di verità sulla situazione del nostro ospedale e un cronoprogramma pubblico, reparto per reparto, con assunzioni, interventi e scadenze verificabili. Non dobbiamo scegliere tra l’emodinamica H24 e il rafforzamento dello Spoke. Dobbiamo chiedere entrambe le cose per come Lamezia Terme meriterebbe. Se la legge elettorale prevedesse l’inserimento delle preferenze, i nostri potenti si comporterebbero ancora così? 

L’assemblea pubblica che stiamo lanciando a tutti i partiti e movimenti  come “L.A.M.E.T.I.A. e non solo” per le prime settimane di settembre dovrà partire da queste domande e dalla difesa di chi ha meno voce, meno mezzi e meno possibilità di curarsi altrove. Perché la sanità pubblica o protegge prima di tutto i più deboli, oppure perde la sua ragione più profonda di esistere.

Francesco Grandinetti, già presidente PD Lamezia, area L.A.M.E.T.I.A. e non solo