(Adnkronos) – “Il virus dell’Herpes Zoster non ha una stagionalità netta e dobbiamo considerarlo un rischio potenziale durante tutto l’anno. Alcuni studi hanno osservato un aumento dei casi nei mesi più caldi, ma non conosciamo ancora con certezza i meccanismi. Quello che sappiamo è che il virus rimane latente nell’organismo dopo la varicella e può riattivarsi quando si riduce la capacità del sistema immunitario di tenerlo sotto controllo, soprattutto con l’avanzare dell’età o in presenza di condizioni di immunodepressione”. Così Tecla Mastronuzzi, medico di medicina generale e responsabile macroarea prevenzione della Società italiana di medicina generale e delle cure primarie (Simg) interviene sulla patologia che in Italia, ogni anno, colpisce oltre 200mila persone. Non si tratta di una patologia particolarmente contagiosa. “Il virus è presente nel liquido delle vescicole e può essere trasmesso attraverso il contatto diretto con le lesioni – chiarisce Mastronuzzi – Una persona che non ha mai avuto la varicella e non è vaccinata può contrarre il virus e sviluppare la varicella, non il Fuoco di Sant’Antonio. In ogni caso abbiamo uno strumento per prevenirlo, estremamente efficace, che è il vaccino. Sono 2 dosi che si fanno a distanza di 2-6 mesi, che proponiamo attivamente e gratuitamente a tutti i pazienti a partire dai 65 anni e comunque a partire dai 18 anni per chi presenta specifiche condizioni di rischio: diabete, patologie cardiovascolari, bronchite cronica, asma, pazienti oncologici o che seguono terapie immunosoppressive, come accade in molti con patologie reumatologiche, gastroenterologiche o dermatologiche”. In generale, “al compimento dei 65 anni, o dopo una diagnosi di diabete, sarebbe utile parlare con il medico delle possibilità di prevenzione che la medicina offre, tra cui le vaccinazioni – suggerisce Mastronuzzi – La vaccinazione è possibile anche dopo il primo episodio di Herpes zoster, anzi, è una delle indicazioni poste dal ministero. Il Fuoco di Sant'Antonio, infatti, è una condizione spiacevole non solo nell'acuto: il dolore delle 2-3 settimane della malattia può proseguire per mesi, anche anni. La malattia è stata inoltre associata a un aumento del rischio di alcune complicanze neurologiche e cardiovascolari: un motivo ulteriore per prevenirla quando possibile con la vaccinazione che – precisa – utilizza un vaccino ricombinante adiuvato, quindi non vivo, che può essere utilizzato anche nelle persone immunodepresse”. Proprio per questo la “prossimità è un elemento decisivo – sottolinea Mastronuzzi – Non basta, infatti, che esista un buon vaccino, non basta che il vaccino sia raccomandato, non basta parlarne col paziente, non basta neppure superare l'esitazione vaccinale. In realtà abbiamo bisogno che i pazienti riescano ad arrivare concretamente alla vaccinazione. Da questo punto di vista la farmacia dei servizi rappresenta un'opportunità per la sua diffusione capillare e facilità di accesso. È chiaro che tutto questo deve essere in una rete che funziona e in cui ognuno sappia qual è il suo compito. Individuare la necessità di effettuare la vaccinazione per lo Zoster – conclude – continua a essere un compito del medico”.
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