Spettabile Redazione di Calabrianews.it,
vi scrivo mossa da un profondo senso di amarezza, ma anche dal bisogno urgente di dare voce a una realtà invisibile eppure sotto gli occhi di tutti. Mi trovo temporaneamente a Scalea per poter stare vicina ai miei nonni e accompagnarli al mare. Sono una ragazza giovane, dinamica, e la voglia di mettermi in gioco e lavorare di certo non mi manca. Mi è bastata però una semplice passeggiata tra le stradine della città per scontrarmi con una realtà dolorosa e avvilente. In questa stagione estiva non si cercano lavoratori stagionali desiderosi di darsi da fare; si cercano, purtroppo, persone da sfruttare come schiavi. La scusa è sempre la solita, ripetuta come un mantra giustificativo: “Questo è l’unico periodo dell’anno in cui si lavora”.
Le proposte di impiego che ho ricevuto seguono tutte lo stesso identico copione: Orari estenuanti: turni che iniziano alle 15:00 e si protraggono fino alle 2:00 o le 3:00 del mattino (e spesso anche oltre, perché la chiusura reale “dipende dalla clientela”).
Zero riposo: un impegno richiesto di 7 giorni su 7, senza alcun giorno di riposo settimanale garantito. Paghe da fame: un compenso orario che oscilla tra i 3,80 € e, nella migliore delle ipotesi, i 4,30 € all’ora. Si sente spesso ripetere nel dibattito pubblico che “i giovani di oggi non hanno voglia di lavorare” o che dovremmo “abbassare la testa” e accontentarci. Ma accettare queste condizioni non significa fare gavetta: significa legittimare uno scempio che calpesta la dignità umana e i diritti più basilari dei lavoratori. La colpa, in fondo, è anche di chi per necessità o rassegnazione non denuncia, permettendo a questo sistema di perpetuarsi.
Come giovani, ci troviamo davanti a un bivio drammatico: piegarci allo sfruttamento o andarcene. Guardando a queste dinamiche, non riesco a vedere un futuro per la mia generazione sul nostro territorio, e questa è una consapevolezza che fa sinceramente paura. Spero che questa mia testimonianza possa servire a tenere accesi i riflettori su un problema strutturale che non riguarda solo me, ma tantissimi ragazzi che meritano un futuro basato sul rispetto e sul lavoro dignitoso.
Vi ringrazio per lo spazio e l’attenzione che vorrete dedicarmi.
(Lettera firmata)

