HomeCalabriaGuzzi (Unilavoro Pmi): Caregiver, le colonne silenziose del welfare italiano

Guzzi (Unilavoro Pmi): Caregiver, le colonne silenziose del welfare italiano

Per anni il riconoscimento dei caregiver familiari è rimasto al centro del dibattito politico senza arrivare a una normativa organica. Decine di proposte di legge sono state presentate in Parlamento con l’obiettivo di garantire maggiori tutele, sostegni economici e diritti a chi assiste quotidianamente un familiare non autosufficiente. Nel 2026 il Governo ha approvato un Disegno di legge che punta a riconoscere ufficialmente la figura del caregiver familiare, introducendo nuove forme di tutela e un contributo economico destinato ai casi di maggiore impegno assistenziale. Il provvedimento rappresenta un primo passo verso il riconoscimento di un ruolo fondamentale per milioni di italiani, soprattutto donne, che per anni hanno sostenuto sulle proprie spalle il peso dell’assistenza senza un adeguato supporto da parte delle istituzioni. A sottolinearlo, Sebastiano Guzzi, Vice Presidente Nazionale Unilavoro Pmi, a parere del quale “l’assenza di una tutela giuridica organica del caregiver familiare viola, infatti, gli obblighi assunti con la ratifica della Convenzione ONU del 2026. Ovviamente, siamo in presenza di una proposta di legge che deve ancora affrontare tutto l’iter di approvazione in Parlamento. Il DDL prevede un sistema strutturato che istituzionalizza la figura del caregiver: riconoscimento ufficiale, sostegno economico, profili di cura, coinvolgimento assistenziale. Un percorso utile al riconoscimento giuridico di una figura essenziale e dignitosa. Sono milioni le donne che ogni giorno si prendono cura di genitori anziani, coniugi malati, figli con disabilità o familiari non autosufficienti. Un impegno spesso svolto nell’ombra, senza riconoscimento economico e con pesanti conseguenze sulla vita personale e professionale. In Italia il ruolo di caregiver ricade ancora prevalentemente sulle donne. Molte di loro, continua l’imprenditore lametino, lavorano a tempo pieno e, una volta terminata la giornata in ufficio, iniziano un secondo turno fatto di assistenza, cure, accompagnamenti a visite mediche e gestione della casa. Un carico che lascia poco spazio al riposo, al tempo libero e alla propria salute”.

“Le statistiche mostrano – prosegue Guzzi – come le donne caregiver siano costrette più frequentemente a ridurre l’orario di lavoro, rinunciare a opportunità di carriera o addirittura lasciare l’occupazione per assistere un familiare. Le conseguenze economiche possono durare per anni, incidendo sul reddito e sulla futura pensione. Ma il prezzo più alto è spesso quello psicologico. Stress, ansia, isolamento sociale e stanchezza cronica sono condizioni comuni tra chi presta assistenza continuativa. Molte caregiver raccontano di sentirsi sole e invisibili, nonostante il loro contributo sia fondamentale per il funzionamento del sistema di assistenza del Paese.  Gli esperti sottolineano la necessità di maggiori tutele: servizi territoriali più efficienti, sostegni economici adeguati, percorsi di supporto psicologico e misure che consentano di conciliare lavoro e cura familiare”.

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Senza questi interventi, il rischio è che il peso dell’assistenza continui a gravare quasi esclusivamente sulle spalle delle donne. Dietro ogni persona assistita-  conclude Sebastiano Guzzi -, ci sono spesso donne che rinunciano a una parte della loro vita per garantire dignità e cura a chi ne ha bisogno. Sono le caregiver invisibili: presenze silenziose ma fondamentali, che oggi chiedono non solo riconoscimento, ma anche tutele concrete, sostegno adeguato e il pieno riconoscimento dei propri diritti”.

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