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Catanzaro, il ricordo della strage di Capaci nelle parole di Gaspare Cervello caposcorta di Falcone

“Vidi all’improvviso pezzi di autostrada che volavano e non riuscivo a capire cosa stesse accadendo”. E’ il ricordo di Gaspare Cervello (nella foto), caposcorta del giudice Giovanni Falcone e uno dei sopravvissuti alla strage di Capaci. Proprio questa testimonianza e il dovere morale del ricordo, a distanza di 34 anni da quel tragico 23 maggio 1992, è stato il fulcro del convegno “Semi di Memoria, Frutti di Legalità: il ricordo del Reparto Scorte di Palermo ai giovani di oggi“. L’iniziativa, promossa dal Polo Liceale Siciliani-De Nobili di Catanzaro, diretto da Filomena Rita Folino, si è tenuta stamani nel Chiostro della Procura della Repubblica.

La nostra macchina – ha proseguito Cervello – fu comunque colpita dall’onda d’urto e iniziarono a caderci addosso calcinacci, pezzi di asfalto. Io uscii dall’auto per primo e mi precipitai verso l’auto di Falcone che era nella voragine. Non mi venne di chiamarlo dottore come facevo sempre, pronunciai due volte il suo nome: ‘Giovanni, Giovanni’. Lui si voltò e mi guardò con uno sguardo spento, come se mi volesse dire che anche per lui era arrivata la fine, ma non riuscì a dirmi niente.
Cominciarono ad arrivare altre persone e io accanto all’auto di Falcone urlavo a chiunque di allontanarsi perché non li conoscevo, non sapevo chi fossero. Alcuni dicevano che erano della Squadra mobile ma io con la pistola puntata risposi che se non veniva qualcuno in divisa che conoscevo, non avrei abbassato l’arma. Poi arrivò un collega che conoscevo. Solo allora abbassai l’arma e mi allontanai”.  Ai lavori, moderati dal giornalista della Gazzetta del Sud Giuseppe Mercurio e dalla pm e componente la Giunta esecutiva Anm di Catanzaro Rosaria Multaris, sono intervenuti i magistrati Irene Crea, Corrado Cubellotti e Annamaria Frustaci, insieme al giudice Giovanni Strangis, presidente Ges Anm.
Al centro dell’iniziativa il confronto diretto tra gli studenti e gli uomini dei reparti scorte. Oltre a Cervello, ha offerto la sua testimonianza il caposcorta di Paolo Borsellino, Benedetto Marsala. “Quello che potevamo recepire e capire nello stesso tempo, nello stato d’animo del procuratore Paolo Borsellino era troppo pensieroso e troppo preso dal lavoro che gli mancava il tempo” ha detto. Alla fine i ragazzi della 4 AA, indirizzo artistico, hanno donato due dipinti che saranno collocati nello studio di Falcone, ora chiamato il “bunkerino”.
(Ansa)

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