Secondo gli ultimi dati diffusi da ISTAT e dalle principali organizzazioni internazionali, le donne continuano a sostenere il peso maggiore del lavoro domestico e di cura familiare. A livello globale, infatti, le donne svolgono almeno 2,5 volte più lavoro domestico non retribuito rispetto agli uomini: cucinare, pulire, occuparsi dei figli, assistere anziani e familiari. Un impegno invisibile ma fondamentale per il funzionamento della società e dell’economia. L’ultimo rapporto ISTAT restituisce il quadro di una profonda e persistente asimmetria di genere che continua a suscitare forte preoccupazione sociale, evidenziando quanto il traguardo di una piena ed effettiva uguaglianza tra uomini e donne sia ancora distante, soprattutto nella ripartizione del lavoro domestico e delle responsabilità di cura familiare. A sottolinearlo, Sebastiano Guzzi, Vice Presidente Nazionale Unilavoro Pmi, il quale evidenzia come questo squilibrio produca quello che gli esperti definiscono “doppio carico”: molte donne, rimarca l’imprenditore lametino, oltre all’occupazione lavorativa, devono affrontare una seconda giornata fatta di faccende domestiche e responsabilità familiari.
Una condizione che incide profondamente sulla qualità della vita, sul tempo libero e sulle opportunità professionali. Le conseguenze sono evidenti anche nel mondo del lavoro. Il maggiore peso delle attività di cura contribuisce ad alimentare il gender gap, cioè il divario tra uomini e donne in termini di occupazione, stipendi e possibilità di carriera. Molte lavoratrici sono costrette a ridurre le ore di lavoro, rinunciare a incarichi di responsabilità o interrompere temporaneamente la carriera per dedicarsi alla famiglia. In Italia il fenomeno resta particolarmente marcato. Nonostante i cambiamenti culturali degli ultimi anni, la distribuzione dei compiti domestici continua a essere fortemente sbilanciata. Le donne dedicano quotidianamente molte più ore rispetto agli uomini alle attività non retribuite, mentre la partecipazione maschile alla cura della casa e dei figli cresce lentamente. Gli esperti sottolineano che il problema non riguarda soltanto la sfera privata, ma rappresenta una questione economica e sociale. Una più equa divisione del lavoro domestico, continua Guzzi, potrebbe favorire una maggiore partecipazione femminile al mercato del lavoro, aumentare l’autonomia economica delle donne e ridurre le disuguaglianze di genere.
Per affrontare il problema, secondo sociologi ed economisti, servono politiche concrete: congedi parentali più equilibrati, servizi per l’infanzia accessibili, maggiore flessibilità lavorativa e una trasformazione culturale che promuova la condivisione delle responsabilità familiari. Il lavoro domestico non retribuito resta dunque uno dei principali ostacoli alla piena parità tra uomini e donne. E finché il peso della cura continuerà a gravare soprattutto sulle donne, conclude Guzzi, il gender gap sarà destinato a rimanere una realtà difficile da superare.


















