Presso il salone della parrocchia “Beata Maria Vergine Addolorata” di Lamezia Terme si è tenuto un convegno di particolare interesse sul disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) nell’ambiente scolastico e familiare. L’incontro, introdotto dai saluti del parroco Don Emanuele Gigliotti e presentato da Paola Muraca, è stato guidato dal Professore Marco Santilli, uno dei più grandi esperti di pedagogia e disturbi del comportamento, il quale ha descritto dettagliatamente il disturbo nelle sue particolari caratteristiche, mettendo in luce i punti critici con l’obiettivo di fornire soluzioni efficaci a gestirlo. Durante l’incontro il professore ha descritto l’ADHD come un “disturbo emotivo e cognitivo con incapacità di regolazione delle emozioni”.
Questo fenomeno non riguarda le abilità cognitive, bensì la soglia dell’attenzione, ed è tipico di chi non riesce ad organizzare la propria intelligenza. Non esiste un test diagnosi dell’ADHD: per rilevarlo, soprattutto nei bambini, è necessario osservare a lungo termine i diversi comportamenti reiterati nel tempo, in seguito lo specialista formulerà la diagnosi. Il professore definisce l’ADHD come un “disturbo che si annoia”, specificando come questo si nutra di tutti gli stimoli capaci di allontanarlo dalla noia. Quali sono i segnali da considerare? Apparentemente, il disturbo sembrerebbe riguardare la maggioranza delle persone, ma il professore elenca una serie di comportamenti indice di ADHD che devono coesistere ed essere presenti in tutti gli ambienti: scoordinazione nei movimenti, lentezza ad iniziare un compito, difficoltà ad iniziare nuove attività, sbalzi d’umore e reazioni eccessive.
Esistono strategie pratiche per gestire il disturbo? Il professore, soffermandosi sui bambini, consiglia di metodi efficaci per ridimensionare l’ADHD: lasciare al bambino dei minuti di pausa durante un compito, impegnarlo per poco tempo in un’attività diversa, ridurre i compiti a concetti più semplici. Infine, il professore suggerisce di collaborare in tutti gli ambienti per costruire un’educazione ed un organizzazione funzionali al disturbo.


















