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martedì, 14 Aprile, 2026
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VIDEO-Reggio, infiltrazioni ‘ndrangheta in edilizia: 6 imprese in amministrazione giudiziaria

Il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria ha dato esecuzione all’applicazione della misura di prevenzione dell’amministrazione giudiziaria nei confronti di sei imprese con sede in Calabria e nel Lazio, facenti capo a un imprenditore risultato in stretti rapporti di contiguità con la locale criminalità organizzata. Si tratta, in particolare, di attività imprenditoriali operanti nel nevralgico settore dell’edilizia e del mercato immobiliare, per un valore complessivamente stimato in oltre 10 milioni di euro. Il provvedimento, emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria, costituisce l’esito di una complessa e articolata indagine patrimoniale condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Reggio Calabria, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica, basata sulle risultanze investigative, tra cui dichiarazioni di collaboratori e testimoni di giustizia nonché conversazioni intercettate emerse nell’ambito di attività istruttorie sviluppate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, in particolare nell’ambito dell’operazione “ATTO IV” del 2023.

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Nello specifico, secondo il Collegio che ha disposto la misura di prevenzione, la figura del proposto, allo stato del procedimento e fatte salve successive valutazioni in merito all’effettivo e definitivo accertamento delle responsabilità, sarebbe quella “di un imprenditore ben conscio delle regole mafiose e del fatto che, per poter lavorare senza avere problemi su un territorio contaminato dalla mafia, dovesse mantenere ‘buoni rapporti con i mafiosi’, nella convinzione che, diversamente, gli sarebbe stata preclusa ogni possibilità di lavorare o comunque di farlo in maniera proficua”.

Il medesimo imprenditore, sebbene vittima di estorsione da parte della criminalità organizzata, avrebbe goduto e si sarebbe avvalso della protezione di una cosca egemone nella città di Reggio Calabria, alla quale avrebbe offerto la propria disponibilità, con comportamenti improntati a reciproci favori. Secondo quanto ricostruito, il capo del sodalizio criminale lo avrebbe informato “delle sue attività estorsive e delle difficoltà che stava incontrando nel reperire denaro utile alla cosca e al mantenimento dei detenuti”.

Il Tribunale ha ritenuto che siano stati raccolti elementi idonei a far presagire una condizione di intimidazione, assoggettamento e agevolazione mafiosa strutturale delle “economie criminali”, tale da legittimare l’amministrazione giudiziaria. Rilevata, pertanto, la sussistenza del pericolo di infiltrazione mafiosa a carico delle società riconducibili al suddetto imprenditore, è stata disposta l’applicazione della misura di prevenzione al fine di avviare un percorso di bonifica e reinserimento delle medesime imprese nell’alveo dell’economia legale. L’istituto dell’amministrazione giudiziaria, infatti, attraverso un’attività di vigilanza preventiva, mira alla bonifica e al recupero delle società esposte al rischio di asservimento alle iniziative della criminalità organizzata, nell’ottica del loro successivo reinserimento nel tessuto economico legale, mediante un’equilibrata ponderazione dei contrapposti valori costituzionali in gioco: da un lato, la libertà d’impresa; dall’altro, il perseguimento e la salvaguardia della legalità delle attività economiche.

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