Fonte: repubblica.it- Da Aprigliano, Calabria, a Minneapolis, Minnesota. Storie di emigrazioni e di disperazione. Greg Bovino, comandante della Us Border Patrol, è stato finora il volto spietato delle operazioni anti-migranti di Donald Trump nella città del nord degli Stati Uniti. Camicia nera e cappotto militare che hanno fatto venire in mente a tutti l’uniforme della Gestapo, è il responsabile morale – con il presidente – di una campagna senza scrupoli e delle uccisioni di due innocenti cittadini americani, Renee Nicole Good e Alex Pretti, che quei disperati in cerca di fortuna stavano cercando di difendere dalle retate dell’agenzia Ice. Ebbene Bovino, sceriffo anti-migranti, come rivela già il suo cognome ha alle spalle una storia di immigrazione. Il suo bisnonno Michele partì appunto da Aprigliano, in provincia di Cosenza.
Il Quotidiano del Sud ha raccontato questa storia di emigrazione intercettando due voci significative. Una è quella della cugina di Bovino, Gina Bovino, 73 anni, bancaria in pensione, che al telefono dalla sua casa di campagna in Maryland ha tessuto le lodi di Greg parlando con il direttore del giornale, Massimo Razzi. “Amo quello che Greg sta facendo per gli Stati Uniti”, ha detto la signora Gina: “Sta lavorando per correggere i disastri compiuti da Joe Biden. Grazie a Biden sono entrati illegalmente nel nostro Paese milioni di criminali, stupratori, ladri e assassini provenienti da Somalia, Colombia, Messico e altri posti. Le nostre città sono diventate insicure, una donna non può uscire tranquillamente di sera. Queste persone vanno cacciate e Greg sta lavorando per questo. E’ una persona calma, gentile, coraggiosa. Bravissimo nel suo lavoro”. Gina Bovino non ha pietà per Renee Nicole Good, l’attivista uccisa dall’Ice: “Era una pessima madre che stava usando la sua automobile come un’arma per investire quel povero poliziotto”.
E’ consapevole e fiera del suo retroterra calabrese (“Amo moltissimo quei posti”), ma sostiene che il bisnonno Michele arrivò legalmente negli Usa nel 1924: “Passò tutti i controlli, compresi quelli sanitari e sulla lingua a Ellis Island. Andò a lavorare nelle miniere di carbone in Pennsylvania e, più tardi, fece venire la sua famiglia. Michele ebbe tre figli: mio padre Pietro, Bruno e Vincenzo che era il nonno di Greg. Ma oggi negli Usa milioni e milioni di criminali sono arrivati illegalmente per colpa di Biden. E sono tutti d’accordo: i democratici, i manifestanti pagati, quelli che intralciano il grande lavoro di mio cugino Greg».
Opposto il punto di vista del sindaco di Aprigliano, Alessandro Porco, che al Quotidiano del Sud dice: «Aprigliano è una comunità che ha conosciuto l’emigrazione nella sua forma più dura: povertà, lavoro nelle miniere, assenza di alternative. Michele Bovino, partito nel 1909, è parte di questa storia collettiva. Il contrasto tra quelle radici e il ruolo pubblico oggi ricoperto da Greg Bovino pone una questione che non è personale, ma storica e culturale. Essere discendenti di un’emigrazione povera e rappresentare oggi politiche di forte repressione verso i migranti impone una riflessione sul valore della memoria e sulle responsabilità che ne derivano. La sicurezza e il rispetto della legge sono principi fondamentali, ma devono sempre essere accompagnati dal rispetto della dignità delle persone e dal senso della misura che dovrebbe guidare ogni democrazia. Le comunità delle aree interne, segnate ieri dall’emigrazione e oggi dallo spopolamento, sanno bene che migrare non è una colpa ma spesso una necessità. Aprigliano richiama quindi alla necessità di tenere insieme legalità, memoria storica e umanità».

















