Oggi, in occasione della Giornata Mondiale dell’Uomo, sarebbe utile riflettere sul ruolo sociale e culturale di questa giornata singolare. Un modo per comprendere le ragioni, le cause di questa metamorfosi surreale. Questa festività, ideata dal Professore Thoams Oaster nel 1991, fu rilanciata nel 1999. Oggi si celebra in circa 50 Paesi. Dal 2013 anche in Italia. Perché questa data? Fu scelta da Jerome Teelucksinghe per ricordare la data di nascita di suo padre, e anche perché 10 anni prima il suo stato, Trinidad e Tobago, ricevette il premio FIFA Fair Play Award. Al di là di tutti questi curiosi dettagli che ne hanno determinato la nascita, questa giornata, nel tempo, si è posta delle finalità ben precise. Tra tante, la promozione di modelli positivi. A sottolinearlo, Sebastiano Guzzi, Vice Presidente Nazionale Unilavoro Pmi, per il quale “viviamo in una società fondata sulla violenza. I fatti di cronaca raccontano, tutti i giorni, eventi sconcertanti, che non riguardano soltanto i femminicidi, ma violenze continue perpetrate sugli uomini e sugli animali. Fatti sconvolgenti che denotano immaturità affettiva, forte senso di irresponsabilità, degrado mentale e culturale. L’aggravarsi dei comportamenti individuali, che si attuano, ordinariamente, su tutto il territorio, evidenziano comportamenti violenti (feroci, brutali, aggressivi) e devianti. una brutalità senza precedenti. Gli ultimi fatti di cronaca, che sono incommentabili per la loro crudeltà, delineano una realtà fragile, priva di pilastri culturali e di educazione. Il valore delle relazioni familiari, amicali e sociali, che guidavano e reggevano le comunità, è stato annientato. Sostituito dall’odio, dall’indifferenza, e dalle relazioni anarchiche. Un panorama preoccupante.
La cronaca recente, evidenzia una crescente diffusione di violenza tra adolescenti. Un fenomeno complesso, rimarca Guzzi, influenzato da tanti fattori: devianze sociali e culturali, difficoltà nella gestione delle emozioni, insicurezze, pressione sociale dei media, contesti familiari, fattori socio-economici, ed elementi individuali (problemi di salute mentale, traumi infantili, bassa autostima, abuso di sostanze). Secondo il World Report on Violence and Health, la violenza umana, che è sinonimo di prepotenza, brutalità, prevaricazione, esprime l’uso intenzionale di forza fisica e di potere. Secondo il Rapporto mondiale, ogni giorno muoiono giovani e adolescenti per effetto di violenza interpersonale e tanti altri vengono ospedalizzati per lo stesso motivo.
Una delle strategie più efficaci, per ridurre comportamenti aggressivi e antisociali tra adolescenti, conclude Guzzi, è l’attuazione di programmi di sviluppo sociale. Tante altre le soluzioni utili ad arginare il fenomeno. E’ bene agire in tempi brevi. Di fronte alle intollerabili manifestazioni di violenza, è l’intera società a pagarne le conseguenze. Spezzare il cerchio, e porre fine alle aggressioni, alle offese, alle discriminazioni e alla violenza è un atto di grande civiltà. La giornata Internazionale dell’Uomo serva dunque a ricordarci il suo ruolo nobile nella società, e a riflettere sulla necessità di un cambiamento radicale. La violenza va fermata.

















