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	<title>velocità Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Fri, 21 Nov 2025 16:44:41 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Sull&#8217;alta velocità la tecnocrazia idiota sta vincendo sulla politica&#8230;di Flavio Stasi*</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Nov 2025 16:40:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;epoca delle barzellette sull&#8217;Alta Velocità è finita con gli ultimi provvedimenti della Comunità Europea. Da quando RFI, braccio armato del Governo, ha paventato la cancellazione del Nodo di Tarsia, ne abbiamo lette di tutti i colori: che quel tracciato era irrealizzabile, che collegava paesini, che penalizzava Reggio Calabria ed altre fandonie del genere. La verità [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>L&#8217;epoca delle barzellette sull&#8217;Alta Velocità è finita con gli ultimi provvedimenti della Comunità Europea. Da quando RFI, braccio armato del Governo, ha paventato la cancellazione del Nodo di Tarsia, ne abbiamo lette di tutti i colori: che quel tracciato era irrealizzabile, che collegava paesini, che penalizzava Reggio Calabria ed altre fandonie del genere. La verità è che cancellando l&#8217;unico tracciato realizzabile per il quale sono stati spesi decine di milioni di euro, si intendeva escludere la Calabria dal più grande progetto infrastrutturale del secolo, con la complicità di una immobile Giunta regionale. Basta guardare il tracciato campano, organizzato e gestito da rappresentanze regionali e parlamentari con visione e sano senso di appartenenza: da Battipaglia si muove verso l&#8217;entroterra, fino a Romagnano (meno di 500 abitanti) e poi prosegue fino a Buonabitacolo, garantendo sviluppo alle aree interne, ai poli produttivi, alle comunità sfruttando il corridoio autostradale.</em></p>
<p><em>È ciò che deve avvenire collegando la valle del Crati, circa 600 mila persone che ruotano tra Ionio e Pollino, utenti del servizio ferroviario pubblico e sostenibile, che oggi prendono il treno a Salerno, l&#8217;aereo a Bari o vanno fino a Roma direttamente in auto. Ora che le elezioni sono finite, la Giunta regionale dimostri di avere la schiena diritta nei confronti del Governo, senza coprirsi ulteriormente sostenendo che questo tema riguarda scelte tecniche di RFI, insultando l&#8217;intelligenza dei calabresi e mortificando il ruolo delle istituzioni. Lo stesso Governo e la rappresentanza parlamentare calabrese demordano da questo teorema di abbandono e degrado di una terra, la nostra, che vuole essere messa nelle condizioni di contribuire allo sviluppo del Paese ed ha le potenzialità per farlo, un teorema frutto di una tecnocrazia idiota, ignorante e strapagata.</em></p>
<p><em>Mi appello ancora una volta ai Parlamentari Calabresi ed alla Giunta Regionale: si apra un tavolo di confronto sul tema dell&#8217;Alta Velocità per coinvolgere il Governo su un progetto di sviluppo ambizioso della Calabria, paradossalmente meno complesso ma ben più ambizioso e decisivo del Ponte sullo Stretto, che garantirebbe margini di crescita reali incalcolabili. Le infrastrutture strategiche sono un tema che necessitano di coraggio e visione politica e la Calabria deve essere una terra da collegare e sviluppare, non un lembo di terra da attraversare.</em><br />
*Sindaco di Corigliano-Rossano.</p>
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		<title>Cancellata dal Pnrr l’alta velocità in Calabria- Ecco il documento integrale</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/cancellata-dal-pnrr-lalta-velocita-in-calabria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Aug 2025 09:14:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi di fattibilità da completare, progetti che restano lontani dalla fase esecutiva, tracciati ancora da scegliere e finanziamenti (già previsti) dirottati altrove. Sulla travagliata vicenda dell’alta velocità che dovrebbe collegare Salerno con Reggio Calabria piove una nuova tegola a complicare il futuro della mobilità ferroviaria del meridione. Una tegola dal peso di 9,4 miliardi di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Studi di fattibilità da completare, progetti che restano lontani dalla fase esecutiva, tracciati ancora da scegliere e finanziamenti (già previsti) dirottati altrove. Sulla travagliata vicenda dell’alta velocità che dovrebbe collegare Salerno con Reggio Calabria piove una nuova tegola a complicare il futuro della mobilità ferroviaria del meridione. Una tegola dal peso di 9,4 miliardi di euro, tanti come quelli revocati dai progetti strategici e prioritari previsti dai fondi Pnrr-Pnc originariamente destinati alla modernizzazione del tracciato e ora definanziati in seguito alla rimodulazione dei costi illustrata nei giorni scorsi alla commissione Ambiente, territorio e lavori pubblici di Montecitorio.<br />
È IL RAPPORTO INTERMEDIO sulle infrastrutture curato dal Cresme (Centro ricerche economiche sociologiche di mercato nell’edilizia), dall’Autorità anti corruzione e dall’Ufficio studi della Camera a fare chiarezza sui finanziamenti che riguardano i circa 400 chilometri di sede ferroviaria che dovrebbero modernizzare i trasporti verso la punta dello Stivale e che si dovrebbero affiancare ai lavori per la costruzione del ponte sullo Stretto, l’opera ormai diventata cavallo di battaglia del ministro alle infrastrutture Salvini e sulla cui fattibilità è arrivato il parere del Cipes. Degli oltre 11 miliardi di fondi revocati (nel mucchio sono finiti anche i lavori per la seconda fase sulla linea ferrata Palermo – Catania e quelli per il nodo Bari – Bari nord) la quasi totalità riguarda la Calabria, da sempre Cenerentola infrastrutturale d’Italia. «Alcuni lotti della fase prioritaria della nuova linea ferroviaria Alta velocità Salerno – Reggio Calabria – si legge sul documento presentato mercoledì alla Camera – ai quali erano stati assegnati 9,4 miliardi di fondi Pnc (i fondi complementari che attingono a risorse nazionali e sono stati stanziati per integrare il Pnnr), ma che in base all’aggiornamento 2024 al contratto di programma 2002-2026 non risultano confermati» (leggere a pag.5 del repporto). Il rapporto accenna poi genericamente al fatto che «l’opera risulta ora finanziata con latri capitoli di bilancio» senza però specificare a quali capitoli di bilancio si riferisca.</p>
<p>UNA MAZZATA finanziaria che arriva a completare il quadro già traballante dello stato di avanzamento dei lavori previsti dal Piano di ripresa e resilienza che in Calabria è fermo a un disarmante 15% del totale e che ha fatto andare su tutte le furie partiti di opposizione e sindacati. «Il governo Meloni ha inferto un colpo durissimo alla Calabria e all’intero Mezzogiorno – attacca il senatore Nicola Irto a capo del Pd Calabrese – Cinico e baro, l’esecutivo di centrodestra continua a considerare il Sud un puro serbatoio di voti. È uno scippo vergognoso – continuano i dem calabresi – che smaschera l’ipocrisia della destra al governo e l’assordante silenzio del presidente Occhiuto. Questo fatto gravissimo rende ancora più folle e insensato il progetto del Ponte sullo Stretto».<br />
UN TAGLIO di finanziamenti drammatico, che fa il paio con la partita di giro che ha stornato 3,5 miliardi di euro dei fondi di coesione sociale previsti per l’adeguamento delle infrastrutture in Calabria e Sicilia e dirottati nei mesi scorsi per rimpolpare i fondi previsti per la realizzazione del collegamento stabile tra le due sponde dello Stretto e su cui è intervenuto anche il sindaco di Reggio Giuseppe Falcomatà durante il consiglio comunale di ieri: «Una strategia ormai chiara quella del governo – ha detto – che, con la complicità di un governo regionale incapace di difendere gli interessi dei calabresi, vuole recidere con un colpo di mano le prospettive di crescita della nostra regione. Questo governo è una sciagura per il Sud e per la Calabria».</p>
<p>A GETTARE ACQUA SUL FUOCO di una polemica che complica il quadro idilliaco tratteggiato dal Presidente Occhiuto nei suoi reel quotidiani sullo stato delle cose in Calabria, ci ha provato l’assessora regionale ai Lavori pubblici Stefania Caracciolo: «In realtà l’operazione che viene fatta dal Mit è quella con cui, con l’avvicinarsi della data di scadenza del Pnrr, si provvede a coprire gli interventi con altri fondi per la quota parte di quelle somme che si ipotizza non spendere entro il termine. Ad oggi, quindi, nessun intervento risulta definanziato ma quelli finanziati con il Pnrr hanno solo mutato le percentuali di fondi Pnrr e di fondi statali».<br />
Preoccupazione sul taglio dei fondi già stanziati arriva poi dalla Cgil regionale che, attraverso il suo segretario Luigi Veraldi, ricorda i continui allarmi lanciati dal sindacato: «Sono mesi che denunciamo il taglio dei lavori sull’alta velocità che in questo momento resta poco più che una chimera. Viene da sorridere però a pensare che la notizia della revoca dei fondi arrivi proprio alla vigilia degli stati generali di Forza Italia per il Mezzogiorno che prendono il via oggi a Reggio: non c’è che dire, proprio un bel biglietto da visita».<br />
(<em>Fonte ilmanifesto.it</em>)</p>
<p><a href="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2025/08/Rapporto_Infrastrutture_Intermedio_Pnrr.pdf">Rapporto_Infrastrutture_Intermedio_Pnrr</a></p>
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		<item>
		<title>Anche oggi pesanti disagi per i viaggiatori meridionali: Fs chiede scusa per i ritardi dell&#8217;alta velocità</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/anche-oggi-pesanti-disagi-per-i-viaggiatori-meridionali-fs-chiede-scusa-per-i-ritardi-dellalta-velocita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jan 2025 13:31:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Anche oggi viaggiatori costretti a fare i conti con pesanti ritardi e disservizi sulla rete ferroviaria. La circolazione ferroviaria sulla linea ad alta velocità Roma-Napoli è tornata regolare dopo un problema tecnico che si è verificato stamattina vicino a Gricignano, in provincia di Caserta, ed è stato risolto due ore dopo. &#8220;In riferimento agli accadimenti [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Anche oggi viaggiatori costretti a fare i conti con pesanti ritardi e disservizi sulla rete ferroviaria. La circolazione ferroviaria sulla linea ad alta velocità Roma-Napoli è tornata regolare dopo un problema tecnico che si è verificato stamattina vicino a Gricignano, in provincia di Caserta, ed è stato risolto due ore dopo. &#8220;In riferimento agli accadimenti degli ultimi mesi, il Gruppo Fs è consapevole delle ricadute sui viaggiatori e a tutti loro rinnova le scuse&#8221;. </p>
<p>“L&#8217;azienda, in costante e proficua collaborazione con il Ministero dei Trasporti – si legge – sta attuando una serie di azioni volte a migliorare il servizio ferroviario. Queste misure si rendono necessarie a causa dell&#8217;elevato numero di cantieri attualmente attivi, che caratterizzano il piano di investimenti del Pnrr e il programma pluriennale di manutenzioni e di potenziamento delle infrastrutture ferroviarie. L&#8217;obiettivo è quello di limitare al massimo i disagi per i viaggiatori&#8221;.</p>
<p>&#8220;Attualmente sono operativi circa 1.200 cantieri, tra opere strategiche e interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria. Questi lavori sono indispensabili per raggiungere gli obiettivi del Pnrr e rendere la rete ferroviaria più moderna, efficiente e sicura&#8221;, si legge ancora nella nota.</p>
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		<item>
		<title>Infrastrutture, Caracciolo: Per l&#8217;Alta velocità confermati tutti gli investimenti Rfi in Calabria</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/infrastrutture-caracciolo-per-lalta-velocita-confermati-tutti-gli-investimenti-rfi-in-calabria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Jan 2025 07:30:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[alta]]></category>
		<category><![CDATA[conferma]]></category>
		<category><![CDATA[fondi]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Stefania Caracciolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Non esiste alcun taglio dei fondi per l&#8217;Alta Velocità in Calabria, né un loro fantomatico dirottamento verso altre opere&#8221;. Così Maria Stefania Caracciolo, assessore ai Lavori Pubblici della Regione Calabria. &#8220;Rfi- spiega l&#8217;assessore &#8211; che ha interlocuzioni quotidiane con le strutture della Regione, conferma tutti gli investimenti, oltre 9 miliardi di euro previsti per l&#8217;Alta [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Non esiste alcun taglio dei fondi per l&#8217;Alta Velocità in Calabria, né un loro fantomatico dirottamento verso altre opere&#8221;. Così Maria Stefania Caracciolo, assessore ai Lavori Pubblici della Regione Calabria.</p>
<p>&#8220;Rfi- spiega l&#8217;assessore &#8211; che ha interlocuzioni quotidiane con le strutture della Regione, conferma tutti gli investimenti, oltre 9 miliardi di euro previsti per l&#8217;Alta Velocità ferroviaria Salerno-Reggio Calabria. Ad oggi, peraltro, le opere finanziate dai fondi detti, o sono in gara, o stanno chiudendo l&#8217;iter approvativo e, pertanto, sono state pienamente messe a terra, cosa che nel passato spesso non è avvenuta&#8221;.</p>
<p>Caracciolo, infine, sottolinea che &#8220;il governo Meloni non ha toccato alcun capitolo di spesa per il lavori pubblici già programmati in Calabria. Il resto sono fake news&#8221;.</p>
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		<item>
		<title>Flavio Stasi: Sull&#8217;Alta Velocità si prendono in giro i calabresi, ma quasi tutti continuano a tacere</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/flavio-stasi-sullalta-velocita-si-prendono-in-giro-i-calabresi-ma-quasi-tutti-continuano-a-tacere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Jan 2025 07:45:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<category><![CDATA[Cosenza]]></category>
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		<category><![CDATA[Flavio Stasi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Nei giorni scorsi ho letto con estremo favore le note dei gruppi in Consiglio Regionale del Movimento 5 Stelle e del Partito Democratico sul definanziamento dell&#8217;Alta Velocità in Calabria. La sparizione dei soldi per la nostra AV rappresenta l&#8217;ennesimo atto di una debacle politico-istituzionale che è impossibile nascondere coi proclami e giocando a nascondino, un [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Nei giorni scorsi ho letto con estremo favore le note dei gruppi in Consiglio Regionale del Movimento 5 Stelle e del Partito Democratico sul definanziamento dell&#8217;Alta Velocità in Calabria. La sparizione dei soldi per la nostra AV rappresenta l&#8217;ennesimo atto di una debacle politico-istituzionale che è impossibile nascondere coi proclami e giocando a nascondino, un evento facilmente prevedibile per un fatto molto semplice: l&#8217;unico progetto compatibile con i tempi del PNRR è quello per il quale si era già abbondantemente lavorato, ovvero quello interno per il quale sono stati spesi 35 milioni di euro di soldi dei cittadini&#8221;. Parole del sindaco di Corigliano-Rossano, Flavio Stasi.</p>
<p>&#8220;La cosa probabilmente più imbarazzante di questa vicenda &#8211; aggiunge &#8211; è che alla politica continua a rispondere RFI, più o meno implicitamente, facendo comparire sul comunicato per la Galleria Santomarco, sotto l&#8217;elenco dei tratti che verranno realizzati, una riga che ha del magico: &#8216;Lotto 2 (Praia-Paola) e altri lotti a completamento: progettazione in corso&#8217;. Traducendo in maniera meno formale, &#8220;progetti vari ed eventuali: poi vediamo&#8221;. Nel frattempo, i 35 milioni del progetto li buttano nel cestino ed i 10 miliardi per i lavori sono stati spostati altrove, perché non c&#8217;è alcun progetto &#8220;cantierabile&#8221;. Purtroppo, tutto esattamente come previsto. Ma davvero il management di questa azienda pubblica gestita dal Governo pensa di continuare a prenderci in giro? E la politica regionale e nazionale maggioranza di Governo, in tutto questo, esattamente come la pensa? Possibile che per ragioni di schieramento si possa continuare a restare inermi di fronte ad una questione che non dovrebbe rappresentare un elemento di divisione politica e che riguarda tutti i calabresi, da Reggio Calabria al Pollino? Continuiamo ad assistere a posizioni funamboliche o ambigue, come quella imbarazzante sulla Autonomia Differenziata, o come quella sul piano dei vincoli idrogeologici, per il quale la Regione ha dato prima il proprio parere positivo – probabilmente senza neppure sapere di cosa si trattasse – per poi aprire &#8216;un tavolo di confronto con l&#8217;Autorità di bacino&#8217;, due mesi dopo&#8221;.</p>
<p>Per Flavio Stasi &#8220;Sull&#8217;Alta Velocità serve una presa di posizione che vada oltre i colori politici e che costringa RFI a riprendere l&#8217;unico progetto sul quale si è già lavorato e con il quale si potrà tornare ad investire le risorse PNRR, che rappresentano l&#8217;unica possibilità di realizzazione di questa opera che non va interpretata solo come un collegamento tra il Centro Italia e la Sicilia, ma come l&#8217;occasione per consentire ad interi tessuti sociali e produttivi di svilupparsi contribuendo alla crescita del Paese. Forse qualcuno lo ha dimenticato, ma lo scopo generale del PNRR doveva essere questo&#8221;.</p>
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		<title>Reggio, cerca di sfuggire a controllo: 23enne arrestato dopo inseguimento ad alta velocità</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/reggio-cerca-di-sfuggire-a-controllo-23enne-arrestato-dopo-inseguimento-ad-alta-velocita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Nov 2024 17:05:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[arresto]]></category>
		<category><![CDATA[Inseguimento]]></category>
		<category><![CDATA[velocità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Notte movimentata quella del 24 novembre scorso nel centro cittadino, dove i Carabinieri della Sezione Radiomobile della Compagnia di Reggio Calabria hanno tratto in arresto un 23enne, già noto alle Forze dell’Ordine, al termine di un inseguimento ad alta velocità. Durante un controllo di routine nei pressi di Piazza Sant’Agostino, i militari hanno notato un’auto [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Notte movimentata quella del 24 novembre scorso nel centro cittadino, dove i Carabinieri della Sezione Radiomobile della Compagnia di Reggio Calabria hanno tratto in arresto un 23enne, già noto alle Forze dell’Ordine, al termine di un inseguimento ad alta velocità. Durante un controllo di routine nei pressi di Piazza Sant’Agostino, i militari hanno notato un’auto e hanno intimato l’alt al conducente. Quest’ultimo, invece di fermarsi, si è dato alla fuga, ingaggiando un pericoloso inseguimento per le strade del centro urbano. La corsa si è conclusa in pochi minuti quando il giovane, perdendo il controllo del veicolo, è andato a schiantarsi contro un albero.</p>
<p>Bloccato sul posto, il 23enne è stato sottoposto ad alcol test, risultando con un tasso alcolemico superiore ai limiti di legge. Per il giovane sono scattate immediatamente le manette con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale. L’intervento rapido ed efficace dei Carabinieri ha evitato il peggio: nonostante l’elevata velocità e il pericolo creato lungo le vie cittadine, nessuno è rimasto ferito, né tra i presenti né tra le Forze dell’Ordine.</p>
<p>L’episodio si aggiunge all’impegno costante dei militari nel garantire sicurezza e ordine pubblico, ribadendo l’importanza del rispetto delle regole per la tutela della comunità. Il procedimento penale è nella fase delle indagini preliminari e quindi il soggetto è da considerarsi non colpevole fino a condanna definitiva.</p>
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		<title>Senese (Uil Calabria): No a tagli Pnrr per alta velocità ferroviaria tra Salerno e Reggio Calabria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Nov 2024 12:05:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>“La Uil Calabria esprime una ferma opposizione ai tagli paventati dal governo ai fondi del Pnrr destinati alla realizzazione di alcuni lotti dell’alta velocità ferroviaria fra Salerno e Reggio Calabria. Questa decisione, se confermata, rischia di compromettere uno dei progetti infrastrutturali più importanti per il nostro territorio, è inaccettabile e deve essere rivista con urgenza”. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>“La Uil Calabria esprime una ferma opposizione ai tagli paventati dal governo ai fondi del Pnrr destinati alla realizzazione di alcuni lotti dell’alta velocità ferroviaria fra Salerno e Reggio Calabria. Questa decisione, se confermata, rischia di compromettere uno dei progetti infrastrutturali più importanti per il nostro territorio, è inaccettabile e deve essere rivista con urgenza”. Lo afferma, in una nota, la segretaria regionale della Uil Maria Elena Senese. “Il collegamento ferroviario ad alta velocità fra Salerno e Reggio Calabria – aggiunge – rappresenta un’opportunità fondamentale per il rilancio economico della Calabria. Non solo contribuirà a ridurre i tempi di percorrenza e migliorare l’accessibilità, ma stimolerà anche lo sviluppo turistico e commerciale della regione. Tagliare i fondi per questo progetto significa negare al Sud Italia un diritto fondamentale alla mobilità e all’integrazione con il resto del Paese”.</p>
<p>“La realizzazione di questa infrastruttura – sottolinea la leader della Uil calabrese – è cruciale per attrarre investimenti e migliorare le condizioni di vita dei cittadini calabresi. La nostra organizzazione è convinta che il taglio di questi fondi potrebbe portare a una stagnazione economica, aggravando la già precaria situazione occupazionale della regione. Ogni euro investito in infrastrutture è un euro investito in occupazione e sviluppo, e ogni taglio rappresenta una perdita irreparabile di opportunità per i nostri giovani e per le generazioni future. Il Pnrr è stato concepito per ridurre il divario infrastrutturale tra Nord e Sud e per promuovere una crescita inclusiva e sostenibile. I tagli ai fondi destinati all’alta velocità ferroviaria vanno in direzione opposta rispetto agli obiettivi di coesione e sviluppo stabiliti dalla Commissione Europea e dal governo italiano”.</p>
<p>“È fondamentale – sostiene ancora Senese – che il governo mantenga gli impegni assunti e destini le risorse necessarie per completare questo progetto, non solo per la Calabria, ma per il futuro di tutta l’Italia. Chiediamo pertanto al governo di rivedere immediatamente questa posizione e di garantire il ripristino dei fondi per il progetto di alta velocità ferroviaria fra Salerno e Reggio Calabria. È essenziale avviare un confronto serio con le parti sociali e le istituzioni locali per pianificare e rendere esecutivi i progetti infrastrutturali strategici per la Calabria. La Uil Calabria è pronta a mobilitarsi per difendere il diritto alla mobilità e allo sviluppo del nostro territorio. Ci aspettiamo che il governo ascolti le voci dei lavoratori, delle associazioni e dei cittadini calabresi, riconoscendo l’importanza di investire in infrastrutture che possono realmente cambiare il volto della nostra regione”. </p>
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		<title>Sposato (Pd): dal governo nazionale e regionale solo proclami per l&#8217;Alta Velocità in Calabria</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Sep 2024 10:40:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[alta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;L&#8217;alta velocità in Calabria, opera strategica che rappresenta per la nostra regione e l&#8217;intero sud una necessità, per colmare il divario infrastrutturale esistente rispetto alle regioni del nord, per rilanciare l&#8217;economia, per migliorare la mobilità e con essa la qualità di vita dei calabresi, rischia di diventare sempre più un miraggio. Nel crono programma che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;L&#8217;alta velocità in Calabria, opera strategica che rappresenta per la nostra regione e l&#8217;intero sud una necessità, per colmare il divario infrastrutturale esistente rispetto alle regioni del nord, per rilanciare l&#8217;economia, per migliorare la mobilità e con essa la qualità di vita dei calabresi, rischia di diventare sempre più un miraggio. Nel crono programma che si è dato Ferrovie dello Stato la mega opera, con un costo complessivo stimato in circa 30 miliardi di euro, nei lotti che riguardano il nostro territorio, non partirà prima del 2030&#8221;. Sono riflessioni di Franca Sposato, delegata alle Infrastrutture per la segreteria regionale del Partito Democratico della Calabria. </p>
<p>&#8220;Per il momento, il governo nazionale ed il Ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, che tanto si prodiga ad annunciare miliardi di euro di investimenti per il sud,- aggiunge &#8211; ha ritenuto prioritario realizzare l&#8217;integrazione tra le regioni Campania, Basilicata e Puglia che verrà attivata nel 2027, concentrando l&#8217;attenzione sul quadrilatero Napoli – Battipaglia – Taranto e Bari, dove viene destinata la maggior parte delle risorse. Si annuncia in pompa magna un investimento che coinvolge le regioni Campania, Basilicata, Calabria, salvo omettere di dire  che, in realtà, il territorio calabrese sarà interessato solo per pochi chilometri fino a Praia. Dopo Praia, con inizio -ribadiamo- solo nel 2030, non è dato sapere che fine farà il progetto dell&#8217;Alta Velocità, se ci sarà una prosecuzione e attraverso quale tracciato o se, invece, tutto, come è plausibile a questo punto pensare, si fermerà ai piedi della Calabria. E allora, ancora una volta, la nostra regione sarà condannata a rimanere a guardare alla finestra. E noi calabresi, ancora una volta, saremo stati illusi e disillusi da un governo e da un Ministro che annuncia con toni trionfalistici lo sblocco definitivo di una infrastruttura strategica e nevralgica per il sud, con il via libera della Commissione del MASE, per poi omettere di dire che sud significa solo Campania e Basilicata, perché la Calabria di fatto rimane esclusa&#8221;.</p>
<p>&#8220;Tra studi di fattibilità, progettazione, discussioni sul tracciato migliore, di tempo sulla realizzazione dell&#8217;Alta Velocità ne è trascorso fin troppo. E allora in questa prospettiva, anche aspettare per un solo lotto, il 2030 rappresenta inevitabilmente un tempo infinito, inaccettabile per una regione che da troppi anni sta pagando un caro prezzo in termini di mancanza di una rete di trasporti moderna ed efficiente. È necessario allora &#8211; evidenzia Sposato &#8211; che il Presidente Occhiuto dimostri davvero di tutelare la regione che governa, non consentendo che continui a rimanere isolata e che sia destinataria di un&#8217;Alta Velocità che si paventa farlocca e che a conti fatti, risorse alla mano, sembra non si voglia concretamente realizzare. La Calabria ha bisogno di risposte concrete e di progetti realizzabili. Non possiamo più permetterci di rimanere tagliati fuori da quelli che sono i principali corridoi di mobilità, accettando in un silenzio assordante che l&#8217;alta velocità si fermi a Praia&#8221;.</p>
<p>&#8220;È necessario, allora, che venga convocato un tavolo tecnico con Ferrovie dello Stato e Trenitalia, che si spieghi ai calabresi perché un ingente somma di risorse PNRR destinate alla Calabria sono state dirottate ad altre regioni e che si faccia quanto più possibile per difendere un opera necessaria a ridare dignità e prospettiva di futuro ad un territorio vessato da un tempo ormai non più accettabile&#8221;- conclude la delegata alle Infrastrutture per la segreteria regionale del Pd calabrese.</p>
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		<title>Pil Italia a due velocità nel 2023, divario crescita tra Nord e Sud</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/pil-italia-a-due-velocita-nel-2023-divario-crescita-tra-nord-e-sud/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Dec 2023 09:04:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; Pil a due velocità nel 2023: la crescita del prodotto interno lordo italiano è stimata a +0,7% con una crescita dello 0,4% nel Mezzogiorno e del 0,8% nel Centro-Nord. E&#039; la stima contenuta nel rapporto Svimez, presentato oggi. La riapertura del divario di crescita Nord-Sud è imputabile al calo dei consumi delle famiglie [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211;<br />
Pil a due velocità nel 2023: la crescita del prodotto interno lordo italiano è stimata a +0,7% con una crescita dello 0,4% nel Mezzogiorno e del 0,8% nel Centro-Nord. E&#039; la stima contenuta nel rapporto Svimez, presentato oggi. La riapertura del divario di crescita Nord-Sud è imputabile al calo dei consumi delle famiglie (–0,5%), che non dovrebbe osservarsi nel Centro-Nord (+0,4%). Dinamica sfavorevole causata da una contrazione del reddito disponibile delle famiglie meridionali (–2%), doppia rispetto al Centro-Nord come nel 2022.  Gli investimenti dovrebbero essere interessati da una dinamica positiva, ma in forte decelerazione rispetto al 2022: +5% dal +9,8 dell’anno precedente nel Mezzogiorno, +3,3% dopo il +9,1 del 2022 nel Centro-Nord.  La componente in macchine, attrezzature e mezzi di trasporto è stimata in crescita a tassi sostanzialmente allineati nelle due ripartizioni (+5,1% nel Mezzogiorno e +4,9 nel Centro-Nord). In deciso rallentamento rispetto al 2022, soprattutto al Centro-Nord, gli investimenti in costruzioni: +5,1% dal +13,1 dell’anno precedente nel Mezzogiorno, +1,7% dal +11 nel Centro-Nord. Il rallentamento riflette l’indebolimento dell’effetto Superbonus e lo slittamento temporale degli interventi del PNRR. Un contributo positivo, viceversa, dovrebbe venire, soprattutto al Sud, dallo stimolo indotto dalla spesa di fine ciclo della programmazione europea 2014-20.  </p>
<p>Nel 2024 si stima che il pil aumenti dello 0,7% a livello nazionale, per effetto del +0,7 del Centro-Nord e del +0,6 del Mezzogiorno. Al Sud la crescita dei consumi delle famiglie dovrebbe tornare in positivo, sia pure mantenendosi al di sotto della media del Centro-Nord (+0,8 contro +1,3%), grazie al recupero del reddito disponibile reso possibile dal rientro dell’inflazione. Gli investimenti dovrebbero crescere in maniera più pronunciata nel Mezzogiorno, accelerando rispetto al 2023 soprattutto grazie alla dinamica molto favorevole della componente in costruzioni (+9,7% contro +2,2% nel Centro-Nord). Nel 2025, la crescita nazionale dovrebbe attestarsi sul +1,2%. La crescita del pil meridionale è stimata 4 decimi di punto al di sotto del dato del Centro-Nord: +0,9% a fronte del +1,3. La crescita del pil meridionale continua invece a beneficiare degli effetti espansivi degli investimenti, rispetto all’anno precedente, anche nella componente in macchine, attrezzature e mezzi di trasporto per effetto del Pnrr.   Sulla dinamica territoriale del PIL 2024-2025 incidono gli effetti espansivi degli interventi finanziati dal Pnrr, per la concentrazione nel biennio del massimo sforzo di realizzazione infrastrutturale. La Svimez ha stimato in 2,2 punti percentuali l’impatto cumulato sul PIL nazionale nel biennio nell’ipotesi di completo e tempestivo utilizzo delle risorse disponibili: +2,5 nel Mezzogiorno e +2% nel Centro-Nord.  Secondo le stime della Svimez, il Pnrr eviterà la recessione al Sud in entrambi gli anni di previsione: –0,6% e –0,7% il pil del Mezzogiorno nel 2024 e nel 2025 &quot;senza PNRR&quot;. Anche il Centro-Nord beneficia dello stimolo, grazie al quale l’area evita una sostanziale stagnazione nel biennio: –0,2% e crescita piatta nel Centro-Nord Mezzogiorno nel 2024 e nel 2025 nello scenario &quot;senza PNRR&quot;. Nel post-Covid il Sud aggancia la ripresa ma senza industria mentre un forte slancio arriva dal settore delle costruzioni con la spinta del superbonus. Nel biennio 2021-2022, in un contesto che vede la dinamica del pil italiano nel biennio 2021-2022 si uniforme su base territoriale, l’economia del Mezzogiorno è cresciuta del 10,7%, più che compensando la perdita del 2020 (–8,5%). Nel Centro-Nord, la crescita è stata leggermente superiore (+11%), ma ha fatto seguito a una maggiore flessione nel 2020 (–9,1%). La novità di una ripartenza allineata tra Sud e Nord sconta però l’eccezionalità del contesto post-Covid per il tenore straordinariamente espansivo delle politiche di bilancio e la diversa composizione settoriale della ripresa. Fatto 100 il dato di crescita cumulata del valore aggiunto extra-agricolo nel biennio, i servizi hanno contribuito per 71,1 punti nel Mezzogiorno e 63,6 nel Centro-Nord. Il contributo delle costruzioni si è spinto 7 punti oltre la media del Centro-Nord (18,9 contro 11,9), grazie all’impatto espansivo esercitato dal Superbonus 110%. Questo il quadro tratteggiato dal rapporto Svimez. Viceversa, il contributo dell’industria è stato limitato nel Mezzogiorno: 10 punti contro i 24,5 del Centro-Nord, in virtù anche del consistente assottigliamento della base produttiva subìto tra il 2007 e il 2022: quasi –30% di valore aggiunto, contro una flessione del 5,2% nelle regioni centro-settentrionali. Il confronto europeo rivela tuttavia il ritardo accumulato anche dall’industria del Centro-Nord: negli stessi anni il valore aggiunto industriale dell’UE a 27 è aumentato di quasi il 14%, quello della Germania di oltre il 16%.  </p>
<p>Più occupazione ma precarietà si inasprisce. Inediti livelli di povertà &#8211; Rispetto al pre-pandemia la ripresa dell’occupazione si è mostrata più accentuata nelle regioni meridionali: +188 mila nel Mezzogiorno (+3,1%), +219 mila nel Centro-Nord (+1,3%). In tema di precarietà del lavoro, nella ripresa post-Covid dopo il «rimbalzo» occupazionale è tornata a inasprirsi la precarietà. Dalla seconda metà del 2021, è cresciuta l’occupazione più stabile, ma la vulnerabilità nel mercato del lavoro meridionale resta su livelli patologici. Quasi quattro lavoratori su dieci (22,9%) nel Mezzogiorno hanno un’occupazione a termine, contro il 14% nel Centro-Nord. Il 23% dei lavoratori a temine al Sud lo è da almeno cinque anni (l’8,4% nel Centro-Nord), emerge ancora dal rapporto. Tra il 2020 e il 2022 è calata la quota involontaria sul totale dei contratti part time in tutto il Paese, ma il divario tra Mezzogiorno e Centro-Nord resta ancora molto pronunciato: il 75,1% dei rapporti di lavoro part time al Sud sono involontari contro il 49,4% del resto del Paese. L’incremento dell’occupazione non è in grado di alleviare il disagio sociale in un contesto di diffusa precarietà e bassi salari. Nonostante la crescita dell’occupazione, nel 2022 la povertà assoluta è aumentata in tutto il Paese. La povertà ha raggiunto livelli inediti. Nel 2022, sono 2,5 milioni le persone che vivono in famiglie in povertà assoluta al Sud: +250.000 in più rispetto al 2020 (–170.000 al Centro-Nord). La crescita della povertà tra gli occupati conferma che il lavoro, se precario e mal retribuito, non garantisce la fuoriuscita dal disagio sociale. Nel Mezzogiorno, la povertà assoluta tra le famiglie con persona di riferimento occupata è salita di 1,7 punti percentuali tra il 2020 e il 2022 (dal 7,6 al 9,3%). Un incremento si osserva tra le famiglie di operai e assimilati: +3,3 punti percentuali. Questi incrementi sono addirittura superiori a quello osservato per il totale delle famiglie in condizioni di povertà assoluta.  <br />
Doppio impatto inflazione su redditi famiglie &#8211; L’accelerazione dell’inflazione del 2022 ha eroso soprattutto il potere d’acquisto delle fasce più deboli della popolazione. Sono state colpite con maggiore intensità le famiglie a basso reddito, prevalentemente concentrate nelle regioni del Mezzogiorno. Nel 2022 l’inflazione ha eroso 2,9 punti del reddito disponibile delle famiglie meridionali, oltre il doppio del dato relativo al Centro-Nord (–1,2 punti). Rispetto alle altre economie europee, in Italia la dinamica inflattiva si è ripercossa in maniera significativa sui salari reali italiani, che tra il II trimestre 2021 e il II trimestre 2023 hanno subìto una contrazione molto più pronunciata della media UE a 27 (–10,4% contro –5,9%), e ancora più intensa nel Mezzogiorno (–10,7%) per effetto della più sostenuta dinamica dei prezzi. Questa dinamica si colloca in una tendenza di medio periodo delle retribuzioni lorde reali per addetto, anch’essa particolarmente sfavorevole al Mezzogiorno: –12% le retribuzioni reali rispetto al 2008 (–3% nel Centro-Nord). <br />
Gelo demografico nazionale, il Sud si spopola &#8211; La diminuzione delle nascite e il progredire della speranza di vita hanno portato l’Italia tra i paesi europei più anziani. Le migrazioni interne e internazionali hanno ampliato gli squilibri demografici Sud-Nord. Se da un lato, le comunità immigrate si concentrano prevalentemente nel Settentrione “ringiovanendo” una popolazione sempre più anziana; dall’altro, il Mezzogiorno continua a perdere popolazione, soprattutto giovani qualificati. E&#039; il quadro tratteggiato dal Rapporto Svimez che fotografa il gelo demografico nazionale e lo spopolamento del Sud. Dal 2002 al 2021 hanno lasciato il Mezzogiorno oltre 2,5 milioni di persone, in prevalenza verso il Centro-Nord (81%). Al netto dei rientri, il Mezzogiorno ha perso 1,1 milioni di residenti. Le migrazioni verso il Centro-Nord hanno interessato soprattutto i più giovani: tra il 2002 e il 2021 il Mezzogiorno ha subìto un deflusso netto di 808 mila under 35, di cui 263 mila laureati. Al 2080 si stima una perdita di oltre 8 milioni di residenti nel Mezzogiorno, pari a poco meno dei due terzi del calo nazionale (–13 milioni). La popolazione del Sud, attualmente pari al 33,8% di quella italiana, si ridurrà ad appena il 25,8% nel 2080. Il progressivo processo di invecchiamento del Paese non si arresterà nei prossimi decenni: tra il 2022 e il 2080, il Mezzogiorno dovrebbe perdere il 51% della popolazione più giovane (0–14 anni), pari a 1 milione e 276 mila unità, contro il –19,5% del Centro-Nord (–955 mila). La popolazione in età da lavoro si ridurrà nel Mezzogiorno di oltre la metà (–6,6 milioni), nel Centro-Nord di circa un quarto (–6,3 milioni di unità). Il Mezzogiorno diventerà quindi l’area più vecchia del Paese nel 2080, con un’età media di 51,9 anni rispetto ai 50,2 del Nord e ai 50,8 del Centro. Per invertire la tendenza pluridecennale al calo delle nascite occorre mettere in campo politiche attive di conciliazione dei tempi di vita e lavoro e rafforzare i servizi di welfare, la strada indicata dalla Svimez. Il potenziamento dell&#039;occupazione femminile nel Mezzogiorno è cruciale per contrastare il declino demografico, sottolinea. Le regioni meridionali presentano il tasso più basso di occupazione femminile in confronto all&#039;Europa (media UE 72,5): Campania (31%), Puglia (32%) e Sicilia (31%). Le restanti regioni del Centro-Nord si avvicinano alla media europea, ma restano lontane dal benchmark dei Paesi scandinavi e della Germania (78,6). La carenza di servizi di conciliazione tra lavoro e famiglia, specialmente nella prima infanzia, penalizza le donne nel mondo lavorativo. Una donna single nel Mezzogiorno ha un tasso di occupazione del 52,3%, nel caso di donna con figli di età compresa tra i 6 e i 17 anni scende al 41,5% per poi crollare al 37,8% per le madri con figli fino a 5 anni (65,1% al Centro-Nord), la metà rispetto ai padri (82,1%). <br />
Gravi ritardi nei servizi per la prima infanzia &#8211; Il Sud affronta gravi ritardi nell&#039;offerta di servizi per la prima infanzia, evidenziati dai dati sui posti nido autorizzati per 100 bambini tra 0-2 anni nel 2020: Campania (6,5), Sicilia (8,2), Calabria (9) e Molise (9,3). Queste sono le regioni meridionali più distanti dall’obiettivo del LEP dei posti autorizzati da raggiungere entro il 2027 (33%). Gli investimenti del PNRR mirano a colmare queste disparità, ma non sono stati programmati a partire da una mappatura territoriale dei fabbisogni di investimento, bensì attraverso procedure a bando, con una capacità di risposta fortemente influenzata dalle capacità amministrative degli enti locali. I dati presentati nel Rapporto riguardo lo stato di attuazione del Piano Asili nido fanno emergere diverse criticità proprio sotto questo profilo: sono stati assegnati ai Comuni 3,4 Miliardi; 1,7 mld al Sud, di cui solo il 36% messe a gara (51% nel Centro-Nord).  La recente riduzione degli obiettivi del PNRR per i nuovi posti asili nido (da 248 mila a 150 mila) solleva preoccupazioni sulla possibilità di raggiungere il target europeo. Dalla simulazione effettuata dalla SVIMEZ risulta che, anche se si superassero tutte le difficoltà attuative, le attuali ripartizioni delle risorse non consentirebbero di raggiungere il target europeo del 33% in tutte le regioni. In particolare, la riduzione del target PNRR non consentirebbe di raggiungere il LEP, ad esempio, in Sicilia (-17 mila posti), Campania (-13 mila).  I divari di offerta di servizi educativi riguardano anche la scuola primaria. Dai dati dell’Anagrafe dell’edilizia scolastica del Ministero dell’Istruzione e del Merito relativi all’anno scolastico 2021-2022, emerge che solo il 21,2% degli allievi della primaria nel Mezzogiorno frequenta una scuola dotata di una mensa; il 53,5% al Centro-Nord. Solo un allievo su tre (33,8%) frequenta una scuola primaria dotata di palestra nel Mezzogiorno; quasi un allievo su due (45,8%) nel Centro-Nord. Questi tipi di gap generano effetti negativi diretti sulla performance degli studenti e indiretti sulle famiglie e sul mercato del lavoro. Nonostante un miglioramento negli early leavers, con un calo dal 20% nel 2008 all&#039;11,5% nel 2022, il Mezzogiorno presenta ancora tassi più elevati, soprattutto nelle regioni di Campania, Calabria e Sicilia (nel 2022 early leavers meridionali 15,1% vs 9,4% del Centro-Nord) . Gli sforzi per ridurre questi divari devono considerare le specificità territoriali e affrontare le sfide nella fornitura di servizi educativi e nell&#039;integrazione delle donne nel mercato del lavoro. <br />
Pnrr &#8211; Il contributo del Pnrr alla crescita del prossimo biennio dipenderà dalla sua pronta ed efficace attuazione. Sulla base dei dati dei progetti complessivi del sistema Regis (il sistema unico di rendicontazione del Pnrr), la Svimez ha monitorato lo stato di attuazione degli interventi che vedono i Comuni come soggetti attuatori. Il valore complessivo dei progetti presenti in Regis ammonta a 32 miliardi di euro, per il 45% allocati ai Comuni del Mezzogiorno. Per circa la metà dei progetti risultano avviate le procedure di affidamento; la quota di progetti messi a bando, tuttavia, si ferma al 31% al Mezzogiorno rispetto al 60% del Centro-Nord. Anche la capacità di procedere all’aggiudicazione presenta significative differenze territoriali: 67% al Mezzogiorno, 91% al Centro-Nord. E&#039; il quadro che emerge dal Rapporto Svimez presentato oggi.  Gli esiti del monitoraggio della Svimez confermano le criticità già evidenziata dall’associazione in ordine ai limiti di capacità amministrative delle amministrazioni locali meridionali e all’urgenza di rafforzarne gli organici e competenze. <br />
Cambiamento climatico &#8211; Il 2022 è stato l&#039;anno più caldo e siccitoso mai registrato in Italia, con una temperatura media superiore di 1,23°C rispetto al trentennio 1991-2020 e una diminuzione delle precipitazioni del 22% rispetto alla media 1991-2020. Il cambiamento climatico colpisce diversamente le regioni, con la Sicilia a maggior rischio desertificazione (70% del territorio minacciato da insufficienza idrica), seguita da Molise (58%), Puglia (57%) e Basilicata (55%). Le temperature più elevate hanno effetti economici differenziati tra Nord e Sud, con le regioni settentrionali che potrebbero vedere un aumento del PIL (+0/2%) e il Sud una significativa riduzione (-1/3%), con picchi superiori al -4% in Campania e Sicilia. Il cambiamento climatico impatta su diversi settori, tra cui Energia, Turismo, Assicurazioni, Immobiliare e Trasporti. Lo sottolinea il rapporto Svimez.  È essenziale accelerare la produzione di energie rinnovabili in Italia, con particolare attenzione al Mezzogiorno, che ha il potenziale per diventare un polo produttivo strategico. Ma occorre superare l’idea del Mezzogiorno come mero hub energetico europeo, che è in contraddizione con il nuovo approccio europeo alle politiche industriali e soprattutto risulta miope rispetto agli obiettivi di autonomia energetica, competitività industriale e coesione territoriale. La capacità installata di energie rinnovabili in Italia è cresciuta nel 2022, ma è ancora insufficiente per raggiungere gli obiettivi europei.  Le regioni del Sud, come la Sicilia, la Puglia e la Campania, hanno registrato una crescita sopra la media nazionale. Questi progressi però nascondono la sotto-dotazione manifatturiera e la dipendenza strategica dalle importazioni asiatiche nel comporto delle tecnologie verdi (pannelli, turbine e biocarburanti), che nel 2022 sono raddoppiate (+104%) a 22 miliardi a livello europeo. Proprio in questo settore si potrebbe dispiegare il potenziale del Mezzogiorno, che a partire dalle eccellenze sul territorio può ambire a diventare un polo produttivo strategico rispetto agli obiettivi di sicurezza energetica e autonomia strategica europea.  &#8212;economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)</p>
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		<title>Sicurezza stradale, Guzzi (Unilavoro Pmi): Esiste connessione tra velocità e numero di incidenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Sep 2023 11:13:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), ogni anno, in tutto il mondo, muoiono circa 1,35 milioni di persone in incidenti stradali. Non solo automobilisti, ma anche un numero ingente di pedoni, ciclisti e motociclisti. Oltre il 90% di tutti gli incidenti, si sottolinea nel rapporto, è causato da errori del guidatore: velocità eccessiva, distrazione, uso [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), ogni anno, in tutto il mondo, muoiono circa 1,35 milioni di persone in incidenti stradali. Non solo automobilisti, ma anche un numero ingente di pedoni, ciclisti e motociclisti. Oltre il 90% di tutti gli incidenti, si sottolinea nel rapporto, è causato da errori del guidatore: velocità eccessiva, distrazione, uso del cellulare, scarsa attenzione, uso di alcool o di droghe. Una serie di comportamenti scorretti, difficilmente educabili. A sottolinearlo è Sebastiano Guzzi, Vice Presidente Nazionale Unilavoro Pmi.  </p>
<p>Nel 2022, si legge ancora, si sono verificati in Italia 165.889 incidenti stradali con lesioni a persone; le vittime sono state 3.159 e i feriti 223.475. Rispetto all’anno precedente i morti sulle strade sono aumentati del 9,9% così come il numero di incidenti e feriti (+9,2%). Dati sconcertanti che destano molta preoccupazione e che inducono a riflettere sulle cause e sulle soluzioni, che devono essere valide, risolute e immediate. Il 2023, evidenzia l’imprenditore lametino, è stato contrassegnato da tantissimi incidenti in cui sono stati coinvolti automobilisti, pedoni e ciclisti. Tutto questo è dovuto, è il caso di sottolinearlo a più riprese, a una serie di comportamenti scorretti dell’uomo riassumibili in eccesso di velocità, guida distratta e pericolosa, mancato rispetto della precedenza e della distanza di sicurezza, assunzione di alcool e sostanze stupefacenti, uso del telefonino. Gli incidenti stradali &#8211; continua Guzzi- rappresentano una delle principali cause di morte a livello globale. Bisogna riconoscere l’importanza del problema e la necessità di agire. Nella sua strategia 2021-2030 per raggiungere la sicurezza stradale globale, l’Organizzazione Mondiale della Sanità chiede di introdurre limiti a 30 km/h nelle città. Ridurre la velocità, spiega l’Oms, significa infatti diminuire l’esposizione al rischio di chi guida e dei pedoni che possono entrare in contatto con il mezzo: una riduzione del 10% della velocità comporta una riduzione del 30% dei decessi. A Londra, per esempio, il piano urbanistico Vision Zero mira ad azzerare i morti e i feriti sulle strade entro il 2030 con l’istituzione di diverse zone 30, la trasformazione di 73 incroci individuati come pericolosi in luoghi più sicuri per pedoni e ciclisti, la messa in sicurezza di strade e piste ciclabili. Dal monitoraggio della Transport for London road network, emerge che dal 2018 gli incidenti che coinvolgono i pedoni sono diminuiti del 36% e quelli mortali o che causano lesioni gravi del 25%, incoraggiando inoltre i cittadini ad abbandonare l’auto. A Helsinki e Oslo i limiti di velocità sono stati inaspriti per decenni e ridotti nuovamente nel 2019, quando il limite è sceso a 30 km/h sulla maggior parte delle strade residenziali e del centro città, e a 50 km/h sulle strade principali nelle aree suburbane. In entrambe le città, per la prima volta, nel 2020 non si sono registrate morti da quando, negli anni ‘60, è iniziato il monitoraggio. </p>
<p>La velocità sulle strade- rimarca Guzzi- corrisponde a più incidenti mortali. Lo confermano le statistiche ed è emerso dallo studio pubblicato qualche anno fa dall&#8217;International Transport Forum, l’organizzazione intergovernativa che si occupa a livello mondiale dei trasporti e della loro sicurezza, secondo cui un aumento del 10% nella velocità media del traffico porta ad una crescita del 20% di incidenti con feriti, un incremento del 30% di feriti e morti sulle strade per arrivare a un +40% di incidenti mortali. La ricerca ha preso in esame 11 casi di studio in 10 Paesi nel mondo &#8211; Italia, Danimarca, Francia, Austria, Israele, Italia, Norvegia, Australia, Stati Uniti, Svezia e Ungheria &#8211; dove sono stati modificati i limiti di velocità o introdotti sistemi di controllo automatico. In Italia, il Safety Tutor. Dai risultati- conclude Sebastiano Guzzi, è arrivata la conferma che a velocità più basse corrispondano strade più sicure, e che esiste una connessione importante tra velocità e numero di incidenti.</p>
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