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	<title>stipendi Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Thu, 21 May 2026 16:13:19 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Ponte Stretto, Tucci (M5s): Opera defunta, ma per manager stipendi da capogiro</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/ponte-stretto-tucci-m5s-opera-defunta-ma-per-manager-stipendi-da-capogiro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 May 2026 16:13:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Zero escavatori in azione, zero operai al lavoro, tante chiacchiere di Salvini, zero concretezza: il ponte sullo Stretto è un’opera defunta. Nonostante questo però, piovono milioni per i dirigenti della &#8216;Stretto di Messina Spa&#8217;”. Così in una nota il deputato calabrese del M5s Riccardo Tucci. &#8220;Il Ponte sullo Stretto &#8211; aggiunge &#8211; si rivela l&#8217;ennesimo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;<em>Zero escavatori in azione, zero operai al lavoro, tante chiacchiere di Salvini, zero concretezza: il ponte sullo Stretto è un’opera defunta. Nonostante questo però, piovono milioni per i dirigenti della &#8216;Stretto di Messina Spa&#8217;”.</em> Così in una nota il deputato calabrese del M5s Riccardo Tucci.</p>
<p>&#8220;<em>Il Ponte sullo Stretto &#8211; </em>aggiunge<em> &#8211; si rivela l&#8217;ennesimo poltronificio di centrodestra, pagato dai cittadini. I dati fanno cadere le braccia: la società conta 114 dipendenti, di cui 21 dirigenti, per un costo complessivo del personale di 11,5 milioni di euro all&#8217;anno. Un&#8217;assurdità intollerabile se si considera che la spesa per i soli manager è schizzata dai 4,5 milioni del 2024 a 6 milioni nel 2026. Non solo: grazie alle deroghe concesse dalla maggioranza, almeno quattro super-dirigenti aggirano il tetto dei 240 mila euro previsto per le società pubbliche, arrivando a intascare fino a 360 mila euro annui. Tutto questo a fronte di un&#8217;opera che, ad oggi, non ha un progetto e dal punto di vista procedurale è un colabrodo sotto tutti i punti di vista. Salvini pure ieri ha fatto nuovi annunci: ricordiamo che aveva promesso l&#8217;apertura dei cantieri per l&#8217;autunno 2024, poi posticipata alla primavera 2025, poi a fine del 2025 e ora all&#8217;ultimo trimestre del 2026&#8243;.</em></p>
<p>&#8220;<em>Il leader della Lega non è più credibile: manca ancora la delibera del Cipess e la relativa registrazione alla Corte dei Conti, però gli stipendi d’oro corrono veloci-</em> prosegue Tucci. <em>Ho depositato un’interrogazione per chiedere al governo di fermare questa farsa. Come M5s, è quasi un favore che facciamo a Meloni e Salvini: basta col rendersi ridicoli. Inoltre, chiediamo di revocare i privilegi e dirottare queste ingenti risorse verso le vere priorità della Sicilia e della Calabria: ferrovie, strade e reti idriche. I cittadini meritano infrastrutture utili, non slogan miliardari</em>&#8220;- conclude il deputato calabrese del M5s.</p>
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		<item>
		<title>Al Nord si lavora 27 giorni in più all’anno rispetto al Sud dove gli stipendi sono più bassi del 35%</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/al-nord-si-lavora-27-giorni-in-piu-allanno-rispetto-al-sud-dove-gli-stipendi-sono-piu-bassi-del-35/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 May 2025 16:46:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come evidenzia un’analisi realizzata dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre, il divario Nord-Sud ha tante facce: redditi, istruzione, servizi, mobilità. Ma ora anche il calendario racconta una distanza che continua ad allargarsi. Il rapporto ha analizzato il numero medio di giornate effettivamente lavorate da operai e impiegati del settore privato nel 2023. Prendendo in esame [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Come evidenzia un’analisi realizzata dall’Ufficio studi della <strong>Cgia di Mestre</strong>, il divario Nord-Sud ha tante facce: redditi, istruzione, servizi, mobilità. Ma ora anche il calendario racconta una distanza che continua ad allargarsi. Il rapporto ha analizzato il <strong>numero medio</strong> di giornate effettivamente lavorate da <strong>operai e impiegati del settore privato</strong> nel 2023. Prendendo in esame le categorie professionali di operai e impiegati, l’associazione di Mestre “incorona” <strong>Lecco come provincia</strong> che registra il maggior numero di ore lavorate nel 2023. Nella città lombarda il cartellino viene timbrato in media 264,9 giorni all’anno. Sul podio si posizionano inoltre i dipendenti privati residenti nelle province di <strong>Biella</strong> e di <strong>Vicenza</strong>, rispettivamente in seconda e terza posizione con 264,3 e 263,5 giorni lavorati. Nelle prime dieci posizioni trovano spazio altre province del Nord Italia. Al quarto posto spunta <strong>Lodi</strong> con 263,3 giorni, “tallonata” da <strong>Vicenza, Padova e Monza-Brianza</strong>, tutte con valori sopra quota 263. Tra le province più operose ci sono inoltre <strong>Treviso e Bergamo</strong>, entrambe con più di 262 giorni lavorati nell’arco dei dodici mesi. Per quanto riguarda le <strong>province con meno presenze</strong>, fanalino di coda è <strong>Vibo Valentia</strong> con una media di 193,3 giorni lavorati nel corso dell&#8217;anno. Agli ultimi posti spiccano poi <strong>Foggia, Trapani, Rimini e Nuoro</strong>, dove operai e impiegati timbrano il cartellino in media tra le 205 e le 213 volte all’anno, al di sotto della media italiana di 246,1 giorni.</p>
<p>Stando allo studio della Cgia, negli ultimi due anni la retribuzione al Settentrione ha raggiunto una media giornaliera di 104 euro lordi, oltre un terzo più “pesante” rispetto al Sud, dove il salario quotidiano non supera solitamente i 77 euro lordi al dì<br />
A<strong> livello di retribuzioni</strong>, nel 2023 <strong>Milano</strong> si è aggiudicata la “palma d’oro” tra le province con una media di 34.343 euro relativa agli stipendi medi annui. A seguire emergono altre province del Nord da Monza-Brianza (28.833 euro) al distretto della “motor valley” emiliana, rappresentato da Parma, Modena, Bologna e Reggio Emilia, dove la media degli stipendi oscilla tra i 26.937 e i 27.671 euro all’anno. A trainare le retribuzioni sono soprattutto comparti di eccellenza del made in Italy come auto di lusso, automotive, meccanica, meccatronica, biomedicale e agroalimentare, settori tutti caratterizzati da un’elevata produttività che trovano la concentrazione maggiore tra Lombardia ed Emilia-Romagna.</p>
<p>Di fronte a una media italiana delle retribuzioni che nel 2023 si è attestata a 23.662 euro all’anno, l’analisi Cgia fotografa <strong>i salari più bassi</strong> in alcune province del Sud Italia: <strong>Trapani, Cosenza, Nuoro e Vibo Valentia</strong> dove le buste paga si aggirano in media tra i 13.388 e i 14.854 euro all’anno.</p>
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		<item>
		<title>Stipendi non pagati e mansioni non dovute: lavoratori Conad &#8220;Due Mari&#8221; in stato di agitazione</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/stipendi-non-pagati-e-mansioni-non-dovute-lavoratori-conad-due-mari-in-stato-di-agitazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Apr 2025 09:45:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Catanzaro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Le lavoratrici e i lavoratori del Conad di Lamezia Terme, presso il Centro Commerciale &#8216;Due Mari&#8217;, hanno confermato lo stato di agitazione iniziato giorno 25.3.2025 a causa dell ennesimo ritardato pagamento degli stipendi, che l azienda ha annunciato avverrà solo dopo Pasqua, lasciando nuovamente i lavoratori senza economie durante le festività oltre alle condizioni di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Le lavoratrici e i lavoratori del Conad di Lamezia Terme, presso il Centro Commerciale &#8216;Due Mari&#8217;, hanno confermato lo stato di agitazione iniziato giorno 25.3.2025 a causa dell ennesimo ritardato pagamento degli stipendi, che l azienda ha annunciato avverrà solo dopo Pasqua, lasciando nuovamente i lavoratori senza economie durante le festività oltre alle condizioni di lavoro che vedono svolgere mansioni, quali le pulizie, che non competono e che non erano mai state svolte dai lavoratori fino a quando è stata presente allinterno del pdv lazienda di pulizie che appunto svolgeva tale servizio. Una situazione, tra laltro, che si protrae da troppo tempo e che sta mettendo a dura prova la vita quotidiana di chi, ogni giorno, affronta sacrifici enormi per far quadrare i conti. I ritardi nei pagamenti, che ormai perdurano da oltre due anni, stanno diventando insostenibili ed a questo si aggiunge la poca serenità dellambiente lavorativo come appena descritto&#8221;. È quanto scrivono, in una nota le organizzazioni sindacali Filcams Cgil e UiltuCs a firma rispettivamente di Giuseppe Valentino, Caterina Fulciniti e Pinuccia Cosmano.</p>
<p>&#8220;Alla luce di quanto sopra esposto le organizzazioni sindacali FILCAMS CGIL, FISASCAT CISL e UILTuCS UIL giorno 10.4.2025 hanno tenuto unassemblea con le lavoratrici e i lavoratori dipendenti dellazienda Sorinat Srl che ha in gestione il marchio Conad allinterno del centro commerciale, dalla quale è emersa la decisione di intensificare le azioni di lotta e protesta qualora lazienda non dovesse dare immediati e concreti segnali, provvedendo al pagamento delle retribuzioni arretrate e alla fine delle pulizie da parte dei lavoratori. A pochi giorni dalla Pasqua, mentre i centri commerciali si riempiono e i carichi di lavoro aumentano, non è accettabile che chi lavora, già sottoposto a forte stress, debba anche rinunciare allo stipendio, che è un diritto fondamentale. Ricordiamo inoltre che la Sorinat Srl, società che gestisce i punti vendita a marchio “Conad” allinterno del centro commerciale e in altri territori, non applica il Contratto Collettivo Nazionale del settore maggiormente rappresentativo, causando un ulteriore danno economico a lavoratrici e lavoratori che già percepiscono salari più bassi rispetto ai colleghi che svolgono le stesse attività in altri negozi che applicano il contratto sottoscritto dalle scriventi organizzazioni sindacali&#8221;.</p>
<p>In conclusione le organizzazioni sindacali &#8220;esprimono piena solidarietà a tutte le lavoratrici e i lavoratori coinvolti e si dichiarano pronte a sostenere ogni forma di mobilitazione che sarà ritenuta necessaria e comunicata nei prossimi giorni&#8221;.</p>
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		<item>
		<title>Report Istat: Stipendi donne e uomini in Italia, tante le differenze</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/report-istat-stipendi-donne-e-uomini-in-italia-tante-le-differenze/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Feb 2025 07:30:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
		<category><![CDATA[differenze]]></category>
		<category><![CDATA[Donne]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In Italia, nel 2022, il GPG, ovvero il differenziale di genere nelle retribuzioni orarie medie, si attesta al 5,6%: la retribuzione oraria media maschile è pari a 16,8 euro e quella femminile a 15,9 euro. Il gap tende ad ampliarsi tra i laureati (16,6%), tra i quali la retribuzione media oraria è di 20,3 euro [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/report-istat-stipendi-donne-e-uomini-in-italia-tante-le-differenze/">Report Istat: Stipendi donne e uomini in Italia, tante le differenze</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="art-text"><span id="U111268306944XzF">In Italia, nel 2022, il GPG, ovvero il differenziale di genere nelle retribuzioni orarie medie, si attesta al 5,6%</span>: la retribuzione oraria media maschile è pari a 16,8 euro e quella femminile a 15,9 euro. Il gap tende ad ampliarsi tra i laureati (16,6%), tra i quali la retribuzione media oraria è di 20,3 euro per le donne e di 24,3 euro per gli uomini, ma anche tra i dipendenti con al più l’istruzione secondaria inferiore (15,2%), sebbene su livelli retributivi orari decisamente più bassi (11,1 euro per le donne e 13,1 euro per gli uomini).  Il GPG più contenuto (10,7%) si osserva tra chi ha conseguito un titolo di studio secondario superiore, titolo più diffuso sia tra gli uomini che tra le donne, in corrispondenza di retribuzioni orarie di 14 euro per le diplomate e di 15,7 euro per i diplomati. Lo indica l&#8217;Istat nel Report sulla struttura delle retribuzioni in Italia nel 2022.</p>
<p class="art-text">Il <span id="U111268306944BeD">gap salariale aumenta tra le professioni con una ridotta presenza femminile</span>: nel gruppo dei Dirigenti, raggiunge un valore del 30,8% in corrispondenza delle retribuzioni orarie più alte, sia per le donne (34,5 euro) sia per gli uomini (49,8 euro); segue il gruppo delle Forze Armate (27,7%), con valori della retribuzione oraria pari a 16,9 euro e 23,4 euro rispettivamente, e quello degli Artigiani e operai specializzati (17,6%), per i quali le retribuzioni orarie ammontano a 10,6 euro per le donne e 12,8 euro per gli uomini. Tralasciando il Personale specializzato addetto all’agricoltura, alle foreste e alla pesca, che nel campo di osservazione della rilevazione ha una ridotta rappresentatività, il più basso GPG si registra nelle Professioni intellettuali e scientifiche (8,4%) e nelle Professioni non qualificate (9,3%), caratterizzate anche da retribuzioni orarie particolarmente basse (10 euro per le donne e 11 euro per gli uomini). Il gruppo delle Professioni intellettuali e scientifiche, infine, si caratterizza per elevati livelli retribuitivi (secondi solo a quelli dei dirigenti, attestandosi a 23,4 euro tra le donne e a 25,5 euro tra gli uomini), un basso livello del GPG (8,4%) e una marcata presenza di lavoratrici donne.</p>
<p class="art-text">Uno dei fattori che nel nostro Paese concorre fortemente a determinare il differenziale salariale di genere è l’effetto di composizione tra il comparto a controllo pubblico (l’insieme delle istituzioni pubbliche e delle imprese a prevalente controllo pubblico) e quello a controllo privato (l’insieme delle unità economiche, imprese e istituzioni, private sulle quali il controllo privato è totale o prevalente). Se infatti il GPG nel comparto a controllo privato è pari al 15,9%, nel comparto a controllo pubblico scende al 5,2%. In quest’ultimo le donne sono la maggioranza (55,6% dei dipendenti), hanno un elevato livello di istruzione e la più alta retribuzione oraria: tra le laureate la retribuzione oraria arriva a 23 euro ed è di ben 6,9 euro superiore a quelle delle laureate nel comparto privato; tra gli uomini la differenza si riduce a 4,1 punti, con retribuzioni orarie pari a 26,6 euro nel pubblico e a 22,5 euro nel privato.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/report-istat-stipendi-donne-e-uomini-in-italia-tante-le-differenze/">Report Istat: Stipendi donne e uomini in Italia, tante le differenze</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Lavoro e retribuzioni, parità stipendi tra uomini e donne lontana: Le differenze</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/lavoro-e-retribuzioni-parita-stipendi-tra-uomini-e-donne-lontana-le-differenze/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Jan 2025 10:02:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; &#8221;La parità nel mercato del lavoro è ancora lontana dall&#8217;essere pienamente realizzata&#8221;. Nel corso degli ultimi dieci anni, la percentuale di donne lavoratrici rispetto al totale degli occupati, è passato dal 40,6% nel 2010 al 41,7% nel 2022. Anno in cui la retribuzione annua media delle donne è stata di 17.300 euro contro [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; &#8221;La parità nel mercato del lavoro è ancora lontana dall&#8217;essere pienamente realizzata&#8221;. Nel corso degli ultimi dieci anni, la percentuale di donne lavoratrici rispetto al totale degli occupati, è passato dal 40,6% nel 2010 al 41,7% nel 2022. Anno in cui la retribuzione annua media delle donne è stata di 17.300 euro contro una media di 24.500 euro per gli uomini, una differenza di 7.200 euro, cioè quasi un terzo in meno (-29,4%). E&#8217; quanto emerge dall&#8217;analisi dei divari di genere nel mercato del lavoro e nel sistema previdenziale attraverso i dati Inps. Le donne, secondo lo studio, continuano a trovare impiego in un range limitato di occupazioni rispetto ai loro colleghi uomini (segregazione occupazionale di tipo orizzontale).  Esse sono concentrate in alcuni comparti del settore dei servizi (nel 2022 il tasso di femminilizzazione è di circa il 79% nella sanità, 77% nell’istruzione, 53% negli alloggi/ristorazione) e sono invece sotto-rappresentate nel settore manifatturiero (30% circa ). Ciò si accompagna ad una scarsa presenza femminile nelle posizioni apicali e maggiormente remunerative.</p>
<p>Seppur la presenza delle donne nella platea di soggetti con qualifica dirigenziale è lentamente cresciuta nell’ultimo decennio, soprattutto nelle fasce d’età più giovani (che sono però minoritarie), il divario rimane macroscopico, con una percentuale di circa 1,2% per gli uomini e inferiore a 0,5% per le donne. Queste peculiarità del mercato del lavoro italiano si riflettono in maniera evidente anche sulle retribuzioni.  L’analisi dei dati relativi ai rapporti di lavoro subordinato nel settore privato extra-agricolo mostra una netta disparità salariale a sfavore delle donne lungo tutto l’arco temporale considerato. Tale differenza emerge sia quando si considera la retribuzione annuale (nel 2022 la retribuzione annua media delle donne è stata di 17.300 euro contro una media di 24.500 euro per gli uomini), sia quando si esamina la retribuzione giornaliera (in tal caso i valori per il 2022 sono rispettivamente 97 euro contro 106 euro).</p>
<p>Si nota, inoltre, che la variabilità delle retribuzioni maschili è più elevata di quelle femminili, suggerendo che le donne tendono ad essere concentrate in settori e aziende con minori opportunità di avanzamento di carriera e, di conseguenza, di miglioramento delle retribuzioni percepite. È evidente che il divario nelle retribuzioni è, almeno in parte, il frutto di differenze che si esplicano su diversi piani (individuale, contrattuale, settoriale, di impresa, ecc.).  Allo scopo di depurare dalle differenze retributive riscontrate l’effetto prodotto da questi elementi, sono state utilizzate delle tecniche econometriche che permettono di stimare il gap retributivo imputabile al genere a parità di altre condizioni individuali e di contesto. I risultati mostrano che il vantaggio retributivo maschile di circa il 40% si riduce quando si tiene conto di tali elementi, ma non si annulla, rimanendo comunque a un livello pari al 12-13%.  &#8212;economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Al Nord stipendi dipendenti privati fino al 50% più alti che al Sud: Milano al top, Vibo Valentia ultima</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/al-nord-stipendi-dipendenti-privati-fino-al-50-piu-alti-che-al-sud-milano-al-top-vibo-valentia-ultima/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Dec 2024 00:00:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le differenze retributive tra i lavoratori dipendenti privati del Nord e i colleghi del Sud sono evidentissime: se i primi percepiscono una busta paga di circa 2 mila euro lordi al mese, quella dei secondi, invece, sfiora i 1.350. In buona sostanza nel settentrione si guadagna mediamente quasi il 50%; pari, in termini monetari, a [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Le differenze retributive tra i lavoratori dipendenti privati del Nord e i colleghi del Sud sono evidentissime: se i primi percepiscono una busta paga di circa 2 mila euro lordi al mese, quella dei secondi, invece, sfiora i 1.350. In buona sostanza nel settentrione si guadagna mediamente quasi il 50%; pari, in termini monetari, a +8.450 euro lordi all&#8217;anno. Lo rileva la Cgia di Mestre, che ha realizzato un&#8217;analisi sugli stipendi. Per questo mese di dicembre, ovviamente, lo spread riguarda anche la tredicesima mensilità che viene pagata proprio in questi giorni. E sebbene le gabbie salariali siano state abolite nel 1972, oltre 50 anni di applicazione dei Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (CCNL) non ha mitigato le marcate differenze retributive tra le regioni italiane, anche se l&#8217;obbiettivo, in linea di massima, è stato raggiunto solo a livello intra-settoriale.</p>
<p><strong>A Milano i più alti, maglia nera Vibo Valentia</strong><br />
Gli stipendi dei dipendenti privati sono più alti al Nord ma con delle differenze e una top ten che vede in cima Milano. Emerge da un&#8217;analisi condotta dall&#8217;Ufficio studi della CGIA. L&#8217;area geografica con gli stipendi medi più alti è Milano: nel capoluogo regionale lombardo la retribuzione mensile media nel 2023 è stata di 2.642 euro. Seguono i dipendenti privati di Monza-Brianza con 2.218 euro e i lavoratori delle province ubicate lungo la via Emilia. Ovvero, Parma con una busta paga lorda di 2.144 euro, Modena con 2.129 euro, Bologna con 2.123 euro e Reggio Emilia con 2.072 euro. Nella graduatoria nazionale che include 107 province, la prima realtà geografica del Mezzogiorno è Chieti che occupa il 55 posto con una retribuzione mensile media di 1.598 euro. <strong>Infine, tra le province con le retribuzioni più &#8220;leggere&#8221;</strong> scorgiamo Trapani con 1.143 euro, <strong>Cosenza con 1.140 euro</strong> e Nuoro con 1.129 euro. <strong>Maglia nera a livello nazionale è Vibo Valentia, dove i dipendenti occupati in questo territorio percepiscono uno stipendio mensile medio di soli 1.030 euro.</strong></p>
<p>È chiaro, spiega la nota della Cgia di Mestre, che queste disuguaglianze salariali molto marcate sono legate al caro-vita e alla produttività che sono nettamente superiori al Nord rispetto al Sud; al fatto che i valori retributivi medi sono condizionati negativamente dalla presenza dei contratti a termine, che gravitano in particolare nel Mezzogiorno e alla concentrazione delle multinazionali, dei grandi gruppi industriali e degli istituti di credito/finanziari/assicurativi che, rispetto alle Pmi, erogano stipendi più pesanti, ma non sono distribuiti uniformemente lungo tutto lo stivale. La presenza di queste realtà, infatti, si raccoglie, in particolar modo, nelle grandi aree urbane del Nord.</p>
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		<title>Scuola, stipendi degli insegnanti precari: L&#8217;Italia deferita alla Corte di Giustizia europea</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/scuola-stipendi-degli-insegnanti-precari-litalia-deferita-alla-corte-di-giustizia-europea/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Oct 2024 10:10:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Commissione Ue deferisce l&#8217;Italia alla Corte di giustizia Ue per non aver posto fine all&#8217;uso abusivo di contratti a tempo determinato e a condizioni di lavoro discriminatorie. L&#8217;Italia, afferma, &#8220;non ha adottato le norme necessarie per vietare la discriminazione in merito alle condizioni di lavoro e l&#8217;uso abusivo di successivi contratti a tempo determinato&#8221;. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La Commissione Ue deferisce l&#8217;Italia alla Corte di giustizia Ue per non aver posto fine all&#8217;uso abusivo di contratti a tempo determinato e a condizioni di lavoro discriminatorie. L&#8217;Italia, afferma, &#8220;non ha adottato le norme necessarie per vietare la discriminazione in merito alle condizioni di lavoro e l&#8217;uso abusivo di successivi contratti a tempo determinato&#8221;.<br />
Il tema è la legislazione sullo stipendio degli insegnanti a tempo determinato nelle scuole pubbliche che &#8220;non prevede una progressione salariale&#8221; basata sui precedenti periodi di servizio&#8221; ed è &#8220;una discriminazione rispetto agli insegnanti assunti a tempo indeterminato&#8221;.</p>
<p>La Commissione, viene spiegato più nel dettaglio dall&#8217;esecutivo comunitario, &#8220;ritiene che la legislazione italiana che determina lo stipendio degli insegnanti a tempo determinato nelle scuole pubbliche non preveda una progressione salariale incrementale basata sui precedenti periodi di servizio&#8221;.<br />
&#8220;Ciò costituisce una discriminazione rispetto agli insegnanti assunti a tempo indeterminato, che hanno diritto a tale progressione salariale &#8211; spiega la Commissione -. Inoltre, contrariamente al diritto dell&#8217;Ue, l&#8217;Italia non ha adottato misure efficaci per impedire l&#8217;uso abusivo di successivi contratti di lavoro a tempo determinato del personale amministrativo, tecnico e ausiliario nelle scuole pubbliche. Ciò viola la normativa UE sul lavoro a tempo determinato. La Commissione ritiene che gli sforzi delle autorità siano stati, finora, insufficienti e pertanto sta deferendo l&#8217;Italia alla Corte di giustizia dell&#8217;Unione europea&#8221;.  </p>
<p>Anief: trattamento discriminatorio per 400mila precari<br />
&#8220;La Commissione europea interviene 10 anni dopo l a procedura di infrazione attivata nei confronti dell&#8217;Italia. E&#8217; evidente che dopo 25 anni dall&#8221;approvazione della direttiva, ancora oggi in Italia non si rispetta la norma europea: sono piu&#8217; di 400 mila i docenti con più di 36 mesi di servizio che hanno subito questo abuso. La Commissione chiede misure che prevengano questo abuso: per noi si tratta del doppio canale di reclutamento e deve essere introdotto il principio di non discriminazione che pretende lo stanziamento di risorse straordinarie anche in vista del nuovo contratto&#8221;. Così all&#8217;ANSA il segretario del sindacato Anief, Marcello Pacifico.</p>
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		<title>Al Nord stipendi del 35% più alti che al Sud. In Calabria retribuzione annua metà della Lombardia</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/al-nord-stipendi-del-35-piu-alti-che-al-sud-in-calabria-retribuzione-annua-meta-della-lombardia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Sep 2024 06:50:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[anno]]></category>
		<category><![CDATA[Nord]]></category>
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					<description><![CDATA[<p> Le differenze tra Nord e Sud sono molto evidenti anche dal confronto delle retribuzioni. Se gli occupati nelle regioni settentrionali percepiscono una retribuzione media giornaliera lorda di 101 euro, i colleghi meridionali ne guadagnano 75: insomma, i primi portano a casa uno stipendio giornaliero del 35% più &#8220;pesante&#8221; dei secondi. È quanto rileva l&#8217;elaborazione realizzata dall&#8217;Ufficio studi della Cgia su dati [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="themed-links break-words font-prose font-thin text-md leading-160"> Le differenze tra <strong>Nord e Sud </strong>sono molto evidenti anche dal confronto delle retribuzioni. Se gli occupati nelle regioni settentrionali percepiscono una retribuzione media giornaliera lorda di 101 euro, i colleghi meridionali ne guadagnano 75: insomma, i primi portano a casa uno stipendio giornaliero <strong>del 35% più &#8220;pesante&#8221; dei secondi.</strong> È quanto rileva l&#8217;elaborazione realizzata dall&#8217;Ufficio studi della <strong>Cgia </strong>su dati Inps e Istat, secondo cui questa differenza è dovuta sostanzialmente alla <strong>produttività del lavoro;</strong> al Nord, infatti, è del 34% superiore al dato del Sud. A livello regionale la retribuzione media annua lorda dei lavoratori dipendenti della<strong> Lombardia è pari a 28.354 euro</strong>, in <strong>Calabria</strong>, invece, ammonta a poco più della metà; ovvero<strong> 14.960 euro.</strong> Ma se nel primo caso la produttività del lavoro è pari a 45,7 euro per ora lavorata, nel secondo è di appena 29,7. Gli aspetti emersi dall&#8217;elaborazione, secondo la Cgia ripropongono una vecchia questione: gli squilibri retributivi presenti tra le diverse aree del nostro Paese, in particolare tra Nord e Sud, ma molto evidente anche quelli tra le <strong>aree urbane e quelle rurali. </strong>Tema che le parti sociali hanno tentato di risolvere, dopo l&#8217;abolizione delle cosiddette gabbie salariali avvenuta nei primi anni &#8217;70 del secolo scorso, attraverso l&#8217;impiego del contratto collettivo nazionale del lavoro (Ccnl). L&#8217;applicazione, però, ha prodotto solo in parte gli effetti sperati. Le disuguaglianze salariali tra le ripartizioni geografiche sono rimaste e in molti casi sono addirittura aumentate, perché nel settore privato le multinazionali, le utilities, le imprese medio-grandi, le società finanziarie/assicurative/bancarie che &#8211; tendenzialmente riconoscono ai propri dipendenti stipendi molto più elevati della media &#8211; sono ubicate prevalentemente nelle aree metropolitane del Nord.</p>
<p class="themed-links break-words font-prose font-thin text-md leading-160">Le tipologie di queste aziende dispongono anche di una quota di personale con qualifiche professionali sul totale molto elevata (manager, dirigenti, quadri, tecnici, etc.), con livelli di istruzione alti a cui va corrisposto uno stipendio importante. Infine, non va nemmeno scordato che il lavoro irregolare, molto diffuso nel Mezzogiorno, da sempre provoca un abbassamento dei salari contrattualizzati dei settori che tradizionalmente sono investiti da questa piaga sociale (agricoltura, servizi alla persona, commercio, etc.). Tuttavia, se invece di comparare il dato medio tra aree geografiche diverse lo facciamo tra lavoratori dello stesso settore, le differenze territoriali si riducono e mediamente sono addirittura più contenute di quelle presenti in altri paesi europei. Pertanto, possiamo dire che in Italia le disuguaglianze salariali a livello geografico sono importanti, ma, grazie a un preponderante ricorso alla contrattazione centralizzata, abbiamo differenziali intrasettoriali più contenuti rispetto agli altri Paesi. Per contro, la scarsa diffusione in Italia della contrattazione decentrata &#8211; istituto, ad esempio, molto diffuso in Germania &#8211; non consente ai salari reali di rimanere agganciati all&#8217;andamento dell&#8217;inflazione, al costo delle abitazioni e ai livelli di produttività locale, facendoci scontare dei gap retributivi medi con gli altri paesi molto importanti.</p>
<p class="themed-links break-words font-prose font-thin text-md leading-160">&#8211; <strong>BISOGNA INCENTIVARE LA CONTRATTAZIONE DECENTRATA</strong><br />
Come ha avuto modo di segnalare anche il Cnel, il problema dei lavoratori poveri non parrebbe riconducibile ai minimi tabellari troppo bassi, ma al fatto che durante l&#8217;anno queste persone lavorano &#8220;poco&#8221;. Pertanto, più che a istituire un minimo salariale per legge andrebbe contrastato l&#8217;abuso di alcuni contratti a tempo ridotto. Altresì, dall&#8217;Ufficio studi della Cgia fanno sapere che per innalzare gli stipendi dei lavoratori dipendenti, in particolar modo di quelli con qualifiche professionali minori, bisognerebbe continuare nel taglio dell&#8217;Irpef e diffondere maggiormente la contrattazione decentrata. Avendo una quota di lavoratori coperto dalla contrattazione collettiva nazionale tra le più alte a livello europeo (98,7 per cento del totale dei lavoratori dipendenti del settore privato), dovremmo &#8220;spingere&#8221; per diffondere ulteriormente anche la contrattazione di secondo livello, premiando, in particolar modo, la decontribuzione e il raggiungimento di obbiettivi di produttività, anche ricorrendo ad accordi diretti tra gli imprenditori e i propri dipendenti. Così facendo, daremmo soprattutto una risposta alle maestranze del Nord e in particolar modo delle aree più urbanizzate del Paese che, a seguito del boom dell&#8217;inflazione, in questi ultimi anni hanno subito, molto più degli altri, una decisa perdita del potere d&#8217;acquisto.</p>
<p class="themed-links break-words font-prose font-thin text-md leading-160"><strong>CONTRATTI II LIVELLO: COINVOLTI POTENZIALMENTE 5,6 MLN DI DIPENDENTI</strong><br />
Nell&#8217;analisi statistica sulla contrattazione decentrata realizzata dall&#8217;Istat, emerge che il 23,1 per cento delle imprese con almeno 10 dipendenti del settore privato applica un contratto decentrato. Si stima che i lavoratori coinvolti sarebbero il 55 per cento dei dipendenti totali delle imprese con almeno 10 addetti, pari, in termini assoluti, a 5,6 milioni di lavoratori. L&#8217;Istat, comunque, precisa che questi lavoratori non possono essere considerati come la platea esatta dei dipendenti coperti dalla contrattazione decentrata, in quanto, non tutti gli addetti potrebbero essere interessati dall&#8217;applicazione di questa misura.</p>
<p>&#8211; <strong>CCNL SCADUTO PER 4,7 MILIONI DI LAVORATORI</strong><br />
Oltre a incentivare l&#8217;applicazione della contrattazione decentrata, l&#8217;Ufficio studi della Cgia ritiene che per &#8220;appesantire&#8221; le buste paga è necessario rinnovare i contratti di lavoro scaduti. A fine giugno di quest&#8217;anno erano in attesa di rinnovo 4,7 milioni di dipendenti (pari al 36 per cento del totale). Sebbene il dato sia in calo rispetto allo stesso mese del 2023 (52,8 per cento), la quota di dipendenti privati in attesa di rinnovo è, invece, pari al 18,2 per cento. Non solo. I mesi di attesa per ottenere il rinnovo sono 23,2, ma scende a 4,2 mesi se calcolata sul totale dei dipendenti privati. Insomma, dalla lettura di questi parrebbe che i mancati rinnovi contrattuali interesserebbero più il pubblico, cioè lo Stato, che il privato. Detto ciò, è molto difficile individuare le cause che non consentono la sottoscrizione del rinnovo entro la scadenza prevista dal contratto nel settore privato, tuttavia è verosimile ritenere che in molti casi ciò sia riconducibile alla difficoltà riscontrata dalle parti sociali a trovare un accordo sugli aumenti economici che vada bene sia al Nord che al Sud. Insomma, non essendo sviluppata sufficientemente la contrattazione di secondo livello &#8211; che per sua natura è in grado di premiare la produttività aziendale/territoriale e definire le contromisure per contrastare l&#8217;inflazione che, come sappiamo, ha tassi differenziati tra regioni e regioni e tra aree centrali e aree periferiche &#8211; è sempre più difficile raggiungere una intesa sugli aumenti retributivi di settore entro la scadenza prevista per un contratto che vada bene da Vipiteno fino a Lampedusa.</p>
<p class="themed-links break-words font-prose font-thin text-md leading-160">&#8211; <strong>STIPENDI PIÙ ALTI A MILANO, BOLZANO, PARMA, BOLOGNA, MODENA</strong><br />
Dall&#8217;analisi provinciale delle retribuzioni medie lorde pagate ai lavoratori dipendenti del settore privato emerge che, nel 2022, Milano è stata la realtà dove gli imprenditori pagano gli stipendi più elevati: 32.472 euro. Seguono Parma con 26.861 euro, Modena con 26.764 euro, Bologna con 26.610 euro e Reggio Emilia con 26.100 euro. In tutte queste realtà emiliane, la forte concentrazione di settori ad alta produttività e a elevato valore aggiunto &#8211; come la produzione di auto di lusso, la meccanica, l&#8217;automotive, la meccatronica, il biomedicale e l&#8217;agroalimentare &#8211; ha &#8220;garantito&#8221; alle maestranze di questi territori buste paga molto pesanti. I lavoratori dipendenti più &#8220;poveri&#8221;, invece, si trovano a Trapani dove percepiscono una retribuzione media lorda annua pari a 14.365 euro, a <strong>Cosenza</strong> con 14.313 euro e a Nuoro con 14.206 euro. I più &#8220;sfortunati&#8221;, infine, lavorano a <strong>Vibo Valentia</strong> dove in un anno di lavoro hanno portato a casa solo 12.923 euro. La media italiana, infine, ammontava a 22.839 euro.</p>
<p>&#8211; <strong>AL NORD SI LAVORA 28 GIORNI IN PIÙ ALL&#8217;ANNO CHE AL SUD</strong></p>
<p class="themed-links break-words font-prose font-thin text-md leading-160">Secondo l&#8217;elaborazione dell&#8217;Ufficio studi Cgia su dati INPS, nel 2022 il numero medio delle giornate retribuite al Nord è stato pari a 253, al Sud, invece, a 225. Pertanto, nel settentrione un ipotetico operaio ha lavorato 28 giorni in più che corrispondono a oltre 5 settimane lavorative &#8220;aggiuntive&#8221; rispetto a un collega meridionale. Perché al Sud si lavora meno? Oltre alla presenza di un&#8217;economia sommersa più diffusa che nel resto del Paese che, statisticamente, non consente di conteggiare le ore lavorate irregolarmente, il mercato del lavoro è caratterizzato anche da tanti precari, molti lavoratori intermittenti, soprattutto nei servizi, e tantissimi stagionali legati al mondo del turismo che abbassano enormemente la media.</p>
<p>&#8211; <strong>GLI STACANOVISTI SONO A LECCO, VICENZA, BIELLA E PADOVA</strong><br />
Gli operai e gli impiegati con il maggior numero medio di giornate lavorate durante il 2022 sono stati quelli occupati a Lecco (264,2 giorni). Seguono i dipendenti privati di Vicenza (262,6), Biella (262,4), Padova (261,9), Treviso e Bergamo (entrambe con 261,6). Le province, infine, dove i lavoratori sono stati &#8220;meno&#8221; in ufficio o in fabbrica durante il 2022 sono quelle di Foggia (210,5 giorni), Rimini (209,9), Nuoro (203,4) e <strong>Vibo valentia</strong> (190,8). La media italiana è stata pari a 244,4 giorni.</p>
<p>(<em>Agi</em>)</p>
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		<title>Cutro, 15 dipendenti della centrale biomasse salgono per protesta sulla ciminiera alta 52 metri</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/cutro-15-dipendenti-della-centrale-biomasse-salgono-per-protesta-sulla-ciminiera-alta-52-metri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Apr 2024 15:48:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Crotone]]></category>
		<category><![CDATA[biomasse]]></category>
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		<category><![CDATA[Cutro]]></category>
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		<category><![CDATA[febbraio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un gruppo di 15 dipendenti della Serravalle Energy, società proprietaria della centrale biomasse di Cutro, nel pomeriggio di martedì 23 aprile è salito sulla ciminiera alta 52 metri dell’impianto in località Termine Grosso. Protestano per il mancato pagamento degli stipendi dal mese di febbraio e per il mancato riconoscimento della cassa integrazione da parte dell’Inps. [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Un gruppo di 15 dipendenti della Serravalle Energy, società proprietaria della centrale biomasse di Cutro, nel pomeriggio di martedì 23 aprile è salito sulla ciminiera alta 52 metri dell’impianto in località Termine Grosso. Protestano per il mancato pagamento degli stipendi dal mese di febbraio e per il mancato riconoscimento della cassa integrazione da parte dell’Inps. Presenti anche i vigili del fuoco del comando provinciale di Crotone ed i carabinieri. Si tratta di una protesta che arriva al culmine di una intricata vicenda iniziata il 4 ottobre 2022 con il sequestro dell’impianto nell’ambito di una operazione della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. A seguito del sequestro l’azienda è stata gestita da amministratori giudiziari, ma ha perso il contributo previsto per le centrali a biomasse dal Gse, gestore del servizio elettrico nazionale, che permette il mantenimento in vita dell’impianto.</p>
<p>La centrale a biomasse di Cutro proprio per questa ragione è ferma dal mese di novembre. Solo di recente, dopo una serie di attività sindacali e legali, il Gse ha sbloccato i contributi e per questo era previsto il riavvio dell’impianto a giugno anche grazie a fondi ministeriali previsti per le aziende poste sotto sequestro. In questa attesa per i 37 dipendenti della centrale è stata fatta richiesta di cassa integrazione. L’amministrazione giudiziaria non avendo liquidità non ha potuto anticipare la cassa integrazione che nel frattempo è stata rifiutata dall’Inps in quanto non ci sarebbero i criteri per il riconoscimento mancando lo stato di crisi.</p>
<p>Infine, l’11 aprile scorso, è arrivato il dissequestro dell’impresa e la restituzione ai proprietari che, però, non è stata ancora ratificata dal Tribunale. Nel pomeriggio di venerdì, quindi, 15 dipendenti sono saliti sul camino fumi della centrale annunciando che scenderanno solo quando avranno la certezza del pagamento degli stipendi arretrati. All’impianto di produzione elettrica sono arrivati anche gli amministratori giudiziari che hanno incontrato i sindacalisti Francesco Gatto della Cgil, Francesco Timpano della Cisl e Vincenzo Celi della Uil. Sul posto è giunto anche il giudice del Tribunale di Catanzaro che sta discutendo della vicenda con gli amministratori e i sindacalisti, mentre dalla ciminiera i lavoratori gridano: è finito il tempo delle chiacchiere. </p>
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		<item>
		<title>Stipendi più alti per chi insegna al Nord? Per il sindaco Fiorita lo meritano i docenti-eroi del Sud</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/stipendi-piu-alti-per-chi-insegna-al-nord-per-il-sindaco-fiorita-lo-meritano-i-docenti-eroi-del-sud/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Dec 2023 13:39:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Catanzaro]]></category>
		<category><![CDATA[insegnanti]]></category>
		<category><![CDATA[Lega]]></category>
		<category><![CDATA[Nicola Fiorita]]></category>
		<category><![CDATA[Nord]]></category>
		<category><![CDATA[stipendi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Se ci sono docenti che meritano uno stipendio più alto sono quelli che insegnano in Calabria, in Campania, in Puglia, in Sicilia, in Basilicata. Sono i docenti-eroi che ogni giorno lottano in condizioni disagiate, in contesti sociali difficili, in edifici scolastici inadeguati, per portare avanti la loro missione educativa&#8221;. Parole del sindaco di Catanzaro, Nicola [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/stipendi-piu-alti-per-chi-insegna-al-nord-per-il-sindaco-fiorita-lo-meritano-i-docenti-eroi-del-sud/">Stipendi più alti per chi insegna al Nord? Per il sindaco Fiorita lo meritano i docenti-eroi del Sud</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Se ci sono docenti che meritano uno stipendio più alto sono quelli che insegnano in Calabria, in Campania, in Puglia, in Sicilia, in Basilicata. Sono i docenti-eroi che ogni giorno lottano in condizioni disagiate, in contesti sociali difficili, in edifici scolastici inadeguati, per portare avanti la loro missione educativa&#8221;. Parole del sindaco di Catanzaro, Nicola Fiorita dopo l&#8217;approvazione &#8220;a sorpresa&#8221; alla Camera di un ordine del giorno della Lega (<em>vedi sotto</em>).</p>
<p>&#8220;Sono i docenti &#8211; spiega &#8211; che devono raggiungere sedi impervie, che ogni giorno salgono sui treni pendolari da terzo mondo, che rischiano perfino l&#8217;incolumità nelle aree più pericolose. Che sfidano ostacoli, pregiudizi, ostilità per recuperare bambini e ragazzi ad una vita di studi e di legalità. La proposta della Lega di aumentare gli stipendi dei docenti del nord è una grave offesa per tutto il mondo della scuola calabrese e non può essere in nessun modo giustificata&#8221;.</p>
<p>&#8220;I parlamentari del Mezzogiorno, di qualsiasi partito e di qualsiasi schieramento, non si limitino ad indignarsi, ma presentino in Parlamento un ordine del giorno che chieda stipendi più alti per tutti i docenti italiani e semmai incentivi economici per chi insegna nelle aree più difficili del Paese&#8221;- conclude il sindaco di Catanzaro.</p>
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<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="E85d1YIYYx"><p><a href="https://www.calabrianews.it/stipendi-docenti-la-lega-piu-soldi-legati-al-costo-della-vita-governo-da-lok-allordine-del-giorno/">Stipendi docenti, la Lega: più soldi legati al costo della vita. Governo dà l’ok all’ordine del giorno</a></p></blockquote>
<p><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Stipendi docenti, la Lega: più soldi legati al costo della vita. Governo dà l’ok all’ordine del giorno&#8221; &#8212; Calabria News" src="https://www.calabrianews.it/stipendi-docenti-la-lega-piu-soldi-legati-al-costo-della-vita-governo-da-lok-allordine-del-giorno/embed/#?secret=kY08cgTwwQ#?secret=E85d1YIYYx" data-secret="E85d1YIYYx" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe></p>
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