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	<title>Recovery Plan Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Fri, 08 Oct 2021 09:35:15 +0000</lastBuildDate>
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		<title>I governatori a Draghi: rifare i conti, alle Regioni del Sud mancano 7 miliardi del Recovery Plan</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Oct 2021 09:35:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Italia Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Recovery Plan destinerà al Mezzogiorno il 40% dei fondi, anziché il 34% già in vigore per legge. Con l’obiettivo di colmare il divario territoriale, anche perché senza il Sud l’intero Paese cresce poco nel complesso. Ma ad alcune Regioni non tornano già i conti. E ora che arrivano i primi bandi su infrastrutture e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Recovery Plan destinerà al Mezzogiorno il 40% dei fondi, anziché il 34% già in vigore per legge. Con l’obiettivo di colmare il divario territoriale, anche perché senza il Sud l’intero Paese cresce poco nel complesso. Ma ad alcune Regioni non tornano già i conti. E ora che arrivano i primi bandi su infrastrutture e asili nido, i governatori scoprono che quel 40% viene calcolato non sul totale delle risorse messe a disposizione dall’Europa all’Italia – spiega Repubblica – ma solo su una parte di queste. Ovvero su 206 miliardi «ripartibili secondo il criterio del territorio» anziché 222 miliardi, frutto della somma tra Piano nazionale di ripresa e resilienza più fondo complementare. Al Sud dunque andranno 82 anziché 89 miliardi: meno del 40%. Sette miliardi in meno, che creano malumore tra gli enti locali meridionali.</p>
<p>Il ministro delle Infrastrutture e mobilità sostenibili Enrico Giovannini spiega a Repubblica che il collega dell’Economia, Daniele Franco, ha fatto i conti «in maniera accurata». E anzi, dice, «pensi che dei 62 miliardi assegnati al nostro ministero dal Pnrr circa il 56% andrà alle regioni meridionali». Oltre la metà dei cantieri, insomma.<br />
Ma a scavare nelle sei missioni che compongono il Pnrr, si scopre che solo due missioni rispettano il criterio del 40%, anzi lo superano: Infrastrutture (53%) e Istruzione (46%). Una sola missione – Lavoro e Inclusione sociale – sfiora l’obiettivo, con il 39%. Le altre tre – Digitale, Verde e Salute – sono al di sotto. La media delle sei missioni fa però 40%.<br />
La questione è emersa anche ieri a margine del ministero di Giovannini sul decreto che destina 2,8 miliardi del Recovery a 159 progetti di rigenerazione urbana ed edilizia: il 40% va al Sud, ma nella missione Infrastrutture la percentuale dovrebbe essere del 53%. In ogni caso, si potrà compensare e solo alla fine i conti torneranno. Ma non tutti sono convinti.</p>
<p>La ministra per il Sud Mara Carfagna proprio ieri sottolineava come nella cabina di regia del Pnrr dedicata a Scuola e Università sia stato ribadito «il principio di un 40 per cento dei fondi riservato al Mezzogiorno». Carfagna apre poi a «una verifica degli esiti del primo bando per l’edilizia scolastica», e ringrazia “«i colleghi per aver convenuto sulla linea di assoluta fermezza» relativa a quella quota perché «questo ci consentirà di evitare che si ripeta l’errore di marzo scorso, con il bando di 700 milioni predisposto da chi ci ha preceduto, un bando che vincolava al Sud una quota già bassa, il 34 per cento». La ministra si impegna a capirci di più: «Voglio capire quanto è andato a ogni singola regione meridionale. Se le quote risulteranno inferiori, saranno compensate da future assegnazioni di risorse».</p>
<p>Ma la preoccupazione delle Regioni è che si spaccino per fondi del Pnrr quelle risorse che invece vengono direttamente dai Fondi europei 2021-27 ed erano già destinati alle stesse regioni. Il governatore pugliese Michele Emiliano va dritto al punto: «La quota del 40% al Sud è nel piano approvato dalla Commissione Ue il 13 luglio. Qualunque atto esecutivo del piano deve rispettare quel principio, altrimenti non è rendicontabile alla stessa Ue». Insomma, è scritto nelle carte.<br />
Il governatore della Campania Vincenzo De Luca ha più volte lanciato un avvertimento: «Sostenere che al Sud è destinato il 40 per cento delle risorse non è fondato. Si arriva al 40 solo tenendo conto del trasferimento di fondi operato a danno del Fondo Sviluppo e Coesione, risorse peraltro già destinate al Mezzogiorno. In ogni caso, sarà un’impresa ardua realizzare le opere previste, se non si opera una sburocratizzazione radicale nelle procedure».<br />
La questione, insomma, non è solo il denaro. Per poter mettere a terra il Pnrr, i comuni del Sud hanno bisogno di tecnici e figure della pubblica amministrazione. Il ministro Giovannini dice che saranno formati 40mila tecnici con la “Pnrr Academy”.</p>
<p>(<em>fonte linkiesta.it</em>)</p>
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		<title>Recovery, Salvini: &#8220;Mi piacerebbe ci fosse il Ponte sullo Stretto&#8221;</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/recovery-salvini-mi-piacerebbe-ci-fosse-il-ponte-sullo-stretto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Apr 2021 07:26:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Ponte sullo Stretto]]></category>
		<category><![CDATA[Recovery Plan]]></category>
		<category><![CDATA[Salvini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Reggio Calabria &#8211; &#8220;Il Ponte sullo Stretto farebbe parlare dell&#8217;Italia in tutto il mondo, assorbirebbe l&#8217;acciaio dell&#8217;Ilva per quattro anni e darebbe 50 mila posti di lavoro&#8221;. Lo ha detto il leader della Lega Matteo Salvini a Rtl 102.5, rispondendo a una domanda su cosa manca a suo avviso nel Recovery Plan</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Reggio Calabria &#8211; &#8220;Il Ponte sullo Stretto farebbe parlare dell&#8217;Italia in tutto il mondo, assorbirebbe l&#8217;acciaio dell&#8217;Ilva per quattro anni e darebbe 50 mila posti di lavoro&#8221;. </p>
<p>Lo ha detto il leader della Lega Matteo Salvini a Rtl 102.5, rispondendo a una domanda su cosa manca a suo avviso nel Recovery Plan</p>
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		<item>
		<title>Recovery, Occhiuto (FI): &#8220;Incentivare gli investimenti privati&#8221;</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/recovery-occhiuto-fi-incentivare-gli-investimenti-privati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Apr 2021 10:09:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Recovery Plan]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Occhiuto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Catanzaro &#8211; “Abbiamo chiesto a Draghi di ottenere dall&#8217;Unione europea la possibilità di rendere aggiornabili gli obiettivi del Recovery. Siamo in guerra e solo a guerra finita avremo la possibilità di capire quali settori e quali parti del paese hanno più macerie, così da poter rispondere in modo più dinamico alle esigenze dei territori”. Lo [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Catanzaro &#8211;  “Abbiamo chiesto a Draghi di ottenere dall&#8217;Unione europea la possibilità di rendere aggiornabili gli obiettivi del Recovery. Siamo in guerra e solo a guerra finita avremo la possibilità di capire quali settori e quali parti del paese hanno più macerie, così da poter rispondere in modo più dinamico alle esigenze dei territori”. </p>
<p>Lo afferma Roberto Occhiuto, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un’intervista a “Il Dubbio”.<br />
“Abbiamo chiesto risorse per incentivare gli investimenti privati, perché &#8211; spiega &#8211; la storia del nostro Paese ci dice che non c&#8217;è certezza sui tempi di conclusione degli investimenti pubblici, mentre quelli privati hanno mediamente una performance migliore. Per questo abbiamo proposto l&#8217;istituzione di un fondo sovrano, alimentato anche dai risparmi degli italiani, da destinare agli investimenti”.<br />
Occhiuto ha aggiunto che “&#8221;Il pregiudizio sul Ponte sullo Stretto di Messina deriva dal fatto che viene visto come un&#8217;opera di centrodestra, ma è un&#8217;infrastruttura che a volte ritiene prioritaria più l&#8217;Europa, avendola inserita nei corridoi europei, che la politica italiana&#8221;.<br />
&#8220;Di certo &#8211; sostiene Occhiuto &#8211; renderebbe più sostenibile l&#8217;investimento nell&#8217;alta velocità ferroviaria, perché consentirebbe di far fluire sette milioni di italiani”.</p>
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		<item>
		<title>Recovery Plan, Giannetta (Fi): &#8220;Costruire gli ospedali di Piana, Vibo e Sibaritide&#8221;</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/recovery-plan-giannetta-fi-costruire-gli-ospedali-di-piana-vibo-e-sibaritide/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Apr 2021 08:53:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Domenico Giannetta]]></category>
		<category><![CDATA[Recovery Plan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Reggio Calabria &#8211; “Costruire l’ospedale della Piana, di Vibo e della Sibaritide con il recovery plan”. Il Consigliere regionale Domenico Giannetta (FI) invoca l’utilizzo dei fondi europei per interventi risolutivi della profonda crisi che attanaglia la sanità calabrese. “Dobbiamo cogliere l’occasione storica delle risorse stanziate per la ripresa e la resilienza &#8211; dichiara il consigliere [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Reggio Calabria &#8211; “Costruire l’ospedale della Piana, di Vibo e della Sibaritide con il recovery plan”. Il Consigliere regionale Domenico Giannetta (FI) invoca l’utilizzo dei fondi europei per interventi risolutivi della profonda crisi che attanaglia la sanità calabrese.</p>
<p>“Dobbiamo cogliere l’occasione storica delle risorse stanziate per la ripresa e la resilienza &#8211; dichiara il consigliere forzista &#8211; anche per la costruzione degli ospedali della Piana di Gioia Tauro, di Vibo Valentia e della Sibaritide, che non hanno mai visto la luce.</p>
<p>Nella sua relazione al Consiglio regionale, il presidente Spirlì ha evidenziato che i dipartimenti regionali hanno rastrellato fondi Por destinati ai propri settori per investirli nella sanità. Uno sforzo encomiabile degli assessorati &#8211; dichiara Giannetta &#8211; con cui la Regione è riuscita ad accantonare 175 milioni di euro, di cui 15 andranno al personale, 40 in strumentazioni e strutture e 60 alla medicina territoriale. </p>
<p>Ho dunque proposto al Presidente Spirlì &#8211; dichiara ancora il consigliere &#8211; di indirizzare il gruppo di lavoro a individuare soluzioni finanziarie, che contemplino anche l’utilizzo dei fondi del recovery plan, a copertura delle spese per la realizzazione degli ospedali. </p>
<p>Ricordo &#8211; conclude il consigliere Giannetta &#8211; che per l’ospedale della Piana è stata posta la prima pietra e poi sul progetto è caduto un impietoso silenzio”.</p>
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		<item>
		<title>Recovery Plan, De Lorenzo (Idm): &#8220;Specchietto per le allodole?&#8221;</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/recovery-plan-de-lorenzo-idm-specchietto-per-le-allodole/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Apr 2021 08:39:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Italia del Meridione]]></category>
		<category><![CDATA[Recovery Plan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Catanzaro – Il vice segretario regionale del movimento “Italia del Meridione” Rita de Lorenzo esprime la propria perplessità sugli sviluppi del Recovery Plan. “Con il Recovery Plan – ha scritto in una nota &#8211; l’Italia sta decidendo di destinare cospicue risorse anche allo sviluppo del Mezzogiorno, come passaggio indispensabile per la crescita di tutto il [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Catanzaro – Il vice segretario regionale del movimento “Italia del Meridione” Rita de Lorenzo esprime la propria perplessità sugli sviluppi del Recovery Plan.</p>
<p>“Con il Recovery Plan – ha scritto in una nota &#8211;  l’Italia sta decidendo di destinare cospicue risorse anche allo sviluppo del Mezzogiorno, come passaggio indispensabile per la crescita di tutto il Paese. Solo attraverso investimenti che mirino alla crescita del Sud si può attuare una ripresa strutturale e sostenibile dell’economia italiana. Tali investimenti che vanno dal turismo all’agricoltura, dalla logistica all’energia e alle infrastrutture, saranno fondamentali per creare sviluppo, lavoro e crescita economica a valle del blocco, ormai interminabile, per la pandemia. Il Recovery Plan è un’occasione assolutamente da non perdere per ancorare il Sud all’Italia e all’Europa, rendendolo punto centrale di una nuova geo-economia che vede nell’area Euro-Mediterranea uno dei fulcri vitali del vecchio continente.<br />
L’obiettivo è quello di eliminare il divario tra nord e sud, destinando i fondi alla riduzione dell’isolamento del sud del Paese, attraverso la realizzazione di infrastrutture concepite come un organismo integrato al processo di sviluppo che si intende realizzare. Infrastrutture che creano valore in quanto opera, non soltanto quindi un progetto economico ma anche sociale. Viene pertanto naturale pensare alla Sicilia e alla Calabria che ancora pagano un prezzo altissimo, a causa di infrastrutture obsolete. Ma penso anche all’alta velocità che vede il suo naturale completamento nelle tratte Salerno-Reggio Calabria e Messina-Catania-Palermo. E sogno anche un collegamento stabile tra Reggio Calabria (Villa San Giovanni) e Messina, quel Ponte sullo Stretto dalla cui realizzazione ormai non si può più prescindere.<br />
Sono tutte opere indispensabili, da realizzare necessariamente attraverso una visione unitaria, tutte contemporaneamente fondamentali per lo sviluppo non solo delle due regioni ma dell’Italia e dell’Europa. Senza dimenticare il ruolo fondamentale del Porto di Gioia Tauro nello sviluppo delle connessioni e di un sistema integrato dei trasporti come unico strumento per rilanciare l’economia e rendere finalmente competitivo il nostro territorio.<br />
Purtroppo la distrazione della classe politica meridionale figlia della logica centralista che invece di soddisfare gli interessi del Mezzogiorno d’Italia risponde alla logica dei capi romani, per cui già il fatto che il Ponte sullo Stretto sembra non essere più sull’agenda di Governo, così come la realizzazione di altre opere fondamentali non arrivano sul tavolo europeo, rappresentano un rischio concreto che il Recovery Plan sia un altro specchietto per le allodole. Questo è un’altra denuncia che Italia del Meridione ha messo in evidenza a difesa delle esigenze dei territori e dell’intero sud.<br />
Oggi è la Comunità Europea stessa che ci ricorda che con la sperequazione e i divari di cui soffre il nostro Paese non potrà esserci alcun sviluppo, situazione peggiorata a causa della pandemia. Italia del Meridione non è un luogo geografico ma una prospettiva politica che intende costruire attraverso un nuovo intervento straordinario per il Mezzogiorno, attraverso la grande capacità della partecipazione e della militanza. Oggi c’è da capire esattamente la strategia da mettere in campo che non vale più soltanto per le regioni del sud ma – conclude la nota &#8211; per l’Italia tutta”.</p>
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		<item>
		<title>Recovery Plan, la denuncia di Sofo: &#8220;Il Governo Draghi penalizza il Sud&#8221;</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/recovery-plan-la-denuncia-di-sofo-il-governo-draghi-penalizza-il-sud/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Apr 2021 10:00:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Commissione europea]]></category>
		<category><![CDATA[Recovery Plan]]></category>
		<category><![CDATA[Vincenzo Sofo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Bruxelles – “Ho presentato oggi un&#8217;interrogazione alla Commissione Europea per richiamare l&#8217;attenzione sul rischio che il PNRR, predisposto dal governo Draghi, penalizzi il Meridione aumentando il divario con il Nord Italia invece che favorire la coesione territoriale auspicata dalla UE in sede di assegnazione delle risorse&#8221;. Così in una nota l&#8217;eurodeputato del gruppo ECR, Vincenzo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/recovery-plan-la-denuncia-di-sofo-il-governo-draghi-penalizza-il-sud/">Recovery Plan, la denuncia di Sofo: &#8220;Il Governo Draghi penalizza il Sud&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Bruxelles – “Ho presentato oggi un&#8217;interrogazione alla Commissione Europea per richiamare l&#8217;attenzione sul rischio che il PNRR, predisposto dal governo Draghi, penalizzi il Meridione aumentando il divario con il Nord Italia invece che favorire la coesione territoriale auspicata dalla UE in sede di assegnazione delle risorse&#8221;. </p>
<p>Così in una nota l&#8217;eurodeputato del gruppo ECR, Vincenzo Sofo. </p>
<p>&#8220;Infatti, se l&#8217;Italia è tra i principali destinatari dei fondi del Next Generation EU è per via di criteri basati anche sugli indici di povertà e di disoccupazione, particolarmente elevati nelle nostre regioni meridionali.<br />
Motivo per il quale il rafforzamento della coesione economica, sociale e territoriale interna agli Stati è uno dei metri di giudizio dei piani nazionali. Peccato che, nonostante la crisi dovuta al Covid abbia aumentato ancora di più la frattura tra territori italiani e sebbene applicando i criteri di ripartizione delle risorse usati dall&#8217;UE all&#8217;interno dello Stato italiano circa i due terzi dell&#8217;ammontare dei fondi sarebbero destinati al Mezzogiorno, il governo italiano ha deciso di destinare meno del 40% di queste risorse allo sviluppo del Sud.<br />
Così facendo – conclude l’eurodeputato &#8211; non soltanto si perde l&#8217;occasione per porre davvero le basi per il rilancio del Meridione e con esso dell&#8217;Italia intera, ma addirittura si rischia di spaccare ancor di più il nostro Paese.&#8221;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/recovery-plan-la-denuncia-di-sofo-il-governo-draghi-penalizza-il-sud/">Recovery Plan, la denuncia di Sofo: &#8220;Il Governo Draghi penalizza il Sud&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Svimez e &#8216;Fondazione Per&#8217;: ecco perchè puntare sulle tante potenzialità del Sud</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/svimez-e-fondazione-per-ecco-perche-puntare-sulle-tante-potenzialita-del-sud/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Mar 2021 12:17:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Fondazione Per]]></category>
		<category><![CDATA[Recovery Plan]]></category>
		<category><![CDATA[Sud]]></category>
		<category><![CDATA[Svimez]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Piano nazionale di Rilancio e Resilienza deve raggiungere i suoi obiettivi in un paese stremato dalla pandemia e dal crollo della produzione e del Pil, ma già da tempo in declino. All’Italia è stata assegnata la quota più alta di aiuti (209 miliardi), non solo per il primo e maggiore impatto continentale con la [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/svimez-e-fondazione-per-ecco-perche-puntare-sulle-tante-potenzialita-del-sud/">Svimez e &#8216;Fondazione Per&#8217;: ecco perchè puntare sulle tante potenzialità del Sud</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>Piano nazionale di Rilancio e Resilienza</strong> deve raggiungere i suoi obiettivi in un paese stremato dalla pandemia e dal crollo della produzione e del Pil, ma già da tempo in declino. All’Italia è stata assegnata la quota più alta di aiuti (209 miliardi), non solo per il primo e maggiore impatto continentale con la pandemia, ma anche perché presenta nel suo ambito territoriale, specificamente nelle regioni meridionali e particolarmente trai giovani, i più bassi indicatori di reddito e occupazione, i più consistenti fenomeni di perdita di capitale umano qualificato e la più grave caduta della natalità fino all’inversione della curva demografica. In questi ultimi decenni abbiamo anche assistito a una caduta della spesa ordinaria per investimenti e ad una sua squilibrata distribuzione territoriale, soprattutto in settori fondamentali come i servizi alla famiglia, l’istruzione di ogni grado, la sanità e la mobilità di merci e persone, con forte ricaduta sul sistema produttivo, formativo e lavorativo. <strong>UE-Next generation indica chiaramente per l’Italia una opzione euro-mediterranea e di rinascita del Sud.</strong><br />
In questo scenario <strong>Svimez e Fondazione Per</strong> ritengono urgenti investimenti nei servizi essenziali, fra i quali le infrastrutture della mobilità. Queste ultime hanno una altissima capacità di riconversione green e configurano oltre che l’efficienza del sistema, anche qualità e parità della cittadinanza garantita dalla Costituzione.<br />
Svimez e Fondazione Per sottolineano la particolare arretratezza e insostenibilità della situazione delle infrastrutture di trasporto e della logistica. Nella qualità <strong>dei servizi della mobilità l’Italia è davvero duale</strong>, avendo le politiche pubbliche passate e fino ad ora, con capitale di tutti gli italiani, <strong>deciso la concentrazione degli investimenti più innovativi a Centro-Nord e destinato pochissimi investimenti innovativi nel Sud</strong> (solo puntuali e senza alcun carattere sistemico).<br />
Ricordiamo qui come proprio negli anni Sessanta l’Italia fu divisa in due per la scelta di realizzare le autostrade con due modalità e caratteristiche diverse. Sappiamo quanto questa scelta abbia avuto conseguenze negative sull’intera configurazione e qualità delle reti di comunicazione. Un investimento cospicuo, di oltre 10 miliardi, è stato dedicato dopo la nascita dell’Ue all’adeguamento della autostrada<strong> Salerno-Reggio Calabria</strong>, senza mutarne tuttavia né il tortuoso percorso interregionale in buona parte di montagna, né il prevalente dispiegamento in due corsie, alle quali è stata aggiunta solo quella di emergenza. Nonostante l’UE abbia caratterizzato la sua stessa nascita con il corposissimo programma (Trans European Network transportation) caratterizzato dal potenziamento della modalità ferroviaria ad Alta velocità/Alta capacità rispetto alle autostrade assai più inquinanti, dal potenziamento delle vie del mare e dei porti nordeuropei e mediterranei anche nel traffico transcontinentale, energetico e turistico, dalla riorganizzazione del trasporto aereo con grandi Hub e aeroporti minori connessi; <strong>nessuno di questi investimenti ha riguardato il Sud italiano.</strong><br />
L’<strong>Alta velocità ferroviaria</strong> è stata realizzata solo nel Centro-Nord fino all’asse Napoli-Bari. Restano totalmente fuori un terzo della popolazione italiana e la Sicilia, tra le prime quattro regioni italiane per popolazione con 5 milioni di abitanti. Intanto le ferrovie ad alta velocità consentono di spostarsi da Roma a Milano in meno di tre ore, e da Roma a Torino in meno di 5 ore. Eppure sarebbe possibile con le stesse modalità spostarsi da Roma allo Stretto in tre ore, e da Roma a Palermo in 5 ore in presenza di collegamento stabile con la Sicilia, mentre i tempi attuali minimi sono rispettivamente di 4 ore e mezza e mezza e di 12 ore.<br />
<strong>Non c’è alcuna giustificazione tecnica, politica, culturale</strong>, perché esista una tale disuguaglianza, e il PRRN deve avere il coraggio di colmarla, senza ripetere l’errore già compiuto negli anni Sessanta con le autostrade con la divisione dell’Italia in due sistemi:<strong> a Nord una rete in concessione e a pedaggio, al Sud un’unica autostrada di montagna</strong> con caratteristiche di strada superveloce di collegamento interregionale.<br />
Senza sottovalutare l’importanza delle reti della mobilità locali, regionali e con le aree interne, è tuttavia evidente come sia necessario anche a questo fine, realizzare radicali cambiamenti nelle grandi infrastrutture. E’ urgente omogeneizzare il sistema trasportistico e integrarlo a vantaggio dell’intero paese e della forza mediterranea della stessa Europa, tanto proclamata e altrettanto trascurata, ma oggi imposta dalla geografia politica e della competizione globale.<br />
Il Piano di Rilancio <strong>approvato dal precedente Governo il 12 gennaio</strong>, presenta gravi distorsioni soprattutto in materia di collegamenti ferroviari, porti e logistica, al punto da configurare ancora una volta e per il futuro due diversi sistemi di trasporti,<strong> scegliendo per il Sud solo opere di miglioramento e concentrando le più cospicue risorse agli investimenti più innovativi nel Centro-Nord.</strong><br />
<strong>Per le linee ferroviarie del Sud, nel documento approvato si prevede l’Alta Velocità di Rete anche per la Salerno-Reggio Calabria, e per la Messina-Catania-Palermo,</strong> con percorrenza massima di 200 k/h. In tal modo si accorcerebbero i tempi attuali di circa di soli 20 minuti. Questo renderebbe irrilevante la realizzazione del collegamento stabile sullo Stretto estendendo l’AVR (che usa comunque treni non trasportabili su traghetti) alla linea Messina-Catania-Palermo, attualmente percorribile nell’assurdo tempo un minimo di 6 ore. Il trasporto ferroviario in questo caso non raggiungerebbe standard competitivi col trasporto aereo o su gomma.<br />
Per i porti e la logistica sono previsti investimenti per 3,7 miliardi di euro indicando come strategici per il traffico transoceanico i porti di Genova e Trieste, le “due ascelle” settentrionali del Paese. Si prevede della traslazione della diga foranea a Genova cui il documento attuale assegna a tale progetto mezzo miliardo di euro. La cifra è ben lontana dall’assicurare la completa esecuzione, e per questo si parla di attuare una prima fase funzionale. Ma per la Commissione Europea le opere devono essere completate integralmente entro agosto del 2026. Se così stanno le cose, allora la nuova diga foranea del porto di Genova dovrebbe assorbire quasi integralmente la cifra stanziata per porti e logistica. Quanto ai porti meridionali nel documento attuale la funzione definita è racchiusa tra collegamenti infra-mediterranei e vocazione turistica. Val la pena di ricordare invece che i porti meridionali movimentano più del 40% delle merci nazionali, e svolgono un ruolo rilevante nel settore crocieristico, ma soprattutto che <strong>nel Mezzogiorno hanno sede il primo porto italiano container (Gioia Tauro, già primo in Europa) e il primo porto italiano nel cuore del Mediterraneo per il traffico energetico (Augusta- Santa Panagia)</strong>.<br />
Le complessive carenze programmatiche del Piano di rilancio e resilienza sono state tra i motivi della caduta del governo Conte e della costituzione di un governo di alto profilo, con un fortissimo nucleo tecnico capace di formulare un programma davvero capace di far uscire l’Italia da un crollo economico drammatico e costruire un futuro per le giovani generazioni in fuga o in estinzione, soprattutto nel Mezzogiorno.<br />
Consapevoli della molteplicità e della complessità degli investimenti e delle riforme necessari per l’efficacia del piano, Svimez e Fondazione Per indicano al governo gli interventi indispensabili e urgenti da considerare nella definizione del Piano di Rilancio coerentemente con le finalità cogenti che ne hanno motivato la costituzione. Sottolineano come a premessa di qualunque programmazione e progettazione, occorra aumentare la capacità realizzativa, che, come indica l’esperienza, è oggi la principale criticità per la realizzazione delle opere.<br />
Gli interventi fondamentali per la realizzazione di un efficiente sistema integrato di collegamenti anche nelle regioni meridionali e per il rafforzamento dell’intero sistema integrato delle connessioni nazionali ed europee, coerentemente col sistema Trans European Network-Transportation, riguardano le direttrici ferroviarie principali, la portualità e le zone economiche speciali, i sistemi aeroportuali.<br />
Quanto alle ferrovie, Svimez e Fondazione Per <strong>propongono la realizzazione nel Sud di una nuova linea ferroviaria nella tratta da Salerno a Palermo con velocità di 300-350 km/h come negli altri paesi e nel Centro-Nord</strong>, per integrare il Sud al suo interno e con il Paese, aperta al traffico dei treni passeggeri e dei treni logistici, mentre i treni merci pesanti da 1500 metri, da 2000 tonnellate e a sagoma alta, viaggerebbero sulle linee storiche. La proposta nasce dalle seguenti considerazioni: realizzare una linea Alta Velocità/Alta Capacità costerebbe più di 20 miliardi; nessun treno merci pesante viaggia sulle linee Alta Velocità/Alta Capacità italiane; le linee a 300-350 km/h per treni passeggeri e merci logistici, realizzate in Spagna, costano tra metà ed un terzo delle analoghe linee italiane, a parità di difficoltà orografiche; <strong>Calabria e Sicilia</strong> sono l’estremo Sud della rete italiana, quindi nessun investimento fatto già nel Paese viene vanificato dall’estremo tratto meridionale; eliminare la possibilità di percorrenza di treni merci pesanti in una nuova  linea, non toglie la possibilità di percorrenza in tutto il resto della rete; è in corso di completamento la linea per i treni merci pesanti lungo il corridoio europeo RFC3 che dopo <strong>il tratto Sud sino a Paola</strong> si instrada lungo l’itinerario Jonico-Adriatico appositamente potenziato. La nuova linea AV deve essere progettata in un’ottica LARG (Lean, Agile, Resilient, Green) con i più avanzati standard tecnologici e costruttivi. La linea con queste caratteristiche permetterebbe di collegare Roma allo Stretto in tre ore e le città siciliane (PA-CT-ME) in un’ora e mezza; quindi Roma e Palermo in 5 ore con l’attraversamento stabile dello Stretto di Messina.<br />
Il Documento di Economia e Finanza del 2020 introduce peraltro lo standard quantitativo “di garantire, a tutte le principali aree urbane dell’Italia peninsulare, tempi di accesso a Roma su ferrovia non superiori a quelli oggi garantiti dal sistema AV sulla sua tratta di maggior lunghezza, la Torino-Roma, percorsa in circa 4 ore e 30 minuti”. Qui si propone di estendere questo standard anche alla Sicilia. Per raggiungere questo obiettivo occorre realizzare il Ponte sullo dello Stretto (Sicilia – Continente), per cui esiste il progetto definitivo con l’individuazione del General contractor e che può essere costruito con l’apporto di capitali privati e un contenuto apporto di capitale pubblico. Si consideri che attualmente la non realizzazione del Ponte comporta ora per lo Stato una penalità di 780 milioni da corrispondere al vincitore della gara.<br />
Riguardo alla <strong>mobilità aerea</strong> l’Italia figura decisamente indietro in termini di connettività con il resto del mondo, secondo le stime di IATA è al 54° posto rispetto alla popolazione e al 73% rispetto al PIL nel 2019, perdendo ben 11 posizioni in entrambe le graduatorie rispetto al 2009. <strong>Molto peggio va per il Mezzogiorno</strong>: impiegando come metro il tempo necessario a raggiungere l’insieme dei principali Stati europei aggregati in termini di PIL, lo stato di arretratezza rispetto al resto dell’Italia è considerevole, misurato sulla “distanza” delle 2 ore o delle 4 ore di volo; alla quale si aggiunge il tempo di percorrenza via terra per accedere agli scali. La criticità non è la carenza di investimenti nelle infrastrutture degli scali (di incremento della capacità aeroportuale), peraltro in via di potenziamento con il piano 2016-19 che prevede interventi per complessivi 588 milioni di euro, di cui il 43% finanziati con risorse pubbliche. La questione di fondo è invece la frammentazione: 4 aeroporti in Puglia, <strong>3 in Calabria</strong>, 4 in Sicilia, 3 in Sardegna, 2 in Campania, 1 in Abruzzo, in parte con livelli di traffico assolutamente marginali. Ciò comporta non soltanto l’impossibilità di catturare economie di scala ma anche effetti negativi sull’offerta delle compagnie aeree, impedendo loro di fare massa di traffico e dunque diradandone i collegamenti. La continuità territoriale con aree periferiche o a minore densità abitativa è oggi assicurata da consistenti finanziamenti pubblici, sia ai vettori aerei che agli aeroporti e, tramite di questi, nuovamente ai vettori aerei attraverso ribassi tariffari. La concezione integrata del Piano nazionale aeroporti è sostanzialmente rimasta lettera morta e la rete attuale è lontana dalla logica gerarchica consolidatasi in altri Stati europei, fatta di scali gregari e hub concentratori/smistatori di traffico. Ciò ha effetti negativi sul trasporto passeggeri e soprattutto sul settore cargo, che ha un forte bisogno di intermodalità per capitalizzare al massimo i flussi di export.<br />
Svimez e Fondazione Per ritengono necessario costituire sistemi aeroportuali integrati almeno a livello regionale. Quanto alle risorse pubbliche, propongono di non disperderle in finanziamenti alla gestione, ma investirle nel potenziamento delle infrastrutture terrestri di collegamento fra le città: sarebbe più ampia e duratura la ricaduta positiva sulla collettività, maggiore la gamma di collegamenti aerei disponibili nell’insieme, maggiore il ritorno per gli scali in tal modo connessi.<br />
Un capitolo rilevantissimo delle nostre proposte riguarda la logistica a valore dell’intermodalità e della trasversalità di porti, retroporti, autostrade del mare essenziali per dare spazi e prospettive sui mercati domestici e intercontinentali alle Zone economiche speciali istituite nel 2017. Il nuovo strumento ancora non operativo conta 8 autorità portuali del Sud che configurano un cluster da mettere a sistema, essenziale per governare il 34% dei cittadini italiani e il 40% del territorio nazionale, oggi frantumato in aree costiere, porti e aree interne spesso reciprocamente inaccessibili e marginalmente integrate col resto del paese anche per l’assenza delle connessioni interne.<br />
Svimez e Fondazione Per, per passare dall’anemica crescita degli ultimi vent’anni a un significativo sviluppo, <strong>propongono di fare del Sud un secondo motore della crescita italiana</strong> cogliendo l’opportunità dell’enorme espansione di traffici nel Mediterraneo, già ora centrale nel commercio internazionale e ancor più lo sarà in prospettiva: un enorme mercato, in rapido sviluppo demografico, mette in relazione Africa e Medio Oriente con i sistemi maturi e tecnologicamente avanzati dell’UE. L’ultraventennale ghettizzazione del Mezzogiorno nella riserva dei fondi strutturali ha determinato la dissipazione della “rendita mediterranea”, di qui la priorità di realizzare con il Recovery Plan la necessaria rivoluzione logistica per accedere effettivamente a questa rendita posizionale. Obiettivo del Cluster delle Zes è un Southern Range Gate Way dell’UE, peraltro di vitale importanza per l’obiettivo della decarbonizzazione integrale nel 2050 secondo i programmi comunitari. Gli interventi infrastrutturali si accompagnano a importanti esternalità, come nel caso della TAV Salerno- Reggio-Calabria-Catania-Palermo, via Ponte di Messina o la linea ferroviaria TAV-TAC Napoli Bari.<br />
Quanto ai porti Svimez e Fondazione Per propongono di rafforzarne la competitività con opere infrastrutturali di primaria importanza, come l’allungamento delle dighe foranee ed il consolidamento delle banchine. Dobbiamo sottolineare che nel passato decenni non sono state realizzate opere di manutenzione straordinaria alla armatura portuale, in modo coerente con il gigantismo navale e con la tenuta prospettica dei nostri scali, anche considerando i mutamenti climatici che hanno impatto forte sulla tenuta del sistema. <strong>Il quadrilatero tra Napoli-Bari-Taranto-Gioia Tauro </strong>costituisce un territorio portuale e logistico vasto, capace di indurre una nuova stagione di sviluppo, per il Mezzogiorno e per l’intero Paese.<br />
<strong>Per Gioia Tauro</strong>, il primo porto-containers italiano, già di primato europeo ahimè perduto proprio per i mancati interventi e la arretratezza dei trasporti all’interno della regione, e Augusta il primo porto italiano per il traffico energetico, Svimez  e Fondazione Per, oltre ad interventi di miglioramento di terra e di mare dal costo contenuto (250 milioni), propongono la realizzazione con 10 milioni di un unico Port Community System che renda i due porti tra i più avanzati del mondo.<br />
<strong>Svimeze Fondazione Per sottolineano come mettere il Sud al centro degli investimenti sulla mobilità e i trasporti </strong>significa rimettere al centro i suoi beni cultura. Valorizzare il suo straordinario patrimonio significa pensare ad una ricostruzione che non dimentichi i giovani <strong>che escono ben formati dalle Università meridionali, costretti a lasciare il paese per trovare occupazione</strong>. Il rilancio del settore dei beni culturali attraverso una valorizzazione sostenibile e compatibile con la sua storicità offre molteplici possibilità di lavoro giovanile gratificante, perché legato alla difesa dell’identità e dell’anima dei luoghi. Occorre promuovere il turismo culturale nello spirito dell’Unesco, che ha disseminato il Sud di siti “patrimonio dell’umanità”: diciotto, in tutto di cui sette solo in Sicilia (tra cui il sito delle otto città barocche del Val di Noto, area di eccellenza del barocco europeo e non solo), da salvaguardare per il futuro delle prossime generazioni. L’Unesco investe molto nel promuovere l’immagine dei siti riconosciuti di “eccezionale valore universale” a livello mondiale, ma questi siti hanno una assai scarsa accessibilità, proprio perché sono carenti le infrastrutture e i servizi turistici adeguati; talché vengono raggiunti solo da turisti volenterosi e ad alti costi. Vanno resi accessibili non solo i maggiori centri propulsivi, ma anche il ricco tessuto minore che innerva il Mezzogiorno, degradato e misconosciuto, ma dotato di forte attrattività.</p>
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		<title>Magorno: &#8220;Fiducia in Draghi, ma il Recovery Plan va rivisto&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Feb 2021 11:18:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Catanzaro &#8211; &#8220;Riponiamo fiducia e grandi aspettative nel Governo Draghi, che si appresta a fare ufficialmente il suo ingresso alle Camere, e con attenzione seguiremo l&#8217;enunciazione delle linee programmatiche del presidente del Consiglio, all&#8217;interno delle quali, riteniamo, che un ruolo centrale debbano avere le politiche di investimento per il Sud, da declinare in una serie [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Catanzaro &#8211; &#8220;Riponiamo fiducia e grandi aspettative nel Governo Draghi, che si appresta a fare ufficialmente il suo ingresso alle Camere, e con attenzione seguiremo l&#8217;enunciazione delle linee programmatiche del presidente del Consiglio, all&#8217;interno delle quali, riteniamo, che un ruolo centrale debbano avere le politiche di investimento per il Sud, da declinare in una serie di azioni concrete.<br />
A partire da una radicale rivisitazione del Recovery plan rispetto alla versione elaborata dal Governo Conte 2&#8221;.<br />
Lo afferma, in una nota, il senatore di Italia viva, Ernesto Magorno.<br />
&#8220;Un Sud protagonista, dunque &#8211; prosegue Magorno &#8211; che punti ad appropriarsi di un futuro prossimo non più di attenzioni episodiche ma di un robusto e complessivo progetto di rilancio, che tocchi tutte le fragilità. A partire dalla piattaforma logistica e delle infrastrutture: per strappare il Meridione e la Calabria alla sua marginalità occorre mettere mano alla rete dei collegamenti ferroviari, attraverso l&#8217;estensione dell&#8217;Alta velocità e il potenziamento della tratta ferrata ionica, e viari (mi riferisco all&#8217;ammodernamento completo della Statale 106).<br />
Il sistema portuale legato all&#8217;hub di Gioia Tauro dovrà essere rilanciato, perché porta sul Mediterraneo e vettore di grandi opportunità sul piano commerciale e quindi occupazionale.<br />
Perché ciò che serve al Sud non sono solo forme di sostegno al reddito ma un nuovo e adeguato piano del lavoro e dell&#8217;occupazione, che consegni alle nostre nuove generazioni opportunità e occasioni di affermazione&#8221;.<br />
&#8220;In Calabria, inoltre &#8211; sostiene il senatore di Italia viva &#8211; è urgente mettere mano al decreto sulla sanità, puntando velocemente al superamento del commissariamento attraverso poche e rapide azioni finalizzate a realizzare il diritto alla salute dei calabresi: stralcio del deficit finanziario, riapertura degli ospedali soppressi per arginare l&#8217;emigrazione sanitaria costosa non solo sul piano economico, investimenti mirati sulle case della salute.<br />
Tutto ciò sarà possibile attraverso un diretto coinvolgimento dei sindaci e degli amministratori locali uniche istituzioni di prossimità rispetto ai cittadini e ai bisogni dei territori&#8221;.<br />
&#8220;La tutela delle nostre comunità &#8211; sottolinea ancora Magorno &#8211; resta l&#8217;unico parametro su cui giudicare la solidità di questo esecutivo e verificare se meriti o meno un voto di fiducia.<br />
La strada che questo Governo dovrà percorrere in nome della Calabria e del Sud si presenta impegnativa e ci aspettiamo il massimo della chiarezza e della concretezza&#8221;.</p>
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		<title>Recovery plan e PNRR, posizione Legambiente ribadita al Presidente del Consiglio Draghi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Feb 2021 14:44:46 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[draghi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recovery plan e Piano nazionale di Ripresa e Resilienza. Legambiente lo ha ribadito anche al Presidente del Consiglio Mario Draghi: il ponte sullo Stretto di Messina non è fra le opere da finanziare. Servono per la Sicilia e la Calabria opere e infrastrutture civili e utili per chi si vuole spostare, soprattutto treni e ferrovie. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Recovery plan e Piano nazionale di Ripresa e Resilienza. <strong>Legambiente</strong> lo ha ribadito anche al Presidente del Consiglio <strong>Mario Draghi</strong>: il <strong>ponte sullo Stretto </strong>di Messina non è fra le opere da finanziare. Servono per la Sicilia e la Calabria opere e infrastrutture civili e utili per chi si vuole spostare, soprattutto treni e ferrovie.<br />
Dichiarazione congiunta di <strong>Stefano Ciafani</strong>, presidente nazionale di Legambiente, <strong>Gianfranco Zanna,</strong> presidente di Legambiente Sicilia, e <strong>Anna Parretta</strong>, presidente di Legambiente Calabria: «In Calabria ed in Sicilia è necessario colmare il gap esistente, <strong>realizzando opere ed infrastrutture che colleghino, in maniera ambientalmente sostenibile, le due Regioni del Sud sia al loro interno che al resto d&#8217;Italia</strong> a partire dalla modernizzazione e dal potenziamento della rete ferroviaria. Tra l&#8217;altro, i tanti soloni che urlano sì al ponte hanno anche una vaga idea dei costi di gestione di quest’opera e della conseguente tariffa che servirà per attraversarlo? Al di là della fattibilità tecnica dell&#8217;opera non occorre dimenticare che il ponte o il tunnel dovrebbero essere costruiti in una zona ad alto rischio geotettonico e sismico e che sotto il profilo ambientale si metterebbe a rischio la conservazione di ambienti marini, costieri ed umidi di eccezionale bellezza. I soldi che arriveranno dall&#8217;Europa devono essere spesi bene e meglio».</p>
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		<title>Recovery Plan, il piano nazionale di ripresa e resilienza di Legambiente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Feb 2021 10:07:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Legambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Catanzaro – E’ complesso e articolato il Piano nazionale di ripresa e resilienza elaborato da Legambiente, che presenta numerose proposte per opere da realizzare (indicando anche quelle da non realizzare) nell’ambito del Recovery Plan. n&#8217;Italia più verde, più vivibile, innovativa e inclusiva. Così potrà diventare la Penisola da qui al 2030 se saprà utilizzare al [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/recovery-plan-il-piano-nazionale-di-ripresa-e-resilienza-di-legambiente/">Recovery Plan, il piano nazionale di ripresa e resilienza di Legambiente</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Catanzaro – E’ complesso e articolato il Piano nazionale di ripresa e resilienza elaborato da Legambiente, che presenta numerose proposte per opere da realizzare (indicando anche quelle da non realizzare) nell’ambito del Recovery Plan.<br />
n&#8217;Italia più verde, più vivibile, innovativa e inclusiva. Così potrà diventare la Penisola da qui al 2030 se saprà utilizzare al meglio le opportunità e le risorse che l&#8217;Europa ha messo a disposizione dell&#8217;Italia con il Next Generation EU (NGEU). Di ciò ne è convinta Legambiente che, nel giorno in cui viene audita in Parlamento in Commissione Ambiente della Camera dei deputati, per dare una &#8220;scossa&#8221; alla recente discussione poco centrata sui contenuti presenta il suo Recovery Plan, frutto di un lungo dialogo durato 5 mesi con istituzioni, imprese, associazioni, sindacati, e di una scrittura collettiva e condivisa. Il documentoin questione ci proietta verso l&#8217;Italia del 2030 e indica, per le 6 missioni indicate dall&#8217;Europa, 23 priorità di intervento, 63 progetti territoriali da realizzare &#8211; tra rinnovabili, mobilità sostenibile, economia circolare, adattamento climatico e riduzione del rischio idrogeologico, ciclo delle acque, bonifiche dei siti inquinati, innovazione produttiva, rigenerazione urbana, superamento del digital divide, infrastrutture verdi, turismo, natura e cultura &#8211; insieme a 5 riforme trasversali necessarie per accelerare la transizione ecologicadel Paese per renderlo più moderno e sostenibile, dando il via ad una nuova stagione dellapartecipazione e della condivisione territoriale. Il faro che ha guidato Legambiente nella redazione del suo Recovery Plan è la lotta alla crisi climatica che riguarda trasversalmente le 23 priorità nazionali di intervento. Nel documento, inoltre, l&#8217;associazione ambientalista descrive,regione per regione, quelle che a suo avviso sono le opere da realizzaree quelle da evitare, indicando in maniera chiara come spendere i quasi 69 miliardi di euro destinati per la &#8220;Rivoluzione verde e transizione ecologica&#8221; e i 32 miliardi destinati alle &#8220;Infrastrutture per la mobilità sostenibile&#8221;.<br />
Tra i progetti da finanziare, Legambiente indica, ad esempio, oltre all&#8217;Alta Velocità nel centro Sud, le reti ferroviarie di Sicilia, Calabria, Basilicata, Molise, Campania, Sardegna, Toscana, Umbria, Emilia Romagna, Trentino Alto Adige, Veneto, Lombardia e Piemonte; l&#8217;elettrificazione dei porti; l&#8217;idrovia Padova Venezia; la chiusura dell&#8217;anello ferroviario di Roma; gli interventi per ridurre gli impatti ambientali nelle acciaierie (l&#8217;ex Ilva di Taranto e l&#8217;impianto di Cogne ad Aosta), la riconversione del distretto dell&#8217;Oil&#038;Gas di Ravenna (puntando sulla nuova filiera dell&#8217;eolico e del fotovoltaico offshore e della dismissione delle piattaforme non più operative), la riconversione delle centrali a carbone ancora attive e i progetti sull&#8217;agroecologia in Puglia, Umbria, Emilia Romagna e Trentino. Senza dimenticare la realizzazione di digestori anaerobici per il trattamento della frazione organica differenziata, con produzione di biometano e compost di qualità, in ogni provincia in Sicilia, Calabria, Campania, Basilicata, Abruzzo, Marche, e Liguria e quelli per trattare gli scarti agricoli, i reflui zootecnici e i fanghi di depurazione. E poi le delocalizzazioni degli edifici a rischio idrogeologico in Calabria, Sardegna e Umbria; la decarbonizzazione delle isole minori in Sicilia; la digitalizzazione nelle aree interne e una nuova fruibilità turistica delle aree montane come nelle Marche, dove an¬drebbero finanziate le connessioni ciclopedonali, che mancano, tra Appennino e costa adriatica; la riqualificazione dell&#8217;edilizia popolare (messa in sicurezza ed efficientamento energetico) e degli istituti scolastici in Campania; il progetto integrato sulla &#8220;città adriatica&#8221; nelle Marche, la rigenerazione socio-economica delle quattro regioni del centro Italia colpite dal sisma. Tra i progetti da evitare e che l&#8217;associazione ambientalista boccia c&#8217;è, ad esempio, l&#8217;impianto di cattura e stoccaggio di CO2proposto da Eni a Ravenna, il ponte sullo stretto di Messina, quelli legati alla produzione di idrogeno da fonti fossili, i nuovi invasi, gli impianti TMB di trattamento meccanico biologico dei rifiuti, gli impianti di innevamento artificiale e di risalita al di sotto dei 1.800 m.s.l.m., gli incentivi legati all&#8217;acquisto dei veicoli a combustione interna.<br />
 &#8220;Negli ultimi mesi– spiega Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente- il percorso di definizione del PNRR da parte del governo italiano è stato a dir poco confuso e, soprattutto, per nulla partecipato.Per dirla con una battuta auspicavamo un &#8220;PNRR partecipato&#8221; e ci siamo trovati un &#8220;PNRR delle partecipate&#8221;, come poi è emerso dalle bozze circolanti con i progetti proposti da Eni. Il nostro auspicio è che, una volta superata la crisi governativa in corso, l&#8217;Esecutivo abbia il coraggio di cambiare registro e passo pensando ad un Recovery Plan diverso, modificandolo e mettendo al centro la crisi climatica, anche prendendo spunto dal nostro documento. Questi interventi devono essere accompagnati da un profondo pacchetto di riforme per accelerare la transizione ecologica: servono più semplificazioni, controlli pubblici migliori, un&#8217;organizzazione burocratica aggiornata professionalmente e all&#8217;altezza della sfida, una maggiore partecipazione con una nuova legge sul dibattito pubblico che riguardi tutte le opere per la transizione verde, per coinvolgere i territori e ridurre le contestazioni locali. Solo così – conclude Ciafani- si darà concretezza al nome scelto per il PNRR: Next Gene¬ration Italia, con un forte richiamo agli impegni che si assumono per le prossime generazioni. Ma perché alle intenzioni dichiarate corrispondano i fatti è necessaria quella volontà politica che non abbiamo visto finora. È il momento di mostrarla&#8221;.<br />
Critiche al PNRR predisposto dal Governo- Per Legambiente gli anni fino al 2030 saranno cruciali per fronteggiare l&#8217;emergen¬za climatica: per questo non deve essere sprecata la grande opportunità del PNRR per diventare un paese moderno, per liberarsi da zavorre, emergenze ambientali croniche, progetti e inadem¬pienze che provocano procedure d&#8217;infrazione da parte dell&#8217;Europa, e soprattutto per superare lo shock causato dalla pandemia. Ad oggi purtroppo il PNRR predisposto dal Governo, non ha ancora imboccato con determinazione questa strada. Per l&#8217;associazione ambientalista si tratta di un piano privo di una bussola, dove la grande assente tra le priorità trasversali è proprio la crisi climatica (che andrebbe affiancata a parità di genere, sud e giovani) e dove manca la messa a punto di obiettivi, strumenti e interventi dettagliati, coerenti e integrati tra loro, tale da delineare la visione del Green Deal Italiano e le tappe della transizione per tradurlo in realtà. Nel Piano governativo arrivato in Parlamento il 15 gennaio 2021, non compare più infatti l&#8217;allegato con le schede progetto circolato il 29 dicembre scorso e questo non rende possibile un&#8217;analisi approfondita e puntuale. Ma una descrizione più generale di quello che si vuole finanziare c&#8217;è ed è sufficiente per valutare gli errori del Piano. Solo per fare un esempio nel PNRR proposto dal Governo alle opere ferroviarie per la connessione veloce vanno quasi 27 miliardi di euro (la fa da padro¬na l&#8217;Alta velocità e la velocizzazione della rete con poco meno di 15 miliardi di euro) e 18,5 all&#8217;efficientamento termico e sismico dell&#8217;edilizia residenziale privata e pubblica. Sono di gran lunga più contenute le risorse destinate a produzione e distribuzione di energia da fonti rinnovabili (9); al trasporto locale e alle ciclovie (7,5) a cui andrebbero destinate più risorse, all&#8217;economia circolare (4,5 miliardi di euro), che pure vede l&#8217;Italia come paese leader in Europa, il rischio idrogeologico (3,6), che interes¬sa il 91,1% dei Comuni, l&#8217;agricoltura (2,5), motore indispensabile del &#8220;made in Italy&#8221; agroalimentare.<br />
Riforme necessarie-  La storia dell&#8217;Italia ricorda che non bastano i finanziamenti europei per realizzare le opere pubbliche necessarie, ma servono anche delle riforme in parallelo. È necessario organizzarsi velocemente e in modo diverso, per garantire qualità dei progetti, velocità della spesa e certezza del rispetto delle regole. Per questo l&#8217;associazione ambientalista indica nella sua proposta di PNRR le numerose riforme necessarie per ciascuna delle 23 priorità di intervento individuate, a cui se ne affiancano altre 5 trasversali, da mettere in campo per accelerare la transizione ecologica: 1) Velocizzare l&#8217;iter autorizzativo con le semplificazioni all&#8217;iter di approvazione dei progetti, 2) Combattere la concorrenza sleale con il miglioramento qualitativo dei controlli ambientali attraverso il potenziamento del Sistema Nazionale di Protezione dell&#8217;Ambiente, 3) Istituire una governance efficace con una Struttura di missione presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri sul modello di quanto già fatto, con risultati incoraggianti, sul rischio idrogeologico e sull&#8217;edilizia scolastica; 4) Aumentare le competenze della pubblica amministrazione con un vasto programma di formazione e aggiornamento professionale; 5) Ridurre i conflitti territoriali con una nuova legge sul dibattito pubblico per la condivisione e la partecipazione di cittadini e istituzioni locali che potenzi quanto già previsto da Codice degli appalti e Valutazione di impatto ambientale.<br />
A questo link è possibile scaricare le schede e le cartine dell&#8217;Italia con le opere da realizzare e quelle da evitare: https://we.tl/t-VXYaVXn9Cu<br />
Sul sito di Legambiente è possibile scaricare il documento completo &#8220;Per un&#8217;Italia più verde, innovativa e inclusiva. Il Piano nazionale di Ripresa e Resilienza che serve al Paese&#8221;<br />
Di seguito i progetti da finanziare e da non finanziare per la Calabria contenuti nel Dossier<br />
I PROGETTI DA FINANZIARE PER LA CALABRIA<br />
&#8211;              Impianti per l&#8217;economia circolare. La Calabria deve dotarsi di impianti di compostaggio e digestione anaerobica per la produzione di compost di qualità e biometano e di  impianti per il riciclo delle materie plastiche. Come nel resto del centro sud Italia, c&#8217;è una forte carenza impiantistica per l&#8217;avvio a riciclo della frazione organica dei rifiuti da raccolta differenziata. L&#8217;unico impianto per produrre biometano e compost di qualità è a Rende (CS), mentre è fondamentale rendere autosufficienti tutte le province calabresi aumentando il riciclo da raccolta differenziata, riducendo il volume dei rifiuti in discarica o a termovalorizzazione, recuperando materia e producendo biometano da immettere in rete o per l&#8217;autotrazione, con effetti positivi sull&#8217;ambiente, sulla salute e sull&#8217;occupazione. I progetti dovranno essere accompagnati da campagne di coinvolgimento e sensibilizzazione indirizzate a cittadini ed imprese.<br />
&#8211;              Depuratori a tutela del mare e del turismo. Sono ancora tanti i Comuni calabresi senza impianti di depurazione o con impianti non funzionanti sotto procedura di infrazione europea per cui l&#8217;Italia paga ingenti multe. Secondo il Commissario straordinario unico per la depurazione sono 13 gli agglomerati urbani calabresi oggetto del contenzioso con l&#8217;Europa e 14 gli interventi da realizzare. La corretta depurazione dei reflui fognari garantirebbe un mare pulito con ricadute positive non solo sull&#8217;ambiente e la salute ma anche sul turismo e l&#8217;occupazione.<br />
&#8211;              Rischio idrogeologico. In Calabria il rischio idrogeologico è un problema cronico e diffuso in modo capillare, aggravato dalla crisi climatica con i rischi alluvionali e franosi che, con sempre maggiore frequenza, continuano a verificarsi nei centri abitati, causando perdite di vite umane. Una seria opera di prevenzione ha bisogno di una visione complessiva a scala di bacino e non di singoli interventi scollegati fra loro e inefficaci. Bisogna intervenire prioritariamente sulle coste, a partire dalle zone maggiormente a rischio come la provincia di Crotone e Vibo Valentia, e con particolare attenzione ai corsi delle &#8220;fiumare&#8221;, procedendo anche ad abbattere gli edifici abusivi e a delocalizzare quelli edificati in aree pericolose.<br />
&#8211;              Infrastrutture ferroviarie. La Calabria necessita di una rete di trasporto ferroviario regionale moderna per superare l&#8217;isolamento del territorio calabrese. Le priorità:<br />
 &#8211; La linea di collegamento tra Gioia Tauro/Palmi e Cinquefrondi il cui ripristino è necessario al fine di collegare le aree interne della Piana al territorio del Parco nazionale dell&#8217;Aspromonte;<br />
 &#8211; La ferrovia Silana che collega la città di Cosenza a San Giovanni in Fiore (CS) ed al suo entroterra silano. È essenziale per tornare a garantire la mobilità dei residenti delle aree interne dei comuni silani e per la promozione turistica della zona;<br />
&#8211; La tratta ferroviaria a binario unico lunga 472 Km che collega Taranto a Reggio Calabria attraverso la costa jonica di Puglia, Basilicata e Calabria che deve essere totalmente elettrificata e prevedere il potenziamento del servizio con nuovi collegamenti e treni moderni.<br />
&#8211; Collegamento Ferroviario Lamezia Terme &#8211; Aeroporto Sant&#8217;Eufemia -Catanzaro Lido. L&#8217;aeroporto di Lamezia Terme è il principale scalo della Calabria con voli nazionali e internazionali e, per la sua posizione geografica centrale, serve tutta la regione anche relativamente ai flussi turistici.<br />
I PROGETTI DA NON FINANZIARE O NON REALIZZARE<br />
&#8211;              Il Ponte (o Tunnel ) sullo  Stretto di Messina. Si tratterebbe di un&#8217;opera che, oltre ad essere costruita in zona ad alto rischio geotettonico e sismico e a compromettere ambienti marini, costieri ed umidi di eccezionale bellezza, impegnerebbe ingenti risorse economiche distraendole dalla priorità di rendere più moderna e civile la mobilità in Calabria.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/recovery-plan-il-piano-nazionale-di-ripresa-e-resilienza-di-legambiente/">Recovery Plan, il piano nazionale di ripresa e resilienza di Legambiente</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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