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	<title>petrolmafie Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Thu, 25 Jan 2024 06:57:41 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Il maresciallo Antonio Cerra &#8220;suicida&#8221; nel giorno della sua testimonianza al processo &#8216;Petrolmafie&#8217;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jan 2024 06:35:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>(di ENRICA RIERA- editorialedonami.it) &#8211; Il maresciallo, in servizio presso il Gruppo della Guardia di Finanza di Lamezia Terme, viene trovato senza vita nel giorno in cui avrebbe dovuto testimoniare nel processo definito «Rinascita Scott 2». Per la difesa «non è possibile escludere aprioristicamente alcuna ipotesi». E spunta una lettera anonima, antecedente al decesso e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>(<em>di ENRICA RIERA- editorialedonami.it</em>) &#8211; Il maresciallo, in servizio presso il <strong>Gruppo della Guardia di Finanza di Lamezia Terme</strong>, viene trovato senza vita nel giorno in cui avrebbe dovuto testimoniare nel processo definito «Rinascita Scott 2». Per la difesa «non è possibile escludere aprioristicamente alcuna ipotesi». E spunta una <strong>lettera anonima</strong>, antecedente al decesso e indirizzata alla Gdf, che «<strong>preannunciava il suicidio di qualche militare</strong>». <strong>L’undici maggio 2022</strong> il corpo del maresciallo della Guardia di Finanza <strong>Antonio Cerra</strong> viene ritrovato <strong>senza vita</strong> nella casa dei suoi suoceri a Pizzo Calabro, il borgo in provincia di Vibo Valentia, arroccato su un promontorio di tufo. Tutto – dall’«arma nella mano del militare» alle «posizioni del bossolo e del proiettile», fino all’«assenza di segni di effrazione e di colluttazione» – fa pensare a un suicidio. Ipotesi investigativa, che, a seguito delle indagini dei carabinieri e dalla finanza, viene confermata dal pubblico ministero della procura di Vibo, Maria Cecilia Rebecchi.<br />
Perciò a <strong>luglio 2023</strong> il pm ha chiesto al giudice delle indagini preliminari di archiviare il procedimento a carico di ignoti. «Alla luce delle indagini esperite volte alla ricostruzione delle circostanze che possano avere portato al decesso di Cerra Antonio, può concludersi che la morte dell’uomo sia riconducibile esclusivamente alla condotta suicidaria posta in essere da costui e, in alcun modo, indotta o comunque istigata da terze persone», si legge nella richiesta di archiviazione. <strong>La famiglia del militare, tuttavia, ha deciso di non arrendersi.</strong> E nel mese di settembre, tramite lo studio legale Raimondi, ha presentato opposizione alla richiesta della procura, «non potendosi escludere aprioristicamente – è scritto nell’atto di opposizione – né la verificazione di un omicidio, né l’ipotesi di omicidio-suicidio, né naturalmente di istigazione al suicidio».<br />
<strong>PRIMA DELLA MORTE</strong><br />
Classe 1970, Antonio Cerra, nato a Catanzaro, si è arruolato il 20 settembre 1991. Dal 21 agosto 2007 ha prestato servizio presso il Nucleo polizia economico-finanziaria di Catanzaro, quale capo pattuglia del gruppo tutela entrate. Il militare «aveva conseguito in carriera – scrive il pm – un elogio, sette encomi semplici e un encomio solenne ed era stato valutato “eccellente” in sede di documentazione caratteristica sin dal 2001, con “apprezzamento e lode” ininterrottamente dal 2008 sino al decesso». I colleghi lo ricordano, si legge negli atti, come «una persona molto capace, preparata», che «aveva l’abitudine di trattenersi oltre l’orario quotidiano lavorativo». Tuttavia «negli ultimi quattro anni era molto stressato per il comportamento della scala gerarchica sia nei suoi confronti e sia verso altri loro subalterni».<br />
Proprio negli ultimi quattro anni Cerra ha seguito personalmente l’indagine “<strong>Petrolmafie</strong>”. Inchiesta mastodontica della procura antimafia di Catanzaro su uno dei clan più potenti della ‘ndrangheta. Una volta terminata l’attività, nel 2021, su sua richiesta, «per situazioni straordinarie», è stato trasferito presso il Gruppo della Guardia di Finanza di Lamezia Terme. Quando il maresciallo è morto, dunque, non lavorava più a Catanzaro, ma a Lamezia: prima alla Squadra operativa Volante e poi alla posizione di Comandante della sezione operativa. <strong>Quell’11 maggio di due anni fa Cerra avrebbe dovuto presentarsi al tribunale di Vibo Valentia per sostenere il controesame degli avvocati degli imputati nel processo “Petrolmafie”</strong>. Inchiesta che, tra l’altro, ricostruisce gli affari illeciti della ‘ndrangheta vibonese nel mondo degli idrocarburi e che, a dicembre scorso, ha portato, col processo di primo grado, a oltre trenta condanne, tra cui quelle, rispettivamente a trent’anni, del boss di Limbadi Luigi Mancuso e dell’imprenditore Giuseppe D’Amico, nonché dell’ex presidente della Provincia di Vibo Valentia Salvatore Solano (condannato a un anno). <strong>A quell’udienza, però, Antonio Cerra non arriverà mai. Eppure «si era preparato con diligenza» per la deposizione e per rispondere al fuoco incrociato dei legali dei boss.</strong><br />
<strong>LE INCOMPIUTE</strong><br />
Per i legali della famiglia di Cerra l’indagine sulla morte del finanziere è monca. <strong>Mancherebbero, cioè, alcuni elementi necessari a ricostruire quanto accaduto due anni fa nella casa di Pizzo</strong>. «L’assenza di tali informazioni pregiudica oltremodo la ricostruzione suicidaria offerta dall’Ufficio di procura, in assenza peraltro di evidenze scientifiche in ordine alla natura auto o eterodiretta del gesto», è quanto riportato nell’atto di opposizione. Anzitutto, l’archiviazione del procedimento «veniva assunta senza la prova scientifica in ordine alla presenza di tracce di residui di sparo sulle mani del maresciallo Cerra». Curioso che è dell’8 agosto 2022 l’avviso di accertamento tecnico presso i laboratori dei carabinieri del Ris di Messina, alle cui operazioni ha partecipato anche un consulente tecnico di parte, ma «n<strong>el fascicolo del pm non si riscontra alcun esito di tali rilevantissime operazioni</strong>».<br />
Sempre per la difesa, inoltre, risulterebbero acquisite «poche immagini (…) <strong>neanche depositate integralmente» delle telecamere di videosorveglianza installate vicino alla casa estiva del maresciallo Cerra</strong>. «Si tratta di accertamenti assolutamente indispensabili rispetto alle investigazioni necessarie per un tale grave fatto» e ancora di «indagini specifiche» che «potrebbero quindi accertare se il Cerra sia giunto presso il portone di casa da solo o in compagnia; se l’immobile al momento del fatto fosse abitato da altri condomini o coinquilini da ascoltare separatamente; se precedentemente o successivamente al registrato ingresso del Cerra presso l’abitazione nello stesso immobile abbia potuto accedere qualche altra persona». Tutti motivi per cui la difesa parla di «<strong>vuoti macroscopici», «lacune investigative». E «investigazioni che sembrano rimanere in superficie</strong>».<br />
Gli avvocati scrivono anche di «carenze nella ricerca e nell’esame del materiale utile alle indagini». <strong>Una volta rinvenuto il pc in uso a Cerra, i legali è stato negato il rilascio della copia informatica di quanto estratto sul dispositivo</strong>. Questa «preclusione – è scritto ancora nell’atto di opposizione – inibisce il diritto di difesa, impedendo di conoscere ulteriori profili di criticità vuoi con i colleghi e i superiori gerarchici, vuoi elementi rinvenienti da indagini in corso, rispetto alle quali il militare abbia potuto ricevere minacce o pressioni, compreso quello del processo Petrolmafie». Proprio il processo in cui il maresciallo Cerra avrebbe dovuto rendere testimonianza.</p>
<p><strong>LA LETTERA ANONIMA</strong><br />
Suscitano, in ultimo, interesse alcuni <strong>«esposti anonimi» </strong>a cui gli atti fanno riferimento. <em>In uno in particolare, redatto successivamente al decesso del maresciallo Cerra e «indirizzato al Procuratore di Vibo Valentia, al Procuratore presso la Procura militare di Napoli e al Comandante provinciale dei Carabinieri di Vibo Valentia, l’estensore dichiara di essere a conoscenza di informazioni utili alle indagini</em>». Tra <strong>gennaio e febbraio 2022</strong>, per cui prima della morte del militare, una lettera anonima viene anche inviata con posta ordinaria al Comandante generale, al Comandante Interregionale (Palermo) e ai servizi di rappresentanza sindacale Cocer e Coir della Guarda di Finanza. Nello scritto «<strong>si preannunciava – rileva il pm – il suicidio di qualche militare</strong>».</p>
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		<title>Processo appello &#8220;Petrolmafie&#8221;, DDA chiede conferma 18 condanne per affiliati a cosche Vibonesi</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/processo-appello-petrolmafie-dda-chiede-conferma-18-condanne-per-affiliati-a-cosche-vibonesi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jan 2024 17:23:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il sostituto procuratore della Dda di Catanzaro, Annamaria Frustaci, applicata come sostituto procuratore generale, ha invocato 18 condanne nell’ambito del processo d’appello &#8216;Petrolmafie&#8217; incentrato su presunti illeciti perpetrati dalle cosche di ‘ndrangheta del vibonese e i loro sodali nell’affare degli idrocarburi. Gli imputati sono accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione, intestazione fittizia di [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il sostituto procuratore della Dda di Catanzaro, Annamaria Frustaci, applicata come sostituto procuratore generale, ha invocato 18 condanne nell’ambito del processo d’appello &#8216;Petrolmafie&#8217; incentrato su presunti illeciti perpetrati dalle cosche di ‘ndrangheta del vibonese e i loro sodali nell’affare degli idrocarburi. </p>
<p>Gli imputati sono accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione, intestazione fittizia di beni, riciclaggio, reimpiego di denaro di provenienza illecita, corruzione, evasione delle imposte e delle accise anche mediante emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, scambio elettorale politico-mafioso e turbata libertà degli incanti. </p>
<p>L’accusa ha chiesto la conferma della sentenza di primo grado, con rito abbreviato, nei confronti di Francescantonio Anello, 7 anni di reclusione; Giuseppe Barbieri, 6 anni; Gerardo Caparrotta, 4 anni; Armando Carvelli, 3 anni e 2 mesi; Giovanni Carvelli, 3 anni e 4 mesi; Vincenzo Zera Falduto, 2 anni e 10 mesi; Pasquale Gallone, 6 anni; Giorgio Salvatore, 7 anni e 10 mesi; Giuseppe Mercadante, 4 anni e 2 mesi; Antonio Ricci, 2 anni e 6 mesi; Daniele Prestanicola, 7 anni; Domenico Rigillo, 7 anni e 10 mesi; Orazio Romeo, 5 anni; Alessandro Primo Tirendi, 6 anni e 8 mesi; Angelo Ucchino, 3 anni e 2 mesi; Salvatore Ucchino, 3 anni e 8 mesi. A dicembre scorso Gioacchino Falsaperla ha concordato la pena. Inoltre nei confronti di Gregorio Gioffrè e Filippo Fiarè, assolti in abbreviato, il pm ha invocato 8 anni di reclusione.</p>
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		<item>
		<title>Processo &#8220;Petrolmafie&#8221;: 30 anni al boss Luigi Mancuso. Condanne anche per imprenditori e politici del vibonese</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/processo-petrolmafie-30-anni-al-boss-luigi-mancuso-condanne-anche-per-imprenditori-e-politici-del-vibonese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Dec 2023 17:22:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Si è concluso dinnanzi al tribunale di Vibo Valentia il processo di primo grado del processo “Petrolmafie-Dedalo” che vedeva imputati i presunti vertici della ‘ndrangheta vibonese, imprenditori e politici. I giudici hanno condannato il boss Luigi Mancuso, considerato il capo del Crimine Vibonese, a 30 anni. Stessa pena è stata inflitta all’imprenditore del carburante Giuseppe [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Si è concluso dinnanzi al tribunale di Vibo Valentia il processo di primo grado del processo “Petrolmafie-Dedalo” che vedeva imputati i presunti vertici della ‘ndrangheta vibonese, imprenditori e politici. I giudici hanno condannato il boss <strong>Luigi Mancuso,</strong> considerato il capo del Crimine Vibonese, a 30 anni. Stessa pena è stata inflitta all’imprenditore del carburante <strong>Giuseppe D’Amico</strong> mentre il fratello <strong>Antonio</strong> a 18 anni e 10 mesi. A 10 anni è stato condannato l’altro esponente di spicco della ‘ndrangheta <strong>Francesco Mancuso</strong> alias “Tabacco”.</p>
<p>I giudici hanno poi inflitto 10 anni e 1 mese all’ex consigliere comunale di Vibo Valentia <strong>Franco Tedesco</strong>, e un anno con la caduta delle aggravanti – pena sospesa – l’ex presidente della Provincia di Vibo <strong>Salvatore Solano</strong>, attuale sindaco di Stefanaconi. Nei suoi confronti la Dda di Catanzaro aveva chiesto 7 anni. Al centro dell’inchiesta, il business dell’illecita commercializzazione di carburanti e del riciclaggio per milioni di euro in società petrolifere intestate a prestanome.</p>
<p>Le accuse contestate agli imputati, a vario titolo, erano associazione mafiosa, associazione per delinquere finalizzata a commettere delitti di estorsioni, riciclaggio, reimpiego di denaro di provenienza illecita in attività economiche, intestazione fittizia di beni, evasione delle imposte e delle accise anche mediante emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, contraffazione ed utilizzazione di documenti di accompagnamento semplificati; delitti aggravati dall’essere stati commessi al fine di agevolare le associazioni ‘ndranghetistiche attive sul territorio calabrese.</p>
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		<item>
		<title>NOMI-DDA chiede la condanna di 59 imputati nel processo &#8220;Petrolmafie&#8221;</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/nomi-dda-chiede-la-condanna-di-59-imputati-nel-processo-petrolmafie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Oct 2023 15:31:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sono 59 le richieste di condanna che, al termine della requisitoria nel processo &#8220;Petrolmafie&#8221;, ha fatto la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. Come si ricorderà l’inchiesta che ha svelato l’infiltrazione dei clan vibonesi nel settore dei carburanti. Gli imputati devono rispondere a vario titolo di associazione di stampo mafioso, estorsioni, riciclaggio, reimpiego di denaro di [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono 59 le richieste di condanna che, al termine della requisitoria nel processo &#8220;Petrolmafie&#8221;, ha fatto la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. Come si ricorderà l’inchiesta che ha svelato l’infiltrazione dei clan vibonesi nel settore dei carburanti. Gli imputati devono rispondere a vario titolo di associazione di stampo mafioso, estorsioni, riciclaggio, reimpiego di denaro di provenienza illecita in attività economiche, intestazione fittizia di beni, evasione delle imposte e delle accise anche mediante l’emissione e l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, contraffazione e utilizzazione di documenti di accompagnamento semplificati.</p>
<p>Ecco le richieste di condanna: Haber Emanuele Fernando Assunto 5 anni e 6 mesi; Roberto Aguì di Catania, 6 anni e 4.500 euro di multa; Nicola Amato, di Catania, 12 anni di reclusione; Benedetto Avvinto di Portici (NA), 4 anni e 6 mesi di reclusione; Anna Bettozzi di Roma, 7 anni e 6 mesi; Pietro Bonanno, 2 anni; Vincenzo Campajola di Giugliano (NA), 7 anni e 6 mesi di reclusione; Isaia Angelo Antonio Capria di Nicotera, 1 anno di reclusione; Alberto Coppola di Pollena Trocchia (NA), 15 di reclusione; Roberto Coppola di Pollena Trocchia (NA), 4 anni e 6 mesi; Felice D’Agostino di Martinsicuro (TE), 6 anni e sei mesi; Angela D’Amico di Vibo, 2 anni di reclusione; Antonio D’Amico di Vibo, 26 anni di reclusione; Domenica D’Amico di Vibo, 2 anni di reclusione; Giuseppe D’Amico di Vibo, 30 anni di reclusione; Rosa D’Amico di Vibo, 2 anni di reclusione; Francesco D’Angelo di Vibo, 28 anni di reclusione; Gaetano Del Vecchio di Tropea, 1 anno; Virginia Di Cesare, 7 anni di reclusione; Biagio Esposito di San Giorgio a Cremano (Na), 3 anni e 6 mesi; Giuseppe Fasulo di Statte (TA), 4 anni di reclusione; Carmelo Fabretti 3 anni e 3 mesi; Sebastiano Foti di Catania, 6 anni e 7.500 euro di multa; Antonio Francolino di Catanzaro, 1 anno; Salvino Frazzetto di Catania, 6 anni, 6 mesi e 10mila euro di multa; Gennaro Gavino di San Giorgio a Cremano (NA), 6 anni e 7.500 di multa; Giasone Italiano di Delianuova, 9 anni, sei mesi e 7mila euro di multa; Salvatore La Rizza di Vibo Valentia, 4 anni; Sergio Leonardi, 10 anni; Cesare Nicola Limardo di Limbadi, 5 anni; Paolo Lipari di Stefanaconi, 4 anni e 6 mesi; Sebastiano Lo Torto 6 anni e 10mila Francesco Mancuso, (64 anni), di Limbadi, 24 anni di reclusione; Luigi Mancuso di Limbadi, 30 anni; Silvana Mancuso di Limbadi, 25 anni; Nazzareno Matina di Stefanaconi, 4 anni; Giulio Mitidieri di Potenza, 7 anni; Francesco Monteleone di Vibo Valentia, 2 anni; Luciano Morabito di Africo, 6 anni e 4.500; Lucia Gustavo 2 anni; Irina Paduret di Milano, 16 ani; Zhelev Peyo Petkov di Vibo Valentia, 4 anni; Fabio Pirro di Napoli, 4 anni e sei mesi; Francesco Saverio Porretta di Milano, 16 anni e 6 mesi; Antonio Prenesti di Nicotera, 20 anni; Rosamaria Pugliese di Nicotera, 20 anni; Rocco Raccosta, di Oppido Mamertina, 9 anni, 6 mesi e 7mila di multa; Giuseppe Ruccella di Filogaso,18 anni; Fortunato Salamò di Zambrone, 4 anni; Rosario Cristian Santoro, di Palermo, 9 anni; Emanuela Scevola, 5 anni; Damiano Sciuto di Catania, 6 anni, 6 mesi e 9mila euro; Salvatore Solano di Stefanaconi, 7 anni; Francescantonio Tedesco di Ionadi, 15 anni, 9 mila euro di multa; Giuseppe Terranova, (49 anni), di Messina, 15 anni; Roberto Domenico Tirendi di Catania, 9 anni e 10mila di multa; Ernesto Tortora di Napoli, 4 anni e 6 mesi, Rackid Totss, 9 anni; Roberto Trovato , 4 anni; e Gennaro Vivese 3 anni e 7 mesi di reclusione.<br />
La Dda ha invece chiesto l&#8217;assoluzione per Anna Buonfante di Portici (Na) e Carmine Coppola, di Napoli, mentre ha chiesto per Simone Micale il proscioglimento.</p>
<p>L’inchiesta ha fatto emergere un’associazione per delinquere, con base a Vibo Valentia, finalizzata all’evasione dell’Iva e delle accise sui prodotti petroliferi. La frode, secondo l&#8217;accusa, consisteva nell’importazione dall’Est Europa di prodotti petroliferi artefatti (miscele), poi immessi in commercio come gasolio per autotrazione, con conseguenti cospicui guadagni dovuti al differente livello di imposizione fiscale.  I prodotti venivano trasportati con documentazione falsa nei siti di stoccaggio di Maierato e Santa Venerina. Parti civili nel processo la Presidenza del Consiglio dei ministri, il ministero dell’Interno, l’Agenzia delle dogane, l’Agenzia delle entrate, la Regione Calabria.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/nomi-dda-chiede-la-condanna-di-59-imputati-nel-processo-petrolmafie/">NOMI-DDA chiede la condanna di 59 imputati nel processo &#8220;Petrolmafie&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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		<title>&#8220;Petrolmafie&#8221;, la Procura vuole vederci chiaro nel suicidio del maresciallo della Finanza trovato morto a Pizzo</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/petrolmafie-la-procura-vuole-vederci-chiaro-nel-suicidio-del-maresciallo-della-finanza-trovato-morto-a-pizzo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 May 2022 14:11:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dovrà essere l&#8217;autopsia sul corpo del maresciallo della Guardia di finanza di 50 anni, trovato morto ieri pomeriggio in una casa estiva di proprietà dei suoceri a Pizzo. a fugare ogni dubbio sulla tragica circostanza. Lo ha deciso la Procura della Repubblica di Vibo Valentia che ha ordinato l&#8217;esame autoptico. L’uomo si sarebbe ucciso sparandosi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dovrà essere l&#8217;autopsia sul corpo del maresciallo della Guardia di finanza di 50 anni, trovato morto ieri pomeriggio in una casa estiva di proprietà dei suoceri a Pizzo. a fugare ogni dubbio sulla tragica circostanza. Lo ha deciso la Procura della Repubblica di Vibo Valentia che ha ordinato l&#8217;esame autoptico. L’uomo si sarebbe ucciso sparandosi alla testa con la pistola d’ordinanza.</p>
<p>Il sottufficiale, originario di Soveria Mannelli (CZ), aveva svolto attività di indagine nell’inchiesta “Petrolmafie” e ieri mattina avrebbe dovuto sottoporsi al controesame delle difese degli imputati dopo aver sostenuto quello della pubblica accusa appena pochi giorni fa. L’uomo però non si è presentato in Tribunale. </p>
<p>Sulla base dei primi elementi di indagine raccolti l’ipotesi prevalente è quella del suicidio ma il procuratore di Vibo Valentia Camillo Falvo vuole dissipare ogni dubbio e per questo ha delegato ai carabinieri del Comando provinciale di svolgere accertamenti coordinati dalla pm Maria Cecilia Rebecchi.</p>
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		<title>GDF Operazione “Petrolio Fantasma”: contrabbando di petroli, 9 misure cautelari</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/gdf-operazione-petrolio-fantasma-contrabbando-di-petroli-9-misure-cautelari/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Jan 2022 10:31:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[arresti]]></category>
		<category><![CDATA[gdf Asti]]></category>
		<category><![CDATA[petrolio fantasma]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalle prime ore del mattino, è scattata l’operazione condotta dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Asti, sotto il coordinamento della locale Procura della Repubblica, con il supporto di Reparti della Liguria, Lazio, Abruzzo, Campania e Calabria, la quale ha disarticolato un’organizzazione criminale composta da un “broker astigiano” e da imprenditori romani, napoletani e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dalle prime ore del mattino, è scattata l’operazione condotta dal <strong>Comando Provinciale</strong> della <strong>Guardia di Finanza di Asti</strong>, sotto il coordinamento della locale Procura della Repubblica, con il supporto di Reparti della Liguria, Lazio, Abruzzo, Campania e <strong>Calabria</strong>, la quale ha disarticolato un’<strong>organizzazione criminale</strong> composta da un “<strong>broker astigiano</strong>” e da<strong> imprenditori</strong> romani, napoletani e <strong>calabresi</strong> che, allo stato delle emergenze investigative e fatte salve le successive valutazioni di merito, si è resa responsabile di aver <strong>fittiziamente esportato gasolio</strong> per autotrazione in realtà destinato ad essere<strong> ceduto “in nero”</strong> all’interno del territorio nazionale in totale evasione d’imposta.</p>
<p><strong>Il contrabbando</strong> del prodotto petrolifero veniva realizzato mediante la costituzione di una società a responsabilità limitata fittizia (cartiera) utilizzata quale formale destinataria di prodotto petrolifero di proprietà di una società ubicata negli Emirati Arabi Uniti e stoccato presso il deposito doganale di Vado Ligure (SV). La stessa SRL provvedeva alla<strong> falsa esportazione</strong> presentando allo spedizioniere apposita documentazione che attestava la cessione via terra transitando dalla Croazia ad una società albanese (anch’essa inesistente), del prodotto estratto dal deposito doganale di Vado Ligure. L’operazione doganale veniva chiusa tramite l’invio allo spedizioniere di documentazione artefatta la quale attestava la destinazione in Albania, passando dal “corridoio di Neum”, la striscia di terra lunga 9 km, territorio della Repubblica di Bosnia-Erzegovina, che separa in due parti il territorio della Repubblica di Croazia; territorio che per la particolare conformazione geografica e politica prevede peculiari procedure semplificate.</p>
<p>L’organizzazione criminale, per chiudere formalmente la bolletta doganale all’esportazione, non potendo presentare documenti attestanti l’effettiva uscita dal territorio UE del gasolio per autotrazione con visto rilasciato delle autorità doganali croate, e potendo presentare, a tale fine prove alternative, ha dichiarato che il prodotto petrolifero è transitato nel territorio di Neum senza essere stato oggetto di controlli doganali in uscita, consentendo così la definizione della procedura doganale. In contemporanea con l’esecuzione dei<strong> provvedimenti restrittivi della libertà personale</strong> disposti dall’Autorità Giudiziaria astigiana (<strong>4 ordinanze custodia cautelare in carcere</strong>, <strong>3 ai domiciliari</strong> e <strong>2 obblighi di presentazione</strong> alla P.G.) sono stati sottoposti a sequestro preventivo per equivalente 3 motrici, 3 rimorchi oltre a quote societarie ed un automezzo per un valore di € 180.000 pari all’accisa ed all’IVA evase nel corso di 6 spedizioni di prodotto.</p>
<p>L’operazione “Petrolio Fantasma” della Guardia di Finanza di Asti, condotta nel solco delle puntuali indicazioni dell’Autorità Giudiziaria astigiana, è significativa della costante e continua azione di polizia economico-finanziaria rivolta alla ricerca e repressione dei più gravi crimini di contrabbando e frode fiscale allo scopo di prevenire e contrastare l’evasione fiscale ed arginare l’inquinamento del mercato e favorire la libera concorrenza, con l’intento di ripristinare adeguati livelli di legalità e tutelare la sana imprenditoria.</p>
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		<title>VIDEO-Operazione &#8220;Petrolmafie&#8221;: GdF sequestra patrimonio aziendale di 3 società in tre Regioni</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/video-operazione-petrolmafie-gdf-sequestra-patrimonio-aziendale-di-3-societa-in-tre-regioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Nov 2021 11:11:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[TOP VIDEO]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>
		<category><![CDATA[Guardia di Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[petrolmafie]]></category>
		<category><![CDATA[sequestro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I Finanzieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria e dello S.C.I.C.O., sotto il coordinamento della locale Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia, diretta dal Procuratore Dott. Giovanni Bombardieri, hanno dato corso, con il supporto dei Reparti del Corpo competenti per territorio, nelle province di Asti, Milano, Piacenza, Parma, Roma, Latina, Caserta, Napoli, Bari, Brindisi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="width: 696px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-174327-1" width="696" height="391" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2021/11/Petrolmafie-sequestro-15mln-tre-Regioni-calabrianews.it_.mp4?_=1" /><a href="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2021/11/Petrolmafie-sequestro-15mln-tre-Regioni-calabrianews.it_.mp4">https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2021/11/Petrolmafie-sequestro-15mln-tre-Regioni-calabrianews.it_.mp4</a></video></div>
<p>I Finanzieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria e dello S.C.I.C.O., sotto il coordinamento della locale Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia, diretta dal Procuratore Dott. Giovanni Bombardieri, hanno dato corso, con il supporto dei Reparti del Corpo competenti per territorio, nelle province di Asti, Milano, Piacenza, Parma, Roma, Latina, Caserta, Napoli, Bari, Brindisi e Lecce ad un decreto emesso dall’Ufficio G.I.P. del Tribunale di Reggio Calabria su richiesta della medesima Procura della Repubblica con il quale è stato disposto il sequestro preventivo dell’intero patrimonio aziendale di 3 società di capitali operanti nel settore del commercio all’ingrosso di prodotti petroliferi, disponibilità finanziarie, beni mobili ed immobili, per un valore complessivo stimato in circa 15 milioni di euro.</p>
<p>L’operazione costituisce l’epilogo delle indagini condotte dal G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Reggio Calabria e dallo S.C.I.C.O., con il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, a contrasto dell’infiltrazione della ‘ndrangheta nel commercio, su ampia scala, degli idrocarburi.</p>
<p>L’attività investigativa svolta ha permesso di scoprire, allo stato degli atti e sotto il profilo della gravità indiziaria, l’esistenza di una struttura organizzata, attiva nel commercio di prodotti petroliferi, avente la finalità di evadere le imposte, in modo fraudolento e sistematico, sotto la direzione strategica di un commercialista campano e con la compiacenza di soggetti esercenti depositi fiscali e commerciali, avvalendosi del controllo capillare di tutta la filiera della distribuzione del prodotto, dal deposito fiscale ai distributori stradali.</p>
<p>Le investigazioni hanno altresì consentito, in questa fase del procedimento penale e fatte salve le necessarie conferme nel merito, di lumeggiare gli interessi della ‘ndrangheta, e di altre organizzazioni criminali siciliane e campane nella gestione del business del commercio di prodotti petroliferi &#8211; settore economico altamente remunerativo &#8211; sull’intero territorio nazionale, per il tramite di una vera e propria joint venture criminale volta alla massimizzazione dei profitti illeciti ai danni dello Stato e della libera concorrenza.</p>
<p>In particolare, le società investigate (cartiere), affermando fraudolentemente di possedere tutti i requisiti richiesti al fine di poter beneficiare delle agevolazioni previste dalla normativa di settore, presentavano ad un deposito fiscale ubicato nella provincia di Reggio Calabria – volano della frode &#8211; la relativa dichiarazione di intento per l’acquisto del prodotto petrolifero senza l’applicazione dell’I.V.A.. Il prodotto così acquistato, a seguito di diversi (e cartolari) passaggi societari, veniva poi ceduto, a prezzi concorrenziali, ad individuati clienti. Nel corso delle indagini è stato ricostruito un giro di false fatturazioni per un ammontare complessivo di oltre 600 milioni di euro ed IVA dovuta per oltre 130 milioni di euro, appurando l’omesso versamento di accise per 31 milioni di euro.</p>
<p>I proventi derivanti dalla frode venivano trasferiti verso una fitta rete di conti correnti controllati dall’organizzazione criminale, intestati a società di comodo o persone fisiche, da cui il denaro veniva in seguito trasferito verso società di comodo estere o prelevato in contanti e restituito (sempre in contanti) tanto ai membri dell’organizzazione quanto agli acquirenti del prodotto petrolifero.</p>
<p>I profitti illeciti, così ripartiti dai membri dell’organizzazione, venivano reinvestiti nel medesimo circuito criminale e/o impiegati in altre attività finanziarie/imprenditoriali così determinando un vorticoso giro di riciclaggio – autoriciclaggio, per un importo complessivo di oltre 173 milioni di euro. Parte di detto importo (per oltre 41 milioni di euro) veniva riciclato su conti correnti esteri riconducibili a società di comodo bulgare, rumene, croate ed ungheresi, per poi rientrare nella disponibilità dell’organizzazione medesima.</p>
<p>In tale contesto, nel mese di aprile 2021 veniva data esecuzione a provvedimenti cautelari personali, nei confronti di 23 persone (n. 19 in carcere e n. 4 agli arresti domiciliari) e reali. su un patrimonio complessivamente stimato in centinaia di milioni di euro.</p>
<p>I successivi approfondimenti esperiti hanno permesso di accertare, allo stato ed in via indiziaria, come il sodalizio investigato, parallelamente alle descritte attività, si fosse prodigato per l’acquisto di un ulteriore deposito fiscale con cui proseguire ed ampliare il disegno criminoso. Allo scopo, l’organizzazione, reimpiegando parte dei proventi illecitamente accumulati, ha rilevato, per il tramite di una società di comodo ubicata a Milano, un deposito fiscale con sede in Bari.<br />
Analogamente, al fine di massimizzare i profitti connessi alla frode perpetrata, il sodalizio ha acquistato, facendo ricorso anche in tal caso a provviste illecite, un deposito commerciale insistente nella provincia di Parma.<br />
Con l’operazione odierna si è proceduto, quindi, al sequestro dei citati compendi industriali, frutto del reimpiego dei proventi illeciti generati dalla consorteria criminale.</p>
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		<title>Mafie e prodotti petroliferi: 49 arresti in Calabria</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/mafie-e-prodotti-petroliferi-49-arresti-in-calabria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Apr 2021 06:42:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[arresti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nelle prime ore del giorno, il Raggruppamento Operativo Speciale dei Carabinieri e il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Catanzaro, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Catanzaro, hanno dato esecuzione all’Ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.I.P. del Tribunale di Catanzaro (D.ssa Valeria Isabella Valenzi), [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nelle prime ore del giorno, il Raggruppamento Operativo Speciale dei <strong>Carabinieri</strong> e il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della<strong> Guardia di Finanza di Catanzaro</strong>, coordinati dalla <strong>Direzione Distrettuale Antimafia</strong> della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Catanzaro, hanno dato esecuzione all’Ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.I.P. del Tribunale di Catanzaro (D.ssa Valeria Isabella Valenzi), nei confronti di <strong>56 indagati</strong>, dei quali 28 sottoposti alla custodia cautelare in carcere, 21 agli arresti domiciliari, 4 all’obbligo di dimora e 3 a misura interdittiva, su richiesta del Procuratore della Repubblica, Nicola Gratteri e dei Sostituti Procuratori Andrea Mancuso,  Annamaria Frustaci e Antonio De Bernardo.</p>
<p>Il provvedimento cautelare è stato emesso nell’ambito della manovra di<strong> contrasto alla ‘ndrangheta</strong> unitaria, immediata prosecuzione della attività di indagine portata avanti nella operazione chiamata &#8216;<strong>Rinascita</strong>&#8216;, che ha portato, il giorno 8 aprile scorso, nell’ambito dell’operazione congiunta delle DDA di Roma, Napoli, Reggio Calabria e Catanzaro denominata “<strong>Petrol Mafie SPA</strong>”, all’esecuzione di un Decreto di Fermo di indiziato di delitto emesso da questa Direzione Distrettuale Antimafia nei confronti di 15 persone.</p>
<p>I responsabili sono indagati, a vario titolo, per <strong>associazione di stampo mafioso</strong>, <strong>associazione per delinquere</strong> finalizzata a commettere delitti di estorsioni, riciclaggio, reimpiego di denaro di provenienza illecita in attività economiche, intestazione fittizia di beni, evasione delle imposte e delle Accise anche mediante emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti (F.O.I.), contraffazione ed utilizzazione di Documenti di Accompagnamento Semplificati (DAS); <strong>delitti</strong> aggravati dall’essere stati commessi al fine di agevolare le associazioni ‘ndranghetistiche attive sul territorio calabrese.</p>
<p>Le attività investigative, dirette dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Catanzaro e portate avanti dai R.O.S. dei Carabinieri e dalla componente specialistica in materia di accise del Nucleo di Polizia Economico-Finanziario della Guardia di Finanza di Catanzaro, <strong>chiudono il cerchio sulle attività illecite</strong> di interesse dell’associazione di stampo mafioso capeggiata dal <strong>clan “Mancuso” di Limbadi (VV)</strong>, nell’ambito del remunerativo commercio fraudolento di prodotti petroliferi, colpendo gli assetti organizzativi e logistici del sodalizio. I beni già sottoposti a sequestro di urgenza, sequestrati nelle province di<strong> Catanzaro, Vibo Valentia, Reggio Calabria, Crotone,</strong> Napoli, Salerno, Verona, Catania, Palermo, Messina, Ragusa, Siracusa, Caltanissetta, riconducibili a società di capitali e a ditte individuali operanti nel settore del commercio di carburanti e dei trasporti, a seguito di convalida, da parte del G.I.P., del provvedimento emesso d’urgenza dalla Procura della Repubblica, sono stati affidati agli Amministratori Giudiziari.</p>
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		<item>
		<title>Petrolmafie, mozione di sfiducia per il presidente della Provincia di Vibo</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/petrolmafie-mozione-di-sfiducia-per-il-presidente-della-provincia-di-vibo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Apr 2021 08:51:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Vibo Valentia]]></category>
		<category><![CDATA[consiglio comunale Stefanaconi]]></category>
		<category><![CDATA[petrolmafie]]></category>
		<category><![CDATA[provincia di Vibo Valentia]]></category>
		<category><![CDATA[Salvatore Solano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vibo Valentia &#8211; Quattro consiglieri comunali di Stefanaconi (Nicola Carullo, Antonio Fortuna, Salvatore Maluccio e Carmelo Di Sì) hanno ufficialmente depositato una mozione di sfiducia nei confronti del sindaco Salvatore Solano, che è anche presidente della Provincia di Vibo Valentia. La sfiducia nasce dagli sviluppi investigativi e dalle intercettazioni agli atti della recente inchiesta della [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Vibo Valentia &#8211; Quattro consiglieri comunali di Stefanaconi (Nicola Carullo, Antonio Fortuna, Salvatore Maluccio e Carmelo Di Sì) hanno ufficialmente depositato una mozione di sfiducia nei confronti del sindaco Salvatore Solano, che è anche presidente della Provincia di Vibo Valentia. </p>
<p>La sfiducia nasce dagli sviluppi investigativi e dalle intercettazioni agli atti della recente inchiesta della Dda di Catanzaro denominata “Petrol mafie” o anche “Rinascita Scott 2”.<br />
Nell’inchiesta della Procura distrettuale guidata da Nicola Gratteri sono stati arrestati per associazione mafiosa, estorsione, riciclaggio e altri reati gli imprenditori Giuseppe e Antonio D’Amico, di Piscopio (frazione di Vibo), primi cugini di  Solano.<br />
Un intero capitolo dell’inchiesta è intitolato proprio ai “Rapporti dei D’Amico con Salvatore Solano, presidente della Provincia di Vibo”, altri capitoli invece al “Sostegno dei D’Amico per la campagna elettorale di Solano”, ai pranzi con il presidente della Provincia ed alle “forniture di bitume alla Provincia di Vibo”.<br />
Nel chiedere le dimissioni di Solano, i quattro consiglieri affermano che “l’inosservanza di comportamenti etici e morali da parte di amministratori ha portato allo scioglimento di tanti Consigli comunali, provinciali, Aziende sanitarie. Questa preoccupazione ci porta a chiedere al sindaco di essere consequenziale”.</p>
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		<item>
		<title>Petrolmafie Spa, D&#8217;Ippolito (M5S): &#8220;Proseguire spediti verso la transizione ecologica&#8221;</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/petrolmafie-spa-dippolito-m5s-proseguire-spediti-verso-la-transizione-ecologica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Apr 2021 09:11:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe d'Ippolito]]></category>
		<category><![CDATA[petrolmafie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Roma – La prima reazione all’inchiesta “Petrolmafie SpA” è quella del deputato 5Stelle Giuseppe D’Ippolito, che in una nota stampa coglie l’occasione per sottolineare l’importanza di un percorso che vada verso la transizione ecologica. «Non può lasciare indifferenti – è scritto nel comunicato &#8211; la notizia dei sequestri per quasi un miliardo di euro legati [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Roma – La prima reazione all’inchiesta “Petrolmafie SpA” è quella del deputato 5Stelle Giuseppe D’Ippolito, che in una nota stampa coglie l’occasione per sottolineare l’importanza di un percorso che vada verso la transizione ecologica.</p>
<p>«Non può lasciare indifferenti – è scritto nel comunicato &#8211; la notizia dei sequestri per quasi un miliardo di euro legati a possibili illeciti nel commercio di prodotti petroliferi, con le ipotesi gravissime di associazione mafiosa, riciclaggio e frode fiscale. Questa importante operazione investigativa, che valica i confini della Calabria, fa riflettere anche sull&#8217;importanza della transizione ecologica, che il governo Draghi sta mettendo in atto grazie al nostro impegno costante».<br />
Lo afferma, in una nota, il deputato M5S Giuseppe d&#8217;Ippolito, che alla Camera siede in commissione Ambiente.<br />
Secondo il parlamentare del Movimento 5 Stelle, «la transizione ecologica determina uno sviluppo agli antipodi rispetto a quello che deriva dal petrolio. Con questa rivoluzione green, in cui è centrale l&#8217;investimento sull&#8217;idrogeno verde, puntiamo alla piena tutela dell&#8217;ambiente ma anche a garantire il pieno sviluppo economico su base territoriale, che è molto più controllabile sul piano della legalità e tra l&#8217;altro può consentire allo Stato il giusto ritorno fiscale».<br />
«L&#8217;inchiesta in questione, coordinata dalla Procura nazionale Antimafia e Antiterrorismo e dalle Direzioni distrettuali di Napoli, Roma e Catanzaro e Reggio Calabria, ci porta – conclude D&#8217;Ippolito – a proseguire al meglio sulla strada della transizione ecologica, che può alimentare economie sane soprattutto nei territori meridionali, in cui, come confermano queste ultime acquisizioni investigative, lo sfruttamento del petrolio assicura affari colossali a discapito della crescita collettiva e a danno del bene comune».</p>
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