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	<title>Nord Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Fri, 17 Jul 2026 13:10:53 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Autonomia differenziata: Ok del Senato alle intese preliminari firmate dal Governo con le regioni del Nord</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jul 2026 13:06:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Via libera del Senato alle intese preliminare sull&#8217;autonomia differenziata sottoscritte dal Governo con le Regioni Liguria, Piemonte, Lombardia e Veneto, nelle materie di protezione civile, salute, professioni, previdenza complementare e integrativa. Le risoluzioni (tecnicamente atti di indirizzo al governo) sono state votate per alzata di mano, tranne quella sul Veneto con voto elettronico, approvata con [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Via libera del Senato alle intese preliminare sull&#8217;<strong>autonomia differenziata</strong> sottoscritte dal Governo con le Regioni Liguria, Piemonte, Lombardia e Veneto, nelle materie di <strong>protezione civile, salute, professioni, previdenza complementare e integrativa</strong>. Le risoluzioni (<em>tecnicamente atti di indirizzo al governo</em>) sono state votate per alzata di mano, tranne quella sul Veneto con voto elettronico, approvata con 84 voti favorevoli e 59 contrari.</p>
<p>Protestano le opposizioni: i senatori di Pd, M5s e Avs hanno mostrato cartelli con i toni del Tricolore e la scritta <strong>&#8220;No allo SpaccaItalia&#8221;</strong> e &#8220;Una e indivisibile&#8221;.</p>
<p>La prossima settimana l&#8217;iter dovrebbe completarsi alla Camera con il voto finale. In seguito il Consiglio dei Ministri delibererà gli accordi e presenterà, entro 45 giorni, quattro disegni di legge da far votare alle Camere.</p>
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		<title>In Italia aumentano i casi di Epatite A: sotto osservazione anche il nord della Calabria</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/in-italia-aumentano-i-casi-di-epatite-a-sotto-osservazione-anche-il-nord-della-calabria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 18:05:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Anche in Calabria si registra un aumento di ricoveri nei reparti di malattie infettive per casi di epatite A. Tra le aree finite sotto osservazione, infatti, c’è anche il nord della Calabria, indicato insieme al Lazio e ad altre zone della penisola tra i territori interessati da nuove segnalazioni. A richiamare l’attenzione è la Società italiana [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Anche in Calabria si registra un aumento di ricoveri nei reparti di malattie infettive per casi di<strong> epatite A. T</strong>ra le aree finite sotto osservazione, infatti, c’è anche il <strong>nord della Calabria</strong>, indicato insieme al Lazio e ad altre zone della penisola tra i territori interessati da nuove segnalazioni. A richiamare l’attenzione è la <strong>Società italiana di malattie infettive e tropicali (<em>Simit)</em></strong>, che in una nota invita a rafforzare le misure di prevenzione e raccomanda la vaccinazione soprattutto per i soggetti più fragili. Secondo quanto emerge, negli ultimi giorni sono sensibilmente aumentate le diagnosi di questa patologia. L&#8217;ipotesi più accreditata è che il fenomeno possa essere collegato alle continue ondate di maltempo che si sono registrate nella regione, che potrebbero avere provocato una miscelazione o comunque una contaminazione dell&#8217;acqua potabile con scarichi fognari. La situazione è sotto osservazione da parte di tutte le istituzioni coinvolte.</p>
<p>Sebbene il consumo di molluschi crudi resti il sospettato principale, la Simit precisa che il quadro appare complesso: non tutti i pazienti riferiscono tale consumo, suggerendo una dinamica che può includere la trasmissione interumana e il mancato rispetto delle norme igieniche. &#8220;<em>Bisogna evitare il consumo di frutti di mare crudi, cuocere adeguatamente molluschi e pesce, lavare accuratamente frutta e verdura e rispettare sempre e scrupolosamente l&#8217;igiene delle mani, attenendosi alle indicazioni delle autorità sanitarie locali &#8211; </em>spiega Giampieri D&#8217;Offizi, responsabile Uoc Malattie Infettive Epatologia presso Irccs Spallanzani di Roma-<em> L&#8217;acqua potabile in Italia non è un fattore di rischio grazie ai sistemi di controllo e potabilizzazione</em>&#8220;.</p>
<p>Fondamentale la prevenzione per i soggetti più fragili. &#8220;<em>La vaccinazione contro l&#8217;epatite A rimane uno strumento fondamentale, sicuro ed efficace per prevenire l&#8217;infezione e limitare la diffusione dei focolai, proteggere le persone più vulnerabili e ridurre il carico sul sistema sanitario&#8221; </em>conclude Ivan Gentile, Direttore UOC di Malattie Infettive dell&#8217;Università degli Studi di Napoli &#8220;Federico II&#8221;<em>.</em></p>
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		<title>Al Nord si lavora 27 giorni in più all’anno rispetto al Sud dove gli stipendi sono più bassi del 35%</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 May 2025 16:46:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come evidenzia un’analisi realizzata dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre, il divario Nord-Sud ha tante facce: redditi, istruzione, servizi, mobilità. Ma ora anche il calendario racconta una distanza che continua ad allargarsi. Il rapporto ha analizzato il numero medio di giornate effettivamente lavorate da operai e impiegati del settore privato nel 2023. Prendendo in esame [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Come evidenzia un’analisi realizzata dall’Ufficio studi della <strong>Cgia di Mestre</strong>, il divario Nord-Sud ha tante facce: redditi, istruzione, servizi, mobilità. Ma ora anche il calendario racconta una distanza che continua ad allargarsi. Il rapporto ha analizzato il <strong>numero medio</strong> di giornate effettivamente lavorate da <strong>operai e impiegati del settore privato</strong> nel 2023. Prendendo in esame le categorie professionali di operai e impiegati, l’associazione di Mestre “incorona” <strong>Lecco come provincia</strong> che registra il maggior numero di ore lavorate nel 2023. Nella città lombarda il cartellino viene timbrato in media 264,9 giorni all’anno. Sul podio si posizionano inoltre i dipendenti privati residenti nelle province di <strong>Biella</strong> e di <strong>Vicenza</strong>, rispettivamente in seconda e terza posizione con 264,3 e 263,5 giorni lavorati. Nelle prime dieci posizioni trovano spazio altre province del Nord Italia. Al quarto posto spunta <strong>Lodi</strong> con 263,3 giorni, “tallonata” da <strong>Vicenza, Padova e Monza-Brianza</strong>, tutte con valori sopra quota 263. Tra le province più operose ci sono inoltre <strong>Treviso e Bergamo</strong>, entrambe con più di 262 giorni lavorati nell’arco dei dodici mesi. Per quanto riguarda le <strong>province con meno presenze</strong>, fanalino di coda è <strong>Vibo Valentia</strong> con una media di 193,3 giorni lavorati nel corso dell&#8217;anno. Agli ultimi posti spiccano poi <strong>Foggia, Trapani, Rimini e Nuoro</strong>, dove operai e impiegati timbrano il cartellino in media tra le 205 e le 213 volte all’anno, al di sotto della media italiana di 246,1 giorni.</p>
<p>Stando allo studio della Cgia, negli ultimi due anni la retribuzione al Settentrione ha raggiunto una media giornaliera di 104 euro lordi, oltre un terzo più “pesante” rispetto al Sud, dove il salario quotidiano non supera solitamente i 77 euro lordi al dì<br />
A<strong> livello di retribuzioni</strong>, nel 2023 <strong>Milano</strong> si è aggiudicata la “palma d’oro” tra le province con una media di 34.343 euro relativa agli stipendi medi annui. A seguire emergono altre province del Nord da Monza-Brianza (28.833 euro) al distretto della “motor valley” emiliana, rappresentato da Parma, Modena, Bologna e Reggio Emilia, dove la media degli stipendi oscilla tra i 26.937 e i 27.671 euro all’anno. A trainare le retribuzioni sono soprattutto comparti di eccellenza del made in Italy come auto di lusso, automotive, meccanica, meccatronica, biomedicale e agroalimentare, settori tutti caratterizzati da un’elevata produttività che trovano la concentrazione maggiore tra Lombardia ed Emilia-Romagna.</p>
<p>Di fronte a una media italiana delle retribuzioni che nel 2023 si è attestata a 23.662 euro all’anno, l’analisi Cgia fotografa <strong>i salari più bassi</strong> in alcune province del Sud Italia: <strong>Trapani, Cosenza, Nuoro e Vibo Valentia</strong> dove le buste paga si aggirano in media tra i 13.388 e i 14.854 euro all’anno.</p>
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		<title>Giornata mondiale contro il cancro, Amalia Bruni: 43% dei calabresi costretto a curarsi al Nord</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/giornata-mondiale-contro-il-cancro-amalia-bruni-43-dei-calabresi-costretto-a-curarsi-al-nord/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Feb 2025 14:12:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In occasione della Giornata Mondiale contro il Cancro, la consigliera regionale Amalia Bruni sottolinea l&#8217;importanza della prevenzione, della diagnosi precoce e del trattamento tempestivo. Questa giornata, giunta alla sua 25esima edizione, offre l&#8217;opportunità di fare il punto su quanto sia fondamentale promuovere stili di vita sani e sensibilizzare l&#8217;opinione pubblica sulle problematiche legate al cancro. [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In occasione della <strong>Giornata Mondiale contro il Cancro</strong>, la consigliera regionale Amalia Bruni sottolinea l&#8217;importanza della prevenzione, della diagnosi precoce e del trattamento tempestivo. Questa giornata, giunta alla sua 25esima edizione, offre l&#8217;opportunità di fare il punto su quanto sia fondamentale promuovere stili di vita sani e sensibilizzare l&#8217;opinione pubblica sulle problematiche legate al cancro. &#8220;Ogni anno, sono circa 390.100 le nuove diagnosi di tumore in Italia, un dato che purtroppo rimane stabile, ma che ci impone di concentrarci sulla riduzione dei fattori di rischio e sull&#8217;aumento dell&#8217;efficacia della prevenzione&#8221;, afferma Amalia Bruni. &#8220;In Calabria, la situazione è <strong>particolarmente preoccupante per quanto riguarda l&#8217;accesso agli screening oncologici</strong>. Le lunghe liste d&#8217;attesa, in particolare per le visite di prevenzione, rappresentano una delle problematiche più urgenti da affrontare. Non possiamo permettere che la salute dei cittadini venga messa a rischio da un sistema che non è in grado di rispondere tempestivamente alle necessità di prevenzione&#8221;.</p>
<p>&#8220;Un report elaborato da Svimez in collaborazione con Save the Children, relativo ai dati dello scorso anno, evidenzia le gravi disuguaglianze nel sistema sanitario italiano, con il Sud del Paese che sconta una maggiore mortalità per tumori e una scarsa accessibilità ai servizi di prevenzione e cura. <strong>In particolare, la Calabria si distingue per un dato allarmante: il 43% dei pazienti oncologici calabresi è costretto a migrare verso il Nord per ricevere trattamenti specialistici</strong>,&#8221; spiega ancora Bruni. &#8220;Nel 2024, la spesa sanitaria in Calabria è tra le più basse d&#8217;Italia, con un dato di 1.748 euro pro capite, inferiore alla media nazionale di 2.140 euro. <strong>Guardando alla percentuale di screening oncologici, la nostra regione si attesta su numeri bassissimi: siamo attorno al 10%.</strong> Questo divario incide pesantemente sulla qualità dei servizi sanitari, aggravando ulteriormente le difficoltà di accesso alle cure oncologiche, con lunghe liste d&#8217;attesa e la carenza di strutture adeguate. E l&#8217;attuazione dell&#8217;Autonomia differenziata non farà altro che peggiorare le cose, allargando il gap e aumentando il numero di calabresi che rinunciano a curarsi&#8221;.</p>
<p>&#8220;In questo scenario, diventa urgente aumentare la spesa sanitaria e correggere il metodo di riparto del Fondo Sanitario Nazionale per garantire che le regioni con maggiori difficoltà, come la Calabria, possano avere accesso a una sanità più equa ed efficiente. La salute dei cittadini deve essere una priorità assoluta. È fondamentale garantire un sistema sanitario che possa rispondere prontamente alle esigenze di prevenzione e diagnosi precoce, per assicurare una vita più lunga e sana a tutti i calabresi,&#8221; ha concluso la consigliera Bruni.</p>
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		<item>
		<title>Cresce il gap territoriale, il reddito al Sud è la metà di quello del Nord</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/cresce-il-gap-territoriale-il-reddito-al-sud-e-la-meta-di-quello-del-nord/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Feb 2025 07:55:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Italia a due velocità ha redditi e tenori di vita sempre più distanti. A dirlo l’Istat nel suo Report sui conti economici territoriali relativo al 2023. Nelle regioni del Sud il reddito disponibile delle famiglie per abitante è poco più della metà di quello di chi vive nelle regioni più ricche. La forbice di reddito tra [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’Italia a due velocità ha redditi e tenori di vita sempre più distanti. A dirlo l’Istat nel suo R<b>eport sui conti economici territoriali relativo al 2023.</b> Nelle regioni del Sud il reddito disponibile delle famiglie per abitante è poco più della metà di quello di chi vive nelle regioni più ricche. <b>La forbice di reddito tra Nord e Sud sale a 18 mila euro</b>. Con 44,7mila euro nel 2023 (41,8mila euro nel 2022), il Nord-Ovest resta la ripartizione con il Pil per abitante più elevato misurato in termini nominali. Seguono il Nord-Est, con 42,5mila euro (39,9mila nel 2022) e il Centro, con 38,6mila euro (36,6mila nel 2022). Il Mezzogiorno si conferma ultimo, con 23,9mila euro (22,3mila nel 2022). Di fatto si amplia ulteriormente il divario con il Centro-Nord. La differenza del Pil per abitante nel 2023 sale a 18,3mila euro, dai 17,4mila euro del 2022 (era 16,2mila euro nel 2021).</p>
<p><b>Lombardia la regione più ricca, Calabria la più povera</b>. La graduatoria regionale vede in prima posizione la Provincia autonoma di Bolzano, con un Pil per abitante di 59,8mila euro, seguita da Lombardia (49,1mila euro), Provincia autonoma di Trento (46,4mila euro) e Valle d&#8217;Aosta (46,3mila euro). Il Lazio si conferma la prima regione del Centro, con un Pil per abitante pari a 41,8mila euro, seguita dalla Toscana (37,7mila). Nel 2023 l&#8217;Abruzzo è la regione del Mezzogiorno con un Pil per abitante più alto (31mila euro), seguita da Basilicata (27,5mila), Molise (26,7mila) e Sardegna (26,3mila). La Calabria resta stabilmente all&#8217;ultimo posto della graduatoria, con 21mila euro, preceduta dalla Sicilia, con un valore del Pil per abitante di 22,9mila euro. In pratica nella provincia di Bolzano si registra un Pil procapite che è quasi tre volte quello della Calabria. Nell&#8217;anno però il Pil in volume è aumentato dell&#8217;1,5% nel Mezzogiorno, dello 0,7% nel Nord-ovest, dello 0,4% nel Nord-est e dello 0,3% nel Centro (+0,7% a livello nazionale).</p>
<p><b>L&#8217;inflazione corre più del reddito.</b> Nel 2023 le famiglie italiane hanno registrato un aumento del reddito disponibile, pari al 4,9% (con il Nord Ovest cresciuto del 5,7%, il Nord Est del 5,1%, il Centro del 3,9% e il Sud del 4,7%) ma inferiore all&#8217;inflazione che è stata del 5,7%La spesa per consumi finali delle famiglie per abitante, valutata a prezzi correnti, è stata pari a 21,2mila euro. I valori più elevati si sono registrati nel Nord-Ovest (24,2mila euro) e nel Nord-Est (23,8mila euro); segue il Centro, con 22,2mila euro, mentre il Mezzogiorno si conferma l&#8217;area con il livello di spesa più basso (16,7mila euro).</p>
<p><b>L&#8217;economia non osservata rappresenta il 16,5% del Pil del Mezzogiorno. </b>La graduatoria si inverte quando si parla di economia non osservata. Nel 2022, ultimo anno per cui sono disponibili le informazioni, l&#8217;economia non osservata (definita dalla somma della componente sommersa e di quella illegale) ha rappresentato in Italia l&#8217;11,2% del valore aggiunto complessivo. L&#8217;incidenza sul Pil, in lieve aumento rispetto al 2021, è stata pari al 10,1%. L&#8217;economia non osservata ha un peso molto alto nel Mezzogiorno, dove rappresenta il 16,5% del valore aggiunto, e a seguire nel Centro (11,6%). Sensibilmente più contenuta, e inferiore alla media nazionale, è l&#8217;incidenza nel Nord-Est (9,3%) e nel Nord-Ovest (8,8%). A livello regionale il livello è massimo in Calabria, pari al 19,1% del valore aggiunto complessivo, e minimo nella Provincia autonoma di Bolzano (7,7%).</p>
<p><b>L&#8217;allarme dell&#8217;Ance: 10 milioni di famiglia non possono comprare casa.</b> Intanto un nuovo allarme sul caro-casa arriva dall’Osservatorio congiunturale sull&#8217;industria delle costruzioni 2025 dell&#8217;Ance. Nelle grandi città è impossibile comprare casa per 10 milioni di famiglie con un reddito fino a 24 mila euro: Milano, Roma e Napoli come le città meno accessibili. L&#8217;ufficio studi dell&#8217;associazione indica che per pagare il mutuo si arriva a spendere la metà del proprio reddito, per il 20% delle famiglie meno abbiente anche oltre i due terzi. Anche l&#8217;affitto nelle grandi città è fuori portata per le famiglie più fragili. Per pagarlo si arriva a spendere quasi la metà del proprio reddito e per i meno abbienti anche oltre. Dopo un 2024 negativo (-5,3%) l’Ance stima un 2025 ancora peggiore con una calo del 7% malgrado il +16% delle opere pubbliche per effetto del Pnrr. &#8220;Il ciclo espansivo post pandemia è giunto al termine&#8221;, ha osservato la presidente Federica Brancaccio.</p>
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		<title>Dal Governo neanche un centesimo di euro per la SS 106. Soldi, invece, per infrastrutture del Nord</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/dal-governo-neanche-un-centesimo-di-euro-per-la-ss-106-soldi-invece-per-infrastrutture-del-nord/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Nov 2024 08:20:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Riceviamo e pubblichiamo: Il Consiglio Direttivo dell’Organizzazione di Volontariato “Basta Vittime Sulla Strada Statale 106” informa i cittadini calabresi che, nella serata del 7 novembre 2024, ha avuto luogo la seduta del Consiglio dei Ministri del Governo (CIPESS ex CIPE) Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile . Il Consiglio dei Ministri, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Riceviamo e pubblichiamo:</em><br />
<strong><u>Il Consiglio Direttivo dell’Organizzazione di Volontariato “Basta Vittime Sulla Strada Statale 106” informa i cittadini calabresi che, nella serata del 7 novembre 2024, ha avuto luogo la seduta del Consiglio dei Ministri del Governo (CIPESS ex CIPE) <b>Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile</b> . </u></strong>Il Consiglio dei Ministri, in merito al tema delle infrastrutture, nella seduta, attraverso una Delibera CIPESS ha dato il suo parere positivo al fine di prolungare il contratto con le due società <strong><u>CAL S.p.A. e Società di Progetto Bre.Be.Mi. S.p.A.. </u></strong>Questo contratto, che doveva finire nel 2040, verrà esteso fino al 2046. Questo permetterà di finire dei <strong><u>lavori sulla strada che costeranno circa 1,7 miliardi di euro e che sono quasi completati;</u></strong> ha approvato un piano per modificare il contratto per la <strong><u>Tangenziale Est Esterna di Milano</u></strong> che scade nel 2065: è stato aggiornato per permettere di fare nuovi lavori sulla strada. <strong><u>Finora sono già stati spesi circa 1,6 miliardi di euro per questi lavori, e se ne spenderanno altri 17 milioni</u></strong>; ha approvato un <strong><u>progetto per costruire una nuova parte del porto di Trieste</u></strong>, chiamata Molo VIII. Per realizzare questo progetto, <strong><u>lo Stato darà circa 206 milioni di euro</u></strong> a una società privata. In totale, la costruzione costerà circa 315 milioni di euro, quindi la società privata dovrà mettere gli altri soldi. È stato, inoltre, specificato che questo progetto fa parte di un piano più grande per migliorare tutto il porto di Trieste, chiamato &#8216;Adriagateway&#8217;, <strong><u>che riceverà anche altri finanziamenti.</u></strong></p>
<p><strong><u>Il Direttivo evidenzia che anche nel CIPESS dello scorso 7 novembre non vi è alcuna traccia relativa ad interventi, finanziamenti o proposte che possano riguardare in qualsiasi modo la strada Statale 106 in Calabria. </u></strong>«Appena eletto Presidente – dichiara il Presidente Leonardo Caligiuri – ho avuto modo di scrivere a tutti i parlamentari calabresi una lettera, a cui nessuno di loro fino ad oggi ha risposto, in cui chiedevo di unirsi indipendentemente dalle appartenenze politiche e partitiche, per ottenere risultati concreti per la Statale 106. <strong><u>Ad oggi – continua il Presidente Caligiuri – fatti non ne vediamo. Spero ed auspico – conclude il Caligiuri – che tutto ciò possa cambiare</u></strong>».</p>
<p>Il Consiglio Direttivo dell’O.D.V. “Basta Vittime Sulla Strada Statale 106” continuerà ad informare correttamente e con serietà tutti i cittadini calabresi – come accade ormai da anni &#8211; i quali hanno il diritto, oltre la demagogia politica e la propaganda della “politica politicamente” che strumentalizza il tema della Statale 106, di conoscere gli atti ufficiali, formali e sostanziali e le scelte del Governo italiano che riguardano la famigerata e tristemente nota “strada della morte” in Calabria ed è per questo motivo che <strong><u>continueremo senza sosta a rendicontare tutte le future sedute dei Consigli dei Ministri affinché tutti, nessuno escluso, possano finalmente avere contezza della verità</u></strong>.<br />
<em>*Organizzazione di Volontariato “Basta Vittime Sulla Strada Statale 106”</em></p>
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		<title>VIDEO-Ecco come la ‘ndrangheta riforniva di cocaina il Nord Italia: dalla Calabria a Firenze, 7 arresti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Nov 2024 11:25:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>
		<category><![CDATA['ndrangheta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nella mattinata di oggi i militari del Comando Provinciale dei Carabinieri di Firenze, nelle province di Firenze, Lecce, Cosenza, Torino, Prato e Vibo Valentia, hanno dato esecuzione ad un provvedimento cautelare emesso, dal Gip del Tribunale di Firenze su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di sette persone indagate per il reato di associazione per delinquere [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="width: 640px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-281443-1" width="640" height="360" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2024/11/Cocaina-Calabria-Firenze.mp4?_=1" /><a href="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2024/11/Cocaina-Calabria-Firenze.mp4">https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2024/11/Cocaina-Calabria-Firenze.mp4</a></video></div>
<p>Nella mattinata di oggi i militari del Comando Provinciale dei Carabinieri di Firenze, nelle province di Firenze, Lecce, Cosenza, Torino, Prato e Vibo Valentia, hanno dato esecuzione ad un provvedimento cautelare emesso, dal Gip del Tribunale di Firenze su richiesta della locale <strong>Direzione Distrettuale Antimafia</strong>, nei confronti di <strong>sette persone indagate per il reato di associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti </strong>nonché a 18 decreti di perquisizione personali/locali emessi nei confronti di altrettanti indagati.</p>
<p>Il provvedimento cautelare è stato adottato, in parziale accoglimento della richiesta avanzata dal Pm, sulla base delle risultanze di un’articolata <strong>attività di indagine del Nucleo Investigativo di Firenze, sviluppata tra gennaio 2021 e la fine del 2022</strong>, che ha consentito di: lumeggiare i rapporti criminali tra soggetti di origini calabresi stabilmente residenti in Toscana e altri corregionali, delle province di Vibo Valentia e Reggio Calabria; documentare le <strong>trattative per l’approvvigionamento di ingenti quantitativi di cocaina destinata al nord Italia</strong>, individuando il fornitore dello stupefacente, della provincia di Reggio Calabria, e il “broker” (che, ricevendo le richieste di partite di droga, si occupava di riportare gli ordini al fornitore) della provincia di Vibo Valentia; tracciare le direttrici di<strong> trasporto delle partite di stupefacenti, trasferite dalla Calabria alle principali piazze di smercio del centro-nord Italia</strong> (tra cui le città di Roma, <strong>Firenze </strong>e Torino), a bordo di <strong>auto opportunamente modificate con doppifondi</strong>;</p>
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<div id="beacon_171e3b0d47">Nel corso delle indagini sono stati <strong>arrestati, in flagranza di reato, nel corso delle indagini, sei corrieri di droga</strong> e <strong>sequestrati circa 7,6 kg. di cocaina, 650 grammi di marijuana, 20.000 euro in contanti e orologi di valore, e </strong>sottoposti a sequestro (ai fini della confisca “allargata”), un’abitazione privata, in provincia di Firenze, nella disponibilità di uno degli indagati. <strong>Scongiurata anche l’esecuzione di un attentato</strong> <strong>ai danni di un soggetto di Stefanaconi (VV)</strong> come conseguenza di dissidi legati al traffico di stupefacente, sottoponendo a <strong>sequestro una pistola clandestina</strong> e traendo<strong> in arresto l’incaricato in procinto di eseguire l’omicidio.  </strong>La Direzione Distrettuale  Antimafia di Firenze ha diretto le indagini anche in collegamento con altre procure distrettuali antimafia italiane e con il supporto della Direzione Nazionale Antimafia, per i profili di coordinamento nazionale.</div>
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		<title>Al Nord stipendi del 35% più alti che al Sud. In Calabria retribuzione annua metà della Lombardia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Sep 2024 06:50:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[anno]]></category>
		<category><![CDATA[Nord]]></category>
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					<description><![CDATA[<p> Le differenze tra Nord e Sud sono molto evidenti anche dal confronto delle retribuzioni. Se gli occupati nelle regioni settentrionali percepiscono una retribuzione media giornaliera lorda di 101 euro, i colleghi meridionali ne guadagnano 75: insomma, i primi portano a casa uno stipendio giornaliero del 35% più &#8220;pesante&#8221; dei secondi. È quanto rileva l&#8217;elaborazione realizzata dall&#8217;Ufficio studi della Cgia su dati [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="themed-links break-words font-prose font-thin text-md leading-160"> Le differenze tra <strong>Nord e Sud </strong>sono molto evidenti anche dal confronto delle retribuzioni. Se gli occupati nelle regioni settentrionali percepiscono una retribuzione media giornaliera lorda di 101 euro, i colleghi meridionali ne guadagnano 75: insomma, i primi portano a casa uno stipendio giornaliero <strong>del 35% più &#8220;pesante&#8221; dei secondi.</strong> È quanto rileva l&#8217;elaborazione realizzata dall&#8217;Ufficio studi della <strong>Cgia </strong>su dati Inps e Istat, secondo cui questa differenza è dovuta sostanzialmente alla <strong>produttività del lavoro;</strong> al Nord, infatti, è del 34% superiore al dato del Sud. A livello regionale la retribuzione media annua lorda dei lavoratori dipendenti della<strong> Lombardia è pari a 28.354 euro</strong>, in <strong>Calabria</strong>, invece, ammonta a poco più della metà; ovvero<strong> 14.960 euro.</strong> Ma se nel primo caso la produttività del lavoro è pari a 45,7 euro per ora lavorata, nel secondo è di appena 29,7. Gli aspetti emersi dall&#8217;elaborazione, secondo la Cgia ripropongono una vecchia questione: gli squilibri retributivi presenti tra le diverse aree del nostro Paese, in particolare tra Nord e Sud, ma molto evidente anche quelli tra le <strong>aree urbane e quelle rurali. </strong>Tema che le parti sociali hanno tentato di risolvere, dopo l&#8217;abolizione delle cosiddette gabbie salariali avvenuta nei primi anni &#8217;70 del secolo scorso, attraverso l&#8217;impiego del contratto collettivo nazionale del lavoro (Ccnl). L&#8217;applicazione, però, ha prodotto solo in parte gli effetti sperati. Le disuguaglianze salariali tra le ripartizioni geografiche sono rimaste e in molti casi sono addirittura aumentate, perché nel settore privato le multinazionali, le utilities, le imprese medio-grandi, le società finanziarie/assicurative/bancarie che &#8211; tendenzialmente riconoscono ai propri dipendenti stipendi molto più elevati della media &#8211; sono ubicate prevalentemente nelle aree metropolitane del Nord.</p>
<p class="themed-links break-words font-prose font-thin text-md leading-160">Le tipologie di queste aziende dispongono anche di una quota di personale con qualifiche professionali sul totale molto elevata (manager, dirigenti, quadri, tecnici, etc.), con livelli di istruzione alti a cui va corrisposto uno stipendio importante. Infine, non va nemmeno scordato che il lavoro irregolare, molto diffuso nel Mezzogiorno, da sempre provoca un abbassamento dei salari contrattualizzati dei settori che tradizionalmente sono investiti da questa piaga sociale (agricoltura, servizi alla persona, commercio, etc.). Tuttavia, se invece di comparare il dato medio tra aree geografiche diverse lo facciamo tra lavoratori dello stesso settore, le differenze territoriali si riducono e mediamente sono addirittura più contenute di quelle presenti in altri paesi europei. Pertanto, possiamo dire che in Italia le disuguaglianze salariali a livello geografico sono importanti, ma, grazie a un preponderante ricorso alla contrattazione centralizzata, abbiamo differenziali intrasettoriali più contenuti rispetto agli altri Paesi. Per contro, la scarsa diffusione in Italia della contrattazione decentrata &#8211; istituto, ad esempio, molto diffuso in Germania &#8211; non consente ai salari reali di rimanere agganciati all&#8217;andamento dell&#8217;inflazione, al costo delle abitazioni e ai livelli di produttività locale, facendoci scontare dei gap retributivi medi con gli altri paesi molto importanti.</p>
<p class="themed-links break-words font-prose font-thin text-md leading-160">&#8211; <strong>BISOGNA INCENTIVARE LA CONTRATTAZIONE DECENTRATA</strong><br />
Come ha avuto modo di segnalare anche il Cnel, il problema dei lavoratori poveri non parrebbe riconducibile ai minimi tabellari troppo bassi, ma al fatto che durante l&#8217;anno queste persone lavorano &#8220;poco&#8221;. Pertanto, più che a istituire un minimo salariale per legge andrebbe contrastato l&#8217;abuso di alcuni contratti a tempo ridotto. Altresì, dall&#8217;Ufficio studi della Cgia fanno sapere che per innalzare gli stipendi dei lavoratori dipendenti, in particolar modo di quelli con qualifiche professionali minori, bisognerebbe continuare nel taglio dell&#8217;Irpef e diffondere maggiormente la contrattazione decentrata. Avendo una quota di lavoratori coperto dalla contrattazione collettiva nazionale tra le più alte a livello europeo (98,7 per cento del totale dei lavoratori dipendenti del settore privato), dovremmo &#8220;spingere&#8221; per diffondere ulteriormente anche la contrattazione di secondo livello, premiando, in particolar modo, la decontribuzione e il raggiungimento di obbiettivi di produttività, anche ricorrendo ad accordi diretti tra gli imprenditori e i propri dipendenti. Così facendo, daremmo soprattutto una risposta alle maestranze del Nord e in particolar modo delle aree più urbanizzate del Paese che, a seguito del boom dell&#8217;inflazione, in questi ultimi anni hanno subito, molto più degli altri, una decisa perdita del potere d&#8217;acquisto.</p>
<p class="themed-links break-words font-prose font-thin text-md leading-160"><strong>CONTRATTI II LIVELLO: COINVOLTI POTENZIALMENTE 5,6 MLN DI DIPENDENTI</strong><br />
Nell&#8217;analisi statistica sulla contrattazione decentrata realizzata dall&#8217;Istat, emerge che il 23,1 per cento delle imprese con almeno 10 dipendenti del settore privato applica un contratto decentrato. Si stima che i lavoratori coinvolti sarebbero il 55 per cento dei dipendenti totali delle imprese con almeno 10 addetti, pari, in termini assoluti, a 5,6 milioni di lavoratori. L&#8217;Istat, comunque, precisa che questi lavoratori non possono essere considerati come la platea esatta dei dipendenti coperti dalla contrattazione decentrata, in quanto, non tutti gli addetti potrebbero essere interessati dall&#8217;applicazione di questa misura.</p>
<p>&#8211; <strong>CCNL SCADUTO PER 4,7 MILIONI DI LAVORATORI</strong><br />
Oltre a incentivare l&#8217;applicazione della contrattazione decentrata, l&#8217;Ufficio studi della Cgia ritiene che per &#8220;appesantire&#8221; le buste paga è necessario rinnovare i contratti di lavoro scaduti. A fine giugno di quest&#8217;anno erano in attesa di rinnovo 4,7 milioni di dipendenti (pari al 36 per cento del totale). Sebbene il dato sia in calo rispetto allo stesso mese del 2023 (52,8 per cento), la quota di dipendenti privati in attesa di rinnovo è, invece, pari al 18,2 per cento. Non solo. I mesi di attesa per ottenere il rinnovo sono 23,2, ma scende a 4,2 mesi se calcolata sul totale dei dipendenti privati. Insomma, dalla lettura di questi parrebbe che i mancati rinnovi contrattuali interesserebbero più il pubblico, cioè lo Stato, che il privato. Detto ciò, è molto difficile individuare le cause che non consentono la sottoscrizione del rinnovo entro la scadenza prevista dal contratto nel settore privato, tuttavia è verosimile ritenere che in molti casi ciò sia riconducibile alla difficoltà riscontrata dalle parti sociali a trovare un accordo sugli aumenti economici che vada bene sia al Nord che al Sud. Insomma, non essendo sviluppata sufficientemente la contrattazione di secondo livello &#8211; che per sua natura è in grado di premiare la produttività aziendale/territoriale e definire le contromisure per contrastare l&#8217;inflazione che, come sappiamo, ha tassi differenziati tra regioni e regioni e tra aree centrali e aree periferiche &#8211; è sempre più difficile raggiungere una intesa sugli aumenti retributivi di settore entro la scadenza prevista per un contratto che vada bene da Vipiteno fino a Lampedusa.</p>
<p class="themed-links break-words font-prose font-thin text-md leading-160">&#8211; <strong>STIPENDI PIÙ ALTI A MILANO, BOLZANO, PARMA, BOLOGNA, MODENA</strong><br />
Dall&#8217;analisi provinciale delle retribuzioni medie lorde pagate ai lavoratori dipendenti del settore privato emerge che, nel 2022, Milano è stata la realtà dove gli imprenditori pagano gli stipendi più elevati: 32.472 euro. Seguono Parma con 26.861 euro, Modena con 26.764 euro, Bologna con 26.610 euro e Reggio Emilia con 26.100 euro. In tutte queste realtà emiliane, la forte concentrazione di settori ad alta produttività e a elevato valore aggiunto &#8211; come la produzione di auto di lusso, la meccanica, l&#8217;automotive, la meccatronica, il biomedicale e l&#8217;agroalimentare &#8211; ha &#8220;garantito&#8221; alle maestranze di questi territori buste paga molto pesanti. I lavoratori dipendenti più &#8220;poveri&#8221;, invece, si trovano a Trapani dove percepiscono una retribuzione media lorda annua pari a 14.365 euro, a <strong>Cosenza</strong> con 14.313 euro e a Nuoro con 14.206 euro. I più &#8220;sfortunati&#8221;, infine, lavorano a <strong>Vibo Valentia</strong> dove in un anno di lavoro hanno portato a casa solo 12.923 euro. La media italiana, infine, ammontava a 22.839 euro.</p>
<p>&#8211; <strong>AL NORD SI LAVORA 28 GIORNI IN PIÙ ALL&#8217;ANNO CHE AL SUD</strong></p>
<p class="themed-links break-words font-prose font-thin text-md leading-160">Secondo l&#8217;elaborazione dell&#8217;Ufficio studi Cgia su dati INPS, nel 2022 il numero medio delle giornate retribuite al Nord è stato pari a 253, al Sud, invece, a 225. Pertanto, nel settentrione un ipotetico operaio ha lavorato 28 giorni in più che corrispondono a oltre 5 settimane lavorative &#8220;aggiuntive&#8221; rispetto a un collega meridionale. Perché al Sud si lavora meno? Oltre alla presenza di un&#8217;economia sommersa più diffusa che nel resto del Paese che, statisticamente, non consente di conteggiare le ore lavorate irregolarmente, il mercato del lavoro è caratterizzato anche da tanti precari, molti lavoratori intermittenti, soprattutto nei servizi, e tantissimi stagionali legati al mondo del turismo che abbassano enormemente la media.</p>
<p>&#8211; <strong>GLI STACANOVISTI SONO A LECCO, VICENZA, BIELLA E PADOVA</strong><br />
Gli operai e gli impiegati con il maggior numero medio di giornate lavorate durante il 2022 sono stati quelli occupati a Lecco (264,2 giorni). Seguono i dipendenti privati di Vicenza (262,6), Biella (262,4), Padova (261,9), Treviso e Bergamo (entrambe con 261,6). Le province, infine, dove i lavoratori sono stati &#8220;meno&#8221; in ufficio o in fabbrica durante il 2022 sono quelle di Foggia (210,5 giorni), Rimini (209,9), Nuoro (203,4) e <strong>Vibo valentia</strong> (190,8). La media italiana è stata pari a 244,4 giorni.</p>
<p>(<em>Agi</em>)</p>
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		<item>
		<title>Al Sud ci sono quasi 7 milioni di persone a rischio povertà. Al Nord meno della metà</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/al-sud-ci-sono-quasi-7-milioni-di-persone-a-rischio-poverta-al-nord-meno-della-meta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jul 2024 14:36:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Nord]]></category>
		<category><![CDATA[povertà. Demoskopica]]></category>
		<category><![CDATA[Sud]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel 2023, sono quasi 4 milioni le persone a rischio povertà in più nel Mezzogiorno rispetto alle realtà settentrionali: in particolare, 6,7 milioni al Sud a fronte dei poco più di 2,7 milioni al Nord. La povertà si conferma, dunque, significativamente più alta nel Mezzogiorno rispetto al Nord. Anzi con una tendenza al peggioramento in [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 2023, sono quasi 4 milioni le persone a rischio povertà in più nel Mezzogiorno rispetto alle realtà settentrionali: in particolare, 6,7 milioni al Sud a fronte dei poco più di 2,7 milioni al Nord. La povertà si conferma, dunque, significativamente più alta nel Mezzogiorno rispetto al Nord. Anzi con una tendenza al peggioramento in termini di divario”. È questo uno dei dati che si evidenziano nell’ultimo studio dell’Istituto Demoskopika dedicato al rapporto tra il Nord e il Sud dell’Italia con particolare riferimento al decennio 2013-2023.</p>
<p>“Nel 2023, il tasso di povertà nel Nord è del 9,9%, contro il 33,7% del Mezzogiorno, con un divario di 23,8 punti percentuali rispetto ai 22,9 punti percentuali del 2013″, evidenzia l’Istituto segnalando che “il numero indice è passato da 94,2 del 2013 a 97,9 punti del 2023. Questo indica che una parte significativa della popolazione nel Mezzogiorno vive in condizioni di povertà, evidenziando una grave disuguaglianza economica. Per combattere la povertà, è essenziale reintrodurre o rafforzare programmi strutturali di inclusione sociale e misure di sostegno al reddito per le famiglie più vulnerabili nel Mezzogiorno”.</p>
<p>Sul fronte della ricchezza, invece, quello 2022-2023 è stato il biennio “più nero del decennio”. Il prodotto interno lordo pro-capite nel Nord, stando allo studio, “è aumentato da 32.919 euro nel 2013 a 36.904 euro nel 2023, mentre nel Mezzogiorno è passato da 17.980 euro a 19.821 euro nello stesso periodo. Il divario è aumentato, dunque, a 17.083 euro nel 2023, mostrando un ampliamento delle differenze economiche. Il numero indice è passato da 87,4 del 2013 a 100,0 punti del 2023, confermando lo stesso scenario dell’anno precedente”. Questo datoriflette una maggiore capacità di generare ricchezza nel Nord rispetto al Mezzogiorno. Per ridurre questo divario, sottolinea a conclude Demoskopika, “potrebbero essere utili politiche di sviluppo economico mirate, come l’attrazione di investimenti e il supporto all’imprenditorialità nel Mezzogiorno”.<br />
(<em>Agenzia DIRE-www.dire.it</em>)</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Occhiuto: Calabria non cederà quote spiagge inoccupate a regioni del Nord</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/occhiuto-calabria-non-cedera-quote-spiagge-inoccupate-a-regioni-del-nord/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 May 2024 13:59:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[balneari]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Ringrazio il ministro Salvini per il suo impegno sul Ponte sullo Stretto, sulla Ss106, sull’autostrada A2, perché il mio governo regionale &#8211; anche grazie alla sua azione &#8211; negli ultimi 30 mesi ha avuto più risorse che negli ultimi 30 anni. Ma su leggi regionali e atti amministrativi abbiamo dimostrato che a volte la Calabria [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>“Ringrazio il ministro Salvini per il suo impegno sul Ponte sullo Stretto, sulla Ss106, sull’autostrada A2, perché il mio governo regionale &#8211; anche grazie alla sua azione &#8211; negli ultimi 30 mesi ha avuto più risorse che negli ultimi 30 anni. Ma su leggi regionali e atti amministrativi abbiamo dimostrato che a volte la Calabria fa giurisprudenza, l’ultimo esempio è la vittoria in Corte Costituzionale contro l’impugnativa del governo nazionale che bloccava la possibilità di dare licenze Ncc&#8221;. Così Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria.</p>
<p>&#8220;Sui balneari- sottolinea &#8211; abbiamo semplicemente affermato che siccome, a differenza che in altre regioni del Nord, la ‘risorsa spiaggia’ da noi non è scarsa &#8211; e la Corte di Giustizia europea e il Consiglio di Stato hanno già chiarito che la quantificazione della ‘risorsa’ va fatta a livello territoriale e non nazionale -, in Calabria i vincoli della normativa comunitaria sono già pienamente rispettati. Il ministro Salvini evidentemente non ha letto la delibera, che gli manderò volentieri nelle prossime ore.<br />
L’atto della mia Giunta è pienamente rispettoso della normativa comunitaria, semplicemente in Calabria non sussistono i presupposti per l’applicazione della direttiva Bolkestein&#8221;.</p>
<p>Per Occhiuto &#8220;La Calabria, che ha moltissime spiagge libere, non cederà &#8211; come vorrebbe qualcuno &#8211; le quote di spiagge inoccupate ad altre regioni del Nord. Abbiamo troppo bisogno di sviluppare il turismo, e per questo, almeno in questa occasione, prendiamo a prestito il motto del fondatore della Lega: padroni a casa nostra”.</p>
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