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	<title>malasanità Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Wed, 03 Sep 2025 12:47:05 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Codici: esposto in Procura su un caso sospetto di malasanità alla &#8220;Dulbecco&#8221; di Catanzaro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Sep 2025 12:47:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Catanzaro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ritardi e omissioni. È la pesante accusa mossa dai familiari di una donna di 73 anni deceduta presso l&#8217;Azienda Ospedaliero-Universitaria Dulbecco di Catanzaro lo scorso 20 agosto dopo un intervento chirurgico d&#8217;urgenza. Un caso sospetto di malasanità, su cui l&#8217;associazione Codici ha deciso di intervenire presentando un esposto alla Procura affinché venga fatta chiarezza sulla [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ritardi e omissioni. È la pesante accusa mossa dai familiari di una donna di 73 anni deceduta presso l&#8217;Azienda Ospedaliero-Universitaria Dulbecco di Catanzaro lo scorso 20 agosto dopo un intervento chirurgico d&#8217;urgenza. Un caso sospetto di malasanità, su cui l&#8217;associazione Codici ha deciso di intervenire presentando un esposto alla Procura affinché venga fatta chiarezza sulla gestione clinica della paziente, anche alla luce dei tempi che hanno scandito la tragica vicenda. Stando a quanto emerso finora, la donna si è presentata al Pronto Soccorso il 28 luglio. Qui il caso si tinge di giallo, perché, dopo un&#8217;attesa di oltre 8 ore, viene dimessa, salvo poi essere ricoverata il giorno successivo. Le sue condizioni peggiorano, ma solo il 16 agosto sarebbe stata trasferita nel reparto di Chirurgia. Un&#8217;attesa che sarebbe legata alla mancanza di posti di letto. Il giorno dopo una Tac avrebbe evidenziato una perforazione intestinale. Da qui l&#8217;intervento d&#8217;urgenza, nel corso del quale sarebbero emerse altre due perforazioni ed un ascesso. Pochi giorni dopo, il tragico epilogo.</p>
<p>&#8220;Gli aspetti da chiarire sono diversi – afferma Ivano Giacomelli, Segretario Nazionale di Codici – e confidiamo nell&#8217;operato della Procura affinché venga fatta piena luce su questa vicenda. Bisogna capire i motivi delle dimissioni, i tempi del ricovero e del trasferimento in Chirurgia, e poi le cure fornite. Gli interrogativi principali ruotano intorno al sospetto che possano esserci stati ritardi e omissioni da parte del personale sanitario. Bisogna verificare se ci sono state delle negligenze&#8221;.</p>
<p>L&#8217;associazione Codici è impegnata da anni contro la malasanità attraverso la campagna &#8220;Indigniamoci!&#8221;, che coinvolge tutti gli Sportelli presenti sul territorio nazionale per raccogliere le segnalazioni dei pazienti e dei loro parenti, e fornire assistenza. È possibile segnalare danni o irregolarità nelle cure, negli interventi o nelle diagnosi telefonando al numero 065571996, inviando un messaggio WhatsApp al numero 3757793480 o scrivendo un&#8217;e-mail all&#8217;indirizzo segreteria.sportello@codici.org.</p>
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		<title>Vibo Valentia, caso di malasanità al pronto soccorso: Mio padre morto tra indifferenza e negligenza</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/vibo-valentia-caso-di-malasanita-al-pronto-soccorso-mio-padre-morto-tra-indifferenza-e-negligenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Sep 2023 13:03:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Vibo Valentia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Riceviamo e pubblichiamo: &#8220;Ho l&#8217;urgente necessità di condividere l&#8217;ennesima atroce storia di negligenza medica che il 14 Settembre 2023 ha coinvolto mio padre Giuliano Giuseppe presso il Pronto Soccorso di Vibo Valentia. Un episodio di una gravità inaudita che conferma l&#8217;andazzo a Vibo Valentia quasi come se morire in Pronto Soccorso sia una normalità. La [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Riceviamo e pubblichiamo:<br />
<em>&#8220;Ho l&#8217;urgente necessità di condividere l&#8217;ennesima atroce storia di negligenza medica che il 14 Settembre 2023 ha coinvolto mio padre Giuliano Giuseppe presso il Pronto Soccorso di Vibo Valentia. Un episodio di una gravità inaudita che conferma l&#8217;andazzo a Vibo Valentia quasi come se morire in Pronto Soccorso sia una normalità. La vita del mio amato papà è stata tragicamente fatta cessare a causa di un terribile caso di malasanità, uno dei tanti che affliggono questa amara provincia. Molte persone soffrono ingiustamente in silenzio, rassegnati, ma ora è il momento di gridare &#8220;basta&#8221;. È vitale che tutti siano a conoscenza della tragedia che si è celata dietro le porte di quest&#8217;ospedale. Mi sento in dovere di raccontarla, poiché non possiamo accettare una morte così insensata, causata dall&#8217;indifferenza e dalla negligenza del personale sanitario. Non possiamo permettere che gli autori di queste negligenze rimangano impuniti facendo soffrire amaramente altre persone e le loro famiglie.</em></p>
<p>Lo facciamo in nome di mio padre, di noi stessi e di coloro che non hanno la forza di lottare, ma che soffrono in silenzio.<br />
Vogliamo gettare una pietra nello stagno, affinché il nostro grido sia un segnale per sensibilizzare le coscienze e impedire che tali negligenze e sciatterie sanitarie continuino nell&#8217;indifferenza a danneggiare la salute dei cittadini.<br />
Ora che abbiamo fatto partire le denunce alla Procura, accompagnate dal clamore mediatico, diverse persone che hanno subito episodi di malasanità (riportandomi situazioni al limite dell&#8217;umanità) mi hanno contattato e hanno fatto propria questa sete di giustizia (diverse vengono &#8220;avvicinate e scoraggiate&#8221; nello sporgere denuncia o avvisare la stampa, casi del genere capitano purtroppo ogni settimana).</p>
<p>Quello che sentiamo di portare avanti è principalmente per mio padre (instancabile lavoratore, persona per bene, ben voluto e amato da tutti), per i tanti che non hanno la forza o gli strumenti per reagire subendo con rassegnazione e frustrazione, perché tutto ciò non riaccada con questa sciatteria e menefreghismo sanitario.<br />
Abbiamo deciso di investire qui, nella nostra terra, di migliorarci, di creare indotto e spenderci amorevolmente e con tanta passione ogni giorno per il nostro territorio ma i servizi minimi devono essere garantiti. Non è possibile che una persona che arriva in pronto soccorso in auto, viene lasciato parcheggiato per ore a morire (l&#8217;ambulanza ci avevano comunicato due ore e mezza di attesa, ma purtroppo nella zona è diventata una prassi)&#8221;.<br />
Fabrizio Giuliano</p>
<p><strong>Ecco la ricostruzione dei fatti secondo la famiglia Giuliano. </strong><br />
Sintomi prima di essere portato in ospedale:<br />
<em>&#8220;La mattina di Giovedì 14 Settembre 2023 il paziente si è svegliato con brividi di freddo e presentava una temperatura corporea di circa 38°C. La pressione oscillava circa 80 e 90 la massima, mentre la minima tra 45 e 60 circa.<br />
Verso le ore 11 e mezza la frequenza cardiaca oscillava tra 90, stabilizzata a 75/76.<br />
Il paziente si alzava dal proprio letto con una gamba gonﬁa, e con un dolore abnorme alla stessa.<br />
La gamba sinistra era molto gonﬁa, compresa la coscia che presentava puntini rossi,<br />
Il paziente lamentava molto dolore localizzato soprattutto al polpaccio sinistro.<br />
Avvertiva moltissima stanchezza, spossatezza, e a tratti momenti di stato confusionario.<br />
Si procedeva a chiamare l’ambulanza circa le ore 14:00. Il 118 rispondeva comunicando che c’era un’attesa di tre ore circa, in quanto occupati con altri casi. Lo stesso operatore consigliava se era qualcosa di urgente di accompagnarlo in macchina.<br />
Si è proceduto così, ad accompagnare il paziente al Pronto Soccorso di Vibo Valentia. Si speciﬁca che il paziente dal proprio letto è salito in macchina con le proprie gambe (facendo anche le scale).<br />
Si è giunti al Pronto Soccorso alle ore 15:00 circa.<br />
Appena arrivati, non si notava affollamento, tant&#8217;è che il paziente è stato preso subito in carico.<br />
Gli operatori hanno effettuato il tampone. Dopodiché il paziente è stato accomodato su una lettiga e spostato in una saletta del Pronto Soccorso. Alla moglie non è stato consentito di accompagnare il marito all’interno per i protocolli CoVid (che non sono più in vigore)<br />
La moglie insisteva a chiedere informazioni sulle condizioni del marito, allorché il medico presente rispondeva testuali parole:<br />
“Signora se non abbiamo tutti gli esami, non possiamo fare la diagnosi”<br />
Ancora molto preoccupata, la moglie, ha chiesto ad un’operatrice del personale sanitario (la stessa che ha effettuato il tampone all’accettazione) se poteva andare a chiedere informazioni riguardo lo state di salute del marito e se avessero eseguito la TAC e se gli esami di laboratorio fossero pronti.<br />
L’operatrice si reca all’interno, e al ritorno, comunica alla Signora “Suo marito deve fare la TAC, mentre per quanto riguarda gli esami non sapeva rispondere in quanto il medico stava scrivendo” &#8211; erano circa le ore 17:15<br />
Non avendo notizie alle ore 17:36, il ﬁglio Tonycristian Giuliano gli telefona, ed il paziente risponde alla telefonata.<br />
Rispondendo il paziente, lamentava brividi di freddo, allorché il ﬁglio Tony chiama la madre, portandola a conoscenza delle lamentele del padre, invitandola a chiamarlo immediatamente.<br />
Alle ore 17:37 la moglie chiama il paziente al telefono, il quale risponde replicando di avvertire freddo e la moglie lo invita a chiedere una coperta al personale del Pronto Soccorso.<br />
Dopo una decina di minuti, la moglie ha appreso da una ragazza che si trovava all’interno del Pronto Soccorso per accompagnare lo zio, che la coperta era presente, e che la stessa ragazza l’ha sistemata per coprirgli anche i piedi.<br />
Dopodichè il paziente non ha più risposto alle chiamate sia della moglie che dei figli, più precisamente alle chiamate successive le ore 18:00 circa (come si può evincere dai tabulati telefonici).<br />
In questo frangente temporale nessun operatore del personale sanitario è uscito per comunicare lo stato del paziente e nemmeno per chiedere informazioni sulla situazione clinica passata del paziente stesso.<br />
Verso le ore 19:15 una dottoressa insieme ad un’altra operatrice sanitaria usciva dal Pronto Soccorso comunicando al figlio Stefano Giuliano testuali parole “è morto”, senza dare alcuna spiegazione o motivazione riguardo le cause della morte e rientrando immediatamente all’interno del Pronto Soccorso.<br />
Allorchè il figlio Stefano Giuliano chiede di poter vedere il padre, e le Guardie del Pronto Soccorso gli dicono che deve aspettare prima di entrare, facendo barriera all’entrata.<br />
Solo successivamente è stato permesso al figlio e alla moglie di entrare.<br />
Quando la moglie è entrata nella stanzetta dov’era presente il marito ormai deceduto, ha chiesto spiegazioni al medico presente, il quale ha risposto “Signora lei sa che suo marito aveva dei problemi”, chiedendo nuovamente di che cosa è morto, il medico replicava “Signora chiedete a Milano” (questo perché il marito aveva subito un intervento chirurgico all’Ospedale Niguarda di Milano).<br />
La moglie ha notato che il marito non aveva alcuna flebo nè alcun altro macchinario per il monitoraggio dei parametri vitali (ad esempio per monitorare il battito cardiaco, la saturazione, ecc..)<br />
Vista la gravità della situazione alle ore 19:50 la moglie chiamava il numero di emergenza 112.<br />
Dopo circa mezz’ora, si presentano i carabinieri presso il Pronto Soccorso, i quali hanno fatto accesso al Pronto Soccorso e chiudendosi con il medico Paolo Leombroni in un ufficio.<br />
Successivamente quasi tutta la famiglia disperata si riuniva fuori con i tanti amici e conoscenti accorsi.<br />
Allorquando il Brigadiere dei Carabinieri, comunica al figlio Fabrizio Giuliano davanti una platea di persone: “Allora Signor Giuliano abbiamo visto dalle telecamere che lei e gli altri suoi fratelli avete fatto delle foto all’interno della stanza dove è posizionato la lettiga con il corpo di suo padre”.<br />
Successivamente lo stesso Brigadiere intimava ai figli di eliminare le fotografie effettuate.<br />
Una nota particolare: dopo che è stato comunicato il decesso, dopo le ore 21:30 i pazienti venivano invitati ad uscire dalla stanza perché il personale medico sanitario doveva effettuare l’ECG. Inoltre una guardia all’arrivo prendeva sottobraccio il ﬁglio Fabrizio Giuliano dicendogli “c’è stata pure la TAC rotta”.<br />
Dopo le 23:00 circa veniva comunicato che la salma sarebbe stata spostata all’obitorio&#8221;.</em></p>
<p><strong>Lettera aperta al Presidente della Regione, nonchè Commissario alla sanità calabrese:</strong><br />
<em>&#8220;Illustre Roberto Occhiuto, la tragedia della sanità in Calabria (con Vibo Valentia a portare la bandiera) continua ad essere un&#8217;oscura e incivile pagina della storia della nostra Regione. Al pari delle altre regioni d’Italia, il diritto ad essere curati dovrebbe essere garantito, purtroppo tutto ciò a Vibo Valentia non è scontato. Ci troviamo di fronte ad una realtà in cui la vita umana sembra essere spesso ignorata. È un sistema marcio, corrotto dall&#8217;indifferenza, dall&#8217;inerzia e dal malaffare, dove il valore di una vita umana viene spesso sacrificato sull&#8217;altare della negligenza, del menefreghismo e della completa “sciatteria sanitaria”. Si proprio così, “sciatteria sanitaria” perché ogni qual volta si ha bisogno di curarsi si ha l’impressione di percepire un mix di adrenalina e ansia al pari di una puntata alla roulette russa. In Calabria, la morte sembra essere diventata una statistica, un numero tra i tanti. Le persone soffrono e muoiono senza ricevere le cure di cui hanno bisogno, mentre chi dovrebbe proteggerle e curarle sembra voltare lo sguardo altrove. Il dolore delle famiglie, costrette a vedere i propri cari andarsene prematuramente, è amplificato dall&#8217;impotenza di fronte a un sistema che non funziona, un sistema appunto marcio da dentro. È un appello alla coscienza di tutti noi, ma soprattutto alla vostra, che siete i nostri rappresentanti, affinché si metta fine a questa indifferenza verso la sofferenza umana. Oggi a morire inerme per mano di un’equipe di lestofanti e negligenti è stato il mio caro papà, ma Le prometto che non ci arrenderemo di fronte a niente e nessuno pur di arrivare a far chiarezza sulle responsabilità di ognuno. Ogni vita conta, e nessuno dovrebbe morire &#8220;come se niente fosse&#8221; a causa di mercenari sanitari perché i medici, quelli animati da “vocazione alla missione”, sono ben altro&#8221;.</em><br />
Famiglia Giuliano</p>
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		<item>
		<title>Covid, Occhiuto: Se Calabria in ‘zona gialla’ è per colpa di anni di malasanità</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/covid-occhiuto-se-calabria-in-zona-gialla-e-per-colpa-di-anni-di-malasanita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Dec 2021 13:29:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Covid Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[azienda]]></category>
		<category><![CDATA[Covid]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Cambierà poco, perché le restrizioni riguardano solo i non vaccinati, e torna l&#8217;obbligo di mascherina anche all&#8217;aperto. Ma questa misura l&#8217;abbiamo già reintrodotta qualche giorno fa. È giusto però che i calabresi prendano coscienza del fatto che, con un sistema sanitario fatiscente come il nostro, dobbiamo stare più attenti degli altri”. Così Roberto Occhiuto, presidente [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>“Cambierà poco, perché le restrizioni riguardano solo i non vaccinati, e torna l&#8217;obbligo di mascherina anche all&#8217;aperto. Ma questa misura l&#8217;abbiamo già reintrodotta qualche giorno fa. È giusto però che i calabresi prendano coscienza del fatto che, con un sistema sanitario fatiscente come il nostro, dobbiamo stare più attenti degli altri”. Così Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria, in un’intervista a “Il Foglio”, rispondendo ad una domanda sul probabile passaggio della Calabria in “zona gialla”.</p>
<p>“Il numero dei contagi non è altissimo come in altre Regioni, è il deficit strutturale che ci porta in zona gialla. Ma non è facile colmare i ritardi derivanti da 12 anni di commissariamento della sanità, nei quali né si è ridotto il debito, né si è aumentata la qualità delle prestazioni”. “Stiamo utilizzando molto le strutture del generale Francesco Paolo Figliuolo, un supporto prezioso, soprattutto per incrementare la campagna vaccinale. Quanto alle terapie intensive il problema non riguarda gli spazi e le attrezzature, ma i medici. Di anestesisti e rianimatori ce ne sono davvero pochi. E proprio a causa del commissariamento e del piano di rientro non abbiamo potuto procedere ad assunzioni a tempo indeterminato. Diventa quindi difficile trovare personale che venga a lavorare da noi per qualche mese, quando altre Regioni o anche strutture private offrono contratti migliori. Per questo ho chiesto alle università di poter ricorrere quantomeno agli specializzandi in medicina al quarto anno, che possono svolgere, in affiancamento, funzioni di assistenza”. Il presidente Occhiuto sottolinea come il rapporto con l’esecutivo nazionale “sia stato in queste settimane positivo. Il governo sta dimostrando disponibilità. Avevo chiesto di poter diventare io stesso commissario, e la mia richiesta è stata accolta. Sono moderatamente soddisfatto”.</p>
<p>Intanto il presidente della Regione annuncia che un progetto di legge verrà presentato già martedì prossimo in Consiglio regionale per dotare la Calabria di un&#8217;azienda unica per la Sanità assorbirà le funzioni di Asp e Ao, come nel Lazio e in Veneto. &#8220;L&#8217;azienda unica nella sanità non è una novità &#8211; ha precisato &#8211; perché esiste già in altre Regioni. Ho voluto farla anche in Calabria perché in Calabria nelle aziende sanitarie c&#8217;è una capacità amministrativa non sempre adeguata a svolgere le funzioni che dovrebbero svolgere&#8221;.<br />
&#8220;Ho ritenuto &#8211; ha quindi aggiunto Occhiuto &#8211; che fosse più utile allora costruire un unico cervello, che accentrasse tutta la capacità amministrative e che potesse svolgere, per conto di tutte le aziende sanitarie, le funzioni che altrimenti le aziende non riescono a svolgere. Anche questo va nella direzione di riorganizzare e rendere più efficiente il sistema sanitario&#8221;.<br />
&#8220;Non c&#8217;è una riduzione del numero delle aziende &#8211; ha concluso il presidente della Regione &#8211; c&#8217;è la costituzione di questa azienda che di fatto sarà una sorta di agenzia&#8221;. </p>
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		<title>Ragazzo cade da cavallo e si rompe la tibia: una &#8220;Via Crucis&#8221; per trovare posto in ospedale</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/ragazzo-cade-da-cavallo-e-si-rompe-la-tibia-una-via-crucis-per-trovare-posto-in-ospedale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 May 2021 13:07:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cosenza]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[malasanità]]></category>
		<category><![CDATA[Ospedale]]></category>
		<category><![CDATA[ragazzo]]></category>
		<category><![CDATA[tibia]]></category>
		<category><![CDATA[Trebisacce]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Siamo costretti, nostro malgrado, a raccontare un ennesimo caso di malasanità, che testimonia ancora di più, se ce ne fosse bisogno, di come il territorio dell&#8217;alto Jonio abbia necessità di buona sanità e di un Ospedale funzionante e pienamente operativo&#8221;. Lo scrive Andrea Renne, responsabile Alto Jonio per la Direzione Provinciale Italia del Meridione (IDM). [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Siamo costretti, nostro malgrado, a raccontare un ennesimo caso di malasanità, che testimonia ancora di più, se ce ne fosse bisogno, di come il territorio dell&#8217;alto Jonio abbia necessità di buona sanità e di un Ospedale funzionante e pienamente operativo&#8221;. Lo scrive Andrea Renne, responsabile Alto Jonio per la Direzione Provinciale                 Italia del Meridione (IDM).          </p>
<p>&#8220;Nella serata di ieri- spiega- un ragazzo di Amendolara, cadendo da cavallo, ha subito la frattura della tibia. Trasportato al pronto soccorso di Trebisacce, intorno alle ore 18, è stato immediatamente medicato per poi dover essere trasferito presso un altro presidio ospedaliero dotato di reparto di ortopedia. Purtoppo, per il malcapitato, non c&#8217;era nessun posto disponibile in tutta la provincia di Cosenza. Solo alle ore 1,30 di notte il giovane è stato trasferito presso l&#8217;ospedale di Rossano. Anche qui si è dovuto constatare che non c&#8217;era nessun posto disponibile nel reparto di ortopedia e pertanto il ragazzo è rimasto parcheggiato su una barella in condizioni abbastanza gravi, considerando i forti dolori causati dalla rottura della tibia. Era stata presa addirittura in considerazione l&#8217;ipotesi di trasferirlo presso l&#8217;Ospedale di Matera, quindi fuori regione.<br />
Soltanto qualche ora fa, intorno alle ore 12, dall&#8217;ospedale di Crotone, è giunta la notizia di un posto disponibile&#8221;.</p>
<p>Per Renne si è trattato di &#8220;Una vera e propria &#8216;Via Crucis&#8217; dal momento che il ragazzo, molto probabilmente, dovrà anche essere operato constatata, attraverso le opportune visite, la gravità del problema. Ancora una volta, forse l&#8217;ennesima, i cittadini dell&#8217;Alto Jonio subiscono sulla propria pelle i pesanti disservizi della sanità pubblica. Non possiamo non mettere ancora in evidenza che casi come questo non sarebbero mai accaduti se l&#8217;Ospedale Chidichimo fosse stato stato pienamente funzionale, a maggior ragione se pensiamo che il reparto di ortopedia è stato restaurato ed è quindi nuovo di zecca, ma purtroppo non è stato mai aperto. Confidiamo pertanto in una rapida definizione della vicenda della riapertura del iChidichimoi, per evitare che casi simili possano più accadere e che sofferenze come quella del ragazzo di Amendolara, di cui siamo stati costretti a raccontare, debbano più ripetersi&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/ragazzo-cade-da-cavallo-e-si-rompe-la-tibia-una-via-crucis-per-trovare-posto-in-ospedale/">Ragazzo cade da cavallo e si rompe la tibia: una &#8220;Via Crucis&#8221; per trovare posto in ospedale</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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		<title>Morta di parto al Gom: non luogo a procedere per le tre imputate</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/morta-di-parto-al-gom-non-luogo-a-procedere-per-le-tre-imputate/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Feb 2021 17:55:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[decesso]]></category>
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		<category><![CDATA[malasanità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Non luogo a procedere e dunque nessuna fase dibattimentale, su disposizione del GIP dott.ssa Giovanna Sergi che, con sentenza (motivi depositati in data 09.01.2021), ha prosciolto le sanitarie del reparto di Ostetricia e Ginecologia del GOM, infermiera ferrista Serranò Domenica, difesa di fiducia dall’avv. Anna Maria Grazia Iaria, l’ostetrica Gatto Daniela, difesa di fiducia dagli [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>“<strong>Non luogo a procedere</strong> e dunque nessuna fase dibattimentale, su disposizione del GIP dott.ssa Giovanna Sergi che, con sentenza (motivi depositati in data 09.01.2021), ha <strong>prosciolto</strong> le sanitarie del reparto di Ostetricia e Ginecologia del GOM, infermiera ferrista Serranò Domenica, difesa di fiducia dall’avv. Anna Maria Grazia Iaria, l’ostetrica Gatto Daniela, difesa di fiducia dagli avv.ti Maria Delfino e Aldo Labate e l’ostetrica Suni Angela, difesa di fiducia dall’avv. Stefania Bagnoli, dall’<strong>imputazione di omicidio colposo per aver cagionato la morte del feto della partoriente Cutrupi Maria Rosaria,</strong> in data 26.11.2017, in concorso con altri sanitari del Reparto di Ostetricia e Ginecologia degli OO.RR. di Reggio Calabria, per i quali è stato disposto il rinvio a giudizio. Il GIP presso il Tribunale di Reggio Calabria, nel constatare l’assoluta estraneità delle operatrici sanitarie ai fatti a loro contestati le ha prosciolte in relazione al reato ascritto <strong>per non aver commesso il fatto</strong>”.<br />
Lo ha reso noto il collegio difensivo degli interessati.</p>
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