Tag: Italia

  • Strage migranti Cutro, Frontex non ci sta a fare da capro espiatorio: “Italia aveva nostre stesse informazioni”

    Strage migranti Cutro, Frontex non ci sta a fare da capro espiatorio: “Italia aveva nostre stesse informazioni”

    A più di 6 mesi dalla tragedia, non è ancora chiaro di chi sia la responsabilità del naufragio di Cutro, dove morirono 94 migranti: l’agenzia che gestisce le frontiere dell’Unione Europea, Frontex, ha di nuovo puntato il dito contro l’Italia, difendendosi dalle accuse precedentemente rivoltole dalla perizia ordinata dalla Procura di Crotone. A firmare la consulenza tecnica, depositata sul tavolo del sostituto procuratore Pasquale Festa titolare dell’indagine, è l’ammiraglio Salvatore Carannante, che ha evidenziato una serie di incongruenze nella segnalazione inoltrata da Frontex.

    Secondo il documento depositato, infatti, le informazioni pervenute da Frontex a proposito dell’imbarcazione dei migranti che si stava avvicinando alle coste italiane risultarono «poco attendibili e fuorvianti», rendendo complessa l’organizzazione dei salvataggi.

    A tali accuse risponde oggi Frontex tramite il suo portavoce, facendo notare come «le autorità italiane avevano accesso esattamente alle stesse nostre informazioni» e che tutti gli enti interessati «hanno ricevuto lo stesso streaming live dall’aereo di sorveglianza». «I dati originariamente forniti alle autorità italiane – sottolinea il portavoce – si riferivano al momento del rilevamento: la rotta e la velocità dell’imbarcazione rilevate dall’aereo di sorveglianza Frontex erano specifiche di quel momento e non una media o una proiezione. I campi informativi nel modulo di avvistamento sono stati pre-concordati e rivisti più volte con le autorità italiane. Durante l’avvistamento erano presenti nella sala di monitoraggio di Varsavia esperti sia della Guardia di finanza italiana che della Guardia costiera. Tutte le informazioni fornite da Frontex erano tempestive e specifiche».
    Dunque, secondo Frontex, l’Italia poteva verificare la situazione in tempo reale e rendersi conto di eventuali differenze nella rotta annunciata.

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    Strage migranti di Cutro, consulente tecnico della Procura: “Dati Frontex poco attendibili e fuorvianti”

  • “Trattamento inumano di una migrante minore non accompagnata”: La Cedu condanna l’Italia

    “Trattamento inumano di una migrante minore non accompagnata”: La Cedu condanna l’Italia

    La Corte europea dei diritti umani ha condannato l’Italia per trattamento inumano di una migrante minore non accompagnata, presumibilmente vittima di abusi sessuali, perché la giovane è stata tenuta per quasi 8 mesi in un centro di accoglienza per adulti non attrezzato per fornirle un’adeguata assistenza psicologica, e per “l’inazione prolungata delle autorità nazionali in merito alla sua situazione e alle sue esigenze in quanto minore particolarmente vulnerabile”.

    La Cedu ha stabilito che lo Stato dovrà versarle 6 mila euro per danni morali e altri 4 mila per le spese legali. Il ricorso arrivato a Strasburgo nel settembre del 2017 è di una ragazza ghanese nata il 16 novembre del 1999 e arrivata su una barca a Reggio Calabria il 22 ottobre 2016. Cinque giorni dopo viene trasferita all’Istituto Cereso Santa Maria degli Angeli di Bagnara Calabra, una struttura predisposta per accogliere i minori. Ma la ragazza fugge dall’istituto il 6 febbraio del 2017 e qualche giorno dopo arriva a Como dove viene ospitata nel centro di accoglienza per adulti Osvaldo Cappelletti. Nella sentenza la Cedu pur riconoscendo che la ragazza all’inizio era stata alloggiata in una struttura per minori da cui lei stessa è fuggita, condanna l’Italia per la sua lunga permanenza nel centro per adulti a Como, nonostante i ripetuti appelli del suo avvocato alle autorità e nonostante quest’ultime fossero informate della vulnerabilità della giovane, che aveva più volte affermato di essere stata violentata in Ghana e poi in Libia.

    La giovane è uscita dal centro solo dopo che il suo legale ha richiesto e ottenuto un intervento urgente della Cedu che ha detto al Governo che era necessario trasferirla in strutture in cui potessero essere garantite condizioni adeguate alla sua condizione di minore non accompagnata. Il 22 dicembre 2017 il Ministero dell’Interno le ha concesso la protezione internazionale.

  • Anche se con piccoli miglioramenti la Calabria al secondo posto in Italia per numero di incendi

    Anche se con piccoli miglioramenti la Calabria al secondo posto in Italia per numero di incendi

    La Calabria è la seconda Regione d’Italia per estensione delle aree colpite da incendi. E’ quanto emerge dal nuovo rapporto dell’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) frutto di un’elaborazione effettuata attraverso il Sistema europeo d’informazione sugli incendi boschivi (Effis) sino alla data dello scorso 23 agosto.

    La nostra Regione, che comunque ha fatto registrare alcuni miglioramenti, è preceduta dalla Sicilia. Le province italiane con la maggiore superficie interessata da incendi sono quelle di Palermo (oltre 15800 ettari, di cui il 20% foreste), Reggio Calabria (più di 8500 ettari, il 17% di foreste) e Messina (5300 ettari, il 19% di foreste).

    L’89% delle aree bruciate in Italia fino ad oggi si divide tra le due regioni (Sicilia 72%, Calabria 17%).

  • Narcotraffico, estradati in Italia i cugini Giuseppe Giorgi di Bovalino. Erano stati arrestati in Paraguay

    Narcotraffico, estradati in Italia i cugini Giuseppe Giorgi di Bovalino. Erano stati arrestati in Paraguay

    I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Bologna, in collaborazione con la Polizia di Frontiera dell’aeroporto “L. Da Vinci” di Roma – Fiumicino e con il supporto del Servizio Centrale di Investigazione sulla Criminalità Organizzata (S.C.I.C.O.), hanno dato corso alla cattura di due soggetti italiani, appartenenti ad una associazione a delinquere dedita al traffico internazionale di sostanze stupefacenti. Si tratta dei cugini omonimi Giuseppe Giorgi di Bovalino (RC) di 22 e 26 anni.
    Gli arresti sono avvenuti nell’ambito di una complessa indagine, diretta dal Dott. Roberto Ceroni della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Bologna, con il coordinamento della Procura Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, ed eseguita dal G.I.C.O. del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Bologna.
    Le indagini, durate oltre due anni, hanno portato al sequestro di 43 kg di cocaina, 44 kg di hashish, 9.650 prodotti contraffatti, oltre 900 mila euro in contanti e all’arresto, in flagranza di reato, di 4 soggetti italiani; inoltre, è stata data esecuzione, complessivamente, a 42 misure cautelari personali, nonché al sequestro, finalizzato alla confisca per sproporzione, di oltre 40 immobili e terreni (di cui 29 in Emilia Romagna e 13 in Calabria), n. 14 autoveicoli/motocicli, beni di lusso, n. 44 rapporti bancari e 80 fra società, attività commerciali e partecipazioni sociali, per un valore complessivo stimato di oltre 50 milioni di euro.

    Gli indagati, che lo scorso 30 maggio erano riusciti a sottrarsi all’esecuzione della misura di custodia cautelare in carcere nei loro confronti, rendendosi irreperibili, erano stati rintracciati in Paraguay e ivi arrestati in quanto destinatari di un Mandato di Arresto Europeo, successivamente internazionalizzato. In particolare, dalle indagini è emerso come i due rivestissero un ruolo di assoluta rilevanza in seno al sodalizio criminale, in quanto contigui a una pericolosa cosca di ‘Ndrangheta e uomini di fiducia (nonché cugini) del principale promotore dell’associazione, da cui avevano “ereditato” una vasta rete di contatti nel mondo del narcotraffico internazionale.

    Grazie al costante scambio informativo intercorso con il Servizio di Cooperazione Internazionale di Polizia (S.C.I.P.) e, in particolare, con l’unità del progetto “I-CAN” (“Interpol Cooperation Against `Ndrangheta”), i fuggitivi sono stati individuati in Paraguay ed arrestati dalla polizia locale unitamente ad altri due soggetti (un brasiliano e un paraguaiano). I due italiani, immediatamente espulsi dal Paese sudamericano, erano giunti presso lo scalo aeroportuale di Madrid nella mattinata del 15 luglio scorso, ove erano stati presi in custodia dalla Polizia iberica, in attesa dell’estradizione in Italia.
    Grazie all’attivazione dei canali di cooperazione giudiziaria e di polizia in ambito UE, il procedimento di estradizione è stato definito in tempi brevissimi e, dopo un mese dalla presa in consegna da parte della Polizia spagnola, gli indagati sono stati rimpatriati in Italia.

  • VIDEO-‘Ndrangheta e narcotraffico internazionale: Rientrato in Italia Bartolo Bruzzaniti che era stato arrestato in Libano

    VIDEO-‘Ndrangheta e narcotraffico internazionale: Rientrato in Italia Bartolo Bruzzaniti che era stato arrestato in Libano

     

    E’ rientrato oggi in Italia dal Libano, dove era stato arrestato a giugno, Bartolo BRUZZANITI, ritenuto essere uno dei principali broker del narcotraffico internazionale e capace di organizzare traffici, tra il Sud America e l’Italia, per oltre 2 tonnellate di cocaina al mese. Il ricercato – consegnato, a Beirut, dalle Autorità libanesi – è giunto all’aeroporto di Roma Ciampino scortato dal personale dell’Unità I-CAN del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia, unitamente ai finanzieri dello S.C.I.C.O. e del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Reggio Calabria. Questi ultimi, d’intesa con la POLARIA dello scalo romano, hanno provveduto a notificare il mandato di arresto spiccato, nei suoi confronti, dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, diretta dal Dott. Giovanni Bombardieri. Come accaduto per il rintraccio e l’arresto, anche in questa occasione, l’A.I.S.E. ha assicurato la propria fattiva collaborazione.

    Nel mese di ottobre 2022, nell’ambito dell’operazione “TRE CROCI”, condotte dal G.I.C.O. di Reggio Calabria, BRUZZANITI si era sottratto all’esecuzione di una misura cautelare emessa nei confronti di 36 soggetti coinvolti – allo stato del procedimento e fatte salve le successive valutazioni in merito all’effettivo e definitivo accertamento della responsabilità – in un traffico internazionale di sostanze stupefacenti aggravato dalla finalità di agevolare la ‘ndrangheta. In quell’occasione, tra l’altro, i finanzieri avevano sequestrato oltre 4 tonnellate di cocaina, così sottraendo alla criminalità organizzata calabrese introiti stimati in 800 milioni di euro.

    Con l’attività in rassegna, si chiude il cerchio su tutti i 4 narcotrafficanti di livello mondiale oggetto della richiamata misura: Raffaele IMPERIALE, Bruno CARBONE e Antonio BRUZZANITI, fratello di Bartolo, sono stati, in questi mesi, raggiunti dal provvedimento cautelare spiccato dalla D.D.A. reggina, restava il solo Bartolo BRUZZANITI oltre confine, fino a ieri. Giunto in Italia è stato immediatamente tradotto nel carcere di Rebibbia. L’arrestato, oltre in quella di Reggio Calabria, è altresì coinvolto in inchieste in materia di narcotraffico condotte – sotto il coordinamento della Procura Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, diretta dal Dott. Giovanni Melillo – dalle Procure Distrettuali di Milano, Genova e Napoli.
    Il buon esito dell’operazione, sin dalle prime ricerche avviate con la diffusione di un avviso di cattura internazionale, la c.d. “Red Notice” Interpol, si deve alla proficua cooperazione internazionale di polizia posta in essere dai finanzieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria che, per il tramite del II Reparto del Comando Generale della Guardia di Finanza e con la collaborazione dello S.C.I.C.O., hanno coinvolto le più importanti Istituzioni ed Agenzie nazionali ed estere impegnate nel contrasto dei crimini transnazionali.
    In particolare, fondamentale si è dimostrato il supporto fornito in campo internazionale dal progetto I-CAN (Interpol Cooperation Against ‘Ndrangheta) – finanziato dal Dipartimento di Pubblica Sicurezza e finalizzato alla cattura dei latitanti italiani all’estero nonché a colpire gli interessi della ‘ndrangheta oltre confine.

  • Meteo Italia, estate in stand by: in Calabria forti temporali tra venerdì sera e sabato

    Meteo Italia, estate in stand by: in Calabria forti temporali tra venerdì sera e sabato

    E’ allerta meteo per tre giorni a partire da oggi. Il Ciclone Circe colpirà l’Italia da Nord a Sud portando forti temporali, vento e freddo. E’ quanto prevede Lorenzo Tedici, meteorologo del sito www.iLMeteo.it che annuncia inoltre un crollo delle temperature di almeno 10 gradi e violenti nubifragi a macchia di leopardo. “Un ciclone all’inizio di agosto – afferma – è una novità per la climatologia italiana”.

    Oggi avremo i primi rovesci a tratti intensi su Liguria di Levante, Alta Toscana e Triveneto; in particolare, in serata potrebbero essere anche violenti tra Veneto e Friuli Venezia Giulia. Ma la giornata peggiore sarà quella di venerdì 4 agosto quando il minimo di bassa pressione, l’occhio del ciclone, si sarà portato sulle regioni centrali: da questa posizione favorirà fenomeni intensi su tutto il Centro-Nord. Dalla sera, poi, con lo spostamento del ciclone verso i Balcani avremo ancora forti temporali su tutta la fascia adriatica ed al Sud, con una graduale attenuazione al Nord. Per quanto riguarda il meridione, massima attenzione, dunque, tra la tarda serata di venerdì e la notte di sabato, specie sul Basso Tirreno, quando non sono esclusi violenti nubifragi.

    Nel dettaglio:
    Giovedì 3. Al Nord: piogge in Liguria di levante e Nord-Est alternate a schiarite; maltempo in arrivo dalla sera. Al Centro: soleggiato a tratti variabile, qualche piovasco in Alta Toscana. Al Sud: bella giornata con temperature in ulteriore aumento.
    Venerdì 4. Al Nord: temporali diffusi, calo termico. Al Centro: temporali sparsi e vento. Al Sud: soleggiato e clima caldo, qualche acquazzone in arrivo dalla sera.
    Sabato 5. Al Nord: qualche rovescio residuo specie ad Est, fresco. Al Centro: rovesci specie sulle adriatiche. Al Sud: temporali forti in transito.

  • Meteo: da giovedì crollo temperature di 10 gradi, nel weekend anche in Calabria e al Sud

    Meteo: da giovedì crollo temperature di 10 gradi, nel weekend anche in Calabria e al Sud

    Ultima fiammata di caldo, poi da giovedì, l’Italia sarà investita da un vortice ciclonico dal Nord Europa che porterà un brusco calo delle temperature tra i 10 e i 12 gradi e maltempo. E’ quanto annuncia Antonio Sanò, fondatore del sito www.iLMeteo.it.
    Fino a tutta la giornata di mercoledì 2 agosto il meteo sarà contrassegnato da cieli in prevalenza sereni, fatta eccezione per qualche nube di passaggio e alcuni addensamenti più consistenti sulle regioni alpine e prealpine dove saranno sempre possibili isolati temporali specialmente nelle ore più calde. Le temperature, riusciranno a salire nuovamente verso la soglia dei 40°C, specie in Sicilia. Caldo afoso anche sul resto del Paese specialmente sulle pianure del Nord e lungo i litorali.

    Lo scenario cambia radicalmente tra giovedì 3 e venerdì 4, quando dal Nord Europa giungerà un vortice ciclonico. Le prime zone ad essere investite saranno i rilievi al nord, alcuni tratti dell’alta Valle Padana e la Liguria. Ancora una volta assisteremo a imponenti celle temporalesche in grado di scatenare, localmente, forti colpi di vento e grandinate. Entro il weekend il ciclone si abbatterà sul resto dell’Italia provocando un crollo delle temperature, anche nell’ordine di 10-12°C rispetto all’avvio di settimana.

    Nel dettaglio:
    Martedì 1 agosto. Al Nord: isolati temporali su Alpi e Prealpi, soleggiato altrove. Al Centro: bel tempo ovunque. Al Sud: tutto sole e clima caldo.
    Mercoledì 2. Al Nord: bel tempo prevalente, qualche rovescio in serata sulle Alpi occidentali. Al Centro: tutto sole. Al Sud: bella giornata con temperature in aumento.

  • L’Italia che brucia: in fumo oltre 51mila ettari, Calabria e Sicilia tra Regioni più colpite

    L’Italia che brucia: in fumo oltre 51mila ettari, Calabria e Sicilia tra Regioni più colpite

    “In Italia dall’inizio del 2023 al 27 luglio sono andati in fumo 51.386 ettari percorsi dal fuoco equivalenti a oltre 73.408 campi da calcio. Impressionati i dati degli ultimi tre giorni: dal 25 al 27 luglio, sono bruciati ben 31.078 ettari di vegetazione”. È quanto denuncia Legambiente che oggi diffonde i dati che ha elaborato analizzando quelli satellitari Effis (European Forest Fire Information System), che monitorano solo gli incendi superiori ai 30 ettari. In fumo 41.365 ettari (pari all’80%) in Sicilia, seguita da Calabria con 7.390 ettari, Puglia (1.456) e Abruzzo (284 ettari). Il più delle volte, sottolinea Legambiente, si tratta di incendi dolosi. Nel 2022 infatti, sono stati 5.207 i reati accertati per incendi dolosi, colposi e generici. Calabria e Sicilia sono le regioni più colpite dalle azioni incendiarie, rispettivamente con 611 e 544 reati contestati. Segue il Lazio con 479, la Toscana con 441 e la Lombardia, che dal decimo passa al quinto con 415. Se si guarda indietro degli anni dal 2018 al 2022 in Sicilia sono stati 2.938 i reati accertati per incendi dolosi, colposi e generici, 191.386 gli ettari di superficie boscata e non andati in fumo. Palermo (677), Messina (605) e Catania (444) le città con più illeciti.

    In Calabria dal 2018 al 2022 sono stati 2.709 i reati accertati di questo tipo, 63.196,30 gli ettari di superficie boscata e non percorsi dalle fiamme. Cosenza (1652), Catanzaro (454) e Crotone (412) le città dove si sono registrati più illeciti di questo tipo. Per contrastare il fenomeno, Legambiente individua 10 priorità che riguardano, in sintesi, prevenzione su più livelli e in maniera continuativa, gestione, rafforzamento delle attività investigative e norme più severe.

    In primis, tra le azioni da mettere in campo, occorre definire un soggetto unico come la Protezione Civile nazionale per gestire gli incendi boschivi in maniera integrata, garantire un maggiore coordinamento tra le istituzioni e gli attori coinvolti e vigilare sull’applicazione della legge quadro sugli incendi boschivi (L. 353/2000) e le sue modifiche introdotte con la legge 155/2021.
    Allo stesso tempo è fondamentale prevedere pene più severe estendendo quelle previste dal Codice Penale per il reato di incendio boschivo a qualunque tipologia di incendio di vegetazione. Il presidente di Legambiente Stefano Ciafarani chiede di estendere, “quelle previste dal Codice Penale per il reato di incendio boschivo a qualunque tipologia di incendio di vegetazione.
    Infine – dice – non va dimenticato che è fondamentale responsabilizzare e coinvolgere cittadini, preziosa parte attiva nella lotta agli incendi ma anche e soprattutto nella partita della prevenzione e informazione”.

  • L’appello di 100 scienziati italiani ai media:’ Parlate di cambiamento climatico’

    L’appello di 100 scienziati italiani ai media:’ Parlate di cambiamento climatico’

    “Giornalisti, parlate delle cause del cambiamento climatico, e delle sue soluzioni. Omettere queste informazioni condanna le persone al senso di impotenza, proprio nel momento storico in cui è ancora possibile costruire un futuro migliore”. Comincia così un appello ai media firmato da 100 scienziati e studiosi italiani, fra i quali il Premio Nobel per la Fisica Giorgio Parisi, Antonello Pasini, Nicola Armaroli, Stefano Caserini, Enrico Giovannini, Luca Mercalli, Telmo Pievani. “I media italiani parlano ancora troppo spesso di ‘maltempo’ invece che di cambiamento climatico – si legge nell’appello -. Quando ne parlano, spesso omettono le cause e le relative soluzioni. È come se nella primavera del 2020 i telegiornali avessero parlato solo di ricoverati o morti per problemi respiratori senza parlare della loro causa, cioè del virus SARS-CoV-2, o della soluzione, i vaccini”.

    “Nel suo ultimo rapporto – spiegano gli scienziati firmatari -, il gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite (Ipcc) è chiarissimo su quali siano le cause principali del cambiamento climatico: le emissioni di gas serra prodotte dall’utilizzo di combustibili fossili. Ed è altrettanto chiaro su quali siano le soluzioni prioritarie: la rapida eliminazione dell’uso di carbone, petrolio e gas, e la decarbonizzazione attraverso le energie rinnovabili”. “Non parlare delle cause dei sempre più frequenti e intensi eventi estremi che interessano il nostro pianeta – prosegue l’appello – e non spiegare le soluzioni per una risposta efficace rischia di alimentare l’inazione, la rassegnazione o la negazione della realtà, traducendosi in un aumento dei rischi per le nostre famiglie e le nostre comunità, specialmente quelle più svantaggiate”.

    “Per queste ragioni – conclude il documento -, invitiamo tutti i media italiani a spiegare chiaramente quali sono le cause della crisi climatica e le sue soluzioni, per dare a tutti e a tutte gli strumenti per comprendere profondamente i fenomeni in corso, sentirsi parte della soluzione e costruire una maggiore fiducia nel futuro”.
    (Ansa)

  • In arrivo la seconda ondata di calore estiva che durerà almeno 7 giorni: massime oltre 40 gradi

    In arrivo la seconda ondata di calore estiva che durerà almeno 7 giorni: massime oltre 40 gradi

    Durerà almeno per altri 7 giorni l’ondata di caldo africano che “è pronto ad infiammare l’Italia, con temperature massime ben oltre i 40 gradi e nuovi possibili record. Lo sottolinea Antonio Sanò, fondatore de iLMeteo.it, precisando che è in arrivo la seconda ondata di calore della stagione estiva. “Nei prossimi giorni – sottolinea – sono previsti picchi di temperatura fino a 35-37 gradi sulle pianure del Nord, fino a 38 e al Centro, e addirittura fin sopra i 42 sulle due Isole Maggiori”.

    La giornata più rovente potrebbe essere quella di mercoledì quando, in alcune località della Sardegna, potrebbero addirittura toccarsi i 45 gradi, se non oltre. Sanò ricorda che il record assoluto di temperatura massima in Italia è di 48,8°C, registrato nell’agosto 2021 in provincia di Siracusa; si rischia di battere un valore ritenuto quasi inarrivabile solo fino a pochi anni fa. Nel corso delle ore notturne poi non andrà certamente meglio, anzi, le notti saranno tropicali: ciò significa umidità alle stelle (afa) e valori che non scenderanno al di sotto dei 22/23 gradi su gran parte del Paese. In meteorologia, infatti, si parla di notti tropicali quando le temperature minime non scendono mai sotto i 20 gradi. Da giovedì, l’alta pressione perderà un po’ della sua forza al Nord: l’ingresso di correnti d’aria più instabili in quota pilotate da una depressione centrata sulle Isole britanniche potrebbe fungere da innesco per lo scoppio di qualche forte temporale specie sulla Lombardia e poi sul Triveneto.

    Nel dettaglio:
    Martedì 11. Al nord: bel tempo prevalente salvo temporali di calore sulle Alpi. Al centro: tutto sole. Al sud: ampio soleggiamento in un contesto termico rovente.
    Mercoledì 12. Al nord: veloci temporali pomeridiani sulle Alpi, sole altrove. Al centro: bel tempo prevalente. Al sud: poco nuvoloso.
    Tendenza: temporali anche intensi al Nord tra giovedì e venerdì, al Sud insisterà ancora l’anticiclone africano.