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	<title>imputati Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Sat, 04 Oct 2025 08:11:39 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Vasta operazione dei Carabinieri: 23 imputati processo &#8220;Eureka&#8221; passano dai domiciliari al carcere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Oct 2025 08:11:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalle prime ore di oggi 4 ottobre, i Carabinieri del Raggruppamento Operativo Speciale e del Comando Provinciale di Reggio Calabria, con il supporto in fase esecutiva dei Comandi Provinciali territorialmente competenti, in Catanzaro, Pescara, Bologna, Brindisi e Roma hanno dato esecuzione a una misura cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Reggio Calabria, su richiesta [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dalle prime ore di oggi 4 ottobre, i Carabinieri del Raggruppamento Operativo Speciale e del Comando Provinciale di Reggio Calabria, con il supporto in fase esecutiva dei Comandi Provinciali territorialmente competenti, in Catanzaro, Pescara, Bologna, Brindisi e Roma hanno dato esecuzione a una misura cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della locale Procura della Repubblica &#8211; Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 23 soggetti, già sottoposti alla misura degli arresti domiciliari ed imputati nel processo scaturito dall’operazione EUREKA. Lo scorso 1 ottobre il Tribunale di Reggio Calabria ha pronunciato sentenza di primo grado, nel corso del rito abbreviato, nei confronti di 83 imputati, condannandone 76 e assolvendone 7.  Per 23 di questi, su richiesta della Procura Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, l’Ufficio del GIP, valutando sussistenti le esigenze cautelari, ha emesso ordinanza di aggravamento della misura cautelare, da quella degli arresti domiciliari a quella più afflittiva del carcere.  </p>
<p>L’operazione “EUREKA” era scattata all’alba del 3 maggio 2023 quando i Carabinieri del ROS e del Gruppo di Locri, davano esecuzione a quattro collegati provvedimenti cautelari emessi dall’Ufficio GIP del Tribunale di Reggio Calabria su richiesta della locale Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 108 soggetti, indagati a vario titolo per associazione di tipo mafioso, concorso esterno in associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti (con l’aggravante della transnazionalità e dell’ingente quantità), produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti, detenzione/traffico di armi anche da guerra, riciclaggio, favoreggiamento, procurata inosservanza di pena, trasferimento fraudolento di valori e altri reati. Vennero inoltre eseguiti provvedimenti di sequestro preventivo di società commerciali, beni mobili e immobili del valore di circa euro 25 milioni, localizzati in Italia, Portogallo, Germania e Francia. L’indagine della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, coordinata dalla Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, si era sviluppata nell’ambito di due Squadre Investigative Comuni, una intercorsa tra la DDA di Reggio e le Procure tedesche di Monaco I, Coblenza, Saarbrücken e Düsseldorf e l’altra tra la DDA di Reggio Calabria, l’Ufficio del Giudice Istruttore presso il Tribunale di Limburg ed il Procuratore Federale di Bruxelles coordinate da Eurojust. Importantissimo si era rivelato lo strumento delle Squadre Investigative Comuni che, anche grazie alla autorevolezza ed alla fiducia verso la Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria in ambito europeo, aveva consentito di svolgere contemporaneamente ed in collegamento le indagini nei vari Paesi, con acquisizione in tempo reale degli elementi indiziari risultanti nelle distinte indagini.<br />
Ed infatti, in contemporanea all’operazione EUREKA &#8211; che si era caratterizza per la particolare ampiezza dell’azione investigativa e l’intensa cooperazione giudiziaria e di polizia che aveva riguardato numerosi Paesi europei ed extraeuropei &#8211; le autorità giudiziarie belghe e tedesche avevano eseguito rispettivamente 15 e 24 provvedimenti restrittivi, emessi dalle locali autorità, a carico di ulteriori indagati per reati in materia di narcotraffico e riciclaggio.</p>
<p>L’indagine condotta dall’Autorità Giudiziaria reggina era stata avviata nel giugno 2019 a seguito di raccordi tra l’Arma e la Polizia federale belga che stava investigando su alcuni soggetti riferibili alla cosca “NIRTA” di San Luca (RC) attiva a Genk (BE), dedita, tra l’altro, al narcotraffico internazionale.<br />
Le attività dell’Arma &#8211; inizialmente orientate verso la famiglia “STRANGIO fracascia” di San Luca (RC), riconducibili ai citati “NIRTA” – erano state progressivamente estese a diverse famiglie del medesimo centro aspromontano, interessando anche la locale di ‘ndrangheta di Bianco, nel cui ambito erano stati ricostruiti gli assetti interni, numerose condotte relative ad acquisto di cospicue quantità di cocaina per il mercato locale (non concretizzatesi per mancanza di accordo con i fornitori), di detenzione e porto di armi da guerra, rese clandestine, di reinvestimento di capitali illeciti in attività imprenditoriali &#8211; sia in Italia che all’estero &#8211; in particolare nei settori della ristorazione, del turismo e immobiliare.<br />
Quanto al traffico internazionale di stupefacenti era emersa l’operatività di tre associazioni contigue alle maggiori cosche del mandamento jonico reggino, con basi operative in Calabria e ramificazioni in varie regioni italiane e all’estero.<br />
Le tre consorterie, anche in sinergia tra loro, si rifornivano direttamente da organizzazioni colombiane, ecuadoregne, panamensi e brasiliane, risultando in grado di gestire un canale di importazione del narcotico dal Sud America all’Australia, ove il prezzo di vendita dello stupefacente risulta sensibilmente più alto rispetto al mercato europeo.  Numerosi erano stati gli episodi di importazione via mare censiti (nei porti Gioia Tauro, Anversa e Colon), che permisero di accertare che, tra maggio 2020 e gennaio 2022, erano stati movimentati oltre 6.000 kg di cocaina, dei quali più di 3.000 kg oggetto di sequestro: i flussi di denaro riconducibili alle compravendite dello stupefacente venivano gestiti da organizzazioni composte da soggetti di nazionalità straniere, specializzati nel pick-up money, o da spalloni che spostavano denaro contante sul territorio europeo. Le movimentazioni di denaro hanno interessato Panama, Colombia, Brasile, Ecuador, Belgio e Olanda. </p>
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		<item>
		<title>Assolti gli imputati per l&#8217;omicidio 23 anni fa nel lametino dell&#8217;avvocato Torquato Ciriaco</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/assolti-gli-imputati-per-lomicidio-23-anni-fa-nel-lametino-dellavvocato-torquato-ciriaco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Mar 2025 17:27:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Lamezia Terme]]></category>
		<category><![CDATA[assoluzione]]></category>
		<category><![CDATA[Giulia Serrao]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Assolti per non aver commesso il fatto. E&#8217; quanto ha deciso la Corte d’Appello di Catanzaro nei riguardi dei fratelli Vincenzino e Giuseppe Fruci e del collaboratore di giustizia Francesco Michienzi che dovevano rispondere dell’accusa di essere gli esecutori materiali dell’omicidio dell’avvocato lametino Torquato Ciriaco, avvenuto il 1 marzo 2002 nei pressi dello svincolo della [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Assolti per non aver commesso il fatto. E&#8217; quanto ha deciso la Corte d’Appello di Catanzaro nei riguardi dei fratelli Vincenzino e Giuseppe Fruci e del collaboratore di giustizia Francesco Michienzi che dovevano rispondere dell’accusa di essere gli esecutori materiali dell’omicidio dell’avvocato lametino Torquato Ciriaco, avvenuto il 1 marzo 2002 nei pressi dello svincolo della Statale «Due Mari» all’altezza di Maida (CZ). </p>
<p>Si trattò di un delitto «eccellente» che scosse la comunità di Lamezia Terme. La sentenza di oggi fa seguito all’annullamento di una precedente sentenza di secondo grado da parte della Corte di Cassazione, che aveva rinviato il giudizio a un nuovo processo. La sentenza annullata condannava a trenta anni i fratelli Giuseppe e Vincenzino Fruci. La Procura generale aveva chiesto la conferma della condanna a 30 anni di carcere per i fratelli Fruci e 7 anni e 4 mesi per il collaboratore di giustizia Michienzi.</p>
<p><strong>La moglie, avvocato Giulia Serrao: &#8220;Ancora una volta la cosca Anello-Fruci ne è uscita pulita?&#8221;</strong><br />
&#8220;Oggi speravo di poter avere giustizia non solo per mio marito Torquato, ma anche per Francesco Aloi, Valentino Galati, Giuseppe e Giovanni Lo Moro, Santino Panzarella&#8230; e chissà quanti altri. Purtroppo ancora una volta la cosca Anello-Fruci ne è uscita pulita. Come mai? Inizio a pensare che forse abbiano &#8220;santi&#8221; nelle alte sfere. In particolare nella sentenza di oggi viene assolto anche il collaboratore di giustizia Michienzi, reo confesso e collaboratore ritenuto attendibile in una serie di altri processi. Sono senza parole, la &#8216;ndrangheta riesce ad arrivare ovunque&#8230;..e gli assassini restano impuniti!&#8221;- lo scrive in un post social la vedova dell&#8217;avvocato Ciriaco.</p>
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		<item>
		<title>Catanzaro, convenzione Tribunale-Comune per svolgimento lavori pubblica utilità da parte di imputati</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/catanzaro-convenzione-tribunale-comune-per-svolgimento-lavori-pubblica-utilita-da-parte-di-imputati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Feb 2025 09:15:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Catanzaro]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura e Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il presidente del Consiglio comunale, Gianmichele Bosco, delegato dal sindaco Nicola Fiorita e la presidente vicaria del Tribunale di Catanzaro, Francesca Garofalo, delegata dal ministero della Giustizia, hanno sottoscritto la convenzione per lo svolgimento di lavori di pubblica utilità da parte di imputati in possesso dei requisiti di legge che ne facciano espressa richiesta all&#8217;autorità [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il presidente del Consiglio comunale, Gianmichele Bosco, delegato dal sindaco Nicola Fiorita e la presidente vicaria del Tribunale di Catanzaro, Francesca Garofalo, delegata dal ministero della Giustizia, hanno sottoscritto la convenzione per lo svolgimento di lavori di pubblica utilità da parte di imputati in possesso dei requisiti di legge che ne facciano espressa richiesta all&#8217;autorità giudiziaria. In virtù dell&#8217;intesa sottoscritta, con durata quinquennale, il Comune consente che chi verrà impiegato presti presso l&#8217;Ente la propria attività non retribuita in favore della collettività. In particolare, i lavoratori saranno impegnati nel mantenimento  del  decoro, della  pulizia e della custodia del patrimonio pubblico, ivi compresi i giardini, le aiole fiorite, le spiagge e il cimitero comunale; nella cura e tutela del patrimonio culturale della città; nella prevenzione alla sicurezza stradale; in finalità di protezione civile e pubblica incolumità; in attività di lavoro nei servizi sociali; in altre prestazioni di lavoro di pubblica utilità pertinenti alla specifica professionalità o al titolo di studio del soggetto sottoposto alla pena o in relazione a contingenti necessità dell&#8217;Ente.</p>
<p>Commentando la sottoscrizione dell&#8217;intesa, il presidente Bosco ha inteso rimarcare che &#8220;l&#8217;Amministrazione comunale prosegue convintamente la sua attività per favorire il reinserimento nella vita sociale e quindi il recupero, ogni volta che ne ricorrano le condizioni, per quelle persone a rischio di emarginazione. Noi – ha detto il presidente del Consiglio – siamo invece convinti che ai cosiddetti ultimi vada sempre data una possibilità di riscatto. Ed è in questa chiave che abbiamo sottoscritto questa intesa, che segue quella firmata a suo tempo per i fruitori dell&#8217;istituto della messa alla prova. </p>
<p>Lo stesso vale per l&#8217;istituzione della figura del garante delle persone private della libertà e per tutto il lavoro quotidiano, spesso silenzioso ma non per questo meno importante, che portiamo avanti con l&#8217;ufficio esecuzione penale, la casa circondariale, la comunità ministeriale e la camera penale. Noi – ha concluso Bosco – crediamo nei valori positivi espressi dalla nostra Costituzione repubblicana ma sappiamo anche che il modo migliore per rispettarli veramente sia adoperarsi per dare loro concretezza&#8221;.</p>
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		<item>
		<title>NOMI-DDA chiede la condanna di 59 imputati nel processo &#8220;Petrolmafie&#8221;</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/nomi-dda-chiede-la-condanna-di-59-imputati-nel-processo-petrolmafie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Oct 2023 15:31:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Vibo Valentia]]></category>
		<category><![CDATA[Catanzaro]]></category>
		<category><![CDATA[Condanna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono 59 le richieste di condanna che, al termine della requisitoria nel processo &#8220;Petrolmafie&#8221;, ha fatto la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. Come si ricorderà l’inchiesta che ha svelato l’infiltrazione dei clan vibonesi nel settore dei carburanti. Gli imputati devono rispondere a vario titolo di associazione di stampo mafioso, estorsioni, riciclaggio, reimpiego di denaro di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono 59 le richieste di condanna che, al termine della requisitoria nel processo &#8220;Petrolmafie&#8221;, ha fatto la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. Come si ricorderà l’inchiesta che ha svelato l’infiltrazione dei clan vibonesi nel settore dei carburanti. Gli imputati devono rispondere a vario titolo di associazione di stampo mafioso, estorsioni, riciclaggio, reimpiego di denaro di provenienza illecita in attività economiche, intestazione fittizia di beni, evasione delle imposte e delle accise anche mediante l’emissione e l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, contraffazione e utilizzazione di documenti di accompagnamento semplificati.</p>
<p>Ecco le richieste di condanna: Haber Emanuele Fernando Assunto 5 anni e 6 mesi; Roberto Aguì di Catania, 6 anni e 4.500 euro di multa; Nicola Amato, di Catania, 12 anni di reclusione; Benedetto Avvinto di Portici (NA), 4 anni e 6 mesi di reclusione; Anna Bettozzi di Roma, 7 anni e 6 mesi; Pietro Bonanno, 2 anni; Vincenzo Campajola di Giugliano (NA), 7 anni e 6 mesi di reclusione; Isaia Angelo Antonio Capria di Nicotera, 1 anno di reclusione; Alberto Coppola di Pollena Trocchia (NA), 15 di reclusione; Roberto Coppola di Pollena Trocchia (NA), 4 anni e 6 mesi; Felice D’Agostino di Martinsicuro (TE), 6 anni e sei mesi; Angela D’Amico di Vibo, 2 anni di reclusione; Antonio D’Amico di Vibo, 26 anni di reclusione; Domenica D’Amico di Vibo, 2 anni di reclusione; Giuseppe D’Amico di Vibo, 30 anni di reclusione; Rosa D’Amico di Vibo, 2 anni di reclusione; Francesco D’Angelo di Vibo, 28 anni di reclusione; Gaetano Del Vecchio di Tropea, 1 anno; Virginia Di Cesare, 7 anni di reclusione; Biagio Esposito di San Giorgio a Cremano (Na), 3 anni e 6 mesi; Giuseppe Fasulo di Statte (TA), 4 anni di reclusione; Carmelo Fabretti 3 anni e 3 mesi; Sebastiano Foti di Catania, 6 anni e 7.500 euro di multa; Antonio Francolino di Catanzaro, 1 anno; Salvino Frazzetto di Catania, 6 anni, 6 mesi e 10mila euro di multa; Gennaro Gavino di San Giorgio a Cremano (NA), 6 anni e 7.500 di multa; Giasone Italiano di Delianuova, 9 anni, sei mesi e 7mila euro di multa; Salvatore La Rizza di Vibo Valentia, 4 anni; Sergio Leonardi, 10 anni; Cesare Nicola Limardo di Limbadi, 5 anni; Paolo Lipari di Stefanaconi, 4 anni e 6 mesi; Sebastiano Lo Torto 6 anni e 10mila Francesco Mancuso, (64 anni), di Limbadi, 24 anni di reclusione; Luigi Mancuso di Limbadi, 30 anni; Silvana Mancuso di Limbadi, 25 anni; Nazzareno Matina di Stefanaconi, 4 anni; Giulio Mitidieri di Potenza, 7 anni; Francesco Monteleone di Vibo Valentia, 2 anni; Luciano Morabito di Africo, 6 anni e 4.500; Lucia Gustavo 2 anni; Irina Paduret di Milano, 16 ani; Zhelev Peyo Petkov di Vibo Valentia, 4 anni; Fabio Pirro di Napoli, 4 anni e sei mesi; Francesco Saverio Porretta di Milano, 16 anni e 6 mesi; Antonio Prenesti di Nicotera, 20 anni; Rosamaria Pugliese di Nicotera, 20 anni; Rocco Raccosta, di Oppido Mamertina, 9 anni, 6 mesi e 7mila di multa; Giuseppe Ruccella di Filogaso,18 anni; Fortunato Salamò di Zambrone, 4 anni; Rosario Cristian Santoro, di Palermo, 9 anni; Emanuela Scevola, 5 anni; Damiano Sciuto di Catania, 6 anni, 6 mesi e 9mila euro; Salvatore Solano di Stefanaconi, 7 anni; Francescantonio Tedesco di Ionadi, 15 anni, 9 mila euro di multa; Giuseppe Terranova, (49 anni), di Messina, 15 anni; Roberto Domenico Tirendi di Catania, 9 anni e 10mila di multa; Ernesto Tortora di Napoli, 4 anni e 6 mesi, Rackid Totss, 9 anni; Roberto Trovato , 4 anni; e Gennaro Vivese 3 anni e 7 mesi di reclusione.<br />
La Dda ha invece chiesto l&#8217;assoluzione per Anna Buonfante di Portici (Na) e Carmine Coppola, di Napoli, mentre ha chiesto per Simone Micale il proscioglimento.</p>
<p>L’inchiesta ha fatto emergere un’associazione per delinquere, con base a Vibo Valentia, finalizzata all’evasione dell’Iva e delle accise sui prodotti petroliferi. La frode, secondo l&#8217;accusa, consisteva nell’importazione dall’Est Europa di prodotti petroliferi artefatti (miscele), poi immessi in commercio come gasolio per autotrazione, con conseguenti cospicui guadagni dovuti al differente livello di imposizione fiscale.  I prodotti venivano trasportati con documentazione falsa nei siti di stoccaggio di Maierato e Santa Venerina. Parti civili nel processo la Presidenza del Consiglio dei ministri, il ministero dell’Interno, l’Agenzia delle dogane, l’Agenzia delle entrate, la Regione Calabria.</p>
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		<item>
		<title>Tragedia di San Pietro Lametino: iniziato il processo per 5 imputati</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/tragedia-di-san-pietro-lametino-iniziato-il-processo-per-5-imputati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Feb 2022 11:51:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Lamezia Terme]]></category>
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		<category><![CDATA[San Pietro Lametino]]></category>
		<category><![CDATA[Stefania Signore]]></category>
		<category><![CDATA[tragedia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>E&#8217; iniziato ieri il processo a carico del dirigente della Provincia di Catanzaro Floriano Siniscalco, 51 anni di Girifalco (difeso dall&#8217;avvocato Maurizio Siniscalco), i funzionario di Palazzo di Vetro Francesco Paone, 61 anni di Lamezia (difeso dall&#8217;avvocato Francesco Iacopino), Cesarino Pascuzzo, 63 anni, lametino (difeso dall&#8217;avvocato Francesco Domenico Murone) e Giovanni Antonio Lento, 61 anni, lametino (difeso dall&#8217;avvocato [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; iniziato ieri il processo a carico del dirigente della Provincia di Catanzaro <strong>Floriano Siniscalco</strong>, 51 anni di Girifalco (difeso dall&#8217;avvocato Maurizio Siniscalco), i funzionario di Palazzo di Vetro <strong>Francesco Paone</strong>, 61 anni di Lamezia (difeso dall&#8217;avvocato Francesco Iacopino), <strong>Cesarino Pascuzzo</strong>, 63 anni, lametino (difeso dall&#8217;avvocato Francesco Domenico Murone) e <strong>Giovanni Antonio Lento</strong>, 61 anni, lametino (difeso dall&#8217;avvocato Lucio Canzoniere) ), e l’imprenditore agricolo <strong>Antonio Condello</strong>, 51 anni di Curinga (difeso dagli avvocati Maria Zaffina e Renzo Andricciola).</p>
<p>I 5 imputati sono accusati, a vario titolo, della morte di  Stefania Signore e dei suoi due bambini Christian e Niccolò, avvenuta il 4 ottobre del 2018. Secondo l&#8217;accusa la morte dei tre avvenne si per la violenza dell&#8217;acqua, provocata dal maltempo che imperversava in quelle ore sul lametino e che investì la macchina su cui viaggiavano, ma anche per la mancata manutenzione del terreno, luogo del disastro, che non avrebbe avuto la dovuta manutenzione da parte dei tecnici della Provincia di Catanzaro.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Per la morte di Stefania e dei suoi bimbi rinviati a giudizio i cinque indagati: omicidio stradale</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/per-la-morte-di-stefania-e-dei-suoi-bimbi-rinviati-a-giudizio-i-cinque-indagati-omicidio-stradale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Nov 2021 15:45:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Lamezia Terme]]></category>
		<category><![CDATA[bimbi]]></category>
		<category><![CDATA[giudizio]]></category>
		<category><![CDATA[imputati]]></category>
		<category><![CDATA[San Pietro Lametino]]></category>
		<category><![CDATA[Stefania Signore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dovranno comparire davanti il Tribunale penale di Lamezia Terme il prossimo 14 febbraio per rispondere del reato di omicidio stradale. Si tratta di Antonio Condello, 51 anni di Curinga, Floriano Siniscalco, 51 anni di Girifalco, Francesco Paone, 61 anni di Lamezia Terme, Giovanni Antonio Lento, 61 anni di Lamezia Terme e Cesarino Pascuzzo, 63 anni [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dovranno comparire davanti il Tribunale penale di Lamezia Terme il prossimo 14 febbraio per rispondere del reato di omicidio stradale. Si tratta di Antonio Condello, 51 anni di Curinga, Floriano Siniscalco, 51 anni di Girifalco, Francesco Paone, 61 anni di Lamezia Terme,  Giovanni Antonio Lento, 61 anni di Lamezia Terme e Cesarino Pascuzzo, 63 anni di Lamezia Terme. Sono un imprenditore agricolo, un dirigente e tre dipendenti della Provincia di Catanzaro. </p>
<p>A processo, al termine della camera di consiglio, li ha mandati il Giudice per l&#8217;udienza preliminare Francesco De Pino. Le ipotesi di accusa fanno riferimento alla tragica morte, avvenuta il 4 ottobre 2018, di Stefania Signore (30 anni) e dei suoi due bambini Christian (7) e Nicolò (2 anni).</p>
<p>La tragedia si è consumata la sera del 4 ottobre 2018, verso le 20:15, Stefania è a bordo della sua Alfa Mito in compagnia dei suoi due figlioletti, Nicolò di due anni e Christian di sette anni, sta percorrendo la strada provinciale 113 dirigendosi da San Pietro a Maida verso San Pietro Lametino. Tornano a casa dopo aver trascorso il pomeriggio dai nonni perché la mamma lavora al call center, è buio, la pioggia è battente e la strada comincia ad allagarsi. Ad un certo punto, nei pressi del chilometro cinque, Stefania perde il controllo dell’auto e sbanda fermando la sua corsa di traverso rispetto alla carreggiata e con parte sinistra della Mito esposta al deflusso dell’acqua. L’auto è di traverso e la donna nota che l’acqua sta entrando nell’abitacolo, è spaventata, il buio e la pioggia la disorientano. Istintivamente cerca di mettere al sicuro i suoi due bimbi abbandonando il veicolo e uscendo dalla portiera sul lato del passeggero. Appena si allontanano di qualche metro, il forte flusso d’acqua travolge tutto violentemente e l’auto, Stefania e i due piccoli si perdono tra il fango e i detriti. I corpi di mamma e figlio maggiore vengono ritrovati esanimi di lì a poco, mentre il corpicino del piccolo Nicolò viene rinvenuto solo il 12 ottobre, coperto di fango, a cinquecento metri di distanza dal luogo dell’incidente.</p>
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		<title>Processo &#8220;Aemila 1992&#8221;, quattro gli ergastoli per gli imputati in Appello</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/processo-aemila-1992-quattro-gli-ergastoli-per-gli-imputati-in-appello/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Sep 2021 15:07:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Italia Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[4 ergastoli]]></category>
		<category><![CDATA[appello]]></category>
		<category><![CDATA[imputati]]></category>
		<category><![CDATA[processo Aemilia 92]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quattro ergastoli nell&#8217;appello di &#8216;Aemilia 1992&#8217;, uno dei filoni del maxiprocesso alla &#8216;Ndrangheta emiliana. E&#8217; un ribaltamento, a favore dell&#8217;accusa, della sentenza del tribunale di Reggio Emilia che aveva condannato solo il boss Nicolino Grande Aracri, assolvendo gli altri tre imputati. La Corte di assise di appello di Bologna, presieduta da Orazio Pescatore, ha invece [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Quattro ergastoli nell&#8217;appello di &#8216;Aemilia 1992&#8217;, uno dei filoni del maxiprocesso alla &#8216;Ndrangheta emiliana. E&#8217; un ribaltamento, a favore dell&#8217;accusa, della sentenza del tribunale di Reggio Emilia che aveva condannato solo il boss Nicolino Grande Aracri, assolvendo gli altri tre imputati. La Corte di assise di appello di Bologna, presieduta da Orazio Pescatore, ha invece accolto le ragioni e le richieste della Procura generale, rappresentata dalla sostituta pg Lucia Musti e dalla pm della Dda Beatrice Ronchi, applicata anche in secondo grado.</p>
<p>Si discuteva dell&#8217;accusa di omicidi volontari, premeditati e aggravati dal metodo mafioso di Nicola Vasapollo, 33enne di Cutro, assassinato il 21 settembre 1992 a Reggio Emilia e di Giuseppe Ruggiero, 35enne cutrese, ammazzato da quattro uomini travestiti da carabinieri il 22 ottobre &#8217;92 a Brescello, sempre nel Reggiano. Un &#8216;cold case&#8217; riaperto di recente, con arresti nel 2017 e nuove accuse. In primo grado a Reggio Emilia Grande Aracri era stato giudicato mandante per l&#8217;omicidio Ruggiero, mentre per l&#8217;altro era stato assolto per &#8220;non aver commesso il fatto&#8221; e assolti erano stati anche gli altri tre imputati, Angelo Greco, Antonio Lerose, Antonio Ciampà. Ora sono stati tutti condannati e per Grande Aracri e Ciampà è stato deciso anche l&#8217;isolamento diurno per un anno. Disposti risarcimenti alle parti civili, il Comune di Brescello e Libera. Al centro del processo c&#8217;era la faida tra le cosche rivali Vasapollo-Ruggiero e Dragone-Grande Aracri-Ciampà-Arena. &#8220;E&#8217; una sentenza importante, utile per scrivere la storia di omicidi che hanno interessato non solo l&#8217;Emilia Romagna ma anche la Lombardia e la Calabria negli anni 1990/2000&#8221;, ha commentato la pg Musti, al termine.</p>
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		<title>Processo &#8220;Basso Profilo&#8221;, si aggrava posizione di alcuni imputati</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/processo-basso-profilo-si-aggrava-posizione-di-alcuni-imputati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Jul 2021 15:10:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Catanzaro]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Crotone]]></category>
		<category><![CDATA[accuse]]></category>
		<category><![CDATA[associazione mafiosa]]></category>
		<category><![CDATA[Basso profilo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Deposizione di nuovi atti, contestazione di nuovi reati e aggravamento di alcune posizioni. Prima udienza della fase preliminare del procedimento denominato &#8220;Basso Profilo&#8221; con produzioni da parte della Dda di Catanzaro rappresentata in aula dai pm Paolo Sirleo e Veronica Calcagno. Si aggrava la posizione di Umberto Gigliotta, alias &#8220;Mister Centomila&#8221;, al quale viene contestata [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Deposizione di nuovi atti, contestazione di nuovi reati e aggravamento di alcune posizioni. Prima udienza della fase preliminare del procedimento denominato &#8220;Basso Profilo&#8221;</strong> con produzioni da parte della Dda di Catanzaro rappresentata in aula dai pm Paolo Sirleo e Veronica Calcagno. Si aggrava la posizione di Umberto Gigliotta, alias &#8220;Mister Centomila&#8221;, al quale viene contestata l&#8217;associazione mafiosa con il ruolo di organizzatore. L&#8217;accusa, inoltre, con i nuovi atti depositati, intende dimostrare il legame tra l&#8217;imputato Glenda Giglio e i componenti dell&#8217;associazione per delinquere aggravata dal metodo mafioso.</p>
<p>Sul cellulare di Francesco Le Rose è stata trovata la bozza di un contratto di cessione di quote societarie da parte di Glenda Giglio a un prestanome. Tale contratto non risulta registrato alla Camera di Commercio ma era stato approntato e dimostrerebbe il legame tra l&#8217;ex presidente dei giovani industriali di Crotone, Giglio, e l&#8217;ipotizzata associazione per delinquere finalizzata al trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio, impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita ed emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti. Nel corso dell&#8217;udienza hanno chiesto di costituirsi parte civile i Comuni di Catanzaro e Rocca Bernarda, la Provincia di Catanzaro, i ministeri di Interno, Difesa e Finanze e l&#8217;Agenzia delle entrate. Il gup Simona Manna ha rinviato l&#8217;udienza a mercoledì sette luglio.</p>
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