Tag: giudizio

  • Favorito medico sotto procedimento penale: Gup manda a giudizio ex vertici Asp di Vibo Valentia

    Favorito medico sotto procedimento penale: Gup manda a giudizio ex vertici Asp di Vibo Valentia

    Si è conclusa con cinque rinvii a giudizio l’udienza preliminare dinanzi alla Giudice per l’udienza preliminare di Vibo Valentia, Barbara Borelli, nel procedimento penale su un concorso pubblico indetto dall’Azienda sanitaria provinciale di Vibo per l’affidamento dell’incarico di direttore del Distretto sanitario unico provinciale che ha sostituito i distretti di Serra, Vibo e Tropea.

    Sotto processo per concorso in abuso d’ufficio finiscono: l’allora direttrice generale dell’Asp di Vibo, Angela Caligiuri, 68 anni, di Savelli (KR); e l’allora direttore sanitario dell’Asp vibonese, Michelangelo Miceli, 69 anni, di Vibo (poi direttore del Distretto sanitario unico dell’Asp). Rinviati a giudizio anche i componenti della commissione esaminatrice: Salvatore Barillaro, 62 anni, di Marina di Gioiosa Ionica ma residente a Gallico; Sergio D’Ippolito, 71 anni, di Crotone; Davide Matalone, 48 anni, di Mileto. Stralciata, invece, la posizione dell’allora direttrice amministrativa dell’Asp di Vibo, Elga Rizzo, 52 anni, di Catanzaro, in quanto non ha mai ricevuto l’avviso di conclusione indagini.

    Secondo l’accusa, gli imputati, in concorso fra loro, hanno procurato un ingiusto vantaggio patrimoniale a Vincenzo Damiani, individuandolo quale vincitore e assumendolo nell’incarico, nonostante si trattasse di soggetto incandidabile perché sottoposto a procedimento penale, nonche’ medico convenzionato da meno di dieci anni.

  • Procura Napoli chiede rinvio a giudizio per dirigenti Ministero Lavoro e segretario Cisal calabrese

    Procura Napoli chiede rinvio a giudizio per dirigenti Ministero Lavoro e segretario Cisal calabrese

    Concorso in corruzione aggravata. Questo il reato per il quale la Procura di Napoli ha chiesto il rinvio a giudizio per 7 indagati. Il gup ha fissato l’udienza preliminare per il 24 novembre. Gli indagati sono: il segretario generale del sindacato Cisal Franco Cavallaro, 58 anni, di Dinami, in provincia di Vibo Valentia (nella foto); il segretario generale del Ministero del Lavoro Concetta Ferrari, 64 anni, di Roma; Fabia D’Andrea, 58 anni, di Roma, all’epoca dei fatti vice capo di Gabinetto del ministro del Lavoro; Danilo Iervolino, 45 anni, di Palma Campania (NA), già al vertice dell’Università Pegaso e attuale presidente della Salernitana calcio; Mario Miele, 57 anni, di Casamarciano (NA); Francesco Fimmanò, 55 anni, di Frattamaggiore (NA); Antonio Rossi, 38 anni, di Marsala (TP).

    Cavallaro, secondo l’accusa, al fine di ottenere la scissione parziale del patronato Encal-Inpal in patronato Encal-Cisal e patronato Inpal avrebbe corrotto Ferrari e D’Andrea alcuni «favori». In particolare (d’intesa con Miele), Cavallaro avrebbe richiesto a Iervolino l’assunzione di Rossi (figlio della Ferrari) quale professore dell’Università Pegaso. Cavallaro è poi accusato di aver pagato una vacanza a Tropea alla Ferrari e al marito, oltre al noleggio di una barca e regali come una borsa di pregio e una cravatta al marito della Ferrari.

    Avrebbe poi «sponsorizzato» due persone di interesse della D’Andrea. La scissione parziale del patronato Encal-Inpal in patronato Encal-Cisal e patronato Inpal – ottenuta il 18 gennaio 2018 – ha consentito la conservazione dello status di Patronato con conseguente mantenimento in favore di entrambi delle sovvenzioni pubbliche, delle sedi e del patrimonio in loro possesso. In caso di scissione totale, invece, tali benefici sarebbero stati tutti persi. Parti offese nell’inchiesta il Ministero del Lavoro, il Patronato Inpal e l’Università telematica Pegaso.

  • Procura chiede rinvio a giudizio per assenteismo di sei dipendenti della Lamezia Multiservizi

    Procura chiede rinvio a giudizio per assenteismo di sei dipendenti della Lamezia Multiservizi

    La Procura di Lamezia Terme, guidata da Salvatore Curcio, ha chiesto il rinvio a giudizio di sei dipendenti della Lamezia Multiservizi Spa ritenuti assenteisti e accusati, a vario titolo, di false certificazioni e truffa aggravata poiché dopo aver timbrato il cartellino si allontanavano dal posto di lavoro per motivi personali senza vidimare l’uscita. Secondo l’accusa le violazioni ai propri doveri si sono ripetute in diverse occasioni.

    Dalle indagini condotte dalla Guardia di finanza di Lamezia Terme è emerso che gli imputati si dedicavano ad attività private: c’è chi andava a fare la spesa, chi andava dal barbiere, chi svolgeva altre attività lavorative. Circostanze cristallizzate dalle Finanza con foto e video allegate agli atti.

    L’indagine è stata denominata “Quo Vado” e prende le mosse dal noto film di Checco Zalone sulle cattive abitudini di alcuni funzionari pubblici. Nel corso dell’udienza preliminare, davanti al gup Francesco De Nino, si è costituita parte civile la Lamezia Multiservizi Spa. La prossima udienza è in programma il prossimo 5 dicembre.
    (Ansa)

  • Vibo Valentia, irregolarità nel servizio di raccolta rifiuti: in tre finiscono a giudizio-NOMI

    Vibo Valentia, irregolarità nel servizio di raccolta rifiuti: in tre finiscono a giudizio-NOMI

    Il gup di Vibo Valentia Barbara Borrelli, ha disposto il rinvio a giudizio dell’imprenditore catanese Silvio Pellegrino, rappresentate legale di Eurocoop, della dirigente del comune Adriana Teti, e di Claudio Decembrini, all’epoca dei fatti responsabile dell’ufficio tecnico comunale. I tre sono accusati di frode nelle pubbliche forniture e truffa in concorso nell’ambito di una inchiesta su presunte irregolarità nella raccolta dei rifiuti coordinata dalla Procura guidata da Camillo Falvo. Al centro dell’inchiesta c’è l’Eurocoop, la ditta che ha gestito la raccolta dei rifiuti tra il 2008 e il 2014 nel territorio comunale di Vibo.

    Secondo l’accusa, il Pellegrino, nell’esecuzione del contratto d’appalto avrebbe posto in essere comportamenti “fraudolenti” come “fatturare – si legge nel capo di imputazione – al Comune di Vibo il servizio di raccolta differenziata previsto dal capitolato speciale di appalto senza mai raggiungere le percentuali previste dal contratto; porre alla base delle liquidazioni da parte dell’ente pubblico, documenti fiscali per ‘voci di spesa’ inerenti i centri di raccolta che, pur non essendo mai stati, di fatto, predisposti, sono stati comunque oggetto di erogazione di ingenti somme di denaro pubblico; impiegare, per l’esecuzione della fornitura, mezzi materiali e tecniche diversi da quelli espressamente convenuti e comunque inadeguati per l’esecuzione del servizio secondo i disciplinari dell’appalto”.

    Per gli inquirenti sarebbe stato favorito dall’omesso controllo dei funzionari che “nonostante fossero a conoscenza della mancata realizzazione del servizio appaltato, non hanno proceduto alla revoca dell’appalto e/o non hanno intrapreso azioni tali da scongiurare il protrarsi di dette condotte”. Il processo inizierà il 17 dicembre prossimo davanti al Tribunale collegiale. Nei mesi scorsi era stata archiviata la posizione dell’ex sindaco di Vibo Nicola D’Agostino, dell’allora dirigente – oggi vicesindaco – Pasquale Scalamogna e del funzionario comunale Domenico Beatino.
    (Ansa)

  • “Sulla 106 si muore due volte”, la moglie di una vittima: dopo due anni ancora attendo giustizia

    “Sulla 106 si muore due volte”, la moglie di una vittima: dopo due anni ancora attendo giustizia

    Lettera aperta di Mariaconcetta Zaccanelli, moglie di Massimiliano Ceccarelli, deceduto a causa di un incidente sulla Statale 106 Jonica nel 2021.
    “Era la notte tra il 26 e il 27 settembre del 2021. Tra pochi mesi saranno passati due anni da quando mio marito Massimiliano ha perso la vita sulla Statale 106 Jonica, mentre rientrava a casa dopo il turno di lavoro insieme al suo collega Antonio, deceduto anche lui. Due guardie giurate vittime di un atroce destino: un’auto si è schiantata a folle velocità contro la loro e li ha uccisi. Sì, uccisi. Perché non si uccide soltanto con un coltello, con il veleno, con una pistola. Si uccide anche alla guida di un’automobile: con la propria coscienza, con il senso di responsabilità, con le proprie scelte tossiche. Si uccide! E si fa presto a parlare di giustizia. Ti convincono che sia la panacea di tutti i mali. Al di là dell’affetto di familiari e amici, è proprio questa parola – giustizia – a giocare il ruolo più decisivo nel percorso di accettazione e di resilienza di chi vive un dramma del genere ed è costretto comunque ad andare avanti. Diventa una missione per noi familiari. Si affronta ogni lacrima, ogni notte insonne e ogni delirio emotivo con un solo obiettivo: dare giustizia a chi non hai più accanto.

    E invece, il tempo continua a passare senza che nulla si muova! I progetti sfumati, la barca ferma, la mano che non ti accarezza più, un profumo che non ritorna, le feste comandate con un posto sempre vuoto. Scorre tutto: a volte lentamente come una clessidra, altre più veloce come una cascata. E fai i conti con una situazione che mai ti saresti aspettata.
    Che la giustizia italiana abbia tempi lunghi è cosa risaputa. Ma davvero, ormai, sono stremata! Pochi giorni fa ho ricevuto l’ennesima comunicazione spiacevole: a causa del trasferimento in un’altra sede del giudice che segue il processo di Massimiliano e considerato che sempre lo stesso giudice è impegnato in un altro processo con oltre 200 capi d’accusa, i nostri procedimenti sono stati rinviati. Sono passati due anni, l’erba continua a crescere nella piazzola di quell’incrocio maledetto di Sellia Marina, e noi continuiamo a vagare senza nulla di concreto in mano.

    Ho deciso di scrivere queste poche righe per chiedere aiuto, per poter dare voce a chi purtroppo una voce non la ha più. Scrivo per far capire al nostro governo – che tanto professa di essere vicino ai cittadini e di avere a cuore la giustizia italiana – che la quotidianità di chi affronta certi calvari ha un sapore ben diverso, amaro, amarissimo. E che è molto facile fare le leggi, parlare di piani di snellimento a livello burocratico, promuovere assunzione di personale come se fosse l’unica manna dal cielo per ottimizzare i tempi dei processi. Scrivo per far capire alla magistratura che dietro un processo ci sono emozioni, ci sono intere famiglie che tirano a campare, ci sono ferite che soltanto la parola “giustizia” potrà in parte sanare.
    Di fronte a questa burocrazia menefreghista, di fronte a un’incapacità di gestione, di fronte al danno e pure alla beffa, sento solo che mi sto consumando. Come una candela. Ho sempre paura di spegnermi, senza che sia stata fatta giustizia per Massimiliano e Antonio.
    Nessun intento di fomentare odio e nessuna voglia di vendetta, ma chi ha sbagliato deve pagare, come prevede la legge!
    Sulla nostra 106 si muore due volte: quando perdi la vita sulla strada e quando la giustizia viene seppellita insieme alla bara di chi ami. Con tutto l’amore e il dolore che posso”.

  • Cassazione rigetta istanze di 30 imputati di “Rinascita-Scott”, anche quello del boss Luigi Mancuso

    Cassazione rigetta istanze di 30 imputati di “Rinascita-Scott”, anche quello del boss Luigi Mancuso

    Roma -La quinta sezione penale della Corte di Cassazione ha deciso che sono inammissibili i ricorsi proposti da trenta imputati del maxi-processo “Rinascita-Scott”, il cui troncone principale che si sta celebrando nell’aula bunker di Lamezia Terme davanti al Tribunale collegiale di Vibo Valentia, relativamente alla decisione attraverso cui il Tribunale, con con propria ordinanza, nel maggio dello scorso anno, ha rigettato l’eccezione di nullità del decreto che dispone il giudizio emesso dal gip distrettuale.

    Una richiesta all’epoca avanzata dopo che la Corte d’Appello di Catanzaro ha ricusato il giudice Paris – davanti al quale si stava svolgendo il rito abbreviato – per quanto riguarda la sola posizione dell’imputato Antonio Ierullo. La sua posizione è stata stralciata e gli atti restituiti al Gup distrettuale per una nuova decisione sul rinvio a giudizio. Il collegio difensivo degli imputati nel troncone principale ha quindi ritenuto di richiedere l’annullamento per tutti del rinvio a giudizio.

    Sul punto la Suprema Corte, nel ritenere inammissibili i ricorsi degli imputati, ha sottolineato che Antonio Ierullo è stato rinviato a giudizio con autonomo e separato provvedimento davanti alla Corte d’Assise di Catanzaro per rispondere dell’accusa di omicidio (l’agguato ad Alfredo Cracolici in cui rimase ucciso anche Giovanni Furlano). Per la Cassazione, “non è abnorme l’ordinanza con cui il giudice del dibattimento rigetti la deduzione di nullità del decreto che dispone il giudizio, emesso dal giudice dell’udienza preliminare ricusato da uno degli imputati, in quanto non emessa in difetto di potere, né comportante una stasi del procedimento; conseguentemente, è inammissibile l’immediato ricorso per Cassazione proposto avverso la stessa, eventualmente impugnabile in via differita insieme alla sentenza”.

    In particolare la Cassazione ha respinto i ricorsi proposti dalle rispettive difese nell’interesse dei seguenti imputati: Luigi Mancuso, Agostino Redi, Giovanni Rizzo, Giuseppe Rizzo, Vincenzo Spasari, Francesco Tomeo, Antonio Giuseppe Tomeo, Salvatore Valenzise (tutti di Nicotera), Michelangelo Barbieri, di Cessaniti, Domenico Camillò, Giuseppe Camillò (entrambi di Vibo), Robert Lazej, Giuseppe Navarra, Valerio Navarra (di Rombiolo), Irene Altamura, Onofrio Arcella, di Sant’Onofrio, Onofrio Barbieri, di Vibo, Francesco Barbieri di Cessaniti, Giuseppe Barbieri, Francesco Cracolici di Filogaso, Filippo Fiarè, Rosario Fiarè di San Gregorio d’Ippona, Francesco Fortuna, Giuseppe Fortuna (cl 63) di Vibo e Giuseppe Fortuna (cl 77) di Filogaso, Salvatore Mazzotta, di Pizzo, Domenico Simonetti, di San Gregorio d’Ippona, Giuseppina De Luca, di Vibo, Paola De Caria di Pizzo e Rosaria Papalia.

  • Favori a decine di detenuti: Rinviata a giudizio Maria Carmela Longo, ex direttrice carcere di Reggio Calabria

    Favori a decine di detenuti: Rinviata a giudizio Maria Carmela Longo, ex direttrice carcere di Reggio Calabria

    Reggio Calabria – Con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa è stata rinviata a giudizio l’ex direttrice delle carceri di Reggio Calabria Maria Carmela Longo. Lo ha deciso il Gup del tribunale Karin Catalano, al termine delle udienze preliminari, accogliendo la richiesta formulata dai sostituti procuratori della Dda reggina Stefano Musolino e Sabrina Fornaro.

    Il processo inizierà il 17 marzo davanti al Tribunale di Reggio Calabria dove compariranno anche gli altri due imputati, il medico dell’Asp Antonio Pollio e la detenuta Caterina Napolitano. Difesa dall’avvocato Giacomo Iaria, l’ex direttrice del carcere era stata arrestata nell’estate 2020 con l’accusa di concorso esterno con la ‘ndrangheta. In sostanza, secondo le indagini coordinate dal procuratore Giovanni Bombardieri, la Longo avrebbe favorito decine di detenuti, alcuni dei quali esponenti di spicco delle cosche di ‘ndrangheta reggine. In questo modo “concorreva – è scritto nel capo di imputazione – al mantenimento ed al rafforzamento delle associazioni a delinquere di tipo ‘ndranghetistico”.
    Per i pm, all’interno del carcere di Reggio Calabria c’era “una sistematica violazione delle norme dell’ordinamento penitenziario e delle circolari del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria”.
    Tra i detenuti che sarebbero stati favoriti dall’ex direttrice del carcere anche l’avvocato Paolo Romeo, ex parlamentate condannato poi nel processo “Gotha”. Ma anche affiliati alle famiglie mafiose reggine e della provincia come Cosimo Alvaro, Maurizio Cortese, Michele Crudo, Domenico Bellocco, Giovanni Battista Cacciola e altri.
    Il medico dipendente dell’Asp Antonio Pollio, difeso dagli avvocati Francesco Calabrese e Santa Spinelli, è accusato invece di falso per aver redatto, secondo i pm, un certificato medico attestando di aver sottoposto a vista medica la detenuta Caterina Napolitano, difesa dall’avvocato Alba Nucera, diagnosticando coliche renali “per evitare che partecipasse come teste a un’udienza in Tribunale”.

  • Infiltrazioni ‘ndrangheta in appalti Asp Reggio, rinviato a giudizio l’ex consigliere regionale Nicola Paris

    Infiltrazioni ‘ndrangheta in appalti Asp Reggio, rinviato a giudizio l’ex consigliere regionale Nicola Paris

    Dovrà rispondere dell’accusa di corruzione l’ex consigliere regionale Nicola Paris che è stato rinviato a giudizio nell’ambito del processo “Inter Nos” nato da un’inchiesta della Guardia di finanza, coordinata dalla Procura di Reggio Calabria, sull’infiltrazione della ‘ndrangheta negli appalti dell’Azienda sanitaria provinciale. Lo ha mandato alla sbarra il Giudice dell’udienza preliminare Giuseppina Candito al termine delle indagini preliminari accogliendo la richiesta formulata dal procuratore Giovanni Bombardieri e dai sostituti Walter Ignazitto, Giulia Scavello e Marika Mastrapasqua.

    Eletto alle regionali del 2020 con la lista dell’Udc e poi transitato nel gruppo misto, Paris – secondo l’accusa – avrebbe tentato di intervenire sull’ex presidente facente funzioni della Regione Nino Spirlì, al fine di sollecitare il rinnovo contrattuale per Giuseppe Corea, il direttore del settore Gestione risorse economico-finanziarie dell’Asp reggina. Anche quest’ultimo è imputato ma ha scelto il rito abbreviato.
    Per Paris, difeso dagli avvocati Francesco Calabrese e Attilio Parrelli, il processo inizierà il prossimo 8 marzo. Assieme a lui sono stati rinviati a giudizio la maggior parte degli imputati, circa una ventina, tra cui l’ex direttore generale dell’Asp Rosanna Squillacioti, l’ex commissario Francesco Sarica e la dirigente dell’ufficio Programmazione e Bilancio dell’Azienda Angela Minniti, accusati di turbativa d’asta. Solo alcuni imputati hanno scelto il rito abbreviato. Per loro il processo riprenderà ad aprile sempre davanti al gup Candito.

  • “Sistema Cosenza”, Procura chiede rinvio a giudizio per ex commissari sanità Cotticelli e Scura e dirigente Belcastro

    “Sistema Cosenza”, Procura chiede rinvio a giudizio per ex commissari sanità Cotticelli e Scura e dirigente Belcastro

    La Procura di Cosenza ha chiesto il rinvio a giudizio degli ex commissari ad acta della sanità calabrese Saverio Cotticelli e Massimo Scura e dell’ex dirigente del dipartimento Salute della Regione Calabria Antonio Belcastro. La richiesta giunge a conclusione dell’inchiesta “Sistema Cosenza” sui presunti falsi bilanci che sarebbero stati redatti nel triennio 2015-2017 nell’Azienda sanitaria provinciale cosentina. Complessivamente sono 16 le persone per le quali è stato chiesto il processo. Il Gup ha fissato l’udienza preliminare per il primo marzo. Tra le persone offese figurano anche l’Asp di Cosenza e la Regione Calabria.

  • Per la morte di Stefania e dei suoi bimbi rinviati a giudizio i cinque indagati: omicidio stradale

    Dovranno comparire davanti il Tribunale penale di Lamezia Terme il prossimo 14 febbraio per rispondere del reato di omicidio stradale. Si tratta di Antonio Condello, 51 anni di Curinga, Floriano Siniscalco, 51 anni di Girifalco, Francesco Paone, 61 anni di Lamezia Terme, Giovanni Antonio Lento, 61 anni di Lamezia Terme e Cesarino Pascuzzo, 63 anni di Lamezia Terme. Sono un imprenditore agricolo, un dirigente e tre dipendenti della Provincia di Catanzaro.

    A processo, al termine della camera di consiglio, li ha mandati il Giudice per l’udienza preliminare Francesco De Pino. Le ipotesi di accusa fanno riferimento alla tragica morte, avvenuta il 4 ottobre 2018, di Stefania Signore (30 anni) e dei suoi due bambini Christian (7) e Nicolò (2 anni).

    La tragedia si è consumata la sera del 4 ottobre 2018, verso le 20:15, Stefania è a bordo della sua Alfa Mito in compagnia dei suoi due figlioletti, Nicolò di due anni e Christian di sette anni, sta percorrendo la strada provinciale 113 dirigendosi da San Pietro a Maida verso San Pietro Lametino. Tornano a casa dopo aver trascorso il pomeriggio dai nonni perché la mamma lavora al call center, è buio, la pioggia è battente e la strada comincia ad allagarsi. Ad un certo punto, nei pressi del chilometro cinque, Stefania perde il controllo dell’auto e sbanda fermando la sua corsa di traverso rispetto alla carreggiata e con parte sinistra della Mito esposta al deflusso dell’acqua. L’auto è di traverso e la donna nota che l’acqua sta entrando nell’abitacolo, è spaventata, il buio e la pioggia la disorientano. Istintivamente cerca di mettere al sicuro i suoi due bimbi abbandonando il veicolo e uscendo dalla portiera sul lato del passeggero. Appena si allontanano di qualche metro, il forte flusso d’acqua travolge tutto violentemente e l’auto, Stefania e i due piccoli si perdono tra il fango e i detriti. I corpi di mamma e figlio maggiore vengono ritrovati esanimi di lì a poco, mentre il corpicino del piccolo Nicolò viene rinvenuto solo il 12 ottobre, coperto di fango, a cinquecento metri di distanza dal luogo dell’incidente.