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	<title>DDA Reggio Calabria Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Mon, 29 May 2023 07:38:29 +0000</lastBuildDate>
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		<title>VIDEO- Infiltrazione della &#8216;ndrangheta nel commercio dei prodotti petroliferi: sequestri per 80 mln in Italia e all&#8217;estero</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Notarianni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 May 2023 07:38:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA['ndrangheta nel commercio dei prodotti petroliferi]]></category>
		<category><![CDATA[DDA Reggio Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, con il supporto operativo dello S.C.I.C.O., sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, diretta dal Dott. Giovanni Bombardieri, stanno dando esecuzione – in Piemonte, Lombardia, Trentino Alto-Adige, Emilia Romagna, Lazio, Campania, Calabria e Germania – ad un provvedimento emesso dalla Sezione [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, con il supporto operativo dello S.C.I.C.O., sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, diretta dal Dott. Giovanni Bombardieri, stanno dando esecuzione – in Piemonte, Lombardia, Trentino Alto-Adige, Emilia Romagna, Lazio, Campania, Calabria e Germania – ad un provvedimento emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del locale Tribunale che dispone l’applicazione della misura di prevenzione patrimoniale del sequestro di beni &#8211; per un valore complessivamente stimato in oltre 80 milioni di euro &#8211; riconducibili a tre imprenditori reggini operanti prevalentemente nel settore del commercio dei prodotti petroliferi. La figura criminale degli imprenditori era emersa nell’ambito dell’operazione “Andrea Doria”, condotta dal G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Reggio Calabria, unitamente allo S.C.I.C.O., a contrasto dell’infiltrazione della ‘ndrangheta nell’economia legale e conclusasi nell’aprile del 2021 con l’esecuzione di provvedimenti cautelari personali nei confronti di 23 soggetti, tra cui i citati imprenditori, e reali per oltre 620 milioni di euro. L’operazione &#8211; allo stato del procedimento e fatte salve successive valutazioni in merito all’effettivo e definitivo accertamento della responsabilità &#8211; avrebbe disvelato un articolato sistema di frode fiscale, realizzata nel settore del commercio di prodotti petroliferi, imperniata su fittizie triangolazioni societarie, finalizzate ad evadere l’IVA e le accise, nonché sull’impiego di false dichiarazioni di intento, istituto che consente di acquistare in regime di non imponibilità.</p>
<p>In particolare, l’associazione avrebbe gestito l’intera filiera della distribuzione del prodotto petrolifero dal deposito fiscale fino ai distributori stradali finali, interponendo tra queste due estremità della catena una serie di operatori economici &#8211; imprese “cartiera” di commercio di carburante, depositi commerciali e brokers locali &#8211; con lo scopo di evadere le imposte in modo fraudolento e sistematico, attraverso l’emissione e l’utilizzo delle citate dichiarazioni di intento. Le società “cartiere” avrebbero asserito fraudolentemente di possedere tutti i requisiti richiesti al fine di poter beneficiare delle agevolazioni previste dalla normativa di settore, acquistando il prodotto petrolifero senza l&#8217;applicazione dell’I.V.A.. Tale prodotto, a seguito di meri passaggi “cartolari” tra le società coinvolte, sarebbe stato ceduto a prezzi concorrenziali ad individuati clienti, in danno, peraltro, degli onesti imprenditori del settore. Da ultimo, il sistema di ripulitura degli incassi sarebbe avvenuto anche per il tramite di famiglie di ‘ndrangheta portatrici di interessi nel settore della distribuzione dei prodotti petroliferi. Alla luce delle richiamate evidenze, la locale Direzione Distrettuale Antimafia &#8211; sempre più interessata agli aspetti economico-imprenditoriali legati alla criminalità organizzata &#8211; ha delegato il G.I.C.O. del Nucleo Polizia Economica Finanziaria di Reggio Calabria a svolgere apposita indagine a carattere economico/patrimoniale finalizzata all’applicazione, nei confronti dei citati imprenditori, di misure di prevenzione personali e patrimoniali.</p>
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<p>L’attività in rassegna, anche valorizzando le risultanze delle pregresse indagini, ha consentito di rilevare, attraverso una complessa e articolata attività di riscontro, il patrimonio direttamente e indirettamente nella disponibilità dei proposti, il cui valore sarebbe risultato sproporzionato rispetto alla capacità reddituale manifestata. Su queste basi, con il provvedimento in esecuzione, la Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria &#8211; allo stato del procedimento ed impregiudicata ogni diversa successiva valutazione nel merito &#8211; ha disposto l’applicazione della misura di prevenzione patrimoniale del sequestro dell’intero compendio aziendale di 20 imprese &#8211; 3 delle quali con sede in Germania &#8211; attive prevalentemente nei settori del trasporto merci su strada, del commercio di prodotti petroliferi e del trattamento e smaltimento di rifiuti non pericolosi, comprensivi, altresì, di 50 terreni e 10 fabbricati, 86 tra automezzi ed autoveicoli, anche di lusso, oltre 1 milione di euro in denaro contante, nonché ulteriori disponibilità finanziarie, per un valore complessivamente stimato in oltre 80 milioni di euro. L’attività di servizio in rassegna testimonia ancora una volta l’elevata attenzione della Guardia di Finanza che &#8211; nel solco delle puntuali indicazioni dell’Autorità Giudiziaria reggina &#8211; continua a essere rivolta all’individuazione e alla conseguente aggressione dei patrimoni e delle disponibilità finanziarie illecitamente accumulati dalle consorterie criminali di stampo mafioso, allo scopo di arginare l’inquinamento del mercato e favorire la libera concorrenza, con l’intento di ripristinare adeguati livelli di legalità e tutelare la sana imprenditoria assicurando la trasparenza e la sicurezza pubblica.</p>
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		<title>Sequestro di beni a due soggetti in odore di &#8216;ndrangheta</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/sequestro-di-beni-a-due-soggetti-in-odore-di-ndrangheta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Jun 2021 08:43:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA['ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[DDA Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[suquestro beni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Reggio Calabria &#8211; Nella giornata di ieri, in questo Centro e nel Comune di Villa San Giovanni (RC), la Divisione Po-lizia Anticrimine della Questura di Reggio Calabria, ad esito di una complessa attività investigati-va di natura patrimoniale coordinata dalla Procura Distrettuale Antimafia &#8211; diretta dal Procuratore Giovanni Bombardieri &#8211; ha eseguito il decreto di sequestro [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Reggio Calabria &#8211; Nella giornata di ieri, in questo Centro e nel Comune di Villa San Giovanni (RC), la Divisione Po-lizia Anticrimine della Questura di Reggio Calabria, ad esito di una complessa attività investigati-va di natura patrimoniale coordinata dalla Procura Distrettuale Antimafia &#8211;  diretta dal Procuratore Giovanni Bombardieri &#8211;  ha eseguito il decreto di sequestro beni n.14/2021 RGMP emesso dal Tri-bunale Sezione Misure di Prevenzione nei confronti di L.V.R. e B.F..</p>
<p>    Il provvedimento, emesso dal Tribunale Sezione Misure di Prevenzione presieduto da Ornella Pastore su richiesta del Procuratore della Repubblica Aggiunto Calogero Gaetano Paci e del Sostituto Procuratore della Repubblica Giulia Pantano, trae origine dal procedimento n.3017/17  ( nel cui contesto in data 6 ottobre 2017 è stata eseguita dalla Squadra Mobile una ordinanza di custodia cautelare convenzionalmente nota come Operazione “Metauros” ) e dagli ulte-riori sviluppi investigativi che hanno permesso al Tribunale di riconoscere la pericolosità sociale dei due proposti e di applicare la misura del sequestro.<br />
  Gli accertamenti originari avevano disvelato il forte interesse della ‘ndrangheta, nel bu-siness legato al “ciclo dei rifiuti”, svelando come la costruzione e la gestione dell’unico termovalo-rizzatore presente in Calabria, localizzato in Gioia Tauro, fosse sottoposto al continuo condiziona-mento delle organizzazioni criminali mafiose attive sul territorio di ubicazione.<br />
L.V.R., titolare di una società e di altra riconducibile al ciclo dei rifiuti, è stato tratto in arresto per i delitti di concorso esterno in associazione mafiosa e plurime condotte estorsive, at-tualmente sottoposto al giudizio del Tribunale di Palmi, è stato riconosciuto &#8211; secondo il giudizio della Corte di Cassazione &#8211; come “ il collettore delle mazzette da destinare alle cosche ‘ndranghetiste egemoni sul territorio di Gioia Tauro e Siderno ( rispettivamente Piromalli e Commisso ) attra-verso il meccanismo della sovrafatturazione delle prestazioni al fine di creare il “nero” per il versamento del pizzo da parte delle imprese, ottenendo in cambio il riconoscimento di una posizione di monopolio del comparto del trasporto dei rifiuti dagli stabilimenti industriali esistenti in Calabria”.<br />
B.F. è stato tratto a giudizio per il delitto di concorso in estorsione ma poi assolto con formula “perché il fatto non sussiste”, anche se il G.U.P. ha considerato acclarato e dimostrato il suo inserimento nel meccanismo estorsivo ideato e gestito dal L.V. quanto meno fino all’anno 2012. Il Tribunale Sezione Misure di Prevenzione, in forza dell’autonomia del procedimento di prevenzione rispetto a quello penale, ha rivalutato il quadro indiziario enucleato nei suoi confronti, anche alla luce di ulteriori ed attuali elementi dimostrativi del suo coinvolgimento, mediante due società a lui riconducibili, in un  rodato sistema di triangolazione di rapporti con il gruppo L.V. volto al riciclaggio di proventi illeciti, acquisiti attraverso la emissione di fatture per operazioni inesistenti nell’ambito della sottrazione e della vendita abusiva di carburanti.<br />
 Le indagini patrimoniali hanno dimostrato che entrambi i proposti erano riusciti, con il profitto derivante dalla gestione delle citate attività illecite, ad accumulare ingenti risorse finanzia-rie, sproporzionate rispetto ai redditi dichiarati, che reinvestivano nell’acquisto di terreni, società e beni immobili, intestati &#8211; al fine di eludere la normativa antimafia &#8211; ai propri familiari o a soggetti terzi.<br />
   Con l’odierno provvedimento di prevenzione la citata A.G. ha disposto il sequestro di  n.9 unità immobiliari, n.4 appezzamenti di terreno, n.2 veicoli, dei relativi conti correnti e rapporti finanziari, nonché delle predette società ai medesimi riconducibili.<br />
   Il valore del patrimonio sequestrato ammonta a circa 13 milioni di euro.                       </p>
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		<item>
		<title>&#8220;Spes contra spem&#8221;, duro colpo ai clan di Taurianova &#8211; I NOMI</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/spes-contra-spem-duro-colpo-ai-clan-di-taurianova/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Jun 2021 07:35:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[clan Taurianova]]></category>
		<category><![CDATA[DDA Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Spes contra spem]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Reggio Calabria &#8211; Nella giornata odierna, nella Provincia di Reggio Calabria, Brescia e Monza-Brianza, i Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria, con il supporto di militari dei Comandi Provinciali competenti per territorio, dello Squadrone Carabinieri Eliportato “Cacciatori“ e dell’8° Nucleo Elicotteri di Vibo Valentia, sotto lo stretto coordinamento della Procura della Repubblica – Direzione [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Reggio Calabria &#8211; Nella giornata odierna, nella Provincia di Reggio Calabria, Brescia e Monza-Brianza, i Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria, con il supporto di militari dei Comandi Provinciali competenti per territorio, dello Squadrone Carabinieri Eliportato “Cacciatori“ e dell’8° Nucleo Elicotteri di Vibo Valentia, sotto lo stretto coordinamento della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, diretta dal Procuratore Capo Dott. Giovanni Bombardieri, hanno dato esecuzione all’Ordinanza di applicazione di misure cautelari emessa dal G.I.P. del Tribunale di Reggio Calabria (Dott.ssa Tommasina Cotroneo), su richiesta del Procuratore Aggiunto Dr. Calogero Gaetano Paci e del Sostituto Procuratore Dr.ssa Giulia Pantano, nei confronti di 11 persone (di cui 10 sottoposti alla custodia cautelare in carcere e 1 agli arresti domiciliari), ritenute responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione di tipo mafioso, estorsione, detenzione illegale di armi anche da guerra, esercizio arbitrario delle proprie ragioni, sostituzione di persona, truffa anche aggravati dal metodo e le finalità mafiose, avendo preso parte o comunque favorito la ‘ndrangheta nelle sue articolazioni territoriali operanti in Taurianova, denominate cosca ZAGARI-FAZZALARI-VIOLA-SPOSATO-TALLARIDA e cosca AVIGNONE, nelle loro attività di condizionamento e assoggettamento del territorio, delle persone e della locale vita imprenditoriale ed economica.</p>
<p>I soggetti destinatari della misura cautelare, tutti originari di Taurianova, sono:<br />
1.	ALESSI Antonino, classe 1989;<br />
2.	AVATI Francesco, classe 1982;<br />
3.	AVIGNONE Domenico, classe 1975<br />
4.	CANNIZZARO Giuseppe detto Enzo, classe 1970;<br />
5.	CARIDI Annalisa, classe 1970;<br />
6.	DE RACO Giuseppe, classe 1964, sottoposto agli arresti domiciliari;<br />
7.	LAFACE Claudio, classe 1964;<br />
8.	LAFACE Giuseppe, classe 1986;<br />
9.	LEVA Rocco, classe 1975;<br />
10.	PEZZANO Marzio, classe 1970;<br />
11.	ZAGARI Pasquale, classe 1964.</p>
<p>Sono inoltre indagati in stato di libertà:<br />
12.	R.A., classe 1966;<br />
13.	R.A., classe 1971.<br />
14.	C.M., classe 1972;<br />
15.	R.G., classe 1980. </p>
<p>La complessa e articolata attività investigativa, convenzionalmente denominata “Spes contra Spem”, è stata avviata dalla Compagnia Carabinieri di Taurianova nel giugno 2020, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Reggio Calabria – D.D.A., P.M. Dott.ssa Giulia PANTANO, e supportata da attività tradizionali e specialistiche compresi servizi di osservazione e pedinamento, il tutto rafforzato dalle testimonianze di alcuni imprenditori vittime di estorsione.<br />
La genesi dell’indagine è rappresentata dalla raccolta di alcune dettagliate informazioni, resa possibile dalla capillarità dei Comandi Stazioni profondamente inseriti nel tessuto sociale del territorio, che hanno fatto ipotizzare che alcuni imprenditori erano vittime di vessazioni ed estorsioni da esponenti della criminalità organizzata locale.<br />
Lo sviluppo delle investigazioni, capillarmente coordinate dalla DDA reggina, ha permesso di riscontrare le prime informazioni acquisite nonché identificare alcuni vittime che, una volta sentite, hanno ammesso le vessazioni e le richieste estorsive subite da parte, in particolare,  di due storici referenti mafiosi di zona, AVIGNONE Domenico e ZAGARI Pasquale, quest’ultimo tornato a Taurianova dopo una lunghissima detenzione ed un periodo di sottoposizione alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale nel Nord Italia.<br />
Proprio Pasquale ZAGARI, avvalendosi della fattiva collaborazione di partecipi e gregari, come l’AVATI Francesco, ALESSI Antonio e LEVA Rocco, era tornato nel suo paese di origine da capo e reggente, referente mafioso per la risoluzione di qualsivoglia questione, anche privata, da vecchio ‘ndranghetista mai ravvedutosi realmente, che chiede il “pizzo” o cui ci si affida per la risoluzione di contrasti privati, tentando di ristabilire quel controllo egemonico del territorio scalfito dalle recenti operazioni di polizia.  ZAGARI Pasquale era l’unico esponente di rilievo della famiglia ad essere libero da vincoli giudiziari, atteso che gli altri fratelli ZAGARI Giuseppe cl.’63 e ZAGARI Carmelo cl.’69 sono detenuti, il primo condannato con sentenza definitiva alla pena dell’ergastolo ed il secondo condannato anche dalla Corte di Appello di Reggio Calabria nell’ambito procedimento penale c.d. “Terramara Closed” (esecuzione risalente al 2017) perché ritenuto appartenente ad associazione di tipo mafioso, unitamente alle sorelle, ZAGARI Italia cl.’59 (moglie dell’ergastolano VIOLA Marcello cl.’59) e ZAGARI Rosita cl.’75, entrambe condannate per concorso esterno nell’ambito dello stesso procedimento “Terramara Closed”, ed al cognato Fazzalari Ernesto, marito di quest’ultima, anch’egli già condannato con sentenza definitiva alla pena dell’ergastolo per plurimi omicidi, e catturato dopo una ventennale latitanza nel 2016. Anche ZAGARI Pasquale, uno dei principali protagonisti della faida di ‘ndrangheta di Taurianova nei primi anni ’90, era stato condannato all’ergastolo, pena però poi rideterminata in 30 anni di reclusione, conclusi con un periodo di sorveglianza speciale nel Nord Italia.<br />
ZAGARI Pasquale aveva anzi avviato un apparente percorso di “riabilitazione sociale”, partecipando a dibattiti, convegni e incontri, come testimone di redenzione, pentendosi del suo passato criminale, e contro l’ergastolo ostativo, in ultimo proprio a Taurianova, nel settembre 2020.<br />
In realtà, proprio nei primi permessi rilasciati durante la sorveglianza speciale una volta uscito dal carcere, ZAGARI era ritornato a Taurianova per compiere le sue attività delittuose, insieme a nuove leve della criminalità organizzata.<br />
In particolare, per come acclarato dalla complessa indagine, con la fattiva collaborazione di altri indagati, medianti gravi minacce, anche evocando esplicitamente i morti della faida di Taurianova e la sua capacità di risolvere i problemi con la violenza, ha costretto imprenditori e cittadini a dazioni in denaro, sia per rafforzare la cosca di appartenenza e sia per il mantenimento delle famiglie in carcere, o li ha costretti ad abbandonare i locali utilizzati per l’attività commerciale svolta, o ancora si è intromesso nella compravendita di terreni, chiedendo somme di denaro non dovute per autorizzare l’acquisto o comunque coartando la loro volontà nelle scelte imprenditoriali e private, in favore di altri soggetti a lui vicini. ZAGARI, da storico ‘ndranghetista, ha anche offerto e imposto la sua protezione mafiosa, non richiesta, alle vittime, in cambio di aiuti economici e favori, il tutto per tentare di ristabilire il controllo egemonico del territorio e ottenere l’assoluto riconoscimento di “capo”. Proprio a causa della violenza e insistenza delle sue pretese, nell’ottobre 2020 è stato arrestato in flagranza dai Carabinieri di Taurianova, in occasione dell’ennesima “visita” ad una delle vittime, in realtà vicenda rientrante in un più ampio piano delinquenziale.<br />
In tali gravi fatti entrano in gioco anche altri soggetti, come PEZZANO Marzio, DE RACO Giuseppe, CANNIZZARO Giuseppe, i quali, benché apparentemente estranei a contesti mafiosi, si erano rivolti a vario titolo proprio a ZAGARI Pasquale per risolvere forzatamente in loro favore le controversie in corso con alcune delle vittime delle condotte estorsive (anche al fine di ottenere il rilascio dei locali utilizzati per le attività aziendali), così divenendo veri e proprio mediatori, partecipi  e “mandanti” delle azioni delittuose, ricercando e ottenendo quell’aiuto “mafioso” che rafforza e fortifica la criminalità organizzata nel territorio, in sostituzione dello Stato. Una richiesta illecita di aiuto che però si è ritorto contro di loro, essendo stati destinatari di misura cautelare quali concorrenti in estorsione aggravata dal metodo e finalità mafiose.<br />
Significativo anche il ruolo di due cugini indagati in stato di libertà che, benché già ritenuti appartenenti alla cosca di ‘ndrangheta “Asciutto-Neri-Grimaldi”, al tempo della faida contrapposta agli ZAGARI, oggi, per quanto ipotizzato dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria, per garantire quella “PAX mafiosa” faticosamente raggiunta, hanno svolto un ruolo di mediatori in favore di ZAGARI e in danno di una delle vittime, organizzando e favorendo incontri e persuadendola ad accettare le pretese estorsive.<br />
L’indagine ha consentito di acclarare anche come AVIGNONE Domenico, al momento ricercato e anche lui già condannato per reati associativi, figlio dello storico capo Giuseppe AVIGNONE cl. 38 &#8211;  già condannato all’ergastolo e protagonista dalle Strage di Razza’ del 1977, quando furono trucidati i Carabinieri Stefano Condello e Vincenzo Caruso &#8211; ha voluto mantenere nel territorio la sua autorevolezza mafiosa, offrendo “protezione” non richiesta nei confronti di alcuni imprenditori, risolvendo loro problematiche emergenti o rassicurandoli per lo svolgimento “in sicurezza” del loro lavoro, chiedendo in cambio dazioni in denaro, non necessariamente di grande entità;  tutti elementi qualificanti di quella “estorsione ambientale” che rafforza la criminalità organizzata nel territorio. Anche lui si è intromesso nell’acquisto di terreni e immobili, arrogandosi il potere di rilasciare un ‘nulla osta’ in favore di qualcuno piuttosto che di altri e avendo il potere di estromettere eventuali soggetti non graditi interessati all’acquisto. Sono stati poi ulteriormente documentati i suoi costanti e attuali rapporti con altre cosche di ‘ndrangheta della Piana di Gioia Tauro, in particolari i “Pisano” di Rosarno, soprattutto quale referente nel settore dello smercio di sostanze stupefacenti. Una figura che, nonostante l’avvio e conduzione di una attività commerciale legale e un atteggiamento apparentemente meno violento e riservato, ha continuato ad esercitare carisma criminale e influenza mafiosa.<br />
Articolata poi la parallela vicenda ricostruita in indagine che ha visto come principali protagonisti i LA FACE Claudio e Giuseppe, zio e nipote, imprenditori di Taurianova, nonché la moglie del primo, CARIDI Annalisa, i quali, nel contesto della paura e dell’omertà esistente nel territorio, hanno compiuto numerose minacce per ottenere del denaro da altro locale imprenditore. I tre, infatti, a vario titolo, approfittando di problematiche personali e sentimentali di una delle vittime, hanno fatto leva su loro presunti collegamenti con le cosche di ‘ndrangheta di Cittanova, i cui esponenti potevano risolvere i suoi problemi, imponendo protezione e aiuto mafioso, però costringendo la vittima, anche minacciando gravi ripercussioni in caso di inottemperanza, a numerose dazioni in denaro in loro favore, per diverse decine di migliaia di euro. Per attuare il loro piano criminale, addirittura, hanno talvolta ingannato la vittima sostituendosi direttamente a presunti esponenti della criminalità organizzata cittanovese, inviando messaggi diretti e indiretti per convincerlo a consegnare celermente loro il denaro o costringerla al pagamento di bollette, utenze, rate di finanziamenti ed altro.<br />
Le attività investigative condotte dai Carabinieri di Taurianova hanno poi dimostrato l’attuale e rilevante pericolosità del sodalizio mafioso, con il rinvenimento e sequestro di due fucili mitragliatori “Zastava” mod. “M70” cal.7,62&#215;39 mm., armi da guerra, un fucile cal. 12 “beretta” mod. “Sauer” con matricola punzonata, numerose munizioni di vario calibro, due giubbotti antiproiettile, nonché una bomba a mano da guerra modello “m53 p3” di provenienza slava.<br />
L’operazione odierna colpisce ancora una volta la presenza della ‘ndrangheta nel territorio taurianovese, i cui esponenti, avvalendosi della forza di intimidazione promanante dal vincolo associativo e delle conseguenti condizioni di omertà che ne derivano,  sono in grado di mantenere il controllo egemonico del territorio in svariati settori creando quell’assoggettamento psicologico ed economico di cittadini ed imprenditori, per coartarli nelle loro scelte individuali e ponendosi quali non imparziali  “arbitri” nelle controversie tra privati, in sostituzione della Legge e dello Stato. Ancora una volta viene però dimostrato come l’unica vera e risolutiva via di uscita da una tale asfissiante situazione è rappresentata dalla denuncia e la piena collaborazione con i Carabinieri e la Magistratura. </p>
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		<title>Rosarno, scacco a boss, gregari e colletti bianchi della cosca Pesce</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/rosarno-scacco-a-boss-gregari-e-colletti-bianchi-della-cosca-pesce/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Apr 2021 09:46:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[cosca Pesce-Bellocco]]></category>
		<category><![CDATA[DDA Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[handover]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Reggio Calabria – I protagonisti ci sono tutti: il boss latitante, qualche poliziotto infedele e il commercialista che diventa il colletto bianco che gestisce le società/schermo per le molteplici attività della cosca Pesce-Bellocco di Rosarno, una delle più potenti al mondo, i cui capi e gregari sono stati colpiti con 49 misure cautelari nell’ambito dell’operazione [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Reggio Calabria – I protagonisti ci sono tutti: il boss latitante, qualche poliziotto infedele e il commercialista che diventa il colletto bianco che gestisce le società/schermo per le molteplici attività della cosca Pesce-Bellocco di Rosarno, una delle più potenti al mondo, i cui capi e gregari sono stati colpiti con 49 misure cautelari nell’ambito dell’operazione interforze denominata “Handover-Pecunia Olet”, i cui contenuti sono stati illustrati stamani nel corso di una conferenza stampa tenutasi in Prefettura.</p>
<p>Una scelta simbolica, che ha messo in evidenza, come ha detto il Prefetto Mariani “L’attività sinergica di tutte le forze di polizia giudiziaria presenti sul territorio”.<br />
Prima dei vertici provinciali di Questura, Carabinieri e Guardia di Finanza, hanno parlato il Procuratore Capo Bombardieri e l’aggiunto Paci.<br />
Tutti hanno messo in risalto le molteplici attività di controllo criminale del territorio di appartenenza, dalle estorsioni ai privati (anche su chi intendeva vendere un appezzamento di terreno), fino agli interessi nella grande distribuzione alimentare.<br />
Il tutto con la superconsulenza (o regia occulta) del commercialista rosarnese Tiberio Sorrenti, definito dagli inquirenti “Vero e proprio affiliato alla cosca” e che metteva il proprio studio professionale al servizio del sodalizio criminale, muovendosi con un sufficiente grado di autonomia col quale modulava le richieste estorsive e arrivando perfino a mediare le controversie interne alla cosca.<br />
Di seguito la nota stampa diffusa dagli inquirenti al termine della conferenza stampa:<br />
Alle prime ore della mattinata odierna, al termine di complesse e articolate indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Reggio Calabria diretta dal Procuratore Giovanni BOMBARDIERI, la Squadra Mobile della Questura di Reggio Calabria e il Servizio Centrale Operativo, il R.O.S. dell’Arma dei Carabinieri (supportato dal Comando Provinciale CC di Reggio Calabria) e il G.I.C.O. della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, unitamente allo S.C.I.C.O., hanno dato esecuzione alle ordinanze di applicazione di misure cautelari nr. 4582/17 &#8211; 3400/17 R.G.N.R. D.D.A., nr. 3400/17 R.G.G.I.P D.D.A. e nr. 18 &#8211; 35 &#8211; 54/20 R.O.C.C. D.D.A, nonché nr. 8/21 OCC emesse in data 27.01.2021 e 14.04.2021 dal G.I.P. presso il Tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della D.D.A., nei confronti di 53 soggetti, di cui 51 già eseguite, tra questi 42 colpiti dalla misura cautelare della custodia in carcere e 9 agli arresti domiciliari, indagati, a vario titolo, per associazione mafiosa [cosca PESCE], detenzione, porto illegale e ricettazione di armi, estorsioni [consumate e tentate], favoreggiamento personale, aggravati dalla circostanza del metodo e dell’agevolazione mafiosa, nonché per traffico e cessione di sostanze stupefacenti [prevalentemente marijuana e hashish]. </p>
<p>Con lo stesso provvedimento, su richiesta della D.D.A., il G.I.P. ha disposto anche il sequestro preventivo di tre società con sedi a Rosarno [RC], il cui valore complessivo è di oltre 8,5 milioni di euro. </p>
<p>La Squadra Mobile &#8211; con il coordinamento del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato e con la collaborazione delle omologhe Strutture Investigative di Vibo Valentia, Torino, Foggia, Imperia, Asti, Benevento, Cagliari, Napoli, Prato e Rovigo, nonché con il supporto operativo di numerosi equipaggi dei Reparti Prevenzione Crimine &#8211; ha dato esecuzione a 49 misure cautelari nei confronti altrettanti soggetti.</p>
<p>	Il R.O.S. e il G.I.C.O. hanno eseguito misure cautelari personali nei confronti di altri 4 soggetti e sequestrato una cooperativa agricola &#8211; con annessi capannoni industriali e terreni &#8211; e un’impresa individuale &#8211; avente ad oggetto l’esercizio di attività agricola, con relativi terreni &#8211; per un valore di stimato di oltre 8,5 milioni di euro.</p>
<p>L’odierna operazione di polizia scaturisce dalla convergenza investigativa di due attività di indagine &#8211; quella condotta dalla Squadra Mobile denominata Handover e quella svolta dal R.O.S. e dal G.I.C.O. di Reggio Calabria denominata Pecunia Olet &#8211; coordinate dal Procuratore Aggiunto Calogero Gaetano PACI e dai Sostituti Procuratori Francesco PONZETTA e Paola D’AMBROSIO, nei confronti della cosca PESCE di Rosarno, articolazione di ‘ndrangheta ramificata sul territorio di Rosarno e comuni viciniori e con interessi sia in ambito nazionale che all’estero. </p>
<p>Dette attività hanno consentito di disarticolare le proiezioni della suddetta cosca “Pesce”, sia sul fronte delle attività tipicamente criminali, connesse alla gestione del traffico di stupefacenti, alle estorsioni ed al “controllo” delle commesse di lavori gestite dalla Autorità Portuale di Gioia Tauro riguardanti opere interne all’area portuale, sia sul fronte economico/imprenditoriale, destrutturando la gestione monopolistica da parte della cosca &#8211; attraverso accordi collusivi con un gruppo imprenditoriale siciliano, con mire espansioniste in territorio calabrese  &#8211; del settore della grande distribuzione alimentare e della gestione delle attività economiche collegate alla grande distribuzione. </p>
<p>Nello specifico, l’inchiesta Handover rappresenta la prosecuzione dell’operazione Recherche [procedimento penale nr. 1990/2013 RGNR DDA], nell’ambito della quale, in data 04 aprile 2017, vennero eseguite numerose misure cautelari nei confronti di esponenti della potente cosca PESCE di Rosarno per associazione mafiosa e associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti. In quella circostanza, riusciva a sottrarsi alla cattura PESCE Antonino classe 1992 che veniva successivamente localizzato e catturato in data 10.03.2018 a Rosarno [RC] dagli investigatori della Squadra Mobile e del Servizio Centrale Operativo.</p>
<p>Le indagini finalizzate alla cattura di PESCE Antonino e quelle condotte sul contesto mafioso, hanno consentito di:</p>
<p>•	ricostruire l’articolata rete dei fiancheggiatori che hanno favorito la sua latitanza, tanto da consentirgli di dirigere gli affari della cosca, senza mai abbandonare il territorio;</p>
<p>•	disvelare come la cosca PESCE, sebbene avesse subito un duro colpo per effetto delle operazioni che avevano determinato l’arresto dei suoi esponenti storici, sia stata capace di riorganizzarsi e proseguire nella gestione delle attività illecite, operando nei settori del traffico di sostanze stupefacenti, delle estorsioni in danno di operatori economici, del controllo delle attività appaltate dall’Autorità Portuale di Goia Tauro, della proprietà privata [attraverso la guardiania], assoggettando siffatte attività a imposizione patrimoniali, finalizzate a consentire all’organizzazione criminale di far fronte alla costante esigenza di liquidità, necessaria per sopperire, in primis, alle spese necessarie per il sostentamento dei latitanti, dei detenuti e delle loro famiglie;</p>
<p>•	far emergere le modalità attraverso le quali la cosca PESCE &#8211; dimostrando spiccata capacità di riorganizzazione dopo le operazioni di polizia che l’avevano duramente colpita &#8211; abbia continuato ad operare sul territorio in accordo con altre potenti articolazioni della ‘ndrangheta quali i BELLOCCO di Rosarno e i PIROMALLI di Gioia Tauro, rispetto alle quali è stata accertata in maniera chiara l’attitudine &#8211; in modo particolare dei PESCE &#8211; di controllare capillarmente il territorio e di esercitare una pervasiva capacità di infiltrazione nel tessuto economico e sociale attraverso il compimento di reati di natura estorsiva in danno di proprietari terrieri o nel settore dei trasferimenti immobiliari di beni e terreni ubicati nel territorio sottoposto alla loro signoria, attuando forme dirette o indirette di controllo della circolazione dei beni e di imposizione [prelievo forzoso] sui trasferimenti degli stessi, attraverso  il cosiddetto “sistema della guardiania” che prevede il pagamento di una somma di denaro all’organizzazione criminale in cambio di sicurezza, intesa come condizione che pone il proprietario di un terreno agricolo nella situazione di non subire attacchi ai propri beni; nonché quelli posti in essere nei confronti degli operatori economici presenti sul territorio [stabilmente o occasionalmente], impegnati nella realizzazione di lavori pubblici o di interesse pubblico;</p>
<p>•	riconfermare come, nel rispetto delle dinamiche criminali che governano il territorio di Rosarno e San Ferdinando [RC], la cosca PESCE si sia spesso interfacciata con i BELLOCCO [anch’essi attivi sugli stessi territori] e con i PIROMALLI operando non di rado congiuntamente, per riscuotere ingenti somme di denaro destinate al finanziamento di attività illecite, al sovvenzionamento dei sodali detenuti e delle loro famiglie, nonché alle esigenze del latitante PESCE Antonino classe 1992. </p>
<p>•	individuare l’esistenza di uno stabile sistema criminale di imposizione a tappeto &#8211; da parte della cosca PESCE e delle altre consorterie operanti sul territorio- di estorsioni, anche per diverse migliaia di euro in danno di privati cittadini, imprenditori, commercianti ed operatori economici in genere.<br />
Nello specifico, nel periodo compreso tra il 2015 e il 2019, sono state poste in essere dai componenti della cosca PESCE, ma anche della cosca BELLOCCO e dei PIROMALLI, le seguenti estorsioni:<br />
&#8211;	di 1.000 euro all’anno, nei confronti di alcuni proprietari di terreni di Rosarno, rimasti ignoti e di almeno 5.000 euro, da destinare ai “carcerati”;<br />
&#8211;	di 4.000 euro, in danno di un imprenditore boschivo per ottenere, dalla cosca PESCE, l’autorizzazione a procedere alla vendita della legna ottenuta dal taglio degli alberi in un terreno sito nell’area sottoposta all’influenza della consorteria criminale;<br />
&#8211;	di 2000 euro, in danno di un privato che aveva acquistato due terreni in una località di Rosarno;<br />
&#8211;	di una somma di denaro non quantificata, come corrispettivo per la compravendita di due terreni da un commerciante di San Ferdinando;<br />
&#8211;	di 10.000 euro, quale percentuale dovuta alle cosche PESCE e BELLOCCO sulle compravendite dei terreni ricadenti nelle zone sottoposte al loro controllo;<br />
&#8211;	di 10.000 euro, in danno di un imprenditore [non identificato] di Rosarno, ricevendo inizialmente 7.800 euro ed intimando alla vittima di corrispondere il restante importo [ai BELLOCCO e ai PESCE] e di altri 10.000 euro, durante il periodo natalizio;<br />
&#8211;	di 3.000 euro a un imprenditore impegnato nella realizzazione di un’opera pubblica a Rosarno;<br />
&#8211;	di una somma di denaro non quantificata, in danno di un imprenditore del settore edile impegnato nella realizzazione di alcuni lavori pubblici appaltati dalla Provincia di Reggio Calabria;<br />
&#8211;	di una somma di denaro non quantificata, in danno del titolare di una ditta di autotrasporti, con la minaccia di danneggiare la sua attività commerciale mediante esplosione di colpi d’arma da fuoco, nonché di impedirgli di svolgere la sua attività e perfino di ucciderlo o di uccidere i suoi familiari;<br />
&#8211;	di una somma di denaro non quantificata nei confronti di un imprenditore edile &#8211; già vittima in passato del furto di alcuni automezzi e di danneggiamento, mediante esplosione di colpi d’arma da fuoco, della sua attività commerciale &#8211; non corrisposta ai PESCE perché la vittima aveva già pagato l’estorsione alla cosca BELLOCCO che aveva riscosso anche la parte spettante ai PESCE;<br />
&#8211;	di un compenso di 10.000 euro, ad un imprenditore operante nella zona industriale di San Ferdinando, con la minaccia di far saltare in aria la sua attività commerciale, qualora non avesse provveduto a pagare entro un termine prestabilito;<br />
&#8211;	di 3.000 euro mensile ai referenti della società che si era aggiudicata l’appalto della raccolta dei rifiuti nel comune di San Ferdinando &#8211; già vittima in passato di danneggiamenti ai propri mezzi, nonché di richieste estorsive perpetrate da esponenti dei BELLOCCO &#8211; da giustificare con l’emissione di fatture per operazioni inesistenti;</p>
<p>•	registrare come la cosca PESCE avesse inizialmente puntato le sue mire anche ai lavori relativi alla manutenzione del verde del comune di San Ferdinando salvo poi rivolgere le attenzioni verso i lavori effettuati nell’area portuale tra Gioia Tauro e San Ferdinando, riguardanti la costruzione di un capannone industriale, affidata dall&#8217;Autorità Portuale di Gioia Tauro ad una società di costruzioni di altra provincia calabrese e la realizzazione &#8211; tra il Porto e la 1^ Zona Industriale &#8211; di un terminal intermodale, assegnata dall&#8217;Autorità Portuale ad una società lombarda e da quest&#8217;ultima ad un&#8217;associazione temporanea d&#8217;imprese costituita da due ditte, una lombarda e una di altra provincia calabrese. Lavori che venivano in parte poi espletati &#8211; in regime di sub appalto &#8211; da altre ditte, alcune delle quali sostanzialmente imposte dalle cosche PESCE e PIROMALLI che le costringevano a pagare il pizzo, riaffermando, in tal modo, l’influenza criminale sull’importante struttura portuale di quel territorio. </p>
<p>•	comprendere come la cosca PESCE, grazie ai proventi derivanti dai traffici di sostanze stupefacenti &#8211; oltre a quelli delle attività estorsive &#8211; avesse la disponibilità di una cassa comune in grado di garantire agli affiliati ed alle loro famiglie una sistematica remunerazione.</p>
<p>Rispondono di associazione mafiosa 13 soggetti, per aver fatto parte della cosca PESCE, con il ruolo di dirigenti e partecipi.</p>
<p>Sono invece accusati di aver preso parte all’associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti 13 soggetti in qualità di promotori, dirigenti e partecipi. Altri soggetti rispondono di cessione di sostanze stupefacenti. Invero, le indagini hanno consentito di documentare diversi episodi di detenzione ai fini di spaccio di quantitativi, anche ingenti, di sostanza stupefacente [prevalentemente marijuana e hashish], parte dei quali sono stati sottoposti a sequestro.</p>
<p>Altri indagati sono ritenuti responsabili di numerose estorsioni, per diverse migliaia di euro, consumate e tentate in danno di privati cittadini, imprenditori ed operatori economici, nonché di detenzione di armi anche da guerra [kalashnikov, mitragliatrice P40 e M12 S].</p>
<p>Alcuni soggetti sono indagati a piede libero per intestazione fittizia di beni. </p>
<p>	L’indagine PECUNIA OLET [seguita dal ROS Carabinieri e dal GICO della Guardia di Finanza di Reggio Calabria in cooperazione con lo S.C.I.C.O.] ha riguardato l’infiltrazione della cosca PESCE nel tessuto economico rosarnese relativo alla Grande Distribuzione Organizzata, con particolare riferimento alla gestione dei trasporti su gomma per il rifornimento di generi alimentari. La presente attività si pone in continuità rispetto ad analoga indagine denominata “ALL INSIDE” [anno 2010] nel cui ambito vennero eseguite numerose misure cautelari per associazione mafiosa e vennero accertate le ingerenze del cartello ‘ndranghetista PESCE-BELLOCCO nella distribuzione delle merci dirette verso alcuni punti vendita del gruppo imprenditoriale SISA [parte estorta] nella piana di Gioia Tauro. </p>
<p>Le odierne investigazioni hanno consentito di documentare l’esistenza di strette relazioni criminali tra la cosca PESCE ed un gruppo imprenditoriale siciliano attivo nella gestione di supermercati e con mire espansionistiche anche in Calabria dove, per ottenere vantaggi economici, non ha esitato a stringere accordi collusivi con la ‘ndrangheta, traendo così vantaggio dal potere mafioso esercitato dalle cosche sul territorio. Detto accordo prevedeva che i PESCE avrebbero gestito in maniera monopolistica lo stoccaggio e l’intero settore dei trasporti su gomma delle merci destinate a rifornire i punti vendita al dettaglio del gruppo.</p>
<p>L’imprenditore colluso, conscio della mafiosità dei suoi interlocutori, ha cercato di mettersi al riparo da possibili indagini nei suoi confronti creando una sorta di schermo, stipulando formalmente accordi commerciali diretti con una sola azienda di autotrasporti pulita riferibile a soggetti incensurati la quale, a sua volta, affidava i trasporti ad ulteriori imprese [padroncini] di gradimento del sodalizio che,  in tal modo, si è assicurato, attraverso una gestione monopolistica del settore dei trasporti, un incremento del potere economico e del prestigio criminale sul territorio.</p>
<p>L’apice dell’escalation imprenditoriale della holding siciliana [iniziata nel 2009] è stato raggiunto nel 2014, allorquando il gruppo era presente sul territorio calabrese con:<br />
•	un centro di distribuzione e smistamento delle merci a Rosarno;<br />
•	tre punti vendita a gestione diretta [uno a Rosarno e due a Reggio Calabria];<br />
•	quattro punti vendita a gestione indiretta, concessi in affitto [due a Reggio Calabria, uno a Catanzaro ed uno a Cosenza];<br />
•	sei punti vendita legati da rapporti di affiliazione/somministrazione [uno a Gioiosa Jonica, due a Melito Porto Salvo, tre a Reggio Calabria].<br />
Nonostante l’accordo collusivo con i PESCE, il gruppo imprenditoriale siciliano, secondo le più tradizionali regole di ‘ndrangheta, nel momento in cui ha aperto un punto vendita a Rosarno ma nel territorio sul quale la signoria mafiosa è esercitata da altra cosca, quella dei CACCIOLA, è stato costretto a versare regolarmente somme di denaro a titolo estorsivo a questi ultimi, al fine di mettersi al riparo da azioni ritorsive e proseguire l’attività commerciale in tranquillità.</p>
<p>Il fulcro di questo complesso meccanismo collusivo è rappresentato da un commercialista di Rosarno, regista anche di attività connesse alla gestione ed all’occultamento/schermatura del patrimonio illecitamente accumulato dalla cosca PESCE della quale è risultato esserne partecipe a tutti gli effetti, avendo egli messo a disposizione della ‘ndrangheta sè stesso e le sue competenze in materia societaria, contabile e fiscale, andando ben oltre la funzione tipica del mandato professionale.<br />
La figura del professionista era già emersa in precedenti attività di indagine in cui egli è risultato essere in contatto con ambienti della criminalità organizzata rosarnese, oltre che il tenutario delle scritture contabili di diverse aziende riconducibili ad esponenti della cosca PESCE.</p>
<p>L’indagine PECUNIA OLET ha disvelato come, in realtà, il commercialista era da tempo profondamente inserito nel contesto ‘ndranghetista rosarnese nel quale si muoveva con assoluta dimestichezza e spregiudicatezza, tanto da assumere il ruolo di referente delle cosche, venendo al contempo visto da chi aveva intenzione di intraprendere iniziative sul territorio come colui che, proprio in ragione dei suoi legami con la ‘ndrangheta, era in grado di instradarle nel solco delle regole dell’asfissiante controllo ‘ndranghetista sulle iniziative economiche o imprenditoriali intraprese o proseguite.</p>
<p>Nell’ambito dell’affare riguardante la grande distribuzione organizzata, oggetto di indagine, il professionista:<br />
•	ha assunto il ruolo di garante degli interessi della cosca curandoli da vicino, avendo egli ricoperto anche cariche societarie all’interno di aziende del gruppo siciliano;<br />
•	si è adoperato per individuare i locali a Rosarno in cui la holding ha allestito il centro di smistamento merci (locali riferibili ad affiliati della cosca PESCE) ed un punto vendita al dettaglio (risultato di interesse della cosca CACCIOLA);<br />
•	ha individuato le imprese ingaggiate per l’effettuazione dei lavori di ristrutturazione da eseguire presso tali immobili;<br />
•	ha riscosso direttamente parte dei proventi estorsivi per poi destinarli agli affiliati, adottando anche le necessarie soluzioni contabili;<br />
•	ha mediato tra imprenditori e cosche in relazione alle vicende legate alle richieste estorsive ed ogni altra problematica legata al funzionamento degli accordi;<br />
•	in occasione del cambio della ditta unica inizialmente incaricata di avere rapporti diretti con la holding siciliana si è adoperato per verificare l’idoneità di una seconda ditta subentrata (sempre riferibile a contesti di criminalità organizzata), curando anche il passaggio di consegne;<br />
•	ha messo a disposizione il suo studio di commercialista per incontri con elementi di vertice della cosca PESCE al fine di dirimere controversie sorte all’interno della cosca in relazione alla gestione delle estorsioni.<br />
Il commercialista, emerso quale interlocutore privilegiato degli elementi apicali delle cosche rosarnesi, è stato da questi direttamente coinvolto nelle problematiche interne al sodalizio, svolgendo un concreto ruolo di mediatore degli equilibri interni alla cosca PESCE riferibile a divergenze tra i diversi rami familiari in merito alla spartizione delle estorsioni.</p>
<p>Inoltre, le indagini hanno disvelato come il professionista, attraverso un collaudato modus operandi caratterizzato dalla costituzione di società cartiere, intestazioni fittizie e periodiche modifiche delle compagini societarie, ha creato soluzioni apparentemente lecite per preservare da eventuali indagini il patrimonio illecitamente acquisito dalla cosca PESCE.</p>
<p>Reggio Calabria 20 aprile 2021.</p>
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		<title>&#8220;Nuovo Corso&#8221;, Cgil-Cisl-Uil plaudono alla DDA di Reggio Calabria</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/nuovo-corso-cgil-cisl-uil-plaudono-alla-dda-di-reggio-calabria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Feb 2021 11:04:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cgil-Cisl-Uil]]></category>
		<category><![CDATA[DDA Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[operazione Nuovo Corso]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Reggio Calabria – Il giorno dopo l’operazione “Nuovo Corso” che ha messo in luce gravi episodi estorsivi sui lavori pubblici a Reggio Calabria, i segretari generali della Cgil Reggio Calabria-Locri Gregorio Pititto, Cgil Piana Gioia Tauro Celeste Logiacco, Cisl Reggio Calabria Rosy Perrone e Uil Reggio Calabria Nuccio Azzarà, hanno diffuso una nota congiunta in [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/nuovo-corso-cgil-cisl-uil-plaudono-alla-dda-di-reggio-calabria/">&#8220;Nuovo Corso&#8221;, Cgil-Cisl-Uil plaudono alla DDA di Reggio Calabria</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Reggio Calabria – Il giorno dopo l’operazione “Nuovo Corso” che ha messo in luce gravi episodi estorsivi sui lavori pubblici a Reggio Calabria, i segretari generali della Cgil Reggio Calabria-Locri Gregorio Pititto, Cgil Piana Gioia Tauro Celeste Logiacco, Cisl Reggio Calabria Rosy Perrone e Uil Reggio Calabria Nuccio Azzarà, hanno diffuso una nota congiunta in cui esprimono il plauso per il lavoro compiuto dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria.<br />
“Apprezziamo &#8211; e ringraziamo per il lavoro svolto &#8211; la magistratura di Reggio Calabria che ancora una volta .- è scritto nel documento congiunto &#8211; scoperchia una situazione di degrado sociale e di malaffare, relativa alle estorsioni nei confronti di imprenditori che cercano, con la schiena dritta, di fare Impresa in un contesto difficile come quello di Reggio Calabria.<br />
Continua l&#8217;azione certosina di liberazione che deve indurre ad un forte impegno civile, della Procura di Reggio Calabria.<br />
Un&#8217;azione di contrasto alla criminalità che permette di allentare la morsa asfissiante del cancro di questa città.<br />
Non dobbiamo abituarci alla cultura della rassegnazione, piuttosto rivolgiamo la nostra solidarietà a chiunque voglia fare impresa in riva allo Stretto, e agli imprenditori onesti, che cercano di resistere creando occupazione e smuovendo un sano indotto contrastando con dignità, chi esplicitamente blocca – conclude la nota &#8211;  lo sviluppo e il futuro della nostra comunità”.</p>
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		<title>Bombardieri: &#8220;A Reggio anche gli &#8216;ndranghetisti pagano il pizzo&#8221;</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/bombardieri-a-reggio-anche-gli-ndranghetisti-pagano-il-pizzo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Feb 2021 12:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[DDA Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[oprazione nuovo corso]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.calabrianews.it/?p=145747</guid>

					<description><![CDATA[<p>Reggio Calabria &#8211; &#8220;A Reggio Calabria il pizzo lo pagano tutti, anche gli &#8216;ndranghetisti. Lo pagano meno o in modalità diverse ma lo pagano. È una regola di &#8216;ndrangheta che ha trovato conferma sempre nelle nostre indagini&#8221;. A dirlo il procuratore di Reggio Calabria Giovanni Bombardieri nel corso della conferenza stampa per illustrare i dettagli [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Reggio Calabria &#8211; &#8220;A Reggio Calabria il pizzo lo pagano tutti, anche gli &#8216;ndranghetisti. Lo pagano meno o in modalità diverse ma lo pagano.<br />
È una regola di &#8216;ndrangheta che ha trovato conferma sempre nelle nostre indagini&#8221;.<br />
A dirlo il procuratore di Reggio Calabria Giovanni Bombardieri nel corso della conferenza stampa per illustrare i dettagli dell&#8217;operazione &#8220;Nuovo Corso&#8221; che ha portato all&#8217;arresto di cinque persone per due estorsioni ai danni dell&#8217;imprenditore Francesco Siclari che aveva vinto l&#8217;appalto per la ristrutturazione del corso Garibaldi e per il rifacimento di Piazza Duomo.<br />
&#8220;Invito gli imprenditori &#8211; ha aggiunto &#8211; a ragionare su questo. Spesso non ci si rende conto che la propria soggezione alle cosche può diventare a lungo andare un meccanismo di inquinamento del mercato libero dell&#8217;economia.<br />
Noi invitiamo gli imprenditori a ribellarsi da questo pericolo, da quest&#8217;insidia.<br />
Sono benefici che trasformano la posizione dell&#8217;imprenditore: da vittima a partecipe, soggetto beneficiario di determinate condotte&#8221;.<br />
Non è il caso di Francesco Siclari che ha avuto il coraggio di denunciare la cosca De Stefano. &#8220;Non si può demonizzare e criminalizzare tutta l&#8217;imprenditoria &#8211; ha spiegato Bombardieri &#8211; ma si deve valutare caso per caso, situazione per situazione, relazione per relazione.<br />
Noi dobbiamo chiedere agli imprenditori di liberarsi dalla paura e di essere assistiti dallo Stato&#8221;.<br />
L&#8217;indagine, ha poi detto il magistrato, &#8220;è un seguito delle operazioni che da un po&#8217; di tempo ci stanno delineando le reali dinamiche delle cosche di &#8216;ndrangheta che controllano l&#8217;area di Reggio centro.<br />
Per come è maturata la vicenda ci dà l&#8217;idea di come opera la &#8216;ndrangheta a Reggio.<br />
Nasce con l&#8217;avvicinamento dell&#8217;imprenditore prima con il volto affabile e amichevole di Andrea Giungo.<br />
Ma tutti quelli che si presentano lo fanno come famiglia De Stefano.<br />
A ogni pagamento dei Sal si presentavano a riscuotere il pizzo.<br />
Si sostituiscono i soggetti che operano sempre come appartenenti a quella famiglia&#8221;.<br />
Il boss Paolo Rosario De Stefano si sarebbe &#8220;posto in maniera tranquillizzante con la vittima&#8221;.<br />
&#8220;Devi essere vicino alla famiglia&#8221; avrebbe detto De Stefano a Siclari per farlo diventare &#8220;l&#8217;imprenditore di riferimento della cosca&#8221;.<br />
L&#8217;imprenditore, però, si è rivolto alla Procura.<br />
&#8220;È stata una violenza psicologica che è fortissima &#8211; ha detto Bombardieri -. Questi interventi dimostrano che lo Stato reagisce e che ha tutta la forza per farlo. In un territorio come quelli di Reggio Calabria in cui l&#8217;economia viene inquinata dall&#8217;intervento della &#8216;ndrangheta, bisogna distinguere l&#8217;imprenditore che paga e che è vittima, da quello che beneficia di quel pagamento&#8221;.</p>
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		<title>VIDEO-Reggio Calabria, l&#8217;impresa edile Aet posta in amministrazione giudiziaria</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/reggio-calabria-limpresa-edile-aet-posta-in-amministrazione-giudiziaria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Feb 2021 09:20:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>
		<category><![CDATA[aet]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Amministrazione giudiziaria per sei mesi nei confronti dell'Aet srl, società reggina operante nel settore edilizio</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><div style="width: 640px;" class="wp-video"><video class="wp-video-shortcode" id="video-144397-2" width="640" height="356" preload="metadata" controls="controls"><source type="video/mp4" src="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2021/02/ReggioC-Amministrazione-giudiziaria-per-la-A.E.T.-srl-calabrianews.it_.mp4?_=2" /><a href="https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2021/02/ReggioC-Amministrazione-giudiziaria-per-la-A.E.T.-srl-calabrianews.it_.mp4">https://www.calabrianews.it/wp-content/uploads/2021/02/ReggioC-Amministrazione-giudiziaria-per-la-A.E.T.-srl-calabrianews.it_.mp4</a></video></div><br />
Reggio Calabria &#8211; Amministrazione giudiziaria per sei mesi nei confronti dell&#8217;Aet srl, società reggina operante nel settore edilizio.<br />
Lo dispone un provvedimento eseguito dai militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, con il coordinamento Procura della Direzione Distrettuale Antimafia, diretta dal Procuratore Giovanni Bombardieri.<br />
Il provvedimento scaturisce dalla richiesta avanzata dalla Procura reggina a seguito di accertamenti condotti dal nucleo di polizia economico finanziaria del Gico di Reggio Calabria, con il coordinamento del Procuratore aggiunto Calogero Gaetano Paci, nel cui ambito è emerso &#8220;un rapporto di stabile e ed oggettiva agevolazione tra l&#8217;esercizio delle attività economiche riferibili alla struttura imprenditoriale della società ed i suoi soci ed amministratori Antonio Martino ed Andrea Cuzzocrea, il cui patrimonio è stimato in 10 milioni di euro circa, con componenti della famiglia &#8216;Guarnaccia&#8217;, coinvolti in vicende giudiziarie in relazione ai loro stretti rapporti con la cosca &#8216;Libri'&#8221;.<br />
Nello specifico, spiegano i finanzieri, sono emerse significative commistioni di interessi con una società di diritto arabo costituita, tra gli altri, da Francesco Guarnaccia, di 52 anni, già condannato per intestazione fittizia, e con un&#8217;altra impresa, anch&#8217;essa di diritto arabo, nella cui compagine Giovanni Guarnaccia, di 68 anni, condannato per lo stesso reato, già sottoposto a precedenti misure di prevenzione personali e patrimoniali.<br />
Il 31 gennaio del 2018, l&#8217;azienda era stata già sottoposta a controllo giudiziario per un anno, periodo poi prorogato il 6 febbraio 2019 a causa di un provvedimento interdittivo emesso nel 2017 dalla Prefettura di Reggio Calabria, confermato sia dal Tar che dal Consiglio di Stato.</p>
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		<title>&#8220;Scilla e Cariddi&#8221;, Bombardieri chiarisce: &#8220;La &#8216;ndrangheta è infiltrata ma non gestisce la Caronte &#038; Tourist&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Feb 2021 11:54:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Bombardieri]]></category>
		<category><![CDATA[DDA Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[scilla e cariddi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Reggio Calabria &#8211; &#8220;Mi preme sottolineare che la misura dell&#8217;amministrazione giudiziaria presuppone che il titolare dell&#8217;azienda sia terza rispetto ai soggetti pericolosi&#8221;. Lo ha affermato il procuratore di Reggio Calabria Giuseppe Bombardieri durante la conferenza stampa in cui sono stati illustrati i dettagli dell&#8217;inchiesta &#8220;Scilla e Cariddi&#8221; in seguito alla quale la sezione Misure di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Reggio Calabria &#8211; &#8220;Mi preme sottolineare che la misura dell&#8217;amministrazione giudiziaria presuppone che il titolare dell&#8217;azienda sia terza rispetto ai soggetti pericolosi&#8221;.<br />
Lo ha affermato il procuratore di Reggio Calabria Giuseppe Bombardieri durante la conferenza stampa in cui sono stati illustrati i dettagli dell&#8217;inchiesta &#8220;Scilla e Cariddi&#8221; in seguito alla quale la sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria ha disposto l&#8217;amministrazione giudiziaria nei confronti della società &#8220;Caronte&#038; Tourist&#8221;.<br />
&#8220;Non si parla di controllo dell&#8217;azienda &#8211; ha aggiunto Bombardieri -. Ove ci fosse stato un controllo, ben altre sarebbero state le misure da adottare. Qua non stiamo parlando di un sequestro finalizzato alla confisca ma di un&#8217;amministrazione giudiziaria svolta nell&#8217;interesse della stessa società per consentire di bonificare quelle situazioni che si sono verificate.<br />
È evidente che si parla di agevolazione che si è sviluppata con quei servizi che hanno consolidato le cosche di riferimento di determinati soggetti.<br />
Il collaboratore di giustizia Cristiano ci dice che c&#8217;è stato un patto di non belligeranza con la cosca Bertuca che non si interessava delle vicende della Caronte in quanto sapeva che c&#8217;erano i Buda-Imerti&#8221;.<br />
&#8220;Quello di oggi è sicuramente tra i più importanti provvedimenti di amministrazione giudiziaria che siano mai stati eseguiti in Italia&#8221; ha detto il procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo che ha ricordato l&#8217;inchiesta &#8220;Breakfast&#8221; sugli interessi e l&#8217;operatività del gruppo Matacena nel settore del traghettamento sullo Stretto di Messina.<br />
&#8220;I riferimenti a Matacena &#8211; ha detto &#8211; sono molto risalenti nel tempo. Nell&#8217;ultimo periodo abbiamo beneficiato del contributo dichiarativo dei pentiti Liuzzo e Cristiano che hanno fornito delle chiavi di lettura importanti su quello che era un rapporto di cui si aveva traccia in indagini precedenti. La nostra attività ritengo debba estendersi per comprendere come opera nel nostro territorio l&#8217;indotto mafioso che non è mafia ma spesso e volentieri vive di mafia e beneficia delle sue logiche.<br />
Speriamo che quest&#8217;esperimento possa servire anche da modello per operazioni simili da svolgere in futuro beneficiando di tutti gli strumenti per noi indispensabili nel contrasto alla &#8216;ndrangheta&#8221;.<br />
&#8220;Le vicende della società che ha gestito il traghettamento sullo Stretto storicamente ha suscitato gli interessi mafiosi &#8211; ha aggiunto il procuratore aggiunto Gaetano Paci -. Quello che è stato focalizzato con il provvedimento di oggi è che questi interessi mafiosi nel tempo hanno trovato un radicamento attraverso lo sfruttamento delle capacità imprenditoriali della società. Nel fare questo si è tenuto conto del ruolo criminale di questi soggetti&#8221;.</p>
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		<title>Operazione &#8220;Scilla e Cariddi&#8221;, gli affari degli Imerti-Condello sui traghetti della &#8220;Caronte&#8221;</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/operazione-scilla-e-cariddi-gli-affari-degli-imerti-condello-sui-traghetti-della-caronte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Feb 2021 11:37:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[DDA Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[scilla e cariddi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Reggio Calabria – E’ un vero e proprio terremoto giudiziario quello che si è abbattuto sul principale vettore privato di trasporto via mare sullo Stretto di Messina. Durerà sei mesi l&#8217;amministrazione giudiziaria della &#8220;Caronte &#038; Tourist&#8221; disposta dalla sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria su richiesta del procuratore Giovanni Bombardieri, degli aggiunti [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Reggio Calabria – E’ un vero e proprio terremoto giudiziario quello che si è abbattuto sul principale vettore privato di trasporto via mare sullo Stretto di Messina.<br />
Durerà sei mesi l&#8217;amministrazione giudiziaria della &#8220;Caronte &#038; Tourist&#8221; disposta dalla sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria su richiesta del procuratore Giovanni Bombardieri, degli aggiunti Giuseppe Lombardo e Gaetano Paci e dei sostituti della Dda Stefano Musolino e Walter Ignazitto.<br />
Il provvedimento è stato eseguito dalla Direzione investigativa antimafia.<br />
Le indagini avrebbero fatto emergere, anche grazie alle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia, la permeabilità della società rispetto ad infiltrazioni della &#8216;ndrangheta, nonché l&#8217;agevolazione garantita dalla società in favore di soggetti ritenuti espressione della cosca Imerti-Condello.<br />
Sempre su richiesta della Dda, infatti, il Tribunale ha disposto il sequestro di beni di Massimo Buda, figlio del boss Santo Buda, esponente apicale dell&#8217;omonima cosca federata agli Imerti-Condello.<br />
Con l&#8217;operazione &#8220;Scilla e Cariddi&#8221; sarebbero emersi anche i rapporti tra la Caronte&#038;Tourist e l&#8217;imprenditore Domenico Passalacqua già condannato in via definitiva per associazione mafiosa nel processo Meta.<br />
Entrambi dipendenti del vettore marittimo, Domenico Passalacqua e Massimo Buda, secondo gli inquirenti, erano i portatori degli interessi della &#8216;ndrangheta, agevolati da Caronte &#038; Tourist Spa.<br />
In particolare si tratta di interessi economici legati alle imprese, riconducibili ai due soggetti, che si occupano di vari servizi all&#8217;interno delle navi che fanno la spola tra le coste siciliane e quelle calabresi.<br />
In sostanza Buda e Passalacqua avrebbero potuto gestire, ricavandone ingenti profitti, i servizi di bar-ristorazione e quelli di pulizia e disinfestazione a bordo delle imbarcazioni, nonché i servizi di prenotazione per gli autotrasportatori che si imbarcano sui traghetti del Gruppo Caronte &#038; Tourist.<br />
Le cosche avrebbero gestito anche l&#8217;assunzione di personale al quale era garantita la retribuzione anche durante la latitanza o la detenzione.<br />
Da mero lavoratore nel piazzale, Massimo Buda sarebbe stato la &#8220;longa manus&#8221; di suo padre Santo condannato a 14 anni e 8 mesi di carcere nel processo &#8220;Sansone&#8221; che si è concluso da poco in Appello. Per questo ha avuto una brillante progressione in carriera e a lui era affidato il compito di gestire le nuove assunzioni e la risoluzione delle controversie tra dipendenti o con i fornitori.<br />
Con il provvedimento di amministrazione giudiziaria, la Dda ha inteso bonificare e impermeabilizzare la struttura aziendale dal rischio di future ed ulteriori contaminazioni criminali ed interferenze mafiose.<br />
La compagnia di navigazione oltre a valere 500 milioni di euro, ha un capitale sociale di 2.374.310 euro e vanta numerose partecipazioni in altre società, insieme alle quali svolge, in massima parte, servizi di navigazione non solo sullo stretto di Messina, ma anche in ulteriori tratte tra la Sicilia e altre destinazioni.<br />
A Massimo Buda, infine, sono stati sequestrati beni per circa 800mila euro.<br />
Oltre a diverse disponibilità finanziarie, la Dia ha applicato i sigilli a due ditte individuali, 5 appezzamenti di terreno di cui uno edificabile, 2 appartamenti e un garage a Villa San Giovanni, un appartamento con box e piccolo vano cantinato nel Comune di Lissone in provincia di Milano.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/operazione-scilla-e-cariddi-gli-affari-degli-imerti-condello-sui-traghetti-della-caronte/">Operazione &#8220;Scilla e Cariddi&#8221;, gli affari degli Imerti-Condello sui traghetti della &#8220;Caronte&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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		<title>Reggio Calabria. Operazione &#8220;Scilla e Cariddi&#8221;, amministrazione giudiziaria per la Caronte &#038; Tourist</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/reggio-calabria-operazione-scilla-e-cariddi-amministrazione-giudiziaria-per-la-caronte-tourist/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Feb 2021 08:51:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[DDA Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[scilla e cariddi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Reggio Calabria – Si chiama “Scilla e Cariddi” l’operazione coordinata dalla Direzione Investigativa Antimafia e dalla Direzione Distrettuale Antimafia che ha portato all&#8217;amministrazione giudiziaria di una società dal valore di 500 milioni di euro. Mezzo miliardo di euro, infatti, è il valore della società posta in amministrazione giudiziaria stamattina dalla Dia di Reggio Calabria nell&#8217;ambito [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/reggio-calabria-operazione-scilla-e-cariddi-amministrazione-giudiziaria-per-la-caronte-tourist/">Reggio Calabria. Operazione &#8220;Scilla e Cariddi&#8221;, amministrazione giudiziaria per la Caronte &#038; Tourist</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Reggio Calabria – Si chiama “Scilla e Cariddi” l’operazione coordinata dalla Direzione Investigativa Antimafia e dalla Direzione Distrettuale Antimafia che ha portato all&#8217;amministrazione giudiziaria di una società dal valore di 500 milioni di euro.<br />
Mezzo miliardo di euro, infatti, è il valore della società posta in amministrazione giudiziaria stamattina dalla Dia di Reggio Calabria nell&#8217;ambito di un&#8217;operazione coordinata dalla Procura Distrettuale della Repubblica reggina guidata dal procuratore Giovanni Bombardieri.<br />
L&#8217;azienda valutata 500 milioni di euro, di cui non si conosce il nome, posta in amministrazione giudiziaria su disposizione della sezione misure di prevenzione del Tribunale, è accusata di aver agevolato esponenti della &#8216;ndrangheta.<br />
Nell&#8217;ambito dell&#8217;inchiesta, coordinata dai pm Stefano Musolino e Walter Ignazitto, la Sezione misure di prevenzione del Tribunale ha disposto per la società di grandi dimensioni l&#8217;amministrazione giudiziaria.<br />
E&#8217; la società di navigazione privata Caronte &#038; Tourist, che si occupa del traghettamento tra le sponde calabresi e siciliane dello Stretto di Messina, la società posta in amministrazione giudiziaria nell&#8217;ambito di un provvedimento eseguito stamattina dalla Direzione investigativa antimafia di Reggio Calabria coordinata dalla Procura Distrettuale della Repubblica reggina guidata dal<br />
procuratore Giovanni Bombardieri. La società è valutata mezzo miliardo di euro.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/reggio-calabria-operazione-scilla-e-cariddi-amministrazione-giudiziaria-per-la-caronte-tourist/">Reggio Calabria. Operazione &#8220;Scilla e Cariddi&#8221;, amministrazione giudiziaria per la Caronte &#038; Tourist</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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