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	<title>cura Archivi - Calabria News</title>
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	<description>Calabria News quotidiano on line: Cronaca e notizie di Lamezia Terme, informazioni di sport e cultura.</description>
	<lastBuildDate>Mon, 18 May 2026 16:42:02 +0000</lastBuildDate>
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		<title>All’A.O.U. &#8216;Renato Dulbecco&#8217; nuova frontiera nella cura della fibrillazione atriale</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/alla-o-u-renato-dulbecco-nuova-frontiera-nella-cura-della-fibrillazione-atriale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorena Iuffrida]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 May 2026 08:40:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Catanzaro]]></category>
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		<category><![CDATA[fibrillazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria “Renato Dulbecco” di Catanzaro prosegue il percorso di innovazione nella diagnosi e nel trattamento delle aritmie cardiache. Un ulteriore passo avanti è rappresentato dall’introduzione dell’ablazione a campo pulsato, nota come PFA – Pulsed Field Ablation, una delle tecnologie più avanzate oggi disponibili per la cura della fibrillazione atriale, tra le più frequenti [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: center;" align="center"></h2>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Garamond',serif;">Presso <b>l’Azienda Ospedaliero-Universitaria “Renato Dulbecco” di Catanzaro</b> prosegue il percorso di innovazione nella diagnosi e nel trattamento delle aritmie cardiache. Un ulteriore passo avanti è rappresentato dall’introduzione dell’ablazione a campo pulsato, nota come <strong>PFA – Pulsed Field Ablation</strong>, una delle tecnologie più avanzate oggi disponibili per la cura della <strong>fibrillazione atriale</strong>, tra le più frequenti patologie del ritmo cardiaco. </span><span style="font-family: 'Garamond',serif;">Nella <strong>U.O.C. di Cardiologia Universitaria dell’A.O.U. “Renato Dulbecco” e dell’Università Magna Graecia di Catanzaro</strong>, diretta dal professor <strong>Daniele Torella</strong>, l’équipe di Elettrofisiologia composta dai dottori <strong>G. Santarpia, A. Strangio, F. Passafaro, J. Ielapi e A. Di Costanzo</strong> ha recentemente eseguito con successo le prime procedure di ablazione mediante tecnologia PFA, confermando l’elevato livello specialistico raggiunto dal centro universitario calabrese. Le procedure sono state svolte sotto la supervisione del <strong><span style="font-family: 'Garamond',serif; font-weight: normal;">dott. Francesco Solimene</span></strong><b>,</b> esperto di riferimento internazionale nel trattamento ablativo della fibrillazione atriale e Responsabile del Laboratorio di Elettrofisiologia della Clinica Montevergine di Mercogliano. La sua presenza ha rappresentato un importante valore aggiunto nel percorso di avvio della metodica e ha consentito la certificazione del Centro all’utilizzo della nuova tecnologia.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Garamond',serif;">La fibrillazione atriale è l’aritmia più diffusa, caratterizzata da un ritmo cardiaco irregolare e spesso accelerato. Può causare sintomi come palpitazioni, affaticamento, difficoltà respiratoria, ridotta tolleranza allo sforzo e, nei casi più complessi, aumentare il rischio di complicanze cardiovascolari. Per questo motivo, una diagnosi tempestiva e un trattamento adeguato sono fondamentali per migliorare la qualità di vita dei pazienti e ridurre i rischi associati alla malattia. L’ablazione transcatetere rappresenta oggi una delle principali strategie terapeutiche per il trattamento della fibrillazione atriale, soprattutto nei pazienti nei quali la terapia farmacologica non risulta sufficiente o non è ben tollerata. La procedura viene eseguita in modo mini-invasivo, attraverso l’introduzione di cateteri che raggiungono il cuore per intervenire sulle aree responsabili dell’aritmia. </span><span style="font-family: 'Garamond',serif;">La tecnologia PFA introduce una nuova forma di energia, diversa da quelle tradizionalmente utilizzate, come la radiofrequenza o la crioablazione. Essa si basa sul fenomeno dell’<strong>elettroporazione</strong>, ovvero sull’applicazione di brevi impulsi elettrici in grado di creare microscopiche alterazioni nella membrana delle cellule bersaglio, fino a determinarne l’eliminazione. Questa metodica consente di agire in maniera più selettiva sul tessuto cardiaco responsabile dell’aritmia, riducendo il rischio di danneggiare le strutture circostanti. <strong>Per il paziente questo significa poter contare su un trattamento più mirato, sicuro e rapido, con minori rischi procedurali e un recupero più veloce.</strong> Proprio per queste caratteristiche, l’ablazione a campo pulsato si distingue per un migliore profilo di sicurezza per il paziente, una maggiore precisione d’azione e una significativa riduzione del rischio di effetti collaterali legati al danno dei tessuti vicini. La procedura risulta inoltre più rapida e meglio tollerata, con tempi di recupero sempre più contenuti per i pazienti.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-family: 'Garamond',serif;">“L’introduzione della PFA presso la nostra Cardiologia Universitaria dell’A.O.U. Renato Dulbecco rappresenta un risultato di grande rilievo per la sanità calabrese”, afferma il <strong>Prof. Daniele Torella</strong>. “Questa tecnologia consente ai pazienti del nostro territorio di accedere a trattamenti altamente specialistici e tecnologicamente avanzati direttamente in regione, senza la necessità di rivolgersi a centri fuori Calabria. È un contributo concreto alla riduzione della migrazione sanitaria e al rafforzamento dell’offerta assistenziale regionale”. </span><span style="font-family: 'Garamond',serif;">“Questo traguardo”, dichiara la <strong>Dott.ssa Simona Carbone</strong>, Commissario Straordinario dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria “Renato Dulbecco”, “è il risultato degli investimenti in tecnologie innovative e del costante lavoro di potenziamento delle competenze professionali e dei percorsi clinico-assistenziali di alta specializzazione. L’A.O.U. Renato Dulbecco continua a puntare sull’innovazione, sull’integrazione tra assistenza, didattica e ricerca e sulla valorizzazione delle professionalità presenti al proprio interno, anche grazie alla sinergia con l’Università Magna Graecia di Catanzaro”. “L’attività della Cardiologia Universitaria dell’A.O.U. Renato Dulbecco conferma il ruolo centrale dell’Azienda nel campo dell’innovazione sanitaria”, conclude il Commissario Straordinario, “e testimonia l’impegno costante nel garantire ai pazienti cure moderne, efficaci, sicure e sempre più accessibili”. </span><span style="font-family: 'Garamond',serif;">Grande soddisfazione è stata &#8220;espressa anche dal <strong>Rettore dell’Università Magna Graecia di Catanzaro, Prof. Giovanni Cuda</strong>, che ha rivolto il proprio plauso alla Cardiologia Universitaria e all’équipe di Elettrofisiologia per un risultato che valorizza il ruolo dell’Università nella promozione dell’innovazione clinica, della ricerca applicata e della qualità dell’assistenza sanitaria sul territorio&#8221;.</span></p>
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		<item>
		<title>Sanità, al Gom di Reggio Calabria nuovo percorso di cura per la Miastenia Gravis</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/sanita-al-gom-di-reggio-calabria-nuovo-percorso-di-cura-per-la-miastenia-gravis/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Feb 2025 10:00:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[cura]]></category>
		<category><![CDATA[GOM]]></category>
		<category><![CDATA[Miastenia Gravis]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Arriva una buona notizia per la sanità calabrese e per i tanti cittadini che, in questi anni, sono stati costretti ad andare fuori regione per curarsi. L&#8217;UOC di Neurologia, infatti, annuncia l&#8217;avvio di un nuovo percorso di cura dedicato ai pazienti affetti da Miastenia Gravis, all&#8217;interno dell&#8217;Ambulatorio Malattie Rare Neurologiche del Grande Ospedale Metropolitano di [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Arriva una buona notizia per la sanità calabrese e per i tanti cittadini che, in questi anni, sono stati costretti ad andare fuori regione per curarsi. L&#8217;UOC di Neurologia, infatti, annuncia l&#8217;avvio di un nuovo percorso di cura dedicato ai pazienti affetti da Miastenia Gravis, all&#8217;interno dell&#8217;Ambulatorio Malattie Rare Neurologiche del Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria. &#8220;Questo nuovo percorso assistenziale è stato creato per offrire supporto specialistico altamente qualificato e personalizzato, rispondendo alle esigenze di tanti pazienti che, fino a oggi, hanno dovuto spesso recarsi fuori Regione per curarsi&#8221;, ha dichiarato il Commissario Straordinario del GOM di Reggio Calabria Dr. Gianluigi Scaffidi.</p>
<p>La Miastenia Gravis è una malattia rara autoimmune che interessa la giunzione neuromuscolare e, provocando debolezza muscolare compromette la qualità della vita. L&#8217;ambulatorio dedicato si propone di offrire diagnosi precise, terapie innovative e un percorso di cura personalizzato per ogni paziente. Il team di specialisti è composto da professionisti altamente qualificati, pronti a garantire un&#8217;assistenza multidisciplinare a partire dalla diagnosi fino ai trattamenti personalizzati con monitoraggi periodici. &#8220;Il nostro obiettivo è migliorare la qualità della vita dei pazienti affetti da malattie rare, fornendo loro il supporto necessario per affrontare le sfide quotidiane, fornendo loro non solo cure mediche specialistiche, ma anche un sostegno umano e costante, accompagnandoli nel loro percorso di cura con empatia ed attenzione&#8221;, afferma la dottoressa Vittoria Cianci, attuale Direttore ff dell&#8217;UOC di Neurologia nonché responsabile dell&#8217;Ambulatorio Malattie Rare. Si tratta, quindi, di un passo significativo verso una migliore gestione della Miastenia Gravis nell&#8217;area della Città metropolitana di Reggio Calabria?<br />
&#8220;Certamente si. Un nuovo percorso di cura dedicato è cruciale per gestire efficacemente questa condizione patologica complessa. Una diagnosi precoce è fondamentale per controllare i sintomi della Miastenia Gravis e prevenire complicanze gravi – ribadisce la dottoressa Vittoria Cianci – in quanto oggi siamo in grado di fornire diagnosi precise utilizzando test avanzati e la competenza di neurologi esperti. Ogni paziente è unico e richiede un piano di trattamento personalizzato. I percorsi di cura specializzati offrono un approccio su misura, combinando terapie farmacologiche, immunoterapiche e supporto fisioterapico&#8221;.</p>
<p>Il Commissario straordinario sottolinea che &#8220;educare i pazienti e le loro famiglie sulla Miastenia Gravis è essenziale per una gestione efficace della patologia e che Centri di eccellenza, come questo attivato al Gom, sono all&#8217;avanguardia nella ricerca e nell&#8217;accesso a nuove terapie, offrendo ai pazienti le migliori opzioni di trattamento disponibili. In conclusione, un percorso di cura dedicato per la Miastenia Gravis è essenziale per fornire una gestione completa e personalizzata della malattia, migliorando significativamente la qualità della vita dei pazienti&#8221;. Per maggiori informazioni o per prenotare un appuntamento, è possibile contattate l&#8217; ambulatorio via e-mail all&#8217;indirizzo neurologia@ospedalerc.it allegando un&#8217;impegnativa per &#8220;Visita neurologica- Primo accesso&#8221; specificando di dover fruire dell&#8217;Ambulatorio Malattie Rare.</p>
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		<item>
		<title>Obesità, cambiano i criteri per diagnosi e cura della malattia</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/obesita-cambiano-criteri-per-diagnosi-e-cura-della-malattia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Jul 2024 06:30:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211; Bmi addio, o quasi. Non basterà più l&#8217;indice di massa corporea per stabilire se una persona soffre di obesità e per decidere come curarla. La definizione attuale, che considera un paziente &#8216;obeso&#8217; se ha un Bmi uguale o superiore a 30, &#8220;esclude molte persone che potrebbero beneficiare del trattamento&#8221;. L&#8217;Easo, Associazione europea per lo [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>(Adnkronos) &#8211;<br />
Bmi addio, o quasi. Non basterà più l&#8217;indice di massa corporea per stabilire se una persona soffre di obesità e per decidere come curarla. La definizione attuale, che considera un paziente &#8216;obeso&#8217; se ha un Bmi uguale o superiore a 30, &#8220;esclude molte persone che potrebbero beneficiare del trattamento&#8221;. L&#8217;Easo, Associazione europea per lo studio dell&#8217;obesità, detta quindi &#8220;un nuovo schema per la diagnosi, la stadiazione e la gestione dell&#8217;obesità negli adulti&#8221;. Pubblicato su &#8216;Nature Medicine&#8217;, permetterà di &#8220;modernizzare la diagnosi e il trattamento&#8221; della patologia &#8220;tenendo conto di tutti gli ultimi sviluppi nel campo, compresa la nuova generazione di farmaci per l&#8217;obesità&#8221;. Medicinali la cui somministrazione potrà essere valutata anche quando l&#8217;indice di massa corporea è inferiore a 30, pari a 25 o maggiore.  &#8220;Nonostante l&#8217;ampio riconoscimento dell&#8217;obesità come una malattia multifattoriale, cronica, recidivante e non trasmissibile, caratterizzata da un accumulo anormale e/o eccessivo di grasso corporeo, la diagnosi di obesità è ancora in molti contesti basata esclusivamente sui valori di soglia del Bmi e non riflette il ruolo della distribuzione e della funzione del tessuto adiposo nella gravità della malattia&#8221;, spiega l&#8217;Easo in una comunicazione che riporta in calce anche il nome dell&#8217;italiano Luca Busetto, professore associato del Dipartimento di Medicina dell&#8217;università di Padova, vice-president della società scientifica per la regione Sud.  Una delle novità chiave dei criteri redatti dal gruppo di lavoro Easo, composto da esperti fra cui i presidenti presenti e passati dell&#8217;associazione, riguarda dunque &#8220;la componente antropometrica della diagnosi di obesità&#8221;. E mette nero su bianco che &#8220;il solo Bmi è insufficiente come criterio diagnostico&#8221; e che &#8220;la distribuzione del grasso corporeo ha un effetto sostanziale sulla salute&#8221;. Nel mirino il girovita: &#8220;L&#8217;accumulo di grasso addominale è associato a un aumento del rischio di sviluppare complicazioni cardiometaboliche&#8221;, ammoniscono gli specialisti, e rappresenta quindi &#8220;un determinante più forte dello sviluppo della malattia rispetto all&#8217;indice di massa corporea, anche in soggetti con un Bmi inferiore alla soglia standard (30) per la diagnosi di obesità&#8221;.</p>
<p>Il grasso addominale o viscerale, avverte l&#8217;Easo, &#8220;è un importante fattore di rischio per il deterioramento della salute anche in persone con Bmi basso e senza manifestazioni cliniche evidenti&#8221;. Pertanto le nuove indicazioni europee considerano obesi anche &#8220;soggetti con Bmi più basso&#8221; di 30, &#8220;compreso tra 25 e 30, ma accumulo di grasso addominale aumentato e presenza di eventuali compromissioni mediche, funzionali o psicologiche&#8221;. Così &#8220;riducendo il rischio di sottotrattamento in questo particolare gruppo di pazienti, rispetto all&#8217;attuale definizione di obesità basata sul Bmi&#8221;. Gli autori chiariscono che nelle loro raccomandazioni i &#8220;pilastri del trattamento&#8221; anti-obesità &#8220;aderiscono sostanzialmente alle linee guida attualmente disponibili: le modifiche comportamentali, inclusa la terapia nutrizionale, l&#8217;attività fisica, la riduzione dello stress e il miglioramento del sonno sono stati concordati come i principali capisaldi della gestione&#8221; della patologia, &#8220;con la possibile aggiunta di terapia psicologica, farmaci per l&#8217;obesità e procedure metaboliche o bariatriche (chirurgiche ed endoscopiche)&#8221;. Relativamente alle ultime due opzioni, precisa l&#8217;Easo, &#8220;il comitato direttivo ha discusso il fatto che le attuali linee guida si basano su evidenze derivanti da studi clinici i cui criteri di inclusione erano per lo più fondati su valori soglia antropometrici, piuttosto che su una valutazione clinica completa&#8221;. Perciò, &#8220;nella pratica attuale, l&#8217;applicazione rigorosa di questi criteri preclude l&#8217;uso di farmaci anti-obesità o procedure metaboliche/bariatriche in pazienti con un sostanziale carico di malattia da obesità, ma valori di Bmi bassi&#8221;.</p>
<p>Ora si cambia: &#8220;L&#8217;utilizzo dei farmaci &#8211; raccomandano gli esperti &#8211; dovrebbe essere considerato in pazienti con Bmi pari a 25 o maggiore, un rapporto vita-altezza superiore a 0,5 e la presenza di compromissioni o complicazioni mediche, funzionali o psicologiche, indipendentemente dai valori soglia attuali dell&#8217;indice di massa corporea&#8221;. Per gli autori dei nuovi criteri, &#8220;questa dichiarazione può anche essere vista come un appello alle aziende farmaceutiche e alle autorità regolatorie, ad adottare criteri di inclusione più aderenti alla stadiazione clinica dell&#8217;obesità e meno&#8221; legate &#8220;ai tradizionali cut-off di Bmi quando si progettano futuri studi clinici con farmaci per l&#8217;obesità&#8221;.  L&#8217;obiettivo dell&#8217;Easo è &#8220;avvicinare la gestione dell&#8217;obesità a quella di altre malattie croniche non trasmissibili&#8221;, per le quali si punta &#8220;non a risultati intermedi a breve termine, ma a benefici per la salute a lungo termine&#8221;. &#8220;Definire obiettivi terapeutici personalizzati a lungo termine&#8221;: questo, secondo gli specialisti, dovrebbe guidare &#8220;la discussione con i pazienti dall&#8217;inizio del trattamento, considerando lo stadio e la gravità della malattia, le opzioni terapeutiche disponibili e i possibili effetti collaterali e rischi concomitanti, le preferenze del paziente, i fattori individuali che determinano l&#8217;obesità e i possibili ostacoli al trattamento. Si sottolinea la necessità &#8211; concludono gli autori delle nuove indicazioni &#8211; di un piano di trattamento globale a lungo termine o per tutta la vita, piuttosto che di una riduzione del peso corporeo a breve termine&#8221;.  &#8212;cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)</p>
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		<item>
		<title>Ricerca Unical: dal bergamotto un farmaco per la cura di demenza e cerebrolesioni</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/ricerca-unical-dal-bergamotto-un-farmaco-per-la-cura-di-demenza-e-cerebrolesioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 May 2024 12:19:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sempre più concreta la speranza di poter utilizzare l’olio essenziale di bergamotto ingegnerizzato (nanoBEO) contro demenza o patologie con gravi cerebrolesioni ancora senza una terapia. Si tratta dello sviluppo di un innovativo studio targato Unical che, dopo anni di ricerca e sperimentazione, è finalmente approdato all’ultimo step di verifica in clinica, poi – se le [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sempre più concreta la speranza di poter utilizzare l’olio essenziale di bergamotto ingegnerizzato (nanoBEO) contro demenza o patologie con gravi cerebrolesioni ancora senza una terapia. Si tratta dello sviluppo di un innovativo studio targato Unical che, dopo anni di ricerca e sperimentazione, è finalmente approdato all’ultimo step di verifica in clinica, poi – se le risultanze si confermeranno positive – diverrà un farmaco commercializzato. Il progetto è stato selezionato dalla Regione Calabria all’interno della vetrina INGEGNO quale collaborazione tra mondo della ricerca universitaria (Unical) e mondo delle imprese (Istituto Sant’Anna per le gravi cerebrolesioni di Crotone). Nei giorni scorsi, nella sala stampa del Centro congressi “Beniamino Andreatta” dell’Università della Calabria, alla presenza dei funzionari di Fincalabra, Adele Cascio e Carlo di Noia, è stato fatto il punto sullo stato dell’arte di questa ricerca denominata “RIABEO” (miglioramento dei processi neuro-RIAbilitativi attraverso l’utilizzo di un innovativo sistema nanotecnologico di rilascio dell’olio essenziale di BErgamottO per il trattamento del dolore). In questa importante giornata, Damiana Scuteri e Loris Pignolo, individuati nell’ambito dell’associazione temporanea di scopo quali coordinatori del progetto per conto Unical e del partner Istituto Sant’Anna, hanno presentato i positivi risultati delle ricerche.</p>
<p>Particolarmente efficace si è dimostrato il controllo operato da NanoBEO sull’agitazione (circa 30% di riduzione al test di Cohen&#038;Mansfield) e sul dolore (riduzione di circa il 45% al test con I-MOBID2) nei soggetti non comunicativi con demenza severa. I risultati sono stati molto apprezzati dai tecnici valutatori di Fincalabra, i quali hanno espresso un giudizio molto positivo sulla gestione del progetto ed eccellente per quanto attiene all’innovatività della nanotecnologia ormai giunta nella fase di maturazione prossima al trasferimento in clinica. I risultati sono attualmente in valutazione per la pubblicazione su una rivista indicizzata di settore e lasciano intravedere un positivo sviluppo in chiave industriale. Le ricerche all’Università della Calabria sulle proprietà analgesiche dell’olio essenziale di bergamotto partono dal lontano 2004 dagli studi del docente di Farmacologia, Giacinto Bagetta, in collaborazione con l’Unicz e l’Unige, prima, e con la Daiichi Pharmaceutical University di Fukuoka e con la Tohoku Medical and Pharmaceutical University di Sendai, successivamente. Il progetto ha ottenuto nel 2022 un rilevante finanziamento nell’ambito del Por Calabria che ha consentito di approdare alla fase finale di validazione.</p>
<p>«Al termine di un lungo e difficile iter – ha spiegato il prof. Giacinto Bagetta – è arrivato un risultato significativo. È doveroso, oltre il preziosissimo sostegno di Fincalabra, evidenziare l’importante collaborazione di molti professionisti oltre i ricercatori dell’Unical e dell’Istituto Sant’Anna a cui va ovviamente il mio particolare ringraziamento. Il successo di tutto il progetto, sin dalle sue fasi iniziali, è anche il frutto del supporto ricevuto da Monica Filice, Giuliana Carravetta, Andrea Attanasio e Massimo Paturzo e dagli altri tecnici dell’Area della Ricerca, Sviluppo, Innovazione e Impatto Sociale (ARIIS). Importantissimo, inoltre, è stato anche il supporto amministrativo del Dipartimento di Farmacia SSN con il responsabile Francesco Portadibasso ed i suoi collaboratori Giuliana Manna e Giuseppe Oliva. Infine un ringraziamento speciale è rivolto alle direzioni sanitarie, agli psicologi, agli operatori sanitari delle residenze sanitarie che hanno spontaneamente collaborato al successo del progetto di ricerca così come ai pazienti ed ai loro familiari».</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Cura dei tumori, Bellantone (ISS): In Calabria minori possibilità di sopravvivere rispetto al Nord</title>
		<link>https://www.calabrianews.it/cura-dei-tumori-bellantone-iss-in-calabria-minori-possibilita-di-sopravvivere-rispetto-al-nord/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Feb 2024 09:38:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Assurdo che vive in Calabria abbia meno possibilità di sopravvivere al cancro di un cittadino del nord Italia&#8221;. A due giorni dalla giornata mondiale contro il cancro, la 24esima dalla sua istituzione, il presidente dell&#8217;Istituto superiore di sanità, il calabrese Rocco Bellantone, pone l&#8217;attenzione sui divari esistenti fra i territori per quanto riguarda trattamenti, diagnosi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Assurdo che vive in Calabria abbia meno possibilità di sopravvivere al cancro di un cittadino del nord Italia&#8221;. A due giorni dalla giornata mondiale contro il cancro, la 24esima dalla sua istituzione, il presidente dell&#8217;Istituto superiore di sanità, il calabrese Rocco Bellantone, pone l&#8217;attenzione sui divari esistenti fra i territori per quanto riguarda trattamenti, diagnosi e risultati delle cure sul cancro. &#8220;Da uomo del meridione &#8211; ha precisato Bellantone &#8211; mi ferisce verificare che nel nostro stesso paese esistono discrepanze notevoli&#8221;. &#8220;Altro che articolo 32 della Costituzione &#8211; ha concluso il presidente dell&#8217;Istituto superiore di sanità &#8211; È necessario iniziare con un forte programma sugli stili di vita che parta dalle scuole elementari e che sicuramente porterà a risultati migliori: è infatti molto più facile convincere un bambino a non iniziare mai a fumare piuttosto che convincere un fumatore a smettere&#8221;.</p>
<p>Bellantone ha acceso il faro anche su aspetti più generali, in vista della Giornata Mondiale contro il Cancro che si celebra il 4 febbraio, nel Convegno nazionale &#8216;Close the Care Gap&#8217;, promosso dall&#8217;Istituto Superiore di Sanità, Aiom (Associazione Italiana di Oncologia Medica) e Fondazione Aiom.  Non solo farmaci e strutture di eccellenza. Anche il grado di istruzione ha un peso nel percorso di cura di un paziente oncologico. In Italia circa un quarto delle morti per cancro è infatti riconducibile a bassi livelli di istruzione. Quasi 30mila (29.727) decessi oncologici nel 2019 nel nostro Paese, nella popolazione fra 30 e 84 anni, sono correlabili alla scarsa scolarità (22.271 morti negli uomini e 7456 nelle donne), come evidenziato in uno studio pubblicato sul Journal of Public Health. Tra i determinanti socioeconomici in grado di influire sulla mortalità da cancro rientra pertanto il livello del ciclo di studi, che spesso condiziona anche la successiva capacità di reddito.<br />
Va inoltre considerando che una diagnosi di cancro può causare ulteriori difficoltà economiche nei pazienti. È la cosiddetta tossicità finanziaria, che colpisce il 26% delle persone con neoplasia ed è legata a diversi fattori, tra cui i costi che i malati devono sostenere per recarsi nei luoghi di cura. Basti pensare che, nel 2022, quasi 28mila pazienti oncologici hanno cambiato Regione per curarsi, in particolare per un intervento chirurgico.</p>
<p>Nel 2023, in Italia, sono state stimate 395.000 nuove diagnosi di tumore. &#8220;Le persone con un alto livello di istruzione &#8211; afferma Saverio Cinieri, presidente Fondazione Aiom &#8211; dispongono di più strumenti per comprendere l&#8217;importanza della prevenzione, per interpretare le informazioni utili sui sintomi della malattia e per adottare comportamenti che possono influire sull’efficacia delle terapie. Da qui il tasso di mortalità per cancro più elevato nei cittadini meno istruiti&#8221;. La sedentarietà, ad esempio, presenta un gradiente sociale a svantaggio delle persone con maggiori problemi economici o bassa istruzione, fra le quali raggiunge il 43% rispetto al 25% dei cittadini che non vivono questa condizione. E l’obesità è pari al 17% fra gli individui con svantaggio sociale rispetto al 9% di chi non ne riferisce. Nel 2022, la prevalenza del fumo fra le persone con molte difficoltà economiche era pari al 37%, mentre fra chi non ha problemi finanziari la quota di fumatori è scesa dal 27% al 22% fra il 2008 e il 2022.  </p>
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		<title>Cosenza, paziente curato con nuovo (carissimo) anticorpo monoclonale sconfigge rarissima forma di leucemia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Maurizio De Fazio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Jul 2022 12:48:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Cosenza]]></category>
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		<category><![CDATA[anticorpo monoclonale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In una nota l’Azienda ospedaliera di Cosenza informa che &#8220;Ha avuto successo la terapia con un nuovo anticorpo monoclonale, somministrata ad un paziente affetto da neoplasia blastica a cellule dendritiche plasmocitoidi (BPDCN), una rarissima forma di leucemia, dall’esito infausto. &#8220;Il paziente, giunto nell’Uoc di Ematologia, diretta dal dottor Massimo Gentile con una lesione cutanea sulla [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In una nota l’Azienda ospedaliera di Cosenza informa che &#8220;Ha avuto successo la terapia con un nuovo anticorpo monoclonale, somministrata ad un paziente affetto da neoplasia blastica a cellule dendritiche plasmocitoidi (BPDCN), una rarissima forma di leucemia, dall’esito infausto. </p>
<p>&#8220;Il paziente, giunto nell’Uoc di Ematologia, diretta dal dottor Massimo Gentile con una lesione cutanea sulla coscia è stato sottoposto ad una biopsia in esito alla quale è stata diagnosticata la malattia molto rara e inevitabilmente mortale se non trattata con la chemioterapia ed il trapianto allogenico di cellule staminali emopoietiche. Per la neoplasia blastica a cellule dendritiche – ha spiegato Gentile – la chemioterapia non si è dimostrata efficace, rendendo difficile, se non impossibile, l’esecuzione del trapianto. L’unico farmaco in grado di indurre una remissione della malattia è il Tagraxofusp, un anticorpo monoclonale innovativo diretto contro una proteina espressa dalle cellule leucemiche, il Cd123&#8221;.</p>
<p>&#8220;Il farmaco &#8211; si legge ancora nella nota &#8211; seppure indicato prioritariamente per la cura di questa forma di leucemia, non è rimborsato dal Sistema sanitario Nazionale ed ha costi molto elevati. La somministrazione terapeutica è stata resa possibile grazie all’intervento dell’azienda farmaceutica, la Clinigen che ha messo a disposizione gratuitamente il farmaco di nuova generazione. Il paziente, dopo aver eseguito un solo ciclo di terapia è in remissione completa e, grazie a questo trattamento potrà eseguire il trapianto allogenico di cellule staminali&#8221;.</p>
<p>Soddisfatto il direttore della Unità operativa complessa, Massimo Gentile che, nel ringraziare la casa farmaceutica per la disponibilità dimostrata, ha riconosciuto &#8220;il proficuo lavoro di equipe (Ernesto Vigna, Antonella Bruzzese, Eugenio Lucia, Enrica Martino, Francesco Mendicino, Virginia Olivito e tutto il personale infermieristico e ausiliario) che ha consentito il raggiungimento di questo importante traguardo&#8221;.<br />
In conclusione Gentile evidenzia che &#8220;Ad oggi pochi casi sono stati trattati in Italia con questa terapia innovativa, che restituisce speranza ai pazienti affetti da tale malattia. L’augurio è che in breve tempo si possa ottenere la rimborsabilità di tale farmaco e quindi l’accessibilità al trattamento a tutti i pazienti affetti da tale rara e grave forma di leucemia&#8221;.</p>
<p>Infine, per il Commissario Straordinario Gianfranco Filippelli si tratta d &#8220;Un successo che dimostra come nonostante le criticità e le enormi difficoltà che sta affrontando questa Azienda, l’Ematologia dell’Annunziata sa stare, nei percorsi scientifici, avvantaggiandosi delle terapie innovative, contribuendo a supportare con dati clinici il progresso farmacologico&#8221;.</p>
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		<title>Il 2 luglio al &#8220;Mater Domini&#8221;, un congresso regionale su cura e gestione dell&#8217;emicrania</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Jun 2021 14:21:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Catanzaro]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità]]></category>
		<category><![CDATA[congresso]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Centro Cefalee dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria “Mater Domini” di Catanzaro è ancora una volta attento ai bisogni di tutti i pazienti calabresi con emicrania. Pertanto, il dottor Francesco Bono, responsabile del Centro Cefalee, &#8211; è scritto in una nota &#8211; ha organizzato il 2 luglio un congresso presso l’aula magna B dell’Università Magna Græcia di Catanzaro. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Centro Cefalee dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria “Mater Domini” di Catanzaro è ancora una volta attento ai bisogni di tutti i pazienti calabresi con emicrania. Pertanto, il dottor Francesco Bono, responsabile del Centro Cefalee, &#8211; è scritto in una nota &#8211; ha organizzato il 2 luglio un congresso presso l’aula magna B dell’Università Magna Græcia di Catanzaro. L’evento congressuale ha l’obiettivo, spiegano: “di aggiornare i medici sui nuovi farmaci per la cura dell’emicrania, ma vuole essere anche l’occasione di proporre un modello efficace ed efficiente di gestione dell’emicrania che finalmente possa dare una soluzione reale ai pazienti calabresi”.</p>
<p>Infatti &#8211; si evidenzia ancora nella nota &#8211; &#8220;l’emicrania e la seconda causa di disabilità nella popolazione generale. Infatti il 15 % dei calabresi soffre di emicrania, e circa il 4 % dei calabresi soffre di una forma cronica quotidiana che spesso è resistente ai farmaci. Questi numerosi pazienti che soffrono quotidianamente di cefalea hanno anche un eccessivo consumo di farmaci analgesici, il quale rappresenta da solo un grave rischio per la loro salute”.</p>
<p>Al congresso parteciperanno noti esperti nazionali e regionali, inoltre vi sarà il contributo dei decisori regionali (G. Brancati, Direttore Dipartimento Salute) ed istituzionali (G.B. De Sarro, Rettore UMG; G. Giuliano, Commissario AOU Mater domini). Per la prima volta anche i pazienti porteranno la loro esperienza di cura. Il dottor Bono,  &#8211; conclude la nota -responsabile scientifico del congresso, si è posto non solo l’obiettivo di informare e di divulgare i nuovi sviluppi scientifici sull’emicrania, ma anche di richiamare l’attenzione di tutti sul grave problema emicrania in Calabria.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.calabrianews.it/il-2-luglio-al-mater-domini-un-congresso-regionale-su-cura-e-gestione-dellemicrania/">Il 2 luglio al &#8220;Mater Domini&#8221;, un congresso regionale su cura e gestione dell&#8217;emicrania</a> proviene da <a href="https://www.calabrianews.it">Calabria News</a>.</p>
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